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Ministero della Salute

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grillo

Il ministero della Salute ha firmato il decreto contenente le norme del regolamento sul Sistema Informativo Trapianti (Sit), previsto dalla legge n. 91 del 1 aprile 1999, in materia di silenzio-assenso sulla donazione di organi

“Si tratta di un passaggio fondamentale per l’applicazione della legge sulla donazione di organi approvata vent’anni fa, ma rimasta lettera morta. In un anno abbiamo sbloccato un provvedimento fermo da decenni. È una legge che permetterà di salvare molte vite, ma bisogna che i cittadini siano adeguatamente informati. Vent’anni per dare attuazione una legge di civiltà per il Paese sono troppi”. Queste sono le parole del Ministro Giulia Grillo, dopo aver firmato il decreto.

Il Sistema Informativo Trapianti regolamenta la tracciabilità e la trasparenza dell’intero processo di “donazione-prelievo-trapianto” di organi.

In particolare,  – fa sapere il Ministero della Salute  – il nuovo decreto contiene anche disposizioni relative al Registro nazionale dei donatori di cellule per procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, previsto dalla legge 190 del 23 dicembre 2014 (Legge di stabilità 2015 art. 1, comma 298).

Cosa prevede il decreto

Esso “intende garantire la piena trasparenza e la tracciabilità delle fasi di donazione, prelievo, trapianto, post trapianto e segnalazione di eventi e reazioni avversi gravi e prestazioni sanitarie rispondenti a elevati standard di qualità e sicurezza, in particolare, tra gli altri:

  • il governo, la tracciabilità e la trasparenza dell’intero processo di “donazione-prelievo-trapianto” di organi;
  • il controllo del rispetto delle linee guida definite e condivise tra gli organismi di coordinamento e dell’applicazione dei protocolli operativi da parte di tutti gli attori della rete trapianti, attraverso opportuni strumenti di monitoraggio;
  • l’innalzamento del livello di qualità globale del sistema trapianti in Italia;
  • la tracciabilità delle cellule dal donatore al nato e viceversa e il conteggio dei nati da un medesimo donatore, in relazione alle tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo.

Inoltre, “il provvedimento ha anche lo scopo di ottimizzare, nel caso del SIT, e di definire, nel caso del Registro, un sistema che consenta alle strutture sanitarie di comunicare i dati richiesti con modalità informatiche”.

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insufficienza respiratoria

Il documento strategico per la gestione integrata dell’insufficienza respiratoria ha l’obiettivo di ottimizzare i percorsi diagnostici e terapeutici, per mettere il paziente al centro dell’organizzazione assistenziale

Il Documento strategico di indirizzo per la gestione integrata dell’insufficienza respiratoria, adottato con l’Accordo Stato-Regioni del 25 luglio 2019, è stato redatto da un Gruppo di lavoro di GARD-Italia, l’Alleanza nazionale volontaria che comprende istituzioni, società scientifiche ed associazioni di pazienti che lavorano per il comune obiettivo di sviluppare una strategia di prevenzione e di assistenza alle malattie respiratorie, costituita in coerenza con la Global Alliance against Chronic Respiratory Diseases (GARD) internazionale, creata nel 2004 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il documento definisce una proposta di percorso clinico assistenziale di presa in carico del paziente con insufficienza Respiratoria Cronica – IRC, secondo la logica di un modello di gestione multi-professionale e multidisciplinare integrata ospedale-territorio.

L’obiettivo generale è quello di ottimizzare i percorsi diagnostici e terapeutici, per mettere il paziente e non il sistema al centro dell’organizzazione assistenziale attraverso la realizzazione di un modello che: garantisca interventi efficaci e tempestivi di prevenzione primaria, secondaria e terziaria; attui gli interventi secondo i principi della medicina basata sulle evidenze; assicuri la possibilità di misurare sia la qualità delle cure che il miglioramento degli esiti; assicuri la possibilità di attivare gradualmente un modello di assistenza su tutto il territorio nazionale, tenendo conto delle diverse realtà territoriali, ma garantendo comunque uniformità negli interventi.

L’approccio proposto è coerente con la visione del Piano Nazionale della Prevenzione e del Piano Nazionale della Cronicità che promuovono interventi integrati di prevenzione e assistenza, orientati alla gestione attiva della cronicità.

Il Piano Nazionale della Cronicità ha posto particolare attenzione all’insufficienza respiratoria cronica (IRC), in considerazione della rilevanza epidemiologica, della gravità, dell’invalidità, del peso assistenziale ed economico, della difficoltà di diagnosi e di accesso alle cure. Il documento rappresenta pertanto il primo atto programmatorio specifico a livello nazionale sull’IRC che mira, tra l’altro, a mantenere il più possibile la persona malata al proprio domicilio, prevedendo la necessità di strutturare in maniera appropriata l’assistenza domiciliare, ponendo attenzione alle cure di fine vita e coinvolgendo, in ruoli diversi, operatori con diverse professionalità.

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influenza linee guida ministero

È stato pubblicato dal Ministero della Salute il nuovo documento contente le linee guida “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2019-2020”.

Il documento riporta in tabella le categorie dei soggetti “ad alto rischio di complicanze o ricoveri correlati all’influenza” per i quali è raccomandata e offerta attivamente e gratuitamente la vaccinazione.

Si tratta di:

  • Donne che all’inizio della stagione epidemica si trovano in gravidanza;
  • Soggetti dai 6 mesi ai 65 anni di età affetti da patologie che aumentano il rischio di complicanze da influenza:
    • a) malattie croniche a carco dell’apparato respiratorio;
    • malattie dell’apparato cardio-circolatorio;
    • diabete mellito e altre malattie metaboliche;
    • insufficienza renale/surrenale cronica;
    • malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie;
    • tumori;
    • malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV;
    • malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinali;
    • patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici;
    • patologie associate a un aumento rischio di aspirazione delle secrezioni respiratore;
    • epatopatie croniche.
  • Soggetti di età pari o superiore a 65 anni;
  • Bambini e adolescenti in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico, a rischio di Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale;
  • Individui di qualunque età ricoverati presso strutture per lungodegenti;
  • Familiari a contatti di soggetti ad alto rischio di complicante.

E’ parimenti, raccomandata la vaccinazione ai soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo e categorie di lavoratori quali:  medici e personale sanitario, forze di polizia, vigili del fuoco; o personale che per motivi di lavoro, è a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani, quali allevatori, addetti all’attività di allevamento, addetti al trasporto di animali vivi, macellatori e vaccinatori, veterinari pubblici e libero professionisti. Tra le altre categorie sono invece, indicati di donatori di sangue.

Il Ministero precisa, tuttavia, che non si tratta di un elenco esaustivo e che pertanto i sanitari “dovrebbero applicare il loro giudizio clinico per tenere conto del rischio di influenza che aggrava eventuali malattie di base che un paziente può avere, così come il rischio di gravi malattie derivanti dall’influenza stessa. Il vaccino antinfluenzale dovrebbe essere raccomandato, in questi casi, anche se l’individuo non appartiene ai gruppi di rischio clinici specificati”.

Il generale il vaccino antinfluenzale – chiarisce il Ministero –  è raccomandato per tutti i soggetti a partire dai 6 mesi di età che non hanno controindicazioni al vaccino.

Nei bambini di età inferiore ai 6 mesi il vaccino antinfluenzale non è sufficientemente immunogenico e pertanto, non conferisce una protezione sufficiente. Pertanto, l’immunizzazione con i vaccini influenzali attualmente disponibili non è autorizzata per l’uso o raccomandata per i bambini di età inferiore a 6 mesi.

L’inserimento dei bambini e adolescenti sani nelle categorie da immunizzare prioritariamente contro l’influenza stagionale è oggetto di discussione da parte della comunità scientifica internazionale.

Attualmente – fa sapere il Ministero – esistono sul territorio nazionale più Regioni che offrono gratuitamente, su richiesta, la vaccinazione ai bambini e adolescenti sani a partire dai 6 mesi di età.

Tuttavia, l’inserimento d questa nuova offerta vaccinale nel calendario nazionale sarà valutato nel corso del processo di aggiornamento del PNPV, che si completerà entro l’anno.

Per apportare elementi utili a questa valutazione l’ISS effettuerà, in collaborazione con le regioni interessate, una rilevazione dei comportamenti regionali in atto e una valutazione di fattibilità di questa vaccinazione.

Le raccomandazioni del Ministero

Il documento poi raccomanda con la massima evidenza “di migliorare la partecipazione alla sorveglianza virologica da parte dei MMG e PLS partecipanti alla sorveglianza epidemiologica di tutte le regioni.

In tal modo si potrà stimare l’impatto dell’influenza confermata e l’efficacia vaccinale sul campo dei vaccini antinfluenzali, nei soggetti di tutte le età non ospedalizzati”.

Si specificano anche gli obiettivi di copertura, per tutti i gruppi target:

il 75% come obiettivo minimo perseguibile

il 95% come obiettivo ottimale.

È quindi necessario, secondo il documento ministeriale, raggiungere gli obiettivi di copertura già stabiliti dalla pianificazione nazionale (Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale) e individuare tutte le modalità necessarie per il loro raggiungimento, soprattutto quelle utili per il raggiungimento dei gruppi a rischio.

Le regioni, per assicurare che la massima copertura vaccinale, attiveranno, con il coinvolgimento dei MMG e PLS, azioni di offerta attiva di provata efficacia nei confronti delle persone idonee alla vaccinazione.

In generale, è richiesto, lo svolgimento di iniziative volte a promuovere fortemente la vaccinazione antinfluenzale di tutti gli operatori sanitari, in tutte le occasioni possibili.

I benefici del vaccino tra tutti i gruppi raccomandati dovrebbero essere comunicati e la vaccinazione resa accessibile il più facilmente possibile.

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obblighi di vaccinazione

Esigenza di flessibilizzazione della normativa: è questa la parola chiave in materia di obblighi vaccinali in Italia

Il sottosegretario Bartolazzi, ha ribadito la necessità di “un elemento di flessibilizzazione della normativa sia irrinunciabile e denoti che la scelta legislativa a favore dello strumento dell’obbligo ovvero della raccomandazione, così come previsto dal DDL di iniziativa parlamentare, sia fortemente ancorata al contesto e possa essere oggetto di diversa valutazione al mutare di esso”

 Rispondendo ad una interrogazione parlamentare ha chiarito che “il Governo ha adottato tutte le iniziative di competenza in materia di prevenzione vaccinale, ivi incluse specifiche campagne di comunicazione, per accrescere la consapevolezza dell’utilità̀ delle vaccinazioni”. 

Dalle sue dichiarazioni riportate su molti giornali, tra cui Quotidiano Sanità e Panorama Sanità, emerge dunque, un dato: la necessità di flessibilizzazione della normativa italiana.

“Ritengo innanzitutto opportuno evidenziare  – ha dichiarato Bartolazzi – che i dati relativi alle coperture vaccinali, appena pubblicati dal Ministero della salute, rappresentano l’indicatore per eccellenza delle strategie vaccinali, poiché forniscono informazioni in merito alla loro reale attuazione sul territorio”.

“Tali dati – si badi bene – sono relativi a tutte le vaccinazioni contemplate dal Calendario vaccinale allegato al Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-2019, che, com’è noto, persegue quale obiettivo prioritario la tutela della salute di tutta la popolazione, inclusi i soggetti fragili. Essi, peraltro, saranno incrociati con quelli dell’Anagrafe nazionale – istituita finalmente da questo Governo – che, a regime, conterrà la registrazione di tutte le vaccinazioni effettuate anche nella popolazione adulta/anziana: ciò al fine di poter calcolare, in maniera puntuale, le coperture vaccinali non solo per i bambini e per gli adolescenti, come avviene adesso, ma anche per ulteriori coorti di popolazione”.

Gli obiettivi da perseguire in materia di prevenzione vaccinale

“È con il Piano, dunque, prima ancora che con la decretazione d’urgenza del 2017, che sono stati declinati gli obiettivi da perseguire in materia di prevenzione vaccinale, inclusi quelli di copertura vaccinale, nella consapevolezza che l’efficacia delle vaccinazioni può essere perseguita anzitutto mediante interventi formativi ed educativi mirati – in relazione ai quali è stato, infatti, definito e recentemente rinnovato anche un accordo tra il Ministero della salute e il MIUR. Inoltre, con specifico riferimento al morbillo, comunico che il nuovo Piano per la sua eliminazione, destinato ad applicarsi fino al 2023, sarà a breve condiviso con le regioni. Ancora: è stato ricostituito ed è operativo il Gruppo Tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni (NITAG), che, in conformità alle indicazioni fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, riunisce attorno allo stesso tavolo esperti, istituzioni e società scientifiche per mantenere vivo il dialogo e il confronto sulle vaccinazioni”.

Ha aggiunto, infine, che “non sussiste contraddizione tra l’obbligo vaccinale e lo strumento programmatorio per eccellenza in materia, basato sulla raccomandazione, in quanto il Piano Nazionale vigente e il decreto-legge n. 73 del 2017, come già detto, condividono il comune obiettivo di prevenzione, pur essendo il frutto di due approcci differenti”.

Di qui, l’affermazione della “bontà della soluzione che fonda il disegno di legge attualmente in discussione al Senato, che consente al decisore pubblico di riconsiderare la scelta effettuata a favore della raccomandazione ovvero dell’obbligo, confermando, da un lato, la bontà di uno strumento di programmazione condiviso con le regioni, qual è il Piano Nazionale, dall’altro lato, la possibilità di introdurre l’obbligo, quando, alla luce dei dati epidemiologici disponibili e delle conoscenze scientifiche, si ritenga di dover rafforzare la cogenza degli strumenti di profilassi vaccinale”.

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allattamento dal seno materno

Continua la campagna di sensibilizzazione del Ministero della Salute intitolata “E’ naturale”, promossa in vista della settimana mondiale dell’allattamento materno che si terrà dall’1 al 7 agosto

«La campagna – ha dichiarato lo stesso Ministero – ha come obiettivo quello di sensibilizzare le donne sull’importanza di tale pratica e sulla naturalezza del gesto, divulgando il messaggio che ogni donna deve sentirsi libera di allattare anche in pubblico o nei luoghi di lavoro, “sempre e ovunque”, come recita lo spot. “È naturale!”, infatti, è lo slogan della campagna». 

L’organizzazione mondiale della sanità da tempo, raccomanda l’allattamento al seno in maniera esclusiva fino al compimento del 6° mese di vita.

E’ importante inoltre che il latte materno rimanga la scelta prioritaria anche dopo l’introduzione di alimenti complementari, fino ai due anni di vita ed oltre, e comunque finché mamma e bambino lo desiderino.

La raccomandazione del programma “Ospedali amici dei bambini” (Baby friendly hospital initiative – BFHI), dell’Oms-Unicef considera fondamentale che le mamme siano informate sugli aspetti positivi connessi all’allattamento materno che:

  • rafforza e consolida il legame del neonato con la mamma (bonding)
  • fornisce al neonato un’alimentazione completa (benefici nutrizionali)
  • protegge il neonato dalle infezioni, anche grazie al ruolo svolto dal colostro
  • porta comprovati benefici alla salute della mamma

Si conta tuttavia, che soltanto per 4 bimbi su 10 il latte materno sia l’unico alimento nei primi sei mesi di vita ed invece, estenderlo a tutti potrebbe salvare più di 820.000 vite ogni anno, e comportare risparmi per 340 miliardi di dollari annui.

Questi sono i dati stimati da uno studio condotto in circa 100 paesi, all’interno della iniziativa così denominata Alive & Thrive, proprio in occasione della settimana dell’allattamento al seno, promossa dall’Oms.

L’allattamento al seno – si legge ancora nel sito del Ministero della Salute – può essere considerato il proseguimento naturale della gravidanza durante la quale la madre ha protetto e nutrito il suo bambino.

Attualmente in Italia sono a disposizione strumenti di intervento per il monitoraggio, la formazione e la promozione di buone pratiche, grazie all’istituzione del Comitato nazionale multisettoriale per l’allattamento materno e la promulgazione di Linee di indirizzo specifiche.

A tale proposito con Decreto direttoriale del 18 maggio 2017 è stato rinnovato il Tavolo tecnico operativo interdisciplinare per la promozione dell’allattamento al seno (TAS), finalizzato a favorire la protezione, promozione e sostegno dell’allattamento al seno e a diffondere, presso la popolazione, la consapevolezza dell’importanza dell’allattamento materno come norma naturale, di valore culturale e sociale.

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protesi mammarie

Le raccomandazioni del Ministero della Salute per pazienti e operatori sanitari in relazione all’impianto di protesi mammarie lisce e micro/macrotesturizzata o ricoperte in poliuretano

In data 24 luglio 2019 la ditta Allergan Limited ha annunciato il ritiro dal mercato mondiale degli espansori tissutali e delle protesi mammarie a superficie macrotesturizzata tipo “BIOCELL”. Ne da notizia sul proprio portale il Ministero della Salute che sottolinea come la decisione segua il ritiro già avvenuto su tutto il territorio Europeo a dicembre 2018,  in Canada a maggio 2019 e nei giorni scorsi anche su richiesta dell’ FDA.

L’organismo notificato GMED – si legge in una nota del dicastero –  non ha rinnovato il marchio CE precedentemente rilasciato per gli espansori tissutali e le protesi mammarie a superficie testurizzata (Microcell e Biocell).  Pertanto già da dicembre 2018 nessuno di questi prodotti può essere commercializzato sul territorio europeo. Restano invece disponibili gli impianti mammari a superficie liscia.

Con l’occasione,  il Ministero ribadisce l’importanza, per i pazienti impiantati con qualsiasi tipo di protesi mammarie (sia a superficie liscia, che micro/macrotesturizzata o ricoperta in poliuretano) e fabbricata da qualsiasi ditta produttrice,  di effettuare i regolari controlli clinici di follow-up indicati dal proprio chirurgo e indicati con cadenza modulabile in base alla valutazione clinica del singolo soggetto.

Da Lungotevere Ripa sottolineano poi l’importanza per tutti gli operatori sanitari di procedere con approfondimenti diagnostici in presenza di sintomatologia sospetta per Linfoma Anaplastico a Grandi Cellule, come indicato nel Percorso Diagnostico Terapeutico  Assistenziale (PDTA). Inoltre, in presenza di casi clinici confermati per Linfoma Anaplastico a Grandi Cellule, si raccomanda di indirizzare i pazienti nei centri di riferimento individuati sul territorio italiano.

Infine il Ministero ricorda l’obbligo da parte degli operatori sanitari di somministrare ai pazienti che acconsentono di sottoposi all’intervento di impianto di una protesi mammaria, sia per ragioni estetiche che ricostruttive, il consenso informato, redatto dal tavolo di lavoro istituito presso il ministero della Salute.

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riduzione liste di attesa

Inviato alla Conferenza Stato Regioni il decreto di riparto dei 400 milioni previsti dalla legge di Bilancio 2019 per la riduzione delle liste di attesa

Il Ministero della Salute ha inviato oggi alla Conferenza Stato-Regioni il decreto di riparto dei 400 milioni di euro, stanziati dalla legge di Bilancio 2019 (350 milioni) e dal Dl 119/2018 (50 milioni), finalizzati alla riduzione delle liste di attesa per l’erogazione delle prestazioni sanitarie.

Le risorse per il potenziamento dell’infrastrutturazione tecnologica e digitale dei Cup (previste dall’articolo 1, commi 510 e 511 della legge del 30 dicembre 2018, n. 145, e dall’articolo 23-quater del decreto legge 119/2018, convertito con modificazioni dalla legge 136/2018) saranno ripartite per il triennio di riferimento (150 milioni per l’anno 2019, 150 milioni per l’anno 2020 e 100 milioni per l’anno 2021).

I criteri per assicurare a tutte le Regioni un’equa ripartizione delle risorse sono stati elaborati dal tavolo di lavoro composto da rappresentanti della Salute, del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Coordinamento tecnico della commissione salute delle Regioni e Province autonome. Accanto ai criteri di riparto, il tavolo ha elaborato anche indicatori e relative soglie al cui raggiungimento i fondi saranno effettivamente erogati.

La verifica della percentuale di realizzazione degli obiettivi di digitalizzazione dei sistemi regionali di prenotazione per l’accesso alle strutture sanitarie ai fini dell’erogazione delle risorse spetta all’istituendo Osservatorio nazionale sulle liste d’attesa, che opererà presso il Ministero della Salute.

Nel decreto si specifica, infine, che la mancata realizzazione degli obiettivi determina l’obbligo di restituzione dell’acconto allo Stato che può procedere al relativo recupero anche a carico delle somme a qualsiasi titolo spettanti negli esercizi successivi.

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epatite colestatica

Il Gruppo interdisciplinare costituito dal Ministero della Salute ha concluso che i casi di epatite colestatica sarebbero verosimilmente da ricondurre, tra l’altro, a particolari condizioni di suscettibilità individuale o anche alla concomitante assunzione di farmaci

A seguito delle indagini condotte sui casi di epatite colestatica segnalati dopo l’assunzione di integratori alimentari contenenti estratti e preparati di Curcuma longa, e, in un caso, dopo il consumo di Curcuma in polvere, il gruppo interdisciplinare di esperti appositamente costituito  ha concluso che, ad oggi, le cause sono verosimilmente da ricondurre a particolari condizioni di suscettibilità individuale, di alterazioni preesistenti, anche latenti, della funzione epato-biliare o anche alla concomitante assunzione di farmaci.

Gli eventi segnalati – si legge in una nota del Ministero della Salute – hanno coinvolto preparati ed estratti di curcuma diversi tra di loro e si sono verificati dopo l’assunzione di dosi molto variabili di curcumina, anche se nella maggior parte dei casi il titolo di tale sostanza era elevato e spesso associato ad altri ingredienti volti ad aumentarne l’assorbimento.

Le analisi effettuate sui campioni dei prodotti correlati ai casi di epatite hanno escluso la presenza di contaminanti o di sostanze volontariamente aggiunte quali possibili cause del danno epatico.

Dall’esame dei dati della letteratura scientifica e dalle informazioni fornite dagli altri Stati membri, sono emerse segnalazioni di casi di epatiti acute ad impronta colestatica correlati all’uso di estratti di curcuma anche in altri Paesi.

Pertanto, alla luce di tali conclusioni, si è deciso di adottare una specifica avvertenza per l’etichettatura degli integratori in questione, volta a sconsigliarne l’uso a soggetti con alterazioni della funzione epato-biliare o con calcolosi delle vie biliari e, in caso di concomitante assunzione di farmaci, ad invitare comunque a sentire il parere del medico.

Per la curcuma in polvere, considerando la storia e le dimensioni del consumo come alimento, non sono emersi elementi per particolari raccomandazioni.

La situazione continuerà ad essere seguita con attenzione in relazione all’emergere di eventuali nuovi elementi o dati scientifici da considerare al fine di tutelare la sicurezza dei consumatori.

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carenza di medicinali

La titolare del dicastero della Salute chiama a raccolta Istituzioni e attori coinvolti nella produzione e distribuzione di medicinali per “creare finalmente una strategia strutturale in grado di superare un problema non più tollerabile”

Per superare il problema ciclico della carenza dei medicinali, il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha convocato per il 2 luglio al ministero della Salute un tavolo con le istituzioni e gli attori coinvolti nella produzione e distribuzione dei medicinali. Nello specifico parteciperanno all’incontro, oltre ai rappresentanti del Ministero, esponenti di Aifa, Agenas, Regioni, Farmindustria, Assogenerici, Federfarma, distributori-grossisti.

“È necessario – dichiara il ministro – creare finalmente una strategia strutturale in grado di superare un problema non più tollerabile. La periodica carenza di farmaci è una piaga che spesso mette a rischio la salute dei pazienti. Chi ha bisogno di terapie non può vivere nell’angoscia di non avere a disposizione i medicinali per curarsi”.  

“Per questo va fatto un lavoro integrato tra chi produce, chi distribuisce e i farmacisti già nel Decreto Calabria, all’articolo 13, abbiamo previsto importanti norme su cui ho ricevuto il pieno sostegno da parte delle associazioni dei pazienti e dei rappresentanti delle aziende del settore. Sono certa – conclude la titolare del dicastero di Lungotevere Ripa – che con il contributo di tutti potremo superare le criticità e garantire il diritto alla continuità terapeutica a ogni paziente. Adesso si tratta di passare dalle parole ai fatti”.

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carenza di medici

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Chiude per carenza di medici il punto nascite dell’ospedale di Termoli. Il provvedimento è stato firmato dal commissario alla Sanità per il Molise, Angelo Giustini, dopo un incontro in Comune con oltre 30 amministratori locali. Il 30 giugno saranno possibili gli ultimi ricoveri di donne in gravidanza; dal primo al 7 luglio posto per gli ultimi nati. Poi le pazienti dovranno decidere a quale ospedale rivolgersi.

All’origine del provvedimento c’è la carenza di medici, conseguente ai pensionamenti e al blocco del turn over determinato dal Piano di rientro dal deficit sanitario. Restano invece a Termoli il reparto di Pediatria, per prestazioni sanitarie e ricoveri, e la divisione di Ginecologia con l’ambulatorio.

L’ospedale più vicino è a Vasto, in provincia di Chieti, cioè a oltre 30 chilometri di distanza.

“Sposteremo l’attenzione dai tavoli molisani a quelli romani – ha detto il sindaco di Termoli Francesco Roberti -. Siamo pronti a formulare le dimissioni di tutti gli 80 sindaci del Basso Molise. Per il ministro Grillo e il Mef il Molise non esiste, tranne quando ci chiedono di dare l’acqua alla Campania, di prenderci i rifiuti di Napoli, di accogliere i migranti, di superare gap energetici, abbiamo accettato turbogas e parchi eolici. Noi ci apriamo e siamo pronti. Invece quando chiediamo qualcosa non siamo ascoltati. Siamo pronti a formulare ad andare dal presidente della Repubblica Mattarella che ci dovrà garantire che non esistono cittadini di serie A e di serie B”.

Il Ministero della Salute, attraverso una nota, fa sapere  “che il parere espresso dal Comitato percorso nascita nazionale è scaturito dalla disamina dei dati relativi agli standard di sicurezza previsti dall’accordo Stato Regioni 16.12.2010, oltre che dalla tendenziale diminuzione dei volumi di attività riscontrati a partire dal 2010”.

Secondo il dicastero  il punto nascita di Termoli, “oltre ad alcuni disallineamenti rispetto agli standard richiesti non ha alcuna condizione di disagio orografico attestato dalla bassa fidelizzazione delle donne dei comuni del suo bacino di utenza che da anni scelgono di partorire in altri punti nascita, anche fuori Regione, e più distanti da Termoli”.

“Per quanto riguarda la carenza dei medici in Molise, e non solo – fanno infine sapere da Lungotevere Ripa –  si sta provvedendo con interventi resi possibili dalle norme contenute nel decreto Calabria sia in prospettiva di lungo termine attraverso assunzioni oggi rese possibili, ma anche nell’immediato grazie alla possibilità di conferire incarichi a tempo determinato a medici specializzandi dell’ultimo e penultimo anno”.

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