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Nella peggiore delle ipotesi, l’elaborazione delle linee guida previste dalla Legge Gelli-Bianco, potrebbe richiedere anche più di due anni

A 19 mesi di distanza dall’entrata in vigore della Legge Gelli-Bianco, la pubblicazione delle linee guida proposte dalle società scientifiche sembra essere ancora lontana. Lo stato dell’iter è riportato da un articolo pubblicato sul Giornale delle previdenza, la newsletter settimanale dell’Enpam.

Il ministero della Salute, a inizio novembre, ha accreditato 293 società scientifiche. Si attende ora la definizione, da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, degli standard per l’elaborazione delle raccomandazioni.

Un decreto ministeriale del 27 febbraio 2018 spiega che il dicastero di Lungotevere Ripa ha istituito presso l’Iss il Sistema nazionale linee guida. In tale ambito è previsto che l’Istituto realizzi una piattaforma informatica che le società potranno utilizzare per presentare le proprie proposte.

L’infrastruttura tecnica è stata presentata lo scorso maggio, insieme al manuale operativo che contiene le procedure di valutazione.

Il documento fissa i limiti di tempo intercorrenti tra la richiesta di valutazione e la sottomissione al Centro nazionale per l’eccellenza clinica (Cnec). Minimo 6 mesi, massimo 2 anni.

Il Cnec a sua volta ha 30 giorni di tempo per valutare l’eleggibilità della linea guida proposta. La fase successiva prevede l’analisi del reporting e il controllo sulla qualità metodologica da parte di un panel di 3 esperti. Nel caso in cui uno di questi passaggi evidenziasse qualche carenza, la società proponente ha rispettivamente 30 e 60 giorni di tempo per porre rimedio.

Una volta pronto il giudizio conclusivo – come riporta un articolo pubblicato sulla newsletter settimanale dell’Enpam – il direttore del Cnec ha un ulteriore mese a disposizione per notificare il risultato finale dell’esame. Solo a questo punto le linee guida proposte saranno ufficialmente approvate.

In conclusione, quindi, prima che le linee guida possano essere a disposizione dei magistrati, in relazione a giudizi di responsabilità medica, ci vorranno almeno otto mesi. Nella peggiore delle ipotesi, invece, anche più di due anni.

 

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LEGGE GELLI: 293 SOCIETÀ SCIENTIFICHE ACCREDITATE PER LE LINEE GUIDA

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L’ Aipo (Associazione Italiana Pneumologi ospedalieri) è stata esclusa dall’elenco delle società accreditate per produrre le linee guida. Scatta la protesta.

A pochi giorni dalla pubblicazione da parte del Ministero della Salute dell’elenco delle società scientifiche e delle associazioni tecnico scientifiche delle professioni sanitarie, come previsto dall’articolo 5 della Legge 8 Marzo 2017, n.24 (Legge Gelli) e dal Decreto Ministeriale del 2 Agosto 2017, arriva la denuncia dell’ Aipo.

La associazione italiana pneumologi ospedalieri è stata infatti esclusa dall’elenco in questione. Secondo alcune informazioni raccolte proprio dalla stessa associazione, l’esclusione sarebbe dovuta a formalità amministrative legate allo statuto.

In questo modo, Aipo non è stata inclusa nell’elenco di quelle società scientifiche di fatto abilitate a produrre linee guida cui i medici e operatori sanitari dovranno attenersi nello svolgimento della propria professione.

In una nota, l’associazione Italiana Pneumologi ospedalieri ha annunciato di voler andare fino in fondo alla questione, anche facendo istanza di revisione.

“Dalle informazioni raccolte Aipo insieme ad altre SS è stata esclusa per ‘formalità amministrative’ legate al suo Statuto. Gli Organi Istituzionali Aipo si sono da subito attivati per comprendere e approfondire tutti gli aspetti della vicenda”.

Nello specifico, la Società ha fatto sapere di voler “verificare la validità dei presupposti che hanno portato alla suddetta decisione e si attiveranno per presentare, se necessario, istanza di revisione del provvedimento di non-inclusione”.

Venerino Poletti, Presidente degli Pneumologi ospedalieri, ha poi puntualizzato quanto segue.

“Gli effetti dell’art. 5 della legge 8 Marzo 2017, n.24, diventano così prorompenti sulla scena della Sanità italiana, dove l’adeguamento ‘amministrativo’ seppur legittimo, diviene prioritario e rilevante rispetto al valore scientifico di una Società storica come Aipo, nata nel dopoguerra e che rappresenta oltre 1.600 Pneumologi Ospedalieri e Territoriali”.

La nota dell’associazione si conclude poi con l’auspicio “che questa vicenda si concluda al più presto e senza traumi nell’interesse della Sanita Italiana”.

 

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LEGGE GELLI: 293 SOCIETÀ SCIENTIFICHE ACCREDITATE PER LE LINEE GUIDA

Legge Gelli: 293 società scientifiche accreditate per le linee guida

Il ministero della Salute ha pubblicato l’elenco delle 293 società scientifiche e associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie, abilitate a produrre linee guida.

Il ministero della Salute ha pubblicato l’elenco delle 293 società scientifiche e associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie, abilitate a produrre linee guida cui i medici e gli altri operatori sanitari dovranno attenersi nello svolgimento della propria attività.

Il tutto, in attuazione dell’articolo 5 della Legge 8 marzo 2017, n. 24 (Legge Gelli) e del Decreto ministeriale 2 agosto 2017.

Nell’elenco risultano iscritte, 293 società scientifiche e associazioni che hanno superato la valutazione sul piano amministrativo.

Tutte hanno presentato uno statuto aggiornato successivamente all’entrata in vigore del Decreto ministeriale. L’elenco sarà aggiornato ogni due anni.

Da questo, sono state escluse le società o associazioni tecnico scientifiche che non hanno allegato lo statuto.

Sono state poi escluse le società e le associazioni il cui statuto non risulti aggiornato ai contenuti richiesti dal Decreto ministeriale 2 agosto 2017. Infine, sono state escluse le società i cui statuti, sebbene aggiornati successivamente al Decreto ministeriale, sono non aderenti ai requisiti previsti.

Anche l’ex deputato Pd, Federico Gelli, è intervenuto sulla questione della pubblicazione dei nomi delle 293 società scientifiche incaricate di produrre le linee guida.

“Finalmente il ministero della Salute s’è deciso a rendere pubblico l’elenco società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie rendendo concreto quanto previsto dalla legge 24 del 2017”.

“In particolare quell’articolo 5 – ha dichiarato Gelli – regola un aspetto di importanza fondamentale, per ciò che specialmente riguarda la responsabilità penale degli esercenti la professione sanitaria”.

Come noto, infatti, esso stabilisce che tali soggetti debbano attenersi alle buone pratiche clinico-assistenziali previste dalle linee guida.

Secondo l’ex deputato, si renderanno accessibili e conoscibili con precisione le indicazioni mediche fornite dalla comunità scientifica.

“Infatti le raccomandazioni previste dalle linee guida sono elaborate da enti e istituzioni pubbliche e private nonché dalle società scientifiche e dalle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie iscritte nell’apposito elenco”.

Vale a dire, precisa Gelli, “da istituzioni sanitarie che fanno parte di un elenco consultabile da tutti proprio perché debitamente certificate”.

Gelli ha poi dichiarato che le società scientifiche “saranno controllate per verificare che rispecchino i criteri previsti dal decreto attuativo che prevede requisiti importanti”.

Tra questi vi sono “la trasparenza dei bilanci, la democraticità interna, la rappresentatività dei professionisti di quella branchia specialistica che si vuole rappresentare, rapporti con analoghe società scientifiche internazionali e infine assenza di conflitti di interessi con le multinazionali del farmaco”.

In conclusione, ha chiuso l’ex deputato PD, “i cittadini e i professionisti della sanità da oggi hanno un sistema più trasparente e sicuro”.

 

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Ortopedia e Medicina legale, a Salsomaggiore Terme il 23 e 24 novembre

A Salsomaggiore Terme, nei giorni 23 e 24 novembre si terrà il 16° Corso di Ortopedia, Traumatologia e Medicina Legale.

Anche quest’anno, presso le Terme di Salsomaggiore, si organizzerà il prestigioso corso di ortopedia e medicina legale, con il patrocinio delle società italiana di ortopedia e traumatologia e della società italiana di medicina legale e delle assicurazioni.

I Presidenti del corso saranno i Professori Fabio Maria Donelli, Mario Gabbrielli, Giorgio Varacca.

L’attività medico chirurgica ha assunto oggigiorno una vasta iscrizione grazie all’ implementazione di tecniche chirurgiche e di nuovi presidi biologici integrati i processi riparativi. Un importante contributo è dato anche dalle scelte operatorie decisamente innovative con orientamento biotecnologico.

Ecco come si articoleranno le due giornate del corso di ortopedia e medicina legale.

Nella prima giornata (venerdì 23 novembre) si parlerà di biomeccanica per la ricostruzione dell’evento traumatico e sulla possibilità mediante imaging della datazione delle lesioni tendinee.

Seguirà un work up sul danno da maxi afflusso con l’attivazione del piano di maxi emergenza.

Sono previste successivamente due sessioni chirurgiche su come favorire la guarigione suddividendo l’approccio a seconda della sede considerata. Inoltre, il Prof Rodolfo Capanna presiederà una tavola rotonda sulle biotecnologie in traumatologia. A seguire una sessione inerente ai contributi riabilitativi sul quando e come.

Nella mattinata è programmato infine un corso di formazione sulle terapie innovative nella traumatologia inerente il calcio.

Nella seconda giornata (sabato 24 novembre) il tema sarà la medicina legale con la partecipazione del presidente della società italiana di medicina legale Prof. Riccardo Zoia con la simulazione di una CTU e conseguente sentenza del Magistrato. Seguirà una tavola rotonda sui criteri valutativi del danno negli esiti

post traumatici con la partecipazione anche del Presidente degli avvocati del foro di Parma.

Chiuderà il corso nel pomeriggio il seminario di traumatologia forense con identificazione di aspetti particolari a livello clinico strumentale e valutativo.

 

IL PROGRAMMA DEL CORSO

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15 NOVEMBRE, ROMA: CONVEGNO GRATUITO SUL DANNO ALLA PERSONA

15 novembre, Roma: convegno gratuito sul danno alla persona

Importante appuntamento per medici e avvocati, il 15 novembre a Roma si terrà il convegno gratuito sul danno alla persona con crediti formativi per i partecipanti.

Il prossimo 15 novembre, a Roma, presso la Caserma dei Carabinieri Salvo D’Acquisto di Tor di Quinto, posta sotto il Comando del Generale di C.A. Sabino Cavaliere, a partire dalle ore 14, si terrà un importante convegno gratuito sul danno alla persona, dal titolo “L’incapacità ed il consenso informato tra sicurezza delle cure (legge 24/2017) e d.at. (legge 219/2017). La liquidazione dei danni”.

 

Organizzato dall’Associazione Valore Uomo, insieme a Laboratorio Forense, Associazione Romano-Laziale di Medicina Legale, la S.I.S.ME.L. Società Interdisciplinare delle Scienze Medico Legali e Forensi, i Giudici di Pace rappresentati da UNAGIPA e Conf. Nazionale e la Federmot che raggruppa tutti i Magistrati Onorari di Tribunale, il convegno gratuito sul danno alla persona sarà l’occasione per fare il punto su quanto sta accadendo nel settore.

In particolare, all’indomani delle due nuove importanti normative, la legge 24/2017 sulla Responsabilità Sanitaria e la legge 219/2017 su DAT e Consenso Informato.

Due temi, questi, che sono stati al centro del dibattito pubblico negli ultimi mesi e che rivestono una importanza cruciale per medici e avvocati.

Il convegno vuole proporsi come un importante focus pluridisciplinare sulle nuove frontiere legislative e giurisprudenziali della Tutela dei Diritti della Persona, delle DAT, consenso informato e della liquidazione dei danni non patrimoniali.

La partecipazione al convegno gratuito sul danno alla persona consentirà ai partecipanti – medici e avvocati – di acquisire crediti formativi.

Al convegno prenderà parte un nutrito gruppo di Magistrati della Corte di Cassazione, oltre ad alte cariche Istituzionali come il S.S. alla Famiglia e alla Disabilità Vincenzo Zoccano, il Capo del Cerimoniale di Palazzo Chigi Gerardo Capozza e i vertici sanitari dei vari corpi di Polizia.

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COLPA LIEVE E LEGGE GELLI: ESISTE ANCHE SE NON SE NE PARLA

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Rivalutazione dell’1,10% per gli indennizzi INAIL erogati in caso di malattia professionale o infortunio da cui derivi un’invalidità temporanea o permanente alla capacità lavorativa

Con decorrenza 1 luglio 2018, gli importi degli indennizzi INAIL per danno biologico sono rivalutati nella misura del 1,10%. E’ quanto stabilisce il Ministero del lavoro e delle politiche sociali con un decreto dello scorso 19 luglio.

Il provvedimento recepisce la proposta di rivalutazione del presidente dell’INAIL, Massimo De Felice, avanzata con la determinazione n. 254 del 29 maggio 2018.

Il risarcimento del danno biologico, dunque, torna a crescere a distanza di due anni dall’ultimo scatto, adeguandosi all’inflazione, rimasta ferma nel 2016 e 2017.

Si tratta della prima rivalutazione dopo le modifiche apportate dalla Legge di bilancio 2016.

Questa stabilisce che, a decorrere dal 1º luglio di ciascun anno, gli importi degli indennizzi del danno biologico erogati dall’Inail sono rivalutati sulla base della variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertata dall’Istituto nazionale di statistica rispetto all’anno precedente.

Il danno biologico INAIL è l’indennizzo erogato in caso di malattia professionale o infortunio da cui derivi un’invalidità temporanea o permanente alla capacità lavorativa. Il risarcimento è previsto se, a seguito di visita medica, risulta che il lavoratore abbia riportato una percentuale d’invalidità minima del 6%.

La spesa relativa alle operazioni di rivalutazione degli importi delle prestazioni economiche per danno biologico, secondo la determina INAIL, ammonta a 3.565.800 di euro. Essa “graverà sulla voce contabile U.1.04.02.02.006 ‘Rendita a tecnopatici e infortunati sul lavoro’ imputabile alla Missione/programma 1.2 “Prestazioni economiche degli assicurati” del Bilancio di previsione 2018, che presenta la necessaria disponibilità finanziaria di competenza e di cassa”.

SCARICA QUI IL DECRETO MINISTERIALE

SCARICA QUI LA DETERMINA INAIL N. 254/2018

 

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La tabella per la liquidazione del danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale ha una nuova veste grafica. Lo afferma una comunicazione dell’11 luglio scorso dell’Osservatorio sulla giustizia civile milanese.

La tabella per la liquidazione del danno da perdita del rapporto parentale, approvata dall’Osservatorio sulla giustizia civile di Milano nell’edizione 2018, ha già una nuova veste grafica.

Questa è stata diffusa con una comunicazione dell’11 luglio 2018. Come illustrato dalla nota, si tratta di una specificazione della tabella già in uso, tesa a chiarirne i criteri orientativi e riguardante proprio la liquidazione del danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale.

Più nello specifico, allo scopo di fugare i dubbi sorti con la previsione del “valore monetario medio” di cui alla tabella “riassuntiva”, il titoletto della prima colonna è stato modificato da “valore monetario medio” a “valore monetario base”.

In questo modo, è stato comunque precisato che la precedente denominazione, che è risultata alquanto fuorviante nella sua applicazione, non intendeva far altro che ricalcare la denominazione e il contenuto della colonna base del “punto danno non patrimoniale al 2018” della tabella da lesione del bene salute.

Restano comunque invariati alcuni elementi all’interno della tabella per la liquidazione del danno da perdita del rapporto parentale.

Questi sono il titoletto della seconda colonna “aumento personalizzato (fino a max)” e i valori monetari indicati in entrambe le colonne dedicate alla quantificazione del danno.

Tuttavia, viene esplicitamente specificato che i valori riportati nella tabella relativa al danno non patrimoniale da morte del congiunto sono puramente indicativi.

Non è tutto. Il giudice, infatti, in presenza di circostanze di fatto  eccezionali, dovrà sempre aumentarne o ridurne l’entità tenendo specificamente conto del caso concreto.

 

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L’indennizzo per danno biologico è previsto se, a seguito di visita medica, il lavoratore abbia riportato una percentuale d’invalidità compresa tra il 6% e il 100%

Il Presidente dell’Inail, Carlo De Felice, con la determina n. 254 dello scorso 29 maggio, ha proposto  la rivalutazione degli importi delle prestazioni economiche per danno biologico. L’adeguamento, in misura pari all’1,10%, avrebbe decorrenza a partire dal 1° luglio 2018.

Il danno biologico Inail è l’indennizzo che viene corrisposto quando il lavoratore riporta un’invalidità temporanea o permanente alla capacità lavorativa per malattia professionale o infortunio. La misura è prevista se, a seguito di visita medica, viene attestata una percentuale d’invalidità compresa tra il 6% e il 100%.

L’indennizzo viene concesso tenendo conto delle tabelle approvate con decreto ministeriale 12 luglio del 2000, in attuazione del dlgs. n. 38/2000. Si tratta, nello specifico, della “Tabella delle menomazioni”, della “Tabella indennizzo danno biologico”e della “Tabella dei coefficienti”.

Il meccanismo di rivalutazione annuale dell’indennizzo per danno biologico è stato introdotto dalla Legge di stabilità 2016.

Esso si basa sulla variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertata dall’Istat rispetto all’anno precedente.

La spesa relativa alle operazioni di rivalutazione per il 2018 è quantificata complessivamente in euro 3.565.800. Essa graverà sulla voce contabile “Rendita a tecnopatici e infortunati sul lavoro” imputabile alla Missione/programma 1.2 “Prestazioni economiche degli assicurati” del Bilancio di previsione 2018.  Questo che presenta la necessaria disponibilità finanziaria di competenza e di cassa.

La determinazione dell’Istituto sarà inviata ora al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, a cui spetta l’emanazione del relativo decreto.

 

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Contenziosi sanitari in aumento con la Gelli: l’allarme di Aaroi-Emac

In una intervista rilasciata a Quotidiano Sanità, il Presidente Aaroi Emac Alessandro Vergallo lancia l’allarme sull’aumento dei sinistri in ambito sanitario post Legge Gelli-Bianco.

Dopo un periodo durante il quale si era registrato un trend sostanzialmente positivo per quel che concerne i contenziosi sanitari, i dati relativi registrati dall’Osservatorio Permanente Aaroi-Emac fotografano una situazione molto più preoccupante.

Nel corso di una intervista rilasciata a Quotidiano Sanità, il Presidente Aaroi Emac Alessandro Vergallo ha riflettuto sul vertiginoso incremento dei contenziosi sanitari dall’applicazione della Legge Gelli-Bianco.

Dato emerso dall’ultimo studio realizzato dall’Osservatorio permanente Aaroi Emac sul contenzioso sanitario, in collaborazione con il Broker assicurativo Aon e presentati al Meeting di SAQURE 2018 (Safety Quality Reliability), che si è tenuto a Roma dal 24 al 26 maggio.

L’Osservatorio negli anni si è dimostrato uno strumento efficacissimo per monitorare l’andamento dei contenziosi sanitari.

“Grazie al nostro osservatorio – ha ammesso Vergallo – prendiamo in esame le situazioni relative ai sinistri che possono coinvolgere gli oltre 10mila medici rappresentati dall’Associazione”.

Questo consente ad Aaroi-Emac di ottenere dati di prima mano, di cui nemmeno il SSN è in possesso. Dati che permettono anche di valutare gli effetti della Legge Gelli-Bianco n. 24/2017.

In particolare nel 2017 i sinistri aperti, sono passati da 384 del 2016 a 603 nel 2017, con circa il 60% di incremento.

Secondo Vergallo, tale incremento “appare soprattutto imputabile alle comunicazioni di avvio delle trattative stragiudiziali, in diretta conseguenza delle quali le strutture sanitarie, una volta chiamate in causa nel contenzioso avviato dai pazienti che si ritengono danneggiati, coinvolgono i singoli medici dipendenti nell’iter che ne conseguirà, eventualmente anche in sede giudiziale sia presso i tribunali ordinari sia presso la Corte dei Conti”.

Ma non è tutto. Vergallo sostiene come fino al 1 aprile 2017si era invece registrato un progressivo calo del numero complessivo dei sinistri, confermando anche nel primo trimestre 2017 una riduzione del contenzioso.

Dati positivi, che lasciavano ben sperare, con un calo dei contenziosi dal 6,5% al 3,5%.

Dunque, fa notare Vargallo, “l’applicazione della Legge Gelli-Bianco da parte delle amministrazioni ospedaliere, ha evidenziato un risultato esattamente contrario agli obiettivi dichiarati dalla norma”.

In buon sostanza, da quando la Legge Gelli è entrata in vigore, “i sinistri aperti dagli Iscritti all’Associazione e più in generale i sinistri riguardanti in primis, i medici specializzati in anestesia e rianimazione e in misura comunque rilevante, quelli operanti nei pronto soccorso e nell’emergenza 118, sono aumentati vorticosamente, sia in sede penale, sia in sede civile”.

Ma qual è, secondo Aaroi-Emac, la causa di questo preoccupante aumento dei contenziosi sanitari?

Per Vergallo, questo “è dipeso da un’applicazione aziendale pedissequa e acritica dell’art. 13 della Legge Gelli Bianco rubricato: ‘Obbligo di comunicazione all’esercente la professione sanitaria del giudizio basato sulla sua responsabilità’. Significa che per legge è esteso anche alle trattative stragiudiziali, intraprese dalle strutture sanitarie, a seguito della loro chiamata in causa per malpractice, da parte dei pazienti o dei loro congiunti”.

Il vero cambiamento, secondo Vergallo, dall’entrata in vigore della Legge è che i tempi ristretti per l’invio di queste comunicazioni,  hanno indotto le amministrazioni ospedaliere ad adottare un’applicazione indiscriminata di questa norma. Il tutto unito “alla sanzione prevista per le strutture sanitarie in caso di omissione tardiva o incompletezza della comunicazione.

Un fatto che speso coinvolge decine di medici per ogni sinistro. E, a volte, addirittura intere equipe. Situazioni che hanno conseguenze serie per un ospedale.

“Da aprile 2017 – prosegue Vergallo – siamo sommersi da parte delle Aziende di richieste di relazioni scritte su specifici casi clinici”. E il tutto “senza che i professionisti possano sapere esattamente a che cosa andranno incontro dopo averle firmate. In questa prospettiva gli esiti che la Legge Gelli-Bianco avrà sono ancora tutti da analizzare”.

Una situazione, quella fotografata dall’osservatorio Aaroi Emac, che porta l’Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani a voler comunque implementare la già assidua attività di monitoraggio.

L’obiettivo, infatti, è proprio quello di tenere d’occhio gli effetti sulla sanità italiana della Legge Gelli-Bianco.

E continuare a promuovere delle iniziative volte all’attività di prevenzione del rischio clinico e degli eventi avversi.

 

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albi dei periti

Siglato un protocollo per assicurare l’adozione di parametri qualitativamente elevati per la revisione e la tenuta degli Albi dei periti e dei consulenti tecnici tenuti dai Tribunali civili e penali

Armonizzare i criteri e le procedure di formazione degli Albi dei periti e dei consulenti tecnici tenuti dai Tribunali civili e penali. Questo l’obiettivo del Protocollo d’intesa siglato a Roma tra Consiglio Superiore della Magistratura, Consiglio Nazionale Forense e Federazione Nazionale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri.

Lo richiede la Legge 24/2017 sulla Sicurezza delle cure. La cosiddetta Legge Gelli-Bianco, all’articolo 15, prevede nuovi criteri per la formazione e l’aggiornamento degli Albi. La complessità della scienza e della medicina moderna, infatti, comportano l’esigenza di consulenti sempre più specializzati.

Da qui l’esigenza di assicurare l’adozione di parametri qualitativamente elevati per la revisione e la tenuta degli Albi.

Il tutto attraverso la creazione di linee guida coerenti con la Legge 24.  In tal modo si punta a garantire all’autorità giudiziaria un contributo professionalmente qualificato e altamente specializzato in tutti i procedimenti civili e penali che richiedono il supporto conoscitivo delle discipline mediche e sanitarie.

La firma del protocollo segna “una vera e propria svolta” sia all’interno degli uffici giudiziari, sia nell’ambito degli Ordini dei medici. Lo afferma  il presidente della Decima Commissione del Csm, Renato Balduzzi. “Questo testo – aggiunge – sarà il testo pilota che sarà poi adattato alle specificità degli altri Ordini delle professioni sanitarie”.

“L’Avvocatura ha dato il suo pieno sostegno a questa iniziativa – sottolinea Andrea Mascherin, presidente del Consiglio Superiore della Magistratura -. Con questo CSM abbiamo lavorato in un clima di straordinaria sinergia. Con i medici poi abbiamo una grandissima affinità di intenti: i medici salvano la vita biologica delle persone, gli avvocati quella sociale”.

Anche il Presidente Fnomceo, Filippo Anelli, esprime soddisfazione per un risultato che consoliderà il rapporto con la Magistratura e con l’Avvocatura. “Con questo protocollo – evidenzia Anelli – periti e Ctu si caratterizzeranno sempre più grazie alle competenze specialistiche,  per garantire una qualità eccellente in un tempo in cui la medicina ha fatto grandi passi anche in ambiti ultraspecialistici”.

Saranno due le sezioni dell’Albo dedicate agli iscritti alla Fnomceo: una rivolta alla professione medica e una a quella odontoiatrica.

All’interno degli Albi dei periti saranno indicate le diverse specializzazioni, per le quali, si legge: “è opportuno prendere a riferimento, indicativo e non esaustivo, quelle corrispondenti alle scuole individuate dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca”.

Per la prima volta, tra le ‘specializzazioni’, è contemplato il profilo del medico di medicina generale. Ciò affinché il giudice possa avvalersi, quando lo richieda la natura delle questioni tecniche poste dal procedimento, “di esperti qualificati in questo ambito dell’assistenza sanitaria”. Ulteriori ‘sottocategorie’, potranno essere identificate, dopo un confronto con le società scientifiche riconosciute, anche nella prospettiva della redazione di un Glossario per i Tribunali.

 

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