Tags Posts tagged with "medici di medicina generale"

medici di medicina generale

0
piemonte

Siglato nelle scorse settimane un protocollo di intesa tra Regione Piemonte e medici di medicina generale che prevede l’istituzione degli ‘ambulatori delle non urgenze’

Medici di medicina generale in ospedale per aiutare a smaltire il sovraffollamento dei pronto soccorso e ridurre gli accesso inappropriati. E’ quanto prevede un accordo siglato tra la Regione Piemonte e i medici di medicina generale (Fimmg, Snami e Smi). L’intesa prevede l’istituzione, nei principali ospedali piemontesi, di un “ambulatorio delle non urgenze”. Si tratta di un locale che sarà separato da quelli del Pronto soccorso, in cui opererà un medico di famiglia oppure un medico di continuità assistenziale. La struttura prenderà in carico tutti i pazienti già classificati al triage come codici bianchi, ovvero con esigenze non riconducibili all’emergenza-urgenza e minore priorità.

Il medico si occuperà di visitare il paziente. Quindi, potrà confermare la non urgenza del caso e provvedere alle dimissioni del paziente, oppure modificare il codice di triage giudicandolo di priorità maggiore. In questo caso il paziente tornerà in pronto soccorso.

Nell’”ambulatorio delle non urgenze” il medico di medicina generale agirà in piena autonomia professionale.

Oltre a visitare il paziente e ad educarlo al ricorso più appropriato alle strutture del Ssn, potrà fornire anche alcune prestazioni aggiuntive. L’obiettivo è quello di favorire “un minor ricorso all’intervento specialistico”, come precisato nell’accordo. Tali prestazioni saranno retribuite aggiuntivamente al medico rispetto al compenso orario spettante.

Al medico sarà fornito un ricettario Ssn e le credenziali per l’emissione della ricetta elettronica per le prescrizioni farmaceutiche necessarie a una terapia non differibile. Non potrà invece prescrivere esami o consulenze, che saranno affidate alla discrezionalità del medico curante a cui il paziente sarà eventualmente invitato a rivolgersi. Qualora il professionista valutasse la necessità di esami o consulenze urgenti, potrà rimandare il paziente al PS/Dea, che riprenderà in carico l’assistito.

Il protocollo d’intesa ha una validità di due anni. Gli incarichi ai mmg saranno attivati attraverso convenzioni di carattere annuale e rinnovabili, per un impegno medio dalle 4 alle 24 ore settimanali. Agli incaricati sarà corrisposto il compenso orario per l’attività di Continuità assistenziale con le tutele previste dall’accordo nazionale.

 

Leggi anche:

SOVRAFFOLLAMENTO PRONTO SOCCORSO, AIOP: DISPONIBILI A CONFRONTO

0
carenza di mmg

Per la Federazione dei medici l’unico intervento per risolvere il problema della carenza di medici di medicina generale è mantenere la quota annua di duemila borse per i prossimi dieci anni

“È apprezzabile la volontà del Ministro della Salute Giulia Grillo di mettere in atto correttivi per risolvere il problema della carenza dei medici di medicina generale”. Tuttavia, la misura prevista nel Dl Semplificazioni, rappresenta solo un “tampone”, che “non fa che spostare il problema più avanti nel tempo”. E’ quanto sostiene il Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, sulla norma che darà la possibilità, anche a chi non avrà ancora completato il corso di formazione, di poter ricevere l’incarico fino al 31 dicembre 2021.

Il Ministro ha definito il provvedimento ‘una boccata d’ossigeno per la medicina generale’. Per la Federazione dei Medici, però, la novità “non risolverà certo sul lungo periodo il problema della carenza di Medici di Medicina Generale”. Ciò a meno “di non associarla a un aumento delle borse”.

Inoltre, specifica Anelli, occorre verificare che la misura sia praticabile, “perché in ogni caso rimanda a un Accordo Collettivo Nazionale”.

“Invitiamo quindi il Ministro – afferma il presidente FNOMCeO – ad accelerare sull’ACN  per le convenzioni dei Medici di Medicina Generale. E, soprattutto, a mantenere la quota annua di duemila borse per i prossimi dieci anni. Questa misura, che va associata al raddoppio delle borse per le scuole, è del tutto praticabile, comportando un esborso complessivo per le casse dello stato di centocinquanta milioni l’anno, dei quali cinquanta milioni per la Medicina Generale e cento per le specializzazioni, che in parte potrebbero essere recuperati riutilizzando i fondi delle borse ‘abbandonate’, che oggi vanno persi”.

Per i medici “non si tratterebbe di un costo ma di un investimento per la salute di tutte le persone che si trovano sul territorio italiano”.

 

Leggi anche:

MEDICI DI FAMIGLIA, GRILLO: CON DL SEMPLIFICAZIONI NUOVA LINFA AL SISTEMA

medici di medicina generale

Fino al 31 gennaio i medici di medicina generale possono richiedere l’incremento dell’aliquota modulare per percepire in futuro una quota di pensione ulteriore

I medici di medicina generale hanno tempo fino al 31 gennaio per poter far aumentare l’importo della futura pensione. Lo rende noto l’Enpam spiegando che fino alla fine del mese resta aperta la finestra annuale per i camici bianchi che vogliono richiedere alla propria Asl l’incremento o la modifica dell’aliquota modulare.

La misura implica il versamento volontario di una quota contributiva aggiuntiva a proprio carico compresa tra l’uno e il 5 per cento. L’integrazione consentirà di percepire una quota di pensione ulteriore. L’aliquota indicata resta confermata negli anni a seguire, salvo richiesta di modifica da comunicare entro il 31 gennaio.

La possibilità riguarda i medici appartenenti alle categorie professionali dell’assistenza primaria, della continuità assistenziale, dell’emergenza sanitaria territoriale. Sono interessati anche i pediatri di libera scelta e gli specialisti esterni.

Per i professionisti che non ne possono usufruire, sono a disposizione altre soluzioni per migliorare la propria posizione previdenziale e aumentare l’assegno di pensione Enpam.

Il riscatto, ad esempio, consente di far valere ai fini della pensione i periodi che non sono coperti da contribuzione. Il tutto garantendo un aumento dell’anzianità contributiva e un incremento dell’assegno di pensione in cambio del versamento di una cifra interamente deducibile.

L’allineamento permette invece di allineare i contributi già pagati a una contribuzione più alta versata nei periodi in cui si è lavorato di più. La misura consente di ottenere un incremento dell’importo della pensione ma non dell’anzianità contributiva.

Per tutti inoltre c’è la possibilità di crearsi una pensione complementare aderendo a FondoSanità. E’ il fondo chiuso riservato ai lavoratori del settore che consente una deducibilità delle somme fino a oltre cinquemila euro. Tale strumento – si legge sul sito dell’Enpam –  dopo aver siglato le nuove convenzioni di gestione, punta quest’anno a un’ulteriore ottimizzazione dei rendimenti.

 

Leggi anche:

TAGLI ALLE PENSIONI, INDENNI GLI ASSEGNI PAGATI DALL’ENPAM

0
Sigm e Simeg: le 4 proposte per tamponare la carenza di medici

Contro la carenza dilagante dei medici di base arrivano le 4 proposte di Sigm e Simeg. Ecco in che modo vorrebbero correggere le storture del sistema

Sempre di più si parla di carenza di Medici di Medicina Generale e del rischio che questo comporterà per i cittadini, al punto che Sigm e Simeg hanno provato a elaborare 4 proposte per contrastare il fenomeno.

Sigm e Simeg, in una lettera indirizzata al Ministero della Salute, propongono 4 soluzioni.

SOluzione efinite però, nella stessa missiva “tampone”. E ciò in quanto si sottolinea come “l’obiettivo prioritario rimane la necessaria e non ulteriormente rimandabile evoluzione della Formazione Specifica in Medicina Generale (Fsmg) in senso accademico con l’istituzione di una Scuola di Specializzazione in Medicina Generale, di Comunità e Cure Primarie per la formazione dei futuri Medici di Famiglia”.

Ma vediamo nel dettaglio cosa Sigm e Simeg hanno proposto per risolvere il problema.

In primis, si è pensato al recepimento dell’Art. 29 della Direttiva 2005/36/CE. ​L’obiettivo è quello di permettere così ai corsisti di acquisire un incarico di assistenza primaria già durante il periodo di formazione​.

Il secondo punto riguarda la possibilità di consentire una Deroga temporanea al massimale solo per i medici in AFT o in altre forme associative, senza incentivi.

“Si potrebbe prevedere che il carico assistenziale dei pazienti rimasti senza Mmg – si legge nella missiva – venga redistribuito ai medici afferenti all’Aft o comunque del territorio, anche consentendo un numero di scelte, in deroga, superiore al massimale, sebbene solo in via temporanea”.

Terzo punto: attivazione di corsi part-time. Inoltre, si pensa a introdurre la possibilità di accoppiare zona carente con borsa di mg part-time. Ancora, di vincolare l’accettazione della borsa mg con un contratto sostituzione in medicina generale.

Infine, prevedere facilitazioni in termini di graduatoria. In questo modo si potrebbe favorire la possibilità per il medico di medicina generale neodiplomato di conseguire la titolarità nella sede in cui ha svolto la formazione.

Resta ora da vedere come queste 4 proposte verranno recepite. Ma soprattutto se riusciranno, almeno nel breve periodo, a tamponare quella che è ormai divenuta una autentica emergenza.

 

Leggi anche:

CARENZA DI MEDICI, FNOMCEO: AUMENTARE CONTRATTI E BORSE DI STUDIO

burnout

Secondo una ricerca statunitense lo svolgimento della professione con maggiore autonomia e indipendenza influisce sul benessere psicologico del professionista riducendo i rischi di burnout

I medici di medicina generale che esercitano in piccoli laboratori soffrono di burnout nettamente meno rispetto ai colleghi che lavorano in contesti più grandi e articolati. E’ quanto emerge da uno studio condotto negli Stati Uniti presso la School of Medicine della New York University.

La sindrome di burnout è particolarmente diffusa tra i camici bianchi. Ne sono causa, tra l’altro, i ritmi di lavoro troppo intensi e il continuo contatto con la sofferenza dei pazienti. Essa si manifesta con una perdita di interesse nei confronti delle persone con le quali l’operatore svolge la professione. Tra gli elementi caratterizzanti figurano l’esaurimento emotivo e la mancanza di realizzazione personale.

Tale condizione, naturalmente, influisce pericolosamente anche sulla qualità delle cure e dell’assistenza offerta.

La ricerca statunitense, pubblicata sul Journal of the American Board of Family Medicine ha preso in esame 204 medici, oltre a 31 infermieri e assistenti. Il 66,9% delle piccole realtà incluse era costituito da studi monoprofessionali.

I risultati hanno evidenziato che solo il 13,5% dei mmg che operano in strutture di piccole dimensioni subisce stress tali da sfociare nella sindrome di burnout. Il tutto a fronte di una media nazionale che, senza distinguere tra specialità e luoghi di lavoro, si attesta al 54,4%.

Gli autori del lavoro hanno quindi concluso che i professionisti che svolgono la propria attività da soli o in piccoli gruppi hanno “un maggiore controllo sul loro ambiente di lavoro”. Una condizione caratterizzata da indipendenza e autonomia a cui è associato un maggiore benessere psicologico che influisce su soddisfazione lavorativa, produttività e qualità dell’assistenza. Ciò, nonostante si debbano affrontare sfide impegnative, quali i costi di gestione crescenti.

 

Leggi anche:

VIOLENZA SUI LUOGHI DI LAVORO, ALLA CAMERA UNA MOZIONE PER LA SANITÀ

disparità di trattamento

Annunciata per il 13 aprile un’azione collettiva riservata ai medici di famiglia penalizzati dalla disparità di trattamento rispetto ai colleghi specializzandi

Sono migliaia i medici di medicina generale che dal 1993 hanno subito disparità di trattamento rispetto ai colleghi specializzandi. Lo sostengono i legali di Consulcesi annunciando per il prossimo 13 aprile una nuova azione collettiva riservata ai medici penalizzati dallo Stato.

L’obiettivo è vedere riconosciuto ai camici bianchi il diritto sancito dalle direttive Ue, non correttamente recepite e attuate. Secondo tali norme, dal 1993 il Corso triennale di medicina generale è equiparabile in tutto e per tutto a quelli di specializzazione medica. Entrambi, infatti, condividono le stesse regolamentazioni in merito ad orari di lavoro, turnazioni, esclusività e così via, e di conseguenza un impegno a tempo pieno con obbligo di frequenza che non consente lo svolgimento di attività lavorative esterne.

In Italia, tuttavia, secondo Consulcesi, dal punto di vista fiscale e assicurativo vi sarebbe una disparità di trattamento rispetto ai medici che svolgono un corso di specializzazione.

In particolare, a partire dall’anno accademico 2006/2007, la retribuzione annua degli specialisti è pari a circa 26mila euro; questi ultimi, inoltre, sono esentati dal pagamento dell’IRPEF, non sostengono gli oneri assicurativi per i rischi professionali e godono di contributi versati per ogni anno di specializzazione.

I medici di medicina generale, al contrario, sono borsisti e ricevono circa 11mila euro l’anno con una modalità vecchia di vent’anni; il tutto senza l’adeguamento del 2006 riservato ai colleghi specializzandi. I mmg, inoltre, pagano l’IRPEF sulla borsa già tassata, che in tal modo assume valenza di reddito percepito, senza però godere del calcolo del triennio di specializzazione ai fini pensionistici. Infine, pagano i contributi e provvedono a proprio carico alla copertura assicurativa per i rischi professionali.

Di qui la decisione di intraprendere l’azione collettiva; un’iniziativa con cui i medici, a detta di Consulcesi, possono vedere riconosciuti i propri diritti, lesi da anni di trattamento discriminatorio. In ballo vi sarebbero importi che possono raggiungere i 150.000 euro per tutta la durata dei corsi.

 

Leggi anche:

GIUSTA REMUNERAZIONE, SPECIALIZZANDI HANNO DIRITTO AL RISARCIMENTO

biotestamento

Secondo uno studio targato Fimmg, il 96% dei mmg è a conoscenza della legge n. 38/2010, ma solo un terzo dichiara di conoscerla bene

Per l’80% dei medici di medicina generale il problema del “dolore” è decisamente rilevante nella pratica quotidiana, mentre oltre 7 medici su 10 lo considerano molto o estremamente rilevante. Lo rivela un’indagine condotta dal Centro studi della Fimmg su circa 600 mmg attraverso la somministrazione di un breve questionario.

Secondo lo studio, al paziente viene normalmente prescritta la terapia alla prima visita (il 90% dei professionisti riferisce che questo accade spesso/ sempre); molto meno costante è l’uso delle scale di valutazione.

I pazienti con dolore sono normalmente presi in carico dal medico di famiglia e vengono inviati raramente a visita specialistica algologica (il 76% dei medici riferisce di farlo ‘poche/alcune volte’). Quasi l’intero campione (il 96%) dice di sapere dell’esistenza della Legge 38/2010 in materia di cure palliative e terapia del dolore. La legge è conosciuta bene da circa 1/3 dei medici, ma oltre la metà (il 54,1%) riferisce di conoscerla solamente in modo approssimativo.

Il questionario, inoltre, restituisce differenze sul territorio nazionale in relazione alla diffusione della rete delle cure palliative. Il 92% dei mmg del Nord risponde che tale rete è presente; percentuali più basse invece al centro (79%) e al sud (72%).

Tra i medici che operano dove la rete delle cure palliative è presente, infine, la maggioranza (51%) afferma di seguire i propri pazienti anche come componente di équipe, con una certa discordanza sul territorio nazionale (di più al Nord, meno al Centro e al Sud).

“In linea con i dati – spiega Paolo Misericordia, responsabile del Centro Studi della Fimmg – la soddisfazione dei medici rispetto al livello di integrazione con la rete delle cure palliative dei malati sul territorio, è più elevata al Nord e al Centro (molto/abbastanza soddisfatti l’81% e il 70% rispettivamente) che al Sud, dove risulta soddisfatto solo il 43% dei medici”.

Danno da vaccinazioni non obbligatorie

Il segretario Scotti: occorre un maggior coinvolgimento dei medici di famiglia

“Siamo al fianco del ministro Lorenzin sul tema delle vaccinazioni. Chi non vaccina i propri figli lede il diritto alla salute e all’istruzione dei bambini che non possono essere vaccinati per motivi di salute”. Lo afferma il Segretario nazionale della Federazione dei medici di famiglia (FIMMG), Silvestro Scotti, commentando la proposta del ministro della Salute di aprire una discussione nel governo sull’obbligatorietà delle vaccinazioni più importanti per l’iscrizione alla scuola dell’obbligo.

Scotti sottolinea, inoltre, che affinché si possano immunizzare anche quelle decine di migliaia di bambini e ragazzi ancora non vaccinati occorre un maggior coinvolgimento nella campagne di educazione alla vaccinazione dei medici di famiglia, oggi chiamati a vaccinare solo per influenza e pneumococco, mentre potrebbero avere un ruolo fondamentale nel recupero di fiducia verso la pratica vaccinale.

“E’ necessario – sottolinea Scotti – che il medico di medicina generale sia messo in grado di prendere in carico sia gli assistiti da vaccinare, seguendoli anche durante la fase dei richiami, sia le famiglie per un rinforzo delle loro comunità di pazienti sulla responsabilità e diritto alla vaccinazione”.

Il vertice della Federazione dei medici di medicina generale esprime poi l’auspicio che la nuova Convenzione risolva lo scarso coordinamento informativo tra i mmg e i servizi di prevenzione vaccinale, oggi troppo lasciata alla buona volontà dei professionisti e poco strutturata. “Il risultato – evidenzia Scotti – è che spesso non sappiamo chi dei nostri pazienti e stato immunizzato e chi no”.

“La fuga dalle vaccinazioni – conclude il Segretario – è un problema culturale e di disinformazione alimentata dalle bufale che circolano sul web. Non possiamo però permetterci epidemie, come quella di
morbillo in corso, in attesa che i seguaci dei no-vax si convincano che la scienza è quella basata sulle evidenze, tutte a favore dei vaccini, e non sulle opinioni. I medici di famiglia possono dare un contributo determinante a superare le resistenze in fasce ancora troppo estese della popolazione”.

Il 18 maggio in programma un incontro presso il Ministero della Salute con il MIUR in cui sarà effettuata la prima analisi del fabbisogno di professionisti medici per i prossimi anni

“Salutiamo con soddisfazione la convocazione dell’incontro congiunto al Ministero della Salute con il MIUR, previsto per il prossimo 18 maggio”. Così il segretario nazionale della Fimmg in relazione all’appuntamento in cui verrà effettuata un prima analisi del fabbisogno di professionisti medici, sia specialisti che medici di medicina generale per i prossimi anni.

“Auspichiamo che si giunga in poco tempo, una volta stabilito il fabbisogno reale, ad adottare i provvedimenti conseguenti – continua Scotti -. Non possiamo però che rilanciare il grido d’allarme dei mesi scorsi: va aumentato da subito, e in modo consistente, il numero delle borse per il corso di formazione specifica in medicina generale”.

La necessità deriva da una grave situazione, che il sindacato analizza nel dettaglio in un dossier dal titolo “Prospettive demografiche della medicina generale”. Il documento evidenzia il rischio che nell’immediato ampie fasce di popolazione, di un numero progressivamente crescente di Regioni, possano essere private dell’assistenza offerta dal Medico di Medicina Generale.

Alla base di tale situazione vi sarebbero due fattori:  l’imminente pensionamento di un numero massivo di medici di Medicina Generale e il basso numero di medici che hanno conseguito il titolo richiesto dalle norme nazionali ed europee per accedere agli incarichi di Medicina Generale.

L’età media dei medici di Assistenza Primaria (MAP) attivi oggi è avanzata. Secondo l’Annuario Statistico del Ministero della Salute (rilevazione Anno 2013) ben 29.286 MAP, ovvero il 65% del totale dei medici attivi, aveva nel 2013 un anzianità di laurea superiore a 27 anni.

In tale cotesto la mancanza di un’adeguata programmazione del numero di Borse messe a concorso dalle Regioni per l’accesso al corso di formazione specifica in medicina generale, determinerà un ricambio generazionale che appare in prospettiva largamente insufficiente a coprire le carenze create dai pensionamenti per la scarsità di Medici aventi titolo all’accesso alla Medicina Generale.

Un ulteriore elemento di preoccupazione è rappresentato poi dal fatto che il numero di medici che in realtà acquisiscono il titolo è inferiore a quello delle borse stanziate poiché il corso è gravato da una percentuale del 20% di abbandoni durante la frequenza del triennio previsto, a favore dei Corsi di Specializzazione o per l’acquisizione di incarichi più redditizi.

Un fenomeno dovuto alla “paradossale discriminazione remunerativa che pone i medici in formazione in una grave condizione di disagio economico con una remunerazione pari a circa il 50% di quanto erogato per le scuole di specializzazione, interamente tassata, gravata da spese fisse quali l’assicurazione professionale obbligatoria, il versamento previdenziale, sostenuta da esigui strumenti di tutela della malattia e della maternità”.

In molte Regioni sono inoltre precluse ai medici in formazione altre attività professionali seppur compatibili: tali elementi non incentivano, né dal punto di vista economico né da quello professionale ma al contrario rendono ardua la scelta di completare il percorso formativo in presenza di altre opportunità professionali meglio incentivate.

Le riserve di medici di medicina generale su documento della Commissione della Conferenza delle Regioni

Luci ma anche molte ombre. La Fimmg saluta con soddisfazione l’ipotesi dell’obbligatorietà dei vaccini di cui si è cominciato a parlare la scorsa settimana nell’ambito di un incontro tra Ministero e rappresentanti delle Regioni; “una proposta che esprime attenzione alla salute delle comunità, oltre che degli individui”.

D’altro lato però il sindacato dei medici di medicina generale evidenzia tutte le proprie riserve nei confronti  di un modello organizzativo di prevenzione vaccinale che  ha già mostrato in passato di essere fallimentare, visto il mancato raggiungimento delle coperture vaccinali, tanto da valere all’Italia il richiamo della commissione dell’OMS.

La critica riguarda in particolare un paragrafo del documento redatto dalla Commissione Salute delle Regioni in cui si afferma che i tempi non sono ancora maturi per coinvolgere i medici di medicina generale dalle campagne vaccinali. Una considerazione il cui scopo, sottolinea il segretario nazionale della Fimmg, Silvestro Scotti,  “può essere solo quello di allontanare in realtà il cittadino dall’offerta vaccinale, perché questo determinerà scarsa informazione ai pazienti sulle scelte fatte dalle ASL, sulle tipologie di vaccini, sulle caratteristiche della campagna vaccinale, oltre che la perdita della possibilità, fondamentale per i grandi anziani e i pazienti più fragili, di ricevere la vaccinazione al proprio domicilio”.

“Quante giornate di lavoro – continua Scotti – dovranno perdere i figli per accompagnare i propri genitori presso ambulatori lontani chilometri? Appare paradossale inoltre che le aree più capillarmente informatizzate e più coinvolte nei profili dei fascicoli sanitari o patient summary, siano poi quelle che avrebbero problemi di ‘registrazione del dato’!”

“Si parla, e siamo d’accordo, – aggiunge il segretario –  di processi di medicina d’iniziativa delle cure primarie sulla cronicità, processi caratterizzati dalla chiamata attiva dei pazienti cronici, ma sui tavoli della prevenzione vaccinale diventiamo quelli con maggiori problemi anche nella chiamata diretta dei numerosi pazienti che quotidianamente accedono ai nostri studi.  Ci si permette di dichiarare nostre presunte difficoltà nel mantenimento della catena del freddo, dimenticando che i MdF partecipano da anni alle campagne antinfluenzali con risultati che hanno migliorato l’adesione vaccinale? O si vuole in maniera subdola sottolineare, fatto questo molto piu’ grave, l’inadeguatezza delle strutture della Medicina Generale, come se fino ad oggi i vaccini li conservassimo non nei frigoriferi con termometri di minima e massima ma nella borsa della spesa? Ma soprattutto, aspetto che reputiamo gravissimo, viene messa in discussione la nostra capacità di garantire i dovuti profili di sicurezza nella somministrazione dei vaccini lasciando addirittura intendere che fino ad oggi abbiamo eseguito atti medici in modo improprio”.

“A chi serve una definizione di inadeguatezza del Medico di Famiglia? – sottolinea Scotti – Possiamo tranquillamente delegare, ove necessario, per campagne diverse da quelle più estese, come quella antinfluenzale, l’organizzazione di modelli di distribuzione che garantiscano i profili richiesti di sicurezza in tutte le sedi di somministrazione. Questo però non significa né può significare che qualcuno pensi di escluderci dai processi tipici delle cure primarie”.

“Non permetteremo a chicchessia – conclude Scotti – di proporre come opportunistiche criticità organizzative quelle che si riferiscono alle campagne vaccinali ma che poi non esisterebbero per la gestione della cronicità o per tutti quei modelli che richiedono cure primarie integrate, organizzate e capaci di innovarsi nel ruolo e nell’offerta ai cittadini. Vogliamo ancora restare in posizione di discussione attiva e propositiva su temi che investono soprattutto il nuovo ruolo che vorremmo dare ai medici del territorio, tutti nella definizione del nuovo ACN, ma è ormai necessario che qualcuno, non noi, si interroghi e chiarisca ai cittadini che cosa vuole veramente”.

LE ULTIME NEWS

ictus

0
Fondamentale riconoscere i segnali che possono predire l’arrivo di un ictus per l’avvio tempestivo del percorso diagnostico terapeutico per il trattamento Asimmetria del volto, sensazione...