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Ministro Giulia Grillo

comparto della sanità privata

Il Ministro della Salute assicura il proprio sostegno ai lavoratori del comparto della sanità privata per il rinnovo contrattuale, fermo da 12 anni

Giovedì scorso una nutrita delegazione di rappresentanti dei lavoratori del comparto della sanità privata è stata ricevuta al ministero della Salute. I lavoratori hanno manifestato davanti alla sede di Lungotevere Ripa per chiedere il rinnovo del contratto nazionale, fermo da ormai 12 anni.

“Voglio dire agli operatori della sanità privata – ha affermato il ministro della Salute, Giulia Grillo – che non sono figli di un dio minore, che assicuro loro un mio personale impegno per sostenerli nella battaglia per il rinnovo contrattuale, così come voglio portare avanti il rinnovo del CCNL dei medici della dirigenza del Ssn, fermo da 10 anni. Finora i governi che ci hanno preceduto hanno totalmente trascurato i diritti dei lavoratori della sanità pubblica così come quella privata, sordi alle giuste rivendicazioni salariali e contrattuali”.

“Il ministero della Salute non ha un ruolo diretto nel rinnovo dei contratti nazionali, ma come ministro ho il dovere di ascoltare e portare avanti le ragioni di chi lavora ogni giorno per assicurare le cure ai cittadini. Così come non può esistere una sanità di serie A e una sanità di serie B, allo stesso modo non devono più esistere lavoratori di serie A e lavoratori di serie B”.

“Pertanto – ha spiegato Grillo – mi impegno a sensibilizzare gli organi competenti, innanzitutto il ministero della Funzione Pubblica, il Mef e le associazioni datoriali, per il rinnovo di tutti i contratti del settore salute, valorizzando il ruolo di chi ogni giorno tiene in piedi i servizi sanitari, garantendo qualità e sicurezza delle cure”.

“In questi mesi ho assicurato il mio sostegno ai lavoratori su molti fronti, ma ora è tempo di riavviare il confronto sui contratti.

“Nel decreto Calabria – ha aggiunto il ministro – ho inserito una norma che permette la stabilizzazione dei lavoratori precari del Servizio sanitario nazionale e il superamento del blocco del turn-over che da 10 anni limitava fortemente le assunzioni nella sanità, aprendo la possibilità di assumere anche alle Regioni in piano di rientro. Ho aumentato le borse per i medici specialisti, aperto un tavolo sulla formazione e rilanciato il tema delle liste d’attesa con un nuovo Piano nazionale. In questi giorni 2,4 mld di euro stanno rientrando nelle casse regionali grazie all’accordo sul PAY BACK con l’industria farmaceutica”.

“Non mi fermo qui – ha concluso la titolare del dicastero – il lavoro per un vero cambiamento positivo nella sanità italiana deve andare avanti”.

 

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aggressioni contro i medici

Il Ministro della salute interverrà al Comitato Centrale della Federazione. Anelli: serve un percorso condiviso per fermare le aggressioni contro i medici

Il Ministro della Salute Giulia Grillo interverrà il prossimo 13 giugno al Comitato Centrale della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Lo ha annunciato il presidente della stessa FNOMCeO, Filippo Anelli,  all’indomani dell’ennesima aggressione ai danni di due dottoresse dell’Ospedale San Giovanni di Roma. “Ringraziamo il Ministro per la sensibilità dimostrata e per aver tenuto fede all’impegno assunto dopo la sparatoria avvenuta venerdì scorso all’ospedale di Napoli. Ormai – prosegue il vertice della Federazione –  le aggressioni contro i medici e gli operatori si susseguono al ritmo di un vero e proprio bollettino di guerra”. Inoltre, “costituiscono un’emergenza di sanità pubblica, in quanto mettono in pericolo non solo la vita dei professionisti, ma anche quella dei pazienti, che rischiano di non essere assistiti nella maniera migliore”.

Anelli ha quindi ringraziato le due colleghe vittime della violenza. Queste, seppur tenute sotto scacco dal loro aggressore, non avrebbero esitato a soccorrere un altro paziente che si trovava in pericolo di vita.

“È profondamente ingiusto, ed eticamente inaccettabile, che un medico si trovi costretto a rischiare la vita per poter portare a termine la sua missione di salvare quella di un suo assistito”.

“Il ministro Grillo  – aggiunge ancora il presidente  – venerdì ha promesso che non lascerà soli i medici. La aspettiamo quindi il 13 giugno qui nella nostra sede, che dei medici tutti è la casa, per trovare tutti insieme una strategia d’azione su più livelli. Auspichiamo che questo non sia che l’inizio di un percorso condiviso anche con le altre Professioni sanitarie e sociali, che ci veda tutti insieme a un Tavolo permanente per dire finalmente ‘basta’ a questa forma di violenza, tanto più inutile e vigliacca perché si ritorce contro gli assistiti, i fragili, mettendo a rischio l’intero sistema delle cure. È per questo – conclude – che non ci stancheremo mai di ripetere che, come ammoniva una nostra campagna di comunicazione, chi aggredisce un medico aggredisce sé stesso”.

 

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istituto superiore di sanità

Il Ministro Giulia Grillo: avanti con la nuova governance dell’Istituto Superiore di Sanità. Andrea Piccioli nuovo direttore generale

Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha oggi inviato alla presidenza del Consiglio la proposta di nomina del presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. Contestualmente ha inviato agli organi di controllo il decreto di nomina per l’incarico di direttore generale dell’Iss.

“Sono veramente – ha dichiarato la titolare del dicastero – felice di poter trasmettere al presidente Conte la mia proposta di nomina per la presidenza dell’Iss. Ho scelto di dare continuità al lavoro avviato a gennaio dal professore Silvio Brusaferro, in qualità di commissario dell’Istituto. La sua lunga esperienza nella sanità pubblica di questo Paese e l’altissimo valore della sua competenza scientifica saranno garanzia di efficacia, efficienza e assoluta indipendenza per il governo del nostro più importante organo scientifico”.

“Il nuovo direttore generale dell’Istituto sarà Andrea Piccioli, medico specialista in ortopedia e traumatologia, già capo degli ispettori del ministero della Salute”.

“A Brusaferro e a Piccioli – prosegue Grillo – il mio più affettuoso e sincero augurio perché possano inaugurare una nuova stagione di protagonismo dell’Istituto Superiore di Sanità, vanto e fiore all’occhiello per il nostro Paese. A entrambi vanno l’onere e l’onore di guidare questa fondamentale risorsa del Paese in una direzione di successo nazionale e internazionale. La nuova governance comincia oggi nel segno del merito, della competenza e dell’autorevolezza scientifica, e io sono fiera di poter dire ai cittadini che abbiamo scelto il meglio” conclude il ministro.

Silvio Brusaferro, nato a Udine nel 1960, è stato nominato il 2 gennaio scorso commissario per l’esercizio delle funzioni di presidente dell’Iss, a seguito delle dimissioni di Walter Ricciardi.

Professore Ordinario di Igiene e Medicina Preventiva e Direttore del Dipartimento Area Medica dell’Università degli Studi di Udine, Brusaferro è stato direttore SOC accreditamento, gestione del rischio clinico e valutazione delle performance dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Udine. Da commissario ha assicurato l’operatività dell’Istituto Superiore di Sanità.

Andrea Piccioli, 58 anni, romano, a capo degli ispettori ministeriali e uomo di punta della Programmazione Sanitaria. Ha diretto l’ufficio competente per la clinical governance, la qualità, il rischio clinico, e la programmazione ospedaliera. Ha condotto i lavori per la definizione del Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa (PNGLA 2019-2021) varato nel febbraio scorso, così come il dossier sulle Linee di indirizzo sul Sovraffollamento, OBI e Triage in Pronto Soccorso e sull’allestimento e sulla composizione degli equipaggi dei Mezzi di Soccorso Avanzati. Dal 2016 nel comitato scientifico dell’Iss.

 

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sicurezza

Si è svolto ad Avellino un confronto tra presidenti degli Omceo e rappresentanti dell’Esecutivo sul tema della sicurezza degli operatori sanitari alla luce dei fatti accaduto all’ospedale Pellegrini di Napoli

“Con il ministro Giulia Grillo abbiamo affrontato in maniera serena e proficua il tema della sicurezza di quanti lavorano per garantire assistenza ai cittadini, un incontro scevro da qualsiasi demagogia grazie al quale l’intera classe medica ha sentito la presenza dello stato dopo i fatti accaduti all’ospedale Pellegrini”. Così il presidente dell’Ordine dei medici di Napoli, Silvestro commenta l’incontro svoltosi ieri ad Avellino con la delegazione di governo e in particolare con il Ministro della Salute Giulia Grillo. All’appuntamento erano presenti i presidenti di tutti gli ordini provinciali: Giovanni D’Angelo (Salerno), Maria Erminia Bottiglieri (Caserta), Francesco Sellitto (Avellino), Giovanni Pietro Ianniello, (Benevento). oltre allo stesso Scotti.

Al confronto ha partecipato, per volontà della titolare del dicastero di Lungotevere Ripa, anche il sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia. “Un segnale importante – sottolineano i rappresentanti degli
OMCeO –  perché quello che sta accadendo a Napoli è un problema di sicurezza”.

Tre, in modo particolare, sono state le richieste poste all’attenzione del ministro Grillo.

In primo luogo,  cominciare a considerare l’ideazione di leggi ad hoc mirate alla protezione del territorio e di “obiettivi sensibili” come i presidi ospedalieri. Numero due, accelerare sul provvedimento che determini l’aggravante di pena e la procedibilità di ufficio in ordine ad
aggressioni nei confronti dei medici e di tutti gli operatori impegnati nel prestare assistenza. Infine, maggiore presenza, e maggiore visibilità, delle forze dell’ordine nelle aree che accolgono
presidi ospedalieri o sanitari a rischio.

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Salerno ha poi messo in luce l’esigenza di rafforzare le dotazioni organiche dei pronto soccorso, visto che la carenza di personale è spesso ragione di attese che generano tensioni, aumentando la possibilità che si verifichino attivi di violenza.

I punti espressi dai medici hanno trovato il favore del Ministro Grillo che ha coinvolto nella responsabilità di risposta ai medici il sottosegretario agli Interni.

Sibilia ha annunciato la creazione a Napoli di una maxiquestura (540 uomini) come di una direttiva che attivi un aumento della presenza e dei controlli delle forze dell’ordine rispetto ai presidi sanitari ospedalieri e territoriali.

Il ministro Giulia Grillo ha suggerito inoltre la possibilità che siano proprio gli Ordini dei Medici (quali
organi sussidiari dello Stato) a segnalare ai Ministeri su quali presidi e luoghi di assistenza occorrerà concentrare l’attenzione in fatto di sicurezza.

“In questo senso – dice Silvestro Scotti – gli Ordini saranno le sentinelle sul territorio, capaci di coordinarsi con chi ha il compito di garantire la sicurezza pubblica. Continuerò a sostenere che chi attacca un ospedale dovrebbe essere considerato un terrorista e come tale dovrebbe essere trattato”. Sarà proprio il presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli a confrontarsi con il ministero della Salute in una serie di appuntamenti programmati all’indomani delle ormai prossime elezioni europee, per portare a soluzione gli impegni presi tra le parti.

 

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protesi mammarie testurizzate

Il Ministero della Salute recepisce il parere richiesto al Consiglio Superiore di Sanità dopo il primo caso italiano di decesso per Linfoma anaplastico a grandi cellule in paziente impiantata con protesi mammarie testurizzate

Alla luce del parere fornito dal Consiglio superiore di sanità, “non si ravvedono motivazioni sufficienti per raccomandare il ritiro dalla disponibilità commerciale delle protesi testurizzate”. Lo fa sapere il Ministero della Salute aggiungendo che, pertanto, “ non si pone indicazione alla rimozione della protesi liscia o testurizzata in assenza di sospetto clinico di BIA-ALCL”. Il CSS era stato interpellato dal dicastero di Lungotevere Ripa dopo il ritiro delle protesi mammarie testurizzate da parte dell’Autorità francese, nonché di un primo caso italiano di decesso per Linfoma anaplastico a grandi cellule.

“Ringrazio – precisa il Ministro Giulia Grillo – tutti i membri del CSS e coloro che sono stati auditi dal gruppo di lavoro appositamente istituito, per aver messo a disposizione del Ministero un parere tecnico scientifico indipendente che affronta la questione delle protesi testurizzate e della correlazione con l’insorgenza del linfoma anaplastico a grandi cellule, dando un fondamentale supporto agli operatori della salute, alle società scientifiche, alle Regioni e agli organismi deputati alla vigilanza su questa delicata materia”.

Il Ministero conferma poi l’importanza di effettuare regolari controlli e raccomanda ai medici l’importanza della diagnosi precoce per garantire la salute dei pazienti impiantati.

Occorre infatti implementare una più efficace rete di informazione, prevenzione e controllo affinché i pazienti siano informati sugli aspetti che riguardano l’impianto delle protesi mammarie testurizzate. In proposito – sottolinea una nota  – occorre sottolineare lo sforzo del ministero per mettere a disposizione degli operati il registro nazionale di patologia.

“Si ricorda l’obbligo che il medico chirurgo ha di informare i pazienti o soggetti candidati a un impianto con protesi mammarie, per ragioni estetiche o ricostruttive, di tutti i benefici e potenziali rischi connessi all’utilizzo di tali dispositivi. Si ribadisce, inoltre, la necessità di informare i pazienti ed i soggetti del rapporto rischio-beneficio derivante da tale protesi.  Si conferma l’importanza di effettuare regolari controlli e raccomanda ancora una volta ai medici l’importanza della diagnosi precoce per garantire la salute dei pazienti impiantati”.

Tra le raccomandazioni del Consiglio, infine, figura anche l’individuazione dei centri di riferimenti di secondo livello – quelli che vengono interpellati in caso di necessità di una seconda opinione – che potranno offrire ai pazienti e agli operati dei vari territori tutto il supporto necessario.

 

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scuole di specializzazione

Il Ministro della Salute annuncia l’incremento di 1200 borse per le scuole di specializzazione di area sanitaria

“Via libera a 8.000 borse di specializzazione per i medici per l’anno accademico 2018/19. La mia battaglia ha portato ben 1.800 posti in più, un numero mai raggiunto prima. Avanti così per il futuro del nostro Servizio sanitario nazionale”. Così su twitter il Ministro della Salute Giulia Grillo annuncia il via libera da parte del Ministero dell’Economia dell’aumento  del 30% rispetto al precedente anno dei posti disponibili per le scuole di specializzazione di area medica. Un incremento in linea con quanto annunciato nelle scorse settimane dal titolare del Miur, Marco Bussetti.

La richiesta per un aumento delle borse di specializzazione è stata ripetutamente ribadita dai sindacati medici. Anche  la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri ha più volte ribadito che “i medici ci sono, ma mancano gli specialisti”.

“Riconosciamo al Ministro Grillo il merito di aver preso in considerazione le nostre istanze” commenta il presidente Fnomceo Filippo Anelli.

“Ora si dia attuazione alla norma dell’ultima finanziaria e si assumano gli specializzandi dell’ultimo anno, liberando così altre 5000 borse che possono aggiungersi a quelle individuate dal Ministro, dando cosi una prima risposta agli oltre 10000 laureati in medicina ancora fermi nell’imbuto formativo”.

“Finalmente – prosegue il vertice della Federazione – si è compreso che non mancano, anzi sono in sovrannumero, i medici laureati: a mancare sono gli specialisti. Questo risultato importante per il nostro Servizio Sanitario Nazionale, raggiunto grazie al Ministro Grillo, inverte una tendenza e avvia a soluzione il problema della carenza degli specialisti”.

“Tuttavia – sottolinea ancora Anelli – il percorso per risolvere il problema della carenza di specialisti, che crea forte disagio e allunga le liste di attesa, necessita di un ulteriore sforzo. Perciò chiediamo di assumere all’interno degli ospedali gli specializzandi dell’ultimo anno, misura peraltro largamente condivisa da tutto il mondo medico e dai Sindacati di categoria, e di porre fine all’emorragia di borse che, abbandonate a metà del percorso, vanno attualmente sprecate”.

 

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edilizia sanitaria

Il ministero della Salute, dopo aver effettuato una completa ricognizione e un’analisi sullo stato del patrimonio di edilizia sanitaria, ha evidenziato un fabbisogno complessivo pari a 32 miliardi di euro

“Da oggi parte il Piano Marshall per l’edilizia sanitaria che ho annunciato appena sono diventata ministro”. Così il Ministro della Salute, Giulia Grillo, sul via libera della Conferenza delle Regioni all’intesa per il rifinanziamento dei 4 miliardi del Fondo per l’edilizia sanitaria e il rinnovamento tecnologico previsti dalla legge di bilancio 2019. Grillo ha sottolineato come si apra “una nuova stagione di concretezza e di efficacia per sostenere il Servizio sanitario nazionale”.

Le risorse ripartite alle Regioni potranno essere utilizzate per la sottoscrizione di Accordi di Programma. Ciò secondo le modalità e le procedure per l’attivazione dei programmi di investimento in sanità definite dagli Accordi tra Governo e Regioni.

“A meno di un anno dal mio insediamento – afferma  la titolare del dicastero della Salute – ho messo a disposizione i primi 5 miliardi per dare ospedali nuovi e le migliori tecnologie sanitarie al Paese”.

“Nella quota sono destinati 60 milioni per la realizzazione di 6 centri di eccellenza in grado di sviluppare attività di ricerca, produzione e trattamento con terapia genica Car-T. A differenza dei tanti che mi hanno preceduto parlo di quello che ho fatto e non di quello che farò. L’obiettivo è, nell’arco della legislatura, ammodernare tutto il patrimonio sanitario del Paese e vi racconterò giorno dopo giorno quello che stiamo realizzando, lavorando per dare servizi migliori e una buona sanità a tutti i cittadini di tutto il Paese. Nessuno deve più rimanere indietro”.

Il ministero della Salute dopo aver effettuato, su mandato del ministro, una completa ricognizione e un’analisi sullo stato del patrimonio di edilizia sanitaria, di concerto con le Regioni, ha evidenziato un fabbisogno complessivo per interventi sul patrimonio edilizio da realizzare sull’intero territorio nazionale che ammonta a 32 miliardi di euro, di cui circa 12 miliardi di euro per le strutture che si trovano in zone a maggior rischio sismico. Tra le varie competenze del ministero della Salute – si legge in una nota – rientra infatti la programmazione e il finanziamento degli interventi sul patrimonio immobiliare e tecnologico delle strutture del Servizio sanitario nazionale.

 

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salvaguardia del ssn

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“Limitare l’invadenza delle autonomie differenziate, un Robin Hood alla rovescia che vuole finanziare la sanità dei ricchi con i soldi di quella dei poveri, sulla cui costituzionalità anche il Ministro delle Finanze ha espresso più di un dubbio, è cosa buona e giusta”. Così il segretario generale dell’Anaao Assomed, Carlo Palermo, commenta una recente intervista rilasciata a “Il Messaggero” dalla Ministra della Salute Giulia Grillo che – sottolinea il rappresentante sindacale –  “si segnala per la perentorietà delle affermazioni a salvaguardia del SSN, “la più grande opera infrastrutturale del nostro Paese”, fino al categorico “non lo smantellerò”, che l’Anaao Assomed apprezza assicurando ampio sostegno”.

Il solo gioco di difesa, però – evidenzia Palermo – non è più sufficiente”. Per rilanciare il SSN, infatti, “occorre contrastare gli altri elementi della tempesta perfetta in corso”.

“A cominciare dalla crisi, non solo numerica, di quel personale il cui sacrificio economico è stato il fattore decisivo per la tenuta dei conti pubblici in questi anni assicurando miliardi di risparmio sul costo del lavoro. Il nuovo vestito di arlecchino che le Regioni stanno confezionando nel tentativo affannoso, ma non privo di lucidità, di raccattare specialisti per servizi sanitari che hanno contribuito a desertificare, nasce da creative politiche del personale con le quali esercitano l’autonomia voluta senza nemmeno passare per il Parlamento. Pur di continuare a fare cassetta, cercano lavoro da pagare al massimo ribasso, eludendo gli obblighi contributivi e perseguendo un progetto di impoverimento professionale della sanità pubblica, e del suo capitale umano, che oggi vale quanto le azioni della Lehman Brothers dopo il 15 settembre 2008. Ormai il lavoro medico è sbriciolato al punto che non esistono più parole per definirlo: a gettone, in affitto, a partita iva, in pensione, senza specializzazione ma con formazione nazionale o fatta in casa, esternalizzato, atipico e precario comunque. L’attacco allo stato giuridico mira al wash out della Dirigenza medica e sanitaria ed al trasferimento delle sue competenze professionali, malgrado l’essere in prima linea a fare fronte con risorse in calo ad una domanda di salute crescente e complessa, esposta alla delegittimazione sociale ed a rischi incrementali, anche di aggressione fisica, con stipendi inchiodati al 2010 grazie al blocco decennale dei contratti di lavoro ed allo scippo continuo delle risorse accessorie”.

“Sullo sfondo, un’abile strategia di marketing spinge la resistibile ascesa dei fondi sanitari e delle mutue aziendali, cui una improvvida manina ha anche concesso i benefici fiscali del terzo settore, a spese ancora una volta della fiscalità generale. L’offerta di prestazioni prevalentemente sostitutive, spesso inappropriate, spinge al consumismo sanitario e all’incremento della spesa sia privata che pubblica. Mentre il SSN è in apprensione per la sorte dell’incremento promesso dalla Legge di Bilancio 2019 per il biennio 2020-21, comunque lontano da quanto previsto dal Contratto di Governo che, però, per la sanità rischia di diventare carta straccia”.

“Salvaguardare il SSN significa ricordare che non è un pozzo senza fondo, ma un investimento con il migliore rapporto in Europa tra costi e risultati, esiti clinici eccellenti in malattie a forte impatto sociale, come quelle cardiovascolari o neoplastiche, con un valore economico, considerando i settori produttivi collegati, pari a circa l’11% del PIL che fornisce lavoro ad oltre 2 milioni di cittadini”.

“La Ministra – conclude Palermo – per l’impegno profuso, non può adattarsi al ruolo di fuggevole comparsa ma essere protagonista della sanità italiana nel rilanciare il Ssn, assicurando i finanziamenti indispensabili e fornendo risposte concrete alla svalutazione del lavoro, che ne è valore fondante, e una riforma nazionale della formazione post lauream che anticipi la età di ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e valorizzi le capacità formative degli ospedali. Il tempo degli annunci è scaduto”.

 

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migranti

Presentato a Roma il Rapporto sulla salute dei rifugiati e dei migranti nella Regione Europea dell’OMS. Grillo: attenzione cruciale alla prevenzione

I rifugiati e i migranti possono essere più vulnerabili sia nei luoghi di origine, sia di transito che di destinazione. Ciò a causa, ad esempio, dell’alta prevalenza di malattie infettive in alcuni Paesi di partenza o dei problemi nell’accesso ai servizi sanitari nei Paesi di transito e destinazione. Ma risulta anche che vi è un rischio molto basso di trasmissione di queste malattie alla popolazione dei Paesi ospitanti.

E’ quanto emerge dal Rapporto sulla salute dei rifugiati e dei migranti nella Regione Europea dell’OMS, presentato oggi a Roma presso la sede del Ministero della Salute. In base al documento, la maggior parte di coloro che giungono nei Paesi europei è sostanzialmente in buona salute. Confermata, dunque, l’ipotesi del “migrante sano”, legata alle buone condizioni di tali individui alla partenza.

“La migrazione –si legge in una nota –  è uno dei fenomeni che definiscono maggiormente i nostri tempi. Questo è particolarmente evidente per i 53 paesi della Regione Europea dell’OMS, che accolgono complessivamente circa 90 milioni di migranti internazionali (circa il 10% della popolazione generale e il 35% della popolazione migrante globale), fra i quali meno del 7,4% sono rifugiati”.

Alla presentazione del Rapporto ha partecipato anche la titolare del dicastero di Lungotevere Ripa, Giulia Grillo.

Il Ministro ha ricordato che il nostro Servizio Sanitario Nazionale “tutela la salute quale diritto di tutti gli individui e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti secondo il principio di universalità e di uguaglianza.

Grillo ha poi sottolineato che “la nuova sfida per il nostro Servizio sanitario è spostare il focus dalle tradizionali criticità, come le malattie infettive e le emergenze, alle condizioni mutate dall’arrivo di nuova popolazione di migranti, ponendo un’attenzione cruciale alla prevenzione”.

 

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decreto calabria

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“Negli ultimi 10 anni la sanità calabrese, già in emergenza, è peggiorata. Oggi è un giorno cruciale per riportare ai calabresi il diritto alla salute nella loro terra. Con l’approvazione del Decreto Calabria daremo una speranza concreta di cambiamento. Non c’è salute senza legalità”. Così il ministro Giulia Grillo in occasione dell’approvazione del provvedimento per il riordino della sanità regionale, da parte del Consiglio dei Ministri, riunito il 18 aprile in via straordinaria nella Prefettura di Reggio Calabria.

“In Calabria – ha aggiunto –  c’è una situazione unica in Italia che merita un intervento straordinario, non solo per il disavanzo di gestione e per la qualità dell’assistenza ma anche per l’infiltrazione della criminalità organizzata”..

Il provvedimento, entrato in vigore ieri dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 2 maggio, conferisce al commissario per l’attuazione del Piano di rientro, Saverio Cotticelli, e al sub-commissario, Thomas Schael, nuovi poteri di controllo sui dirigenti del Servizio sanitario regionale. Tali poteri vengono dunque sottratti al presidente della regione Calabria, “dimostratosi finora inadempiente – si legge in una nota del Ministero – agli impegni assunti in precedenza”.

E proprio il Governatore Oliviero ha annunciato di voler impugnare il Decreto Calabria davanti alla Corte Costituzionale. Un annuncio a cui ha replicato tramite un post su Facebook la stessa Grillo, che accusa il presidente di essere uno dei responsabili del disastro e di continuare a usare risorse pubbliche per difendere il suo cattivo operato.

Il decreto stabilisce inoltre, tra le altre misure, vincoli stringenti su acquisti e forniture, che il Servizio sanitario calabrese dovrà, d’ora in avanti, effettuare attraverso la centrale nazionale per gli acquisti della Pubblica Amministrazione (Consip), oppure attraverso le centrali di committenza di altre regioni.

Nuove prescrizioni riguardano invece le procedure di affidamento sotto soglia, che dovranno essere effettuate con il coordinamento dell’Autorità nazionale anti corruzione (Anac).

Anche la progettazione degli interventi del Piano triennale di edilizia sanitaria e quelli relativi all’adeguamento tecnologico della rete di emergenza non saranno più gestiti a livello regionale, ma dovranno passare attraverso l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa (Invitalia).

Il Decreto ha confermato gli 82 milioni di euro già stanziati destinato alla Calabria per l’ammodernamento tecnologico della sua sanità.

La regione Calabria aveva già sottoscritto un Piano di rientro dal disavanzo sanitario nel 2009, ma da allora non sono stati raggiunti né gli obiettivi finanziari, né i livelli minimi di assistenza (Lea) delle prestazioni. All’inizio di aprile, l’ultimo tavolo di verifica ha accertato che il disavanzo sanitario della regione Calabria ammonta a 168,898 milioni di euro, mentre il punteggio dei Lea si è attestato a 136, molto lontano dalla soglia di sufficienza che è pari a 160.

 

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