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Ministero della Salute

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integratori a base di curcuma

Il Ministero ha iniziato il campionamento dei lotti di integratori a base di curcuma segnalati per procedere alle analisi necessarie a individuare la causa responsabile dei casi di epatite.

Sono saliti a nove i casi certificati di epatite colestatica acuta, non infettiva e non contagiosa, dovuta al consumo di integratori a base di curcuma. Il ministero della Salute, attraverso le Regioni, ha quindi iniziato il campionamento dei lotti coinvolti. Presto l’Istituto Superiore di Sanità, di concerto con il dicastero di Lungotevere Ripa, procederà allo svolgimento delle opportune analisi per tracciare la provenienza delle materie prime. Secondo Marco Silano, direttore dell’Unità operativa Alimentazione, nutrizione e salute dell’Iss, il problema, infatti, potrebbe essere legato proprio a queste ultime.

L’elenco degli integratori segnalati è disponibile sugli avvisi di sicurezza pubblicati dal Ministero della Salute sul proprio sito. Si tratta, nello specifico, di “Curcuma complex Bai aromatici per conto di Vitamin shop, Tumercur Sanandrea Movart Scharper Spa stabilimento a Nichelino, Curcuma Meriva 95% 520mg Piperina 5 mg Farmacia dr. Ragazzi, Malcontenta, Curcuma “Buoni di natura” Colfiorito. A questi si aggiungono gli integratori già segnalati tra il 10 e il 16 maggio, ovvero: Curcumina Plus 95%, lotto 18L823 Niva prodotto da Frama, Curcumina 95% Kline lotto 18M861 Niva prodotto da Frama, Curcumina Plus 95% piperina linea@ lotto 2077-Lot 198914 Niva prodotto da Frama, Curcumina Plus 95% piperina linea@ 18e590 Niva prodotto da Frama.

I consumatori – scrive il dicastero – “sono invitati a titolo precauzionale a sospendere temporaneamente il consumo di tali prodotti”. I cittadini sono inoltre invitati a “segnalare al medico eventuali disturbi”.

Silano sottolinea all’Adnkronos Salute come dopo i primi episodi le Regioni abbiano sensibilizzato Asl e ospedali a dar conto di segnalazioni di possibili reazioni avverse, Il ministero della Salute ha inoltre lanciato, attraverso il sistema europeo, una richiesta agli altri Stati per capire se ci sono stati eventuali casi simili. In Italia, nel frattempo, sono in corso le verifiche per individuare la causa responsabile dei casi di epatite.

“La situazione – conclude l’esperto dell’Iss – ora è sotto controllo. Le ditte produttrici sono state sensibilizzate, e alcune hanno stabilito il ritiro volontario dei lotti”.

 

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protesi mammarie testurizzate

Il Ministero della Salute recepisce il parere richiesto al Consiglio Superiore di Sanità dopo il primo caso italiano di decesso per Linfoma anaplastico a grandi cellule in paziente impiantata con protesi mammarie testurizzate

Alla luce del parere fornito dal Consiglio superiore di sanità, “non si ravvedono motivazioni sufficienti per raccomandare il ritiro dalla disponibilità commerciale delle protesi testurizzate”. Lo fa sapere il Ministero della Salute aggiungendo che, pertanto, “ non si pone indicazione alla rimozione della protesi liscia o testurizzata in assenza di sospetto clinico di BIA-ALCL”. Il CSS era stato interpellato dal dicastero di Lungotevere Ripa dopo il ritiro delle protesi mammarie testurizzate da parte dell’Autorità francese, nonché di un primo caso italiano di decesso per Linfoma anaplastico a grandi cellule.

“Ringrazio – precisa il Ministro Giulia Grillo – tutti i membri del CSS e coloro che sono stati auditi dal gruppo di lavoro appositamente istituito, per aver messo a disposizione del Ministero un parere tecnico scientifico indipendente che affronta la questione delle protesi testurizzate e della correlazione con l’insorgenza del linfoma anaplastico a grandi cellule, dando un fondamentale supporto agli operatori della salute, alle società scientifiche, alle Regioni e agli organismi deputati alla vigilanza su questa delicata materia”.

Il Ministero conferma poi l’importanza di effettuare regolari controlli e raccomanda ai medici l’importanza della diagnosi precoce per garantire la salute dei pazienti impiantati.

Occorre infatti implementare una più efficace rete di informazione, prevenzione e controllo affinché i pazienti siano informati sugli aspetti che riguardano l’impianto delle protesi mammarie testurizzate. In proposito – sottolinea una nota  – occorre sottolineare lo sforzo del ministero per mettere a disposizione degli operati il registro nazionale di patologia.

“Si ricorda l’obbligo che il medico chirurgo ha di informare i pazienti o soggetti candidati a un impianto con protesi mammarie, per ragioni estetiche o ricostruttive, di tutti i benefici e potenziali rischi connessi all’utilizzo di tali dispositivi. Si ribadisce, inoltre, la necessità di informare i pazienti ed i soggetti del rapporto rischio-beneficio derivante da tale protesi.  Si conferma l’importanza di effettuare regolari controlli e raccomanda ancora una volta ai medici l’importanza della diagnosi precoce per garantire la salute dei pazienti impiantati”.

Tra le raccomandazioni del Consiglio, infine, figura anche l’individuazione dei centri di riferimenti di secondo livello – quelli che vengono interpellati in caso di necessità di una seconda opinione – che potranno offrire ai pazienti e agli operati dei vari territori tutto il supporto necessario.

 

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curcuma

Due integratori alimentari a base di curcuma sono stati richiamati dall’azienda produttrice in quanto associati a due casi di epatite acuta colestatica 

L’Istituto Superiore di Sanità ha segnalato che gli integratori alimentari a base di curcuma di prodotti dalla ditta padovana NI.VA sono stati associati a due casi di epatite acuta colestatica che si sono risolti favorevolmente. Si tratta, nello specifico della Curcumina Plus 95% lotto di produzione 18L823 scadenza 10/2021 e della Curcumina 95% lotto di produzione  18M861 scadenza 11/2021. Lo rende noto con un avviso di sicurezza il Ministero della Salute.

In attesa delle verifiche da parte delle competenti autorità sanitarie territoriali, il dicastero di Lungotevere Ripa raccomanda di non consumare tali lotti. Intanto, la ditta ha confermato di aver attivato il ritiro ed il richiamo dei prodotti nel proprio sito web.

“Abbiamo ricevuto alcune segnalazioni di pazienti con epatite acuta colestatica, finiti in ospedale, che in anamnesi hanno riferito di aver fatto uso di questi integratori. C’è dunque un legame temporale, ora stiamo indagando per capire se c’è anche un legame causa-effetto”. A spiegarlo all’AdnKronos Salute è Marco Silano, direttore dell’Unità operativa Alimentazione, Nutrizione e Salute dell’Iss.

Silano sottolinea come per ora si sappia solo che gli episodi sono avvenuti in seguito all’assunzione di integratori. “Abbiamo chiesto alle Asl delle relazioni cliniche dettagliate su tutti i casi. E cercheremo di capire se c’è anche un legame causa-effetto”.

Il ritiro disposto dalla ditta è dunque “una misura volontaria e precauzionale”.

Presso l’Iss esiste un servizio di vigilanza, in collaborazione con Aifa e ministero della Salute, per la segnalazione di sospette reazioni a prodotti a base di piante. “Quando arrivano queste segnalazioni, occorre indagare, sulla base del principio di precauzione. Abbiamo iniziato – dice Silano – richiedendo relazioni cliniche dettagliate alle Asl, seguirà una fase di valutazione di eventuali casi riportati in letteratura, e una eventuale analisi dei campioni”. Tali misure, secondo l’esperto, nascono dalla normale attività di vigilanza sugli integratori.

 

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rischio contaminazione da escherichia coli

Segnalati dalle autorità d’oltralpe alcuni prodotti caseari a base di latte crudo per rischio contaminazione da Escherichia coli. In Francia avrebbero provocato l’insorgenza di casi di sindrome emolitica uremica, che si manifesta con problemi del sangue e dei reni ed è associata a infezioni gastrointestinali

Alcuni formaggi francesi a base di latte crudo sarebbero a rischio contaminazione da Escherichia coli. L’infezione determinata dal batterio può risultare pericolosa, soprattutto per bambini e anziani.

Il ministero della Salute segnala che le autorità transalpine, attraverso il sistema europeo di allerta rapido alimentare (Rasff), hanno comunicato “l’insorgenza di casi di sindrome emolitica uremica” riconducibile al consumo del prodotto caseario.

I formaggi coinvolti provengono dallo stabilimento con numero di riconoscimento Fr 26 281 001 Ce. Questi i prodotti interessati: Saint- Felicien (confezioni da 180 g) e Saint Marcellin (confezioni da 80 g) tutti i lotti da l 032 a l 116; i marchi commerciali coinvolti sono: Fromagerie alpine, Carrefour, Reflet de France, Leclerc, Lidl, Auchan, Rochambeau, Prince des bois, Sonnailles et Prealpin.

Il dicastero di Lungotevere Ripa ha già provveduto ad allertare gli assessorati regionali alla sanità affinché verifichino il rispetto delle procedure previste. Mentre le informazioni per i consumatori sono pubblicati nel sito dell’autorità francese.

Ritirato, invece, sempre per rischio contaminazione da Escherichia coli di tipo 026, il formaggio morbido a latte crudo Bisù, a marchio Pe.ra. formaggi Sas, lotti di produzione 19066; 19087; 19102.

La sindrome emolitico-uremica si manifesta con problemi del sangue (come anemia e riduzione delle piastrine) e dei reni, come insufficienza renale acuta. Nel 90% dei casi è associata a infezioni gastrointestinali. Fra i microrganismi che la causano, uno dei più frequenti è proprio il batterio Escherichia coli.

 

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ricette veterinarie

Nonostante le difficoltà nell’accesso al sistema REV segnalata dalle farmacie, da Pasqua il numero delle ricette veterinarie elettroniche emesse si attesta costantemente sopra le 26 mila giornaliere

Dall’entrata in vigore delle disposizioni in materia di tracciabilità dei medicinali veterinari, lo scorso 16 aprile, sono in aumento costante le ricette veterinarie compilate digitalmente. Lo fa sapere in una nota il Ministero della Salute, riportando i dati forniti dall’Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise. Il picco è stato registrato nella giornata di lunedì 29 aprile con  circa 31mila emissioni.

In tutti i giorni feriali dopo Pasqua il numero di ricette compilate in modo informatizzato si attesta costantemente sopra le 26 mila giornaliere. Dopo la pubblicazione del Decreto Ministero della salute 8 febbraio 2019, dunque, l’utilizzo della prescrizione digitale è aumentato di circa 8 volte.

Alcune difficoltà sono state segnalate dalle farmacie per l’accesso al Sistema Nazionale della Farmacosorveglianza – Ricetta Veterinaria Elettronica (Sistema REV).

Problemi, sottolinea il Ministero, legati alla ritardata e massiva richiesta di registrazione al Sistema stesso e ai tempi necessari per le modifiche al loro sistema gestionale per accedere tramite Portale Tessera Sanitaria, già attivo per i medicinali ad uso umano.

Inoltre, per agevolare l’implementazione del sistema REV, sono state predisposte e inviate alle regioni, alle province autonome e alle associazioni di categoria due note. La prima riguarda la sostituzione di un medicinale veterinario. La seconda è, invece, relativa alla trasmissione delle informazioni al sistema informativo di tracciabilità dei medicinali veterinari e dei mangimi medicati. La nota invita ad una attenta consultazione del Manuale operativo e dà particolari informazioni sull’eventuale possibile utilizzo di ricetta cartacea in situazioni di emergenza, laddove sussistano difficoltà per l’accesso al sistema.

Per i farmacisti e per i medici veterinari è disponibile uno specifico corso FAD, predisposto dalla Federazione nazionale degli ordini veterinari italiani (FNOVI) e dalla Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (FOFI) in collaborazione con la Direzione generale della sanità animale e dei farmaci veterinari del Ministero della salute. Il corso è accessibile tramite i siti delle due Federazioni e dal sito www.ricettaveterinariaelettronica.it.

 

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In una nota di raccomandazione al Ministro della Salute, l’Autorità sottolinea la necessità di individuare un regime tariffario che renda accessibile a tutte le fasce di reddito la circoncisione rituale

“Si registrano casi di cronaca che vedono protagonisti neonati e bambini che, a seguito dell’esecuzione della circoncisione rituale, praticata al difuori di strutture sanitarie, riportano complicanze gravi se non addirittura letali”. Questo l’incipit di una nota di raccomandazione dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza al Ministro della Salute Giulia Grillo.
“Mai più bambini morti per una circoncisione” dice la Garante Filomena Albano (nella foto). “La circoncisione rituale – prosegue – è un intervento chirurgico che ha un forte valore simbolico in determinati contesti culturali. Entrano in gioco diritti costituzionali come quello all’educazione e alla libertà religiosa. Ma la circoncisione deve essere praticata rispettando la salute dei bambini”.

“Quindi, come ha anche raccomandato il Consiglio d’Europa, deve avvenire in strutture sanitarie, secondo le buone norme della chirurgia e a costi uniformi e accessibili su tutto il territorio”.

Per Albano va dunque attuato quanto previsto dalla Convenzione di New York per assicurare il diritto alla salute e alle pari opportunità per ogni bambino. In Italia, infatti, l’accesso è risultato essere disomogeneo tra Regione e Regione, anche sotto il profilo delle spese da sostenere da parte dei genitori.
“Va individuato – conclude la Garante – un regime tariffario che renda accessibile a tutte le fasce di reddito la circoncisione rituale”.
L’Autorità ha infine segnalato la necessità di definire indirizzi unitari per attivare campagne di sensibilizzazione rivolte ai genitori e alle comunità interessate nonché iniziative di informazione presso i servizi socio sanitari. Va inoltre favorita la presenza di un mediatore culturale nei presidi ospedalieri ove si pratichi la circoncisione. Infine sono da definire procedure standard di accesso e successivi controlli.
 
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L’obiettivo è verificare il pieno rispetto del piano nazionale anticorruzione e delle disposizioni dell’Anac in Umbria. Grillo: Il quadro della situazione è molto grave

Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha convocato lo scorso sabato l’unità di crisi permanente del Ministero per lo scandalo scoppiato in Umbria sulle presunte irregolarità che sarebbero state commesse in un concorso per assunzioni in ambito sanitario.
“Il quadro della vicenda – ha sottolineato Grillo – è molto grave. Per la parte che attiene al mio ministero effettueremo ogni verifica che ci compete. Quando c’è di mezzo la salute dei nostri cittadini non possiamo permettere che gli abusi di una certa politica, di un cattivo modo di amministrare la sanità sporchino il lavoro di tanti operatori che ogni giorno con sacrificio sostengono il Ssn. Cacceremo le mele marce, subito, perché non può esserci salute senza legalità”.
L’unità di crisi permanente del Ministero ha il compito di individuare con tempestività procedure e strumenti atti a ridurre il rischio di ripetizione di eventi infausti o di particolare gravità che si verificano nell’ambito delle attività di erogazione delle prestazioni da parte del Servizio sanitario nazionale e di coordinare gli interventi a tal fine necessari per rendere più efficiente e immediata l’azione del Ministero e delle altre istituzioni competenti.

Nel caso in esame la riunione era volta ad accertare se, e in quale misura, in conseguenza delle vicende giudiziarie siano stati commessi reati contro la Pubblica amministrazione e impedimenti nell’erogazione dei servizi sanitari ai cittadini.

A conclusione dell’incontro, il Ministero ha deciso di inviare in Umbria una task force composta da tecnici della Salute, ISS, Agenas e Carabinieri dei NAS. Il tutto  – specifica una nota del dicastero –  senza sostituirsi in alcun modo alla magistratura. L’obiettivo è verificare il pieno rispetto del piano nazionale anticorruzione e delle disposizioni dell’Anac. Ci sarà inoltre una ricognizione straordinaria dei livelli di qualità erogati presso tutti i reparti delle strutture ospedaliere coinvolte.
Grillo ha fatto poi sapere di aver scritto alla Presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini “per assicurare ampia disponibilità a collaborare per individuare le migliori competenze professionali per la sostituzione dei vertici aziendali oggetto delle misure cautelari”.
 
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Il sottosegretario alla Salute ha incontra Foad Aodi (Amsi) sottolineando la necessità di trovare soluzioni condivise in materia di circoncisione rituale per scongiurare il decesso di altri bambini innocenti

“In questi giorni la cronaca ci riporta l’urgenza di trovare una soluzione condivisa e sostenibile per far sì che chiunque avanzi la richiesta di poter effettuare una circoncisione rituale “preventiva”, ossia su soggetti sani, possa farlo in sicurezza nelle strutture sanitarie al costo del ticket, in base al reddito, senza aggravi per il Servizio sanitario nazionale.
Come ha dichiarato opportunamente il ministro della Salute, Giulia Grillo, nessuna vita dovrà più essere spezzata per interventi eseguiti in modo inappropriato, clandestino, nella totale assenza di regole. Stiamo lavorando a un provvedimento per consentire ai cittadini di effettuare la circoncisione in completa sicurezza, attivando insieme alle Regioni le modalità più appropriate per intercettare una richiesta di intervento che negli ultimi anni è diventata significativa”.
È il commento del sottosegretario alla Salute, Armando Bartolazzi, al margine di un incontro con Foad Aodi, fondatore e presidente dell’Associazione nazionale medici di origine straniera in Italia (Amsi). Nel corso dell’appuntamento è stato concordato l’avvio di un tavolo tecnico su sanità e immigrazione composto da ministero della Salute, Amsi e Fnomceo.

“È prioritario ricondurre in ambito sanitario una pratica che se fatta da “santoni” senza scrupoli non potrà che portare altre disgrazie”.

“L’intervento – chiarisce il sottosegretario – deve poter essere fatto da chiunque ne faccia richiesta in day surgery, nelle strutture del nostro Ssn, a prescindere dalle implicazioni di carattere religioso. Non possiamo più permettere che ci siano altri bambini sacrificati e occorre individuare rapidamente una modalità per facilitare questo percorso. La nostra priorità è tutelare il diritto alla salute di tutti”.
Ogni anno in Italia si effettuano 6mila circoncisioni su bambini di origine straniera. Di queste il 35% in modo clandestino, in totale assenza di regole.
“Facilitare l’accesso alla circoncisione – dichiara Aodi – non solo eviterà altre morti assolutamente inaccettabili, ma può aiutare il dialogo tra le comunità straniere e quella italiana. Il mio appello a tutti i cittadini di origine straniera e, in particolare a quelli arabo-musulmani, è di rivolgersi al Servizio sanitario nazionale. Tutti devono rispettare le leggi dei paesi di accoglienza perché la cittadinanza comincia dall’osservanza dei doveri per poter pienamente godere dei diritti”.
 
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Intanto è ancora fermo in Parlamento il disegno di legge presentato per la regolamentazione di tatuaggi e piercing

Nove pigmenti per tatuaggi devono essere ritirati dal mercato perché contengono sostanze cancerogene o che provocano allergie. Lo ha deciso il ministero della Salute, che ha pubblicato i provvedimenti sul proprio sito.
Gli inchiostri, prodotti negli Stati Uniti, si chiamano Dubai Gold, Sailor Jerry Red, Black Mamba, Green Beret, Hot Pink, Banana Cream, Lining Green, Lining Red Light e Blue Iris. “Gli articoli – fa sapere il dicastero – sono stati sottoposti a divieto di commercializzazione, ritiro e richiamo”.
Le notifiche sono state pubblicate tra il 21 e il 26 marzo. Le sostanze trovate nei pigmenti vanno dalle ammine aromatiche, come toluidina e anisidina, agli idrocarburi policiclici aromatici, altre sostanze inserite da tempo tra i cancerogeni. Gli inchiostri sono stati ritirati perché non conformi alla direttiva europea del 2008 che regola il settore.

Secondo uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità in Italia sono quasi sette milioni le persone che hanno almeno un tatuaggio, il 13% della popolazione.

Dai dati emerge che i tatuaggi sono più diffusi tra le donne (13,8%) rispetto agli uomini (11,7%). Il primo tatuaggio viene effettuato a 25 anni, ma il numero maggiore di tatuati riguarda la fascia d’età tra i 35 e i 44 anni (29,9%).
Il 76.1% dei tatuati si è rivolto ad un centro specializzato di tatuaggi e il 9,1% ad un centro estetico, ma ben il 13,4% lo ha fatto al di fuori dei centri autorizzati. Il 3,3% del campione intervistato ha dichiarato di aver avuto qualche effetto collaterale rilevante, un dato però che gli stessi autori della ricerca considerano sottostimato.
Intanto l’unica proposta di legge depositata che regolamenta l’attività insieme a quella dei piercing è ferma in Parlamento. Il testo, depositato dal deputato Andrea Mandelli nel maggio scorso è stato assegnato alla commissione Affari Sociali alla Camera. Ma l’esame non è ancora partito l’esame.
Il provvedimento prevede il consenso obbligatorio di uno dei genitori per i minori che decidano di sottoporsi a tatuaggi e piercing. In ogni caso la pratica richiede il compimento del quattordicesimo anno di età. Unica eccezione è il piercing al lobo dell’orecchio, che è consentito ai minori previo consenso di uno dei genitori.
Tra le altre previsioni figura l’emanazione, da parte delle Regioni, di apposite linee guida per organizzare i corsi di formazione e qualificazione obbligatori per abilitare tatuatori e piercer. La durata complessiva di ciascun corso non può essere inferiore a 150 ore di insegnamento e deve comprendere una parte sia teorica che pratica. Successivamente sarà anche istituito un albo per tatuatori e piercer.

La disciplina di tutte le modalità di utilizzo e immissione in commercio dei prodotti e degli strumenti per l’attività di tatuaggio e piercing è demandata a un Decreto del Ministero della Salute.

Infine, per garantire maggiore sicurezza a chi vuole sottoporsi alla pratica di tatuaggio e piercing, è previsto l’obbligo di fornire le necessarie informazioni al consumatore. Questo sarà tenuto a rilasciare una dichiarazione attestante il proprio consenso informato.
 
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spincar

Il progetto italiano Spincar vuole arginare l’antibiotico resistenza nel nostro paese e arrivare “al 2021 con risultati vicini ai paesi virtuosi”

Al via Spincar, il sistema italiano per contrastare l’antibiotico resistenza nelle aziende sanitarie e nelle comunità.

Il progetto – (Supporto al Piano Nazionale di Contrasto Antibiotico resistenza) operativo del Ssn per lo sviluppo degli obiettivi fissati dal Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza voluto dal Ministero della Salute – prende il via nel corso del Convegno Implementare il Piano Nazionale per il Contrasto all’Antimicrobico resistenza nel Ssn.

Partecipano allo sviluppo del Sistema Spincar l’Istituto Superiore di Sanità, le Regioni, l’Agenzia Sanitaria Emilia Romagna, l’Istituto Zooprofilattico della Lombardia e dell’Emilia Romagna e l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, le Università di Torino, Catania e Milano, coordinati tutti dall’Università di Udine coadiuvata dall’Azienda Sanitaria Integrata

Come funziona Spincar

Gli esperti riuniti nel Convegno si organizzeranno in gruppi di lavoro per discutere e condividere lo strumento di lavoro, un questionario che servirà a scattare una fotografia sul reale stato dell’arte delle misure applicate oggi per contrastare l’antibiotico resistenza in Italia e per misurarne i progressi.

Una piattaforma informatica, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, terrà conto dell’avanzamento del Sistema Spincar, registrando i risultati sull’applicazione degli standard che permetterà di capire sia lo stato attuale sia i progressi del programma.

Diversi esperti che lavoreranno nel Sistema realizzeranno poi “site visites” per supportare Regioni e Aziende nella realizzazione di misure di prevenzione da adottare per il contrasto alle infezioni ospedaliere e valorizzare le migliori pratiche.

«Abbiamo voluto questo piano perché era sempre più necessaria un’azione italiana sinergica e coordinata sull’antibiotico resistenza nel nostro Paese – affermano Claudio D’Amario Stefania Iannazzo, della Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute –  il nostro obiettivo, attraverso questo sistema, e con un approccio One Health, è quello di arrivare a marzo 2021 con percentuali più vicine a quelle di Paesi Europei più virtuosi oltre che ad una maggiore consapevolezza nei cittadini dell’importanza dell’uso appropriato degli antibiotici»

Antibiotico resistenza in Italia

Un terzo delle infezioni legate alla resistenza agli antibiotici di tutta Europa avviene in Italia secondo le più recenti stime internazionali basate sui dati della Rete di Sorveglianza Ar-Iss e la situazione, come afferma il Report dettagliato pubblicato oggi proprio da AR-ISS cambia da area a area nel Paese.

Mezzo milione di persone– sottolinea l’Iss – ogni anno in Italia contrae un’infezione ospedaliera e la maggior parte di queste sono dovute a germi resistenti agli antibiotici come Klebsiella o Stafilococco.

In base ai dati della Rete Ar-Iss, se pure si registra una lieve diminuzione dell’antibiotico resistenza per quanto riguarda pneumococco sia per la penicillina che per la eritromicina, resta invece invariato rispetto allo scorso anno il numero di infezioni dovute a Klebsiella pneumoniae multiresistente, che sono circa duemila ogni anno”.

È necessario quindi un intervento mirato e concreto per arginare il problema. “Alcune Regioni hanno già iniziato a lavorare in questa direzione  per contrastare questo che è uno dei più importanti rischi per la Salute Pubblica – afferma Maria Luisa Moro, Direttore Agenzia Sanitaria e Sociale Regionale Emilia Romagna – Il principale compito che porteremo avanti attraverso il Sistema sarà soprattutto quello di promuovere la diffusione di buone pratiche di dimostrata efficacia in tutto il resto del Paese e agire in modo coordinato per diminuire l’antibiotico-resistenza e rendere più sicure le cure ma anche le comunità”.

Barbara Zampini

 

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