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Ministro Giulia Grillo

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autonomia differenziata

Soddisfazione per le dichiarazioni del Ministro della Salute, Giulia Grillo, sull’allarme lanciato dai medici in tema di autonomia differenziata

“Apprendiamo con soddisfazione l’avvio di una riflessione nel Governo sugli effetti che la cosiddetta autonomia differenziata potrebbe causare alla unitarietà, su tutto il territorio nazionale,  delle erogazioni dei servizi e in particolare di quelli per la tutela della salute. In questo senso le dichiarazioni del ministro per Salute, Giulia Grillo che sottolineano un sostegno ai principi di equità in sanità, fanno bene sperare”. Così il  Segretario Generale dello SMI (Sindacato Medici Italia), Pina Onotri sulla risposta della titolare del dicastero di Lungotevere Ripa all’allarme lanciato dai sindacati di area medica relativo ai rischi per il Servizio sanitario nazionale derivanti dal regionalismo differenziato.

Per la rappresentante sindacale adesso occorre affrontare seriamente la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni (LEP), non ancora normati con una legge. E’ infatti necessario che in tutta Italia via siano regole certe per le erogazioni tutte le prestazioni, comprese quelle mediche e sanitarie.

“Il Governo e il Parlamento s’impegnino per rimuovere le cause per cui intere Regioni del nostro paese usufruiscono di un minore livello di servizi pubblici, in quantità e in qualità, rispetto al resto dell’Italia e in particolare nella sanità e nell’assistenza. L’autonomia differenziata – conclude Onotri – non può diventare la pietra tombale del Servizio Sanitario Nazionale. Si apra una discussione nel Paese con le professioni mediche e sanitarie”.

Le dichiarazioni di Grillo sono state accolte con soddisfazione anche dalla Federazione nazionale dei medici.

“Non avevamo dubbi sulla sensibilità e sull’impegno del Ministro per una salute e una sanità uguali per tutti i cittadini – ha dichiarato il presidente Anelli –. Siamo sicuramente accanto a lei in questa battaglia per la difesa della nostra Costituzione e del Servizio Sanitario nazionale, che si regge sulla solidarietà, universalità ed equità, garantendo uguali diritti alle persone, ovunque nascano, ovunque vivano e ovunque si ammalino”.

“Al Ministro – aggiunge Anelli – vogliamo far sapere che, come medici e odontoiatri, al servizio del Paese, contiamo su di lei, perché sappia guidare le scelte del Governo in modo da garantire proprio questi principi di equità, universalità e solidarietà che finora hanno contraddistinto il nostro sistema Salute”.

 

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gestione delle liste

Grillo: il Piano nazionale per la gestione delle liste d’attesa riporta il cittadino al centro del sistema

Con l’approvazione del nuovo Piano per la gestione delle liste d’attesa (PNGLA) prende il via un fondamentale percorso di avvicinamento della sanità pubblica verso i cittadini. Il Piano – sottolinea una nota del Ministero della Salute – mancava da 10 anni e non è stato mai monitorato e applicato. Questo ha compromesso l’intero sistema delle prestazioni e, nel tempo, consolidato le storture che sono sotto gli occhi di tutti

“Finalmente adesso avremo regole più semplici e tempi certi per le prestazioni che riportano il diritto alla Salute e quindi il cittadino al centro del sistema”.  A dichiararlo è il ministro della Salute, Giulia Grillo. “Ho già dato mandato agli uffici del ministero per attivare al più presto l’Osservatorio Nazionale sulle Liste di Attesa che avrà un ruolo determinante. Infatti, oltre ad affiancare Regioni e Province Autonome nell’implementazione del Piano, provvederà a monitorare l’andamento degli interventi previsti dal presente atto, rilevare le criticità e fornire indicazioni per uniformare comportamenti, superare le disuguaglianze e rispondere in modo puntuale ai bisogni dei cittadini” precisa Grillo.

In base al nuovo Piano, le prestazioni successive al primo accesso saranno prescritte direttamente dal medico che ha preso in carico il paziente. Quest’ultimo non dovrà più tornare dal medico di famiglia per la prescrizione.

Spazio anche alla totale trasparenza. Il nuovo PNGLA prevede infatti l’accessibilità alle agende di prenotazione delle strutture pubbliche e private accreditate, nonché a quelle dell’attività istituzionale e della libera professione intramuraria, da parte dei sistemi informativi aziendali e regionali.

Ora le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano avranno 60 giorni di tempo per adottare il proprio piano. Il ministero fa sapere che vigilerà sull’attuazione.

Nei Piani dovranno essere chiaramente garantiti e riportati i tempi massimi di attesa di tutte le prestazioni ambulatoriali e in regime di ricovero. Dovrà essere previsto, per esempio, l’utilizzo delle grandi apparecchiature di diagnostica per immagini per almeno l’80% della loro capacità produttiva.

I direttori generali delle aziende sanitarie saranno valutati anche in base al raggiungimento degli obiettivi di salute connessi agli adempimenti dei Lea. Questo significa che chi non mette l’efficienza delle liste d’attesa al primo posto del suo mandato, potrà essere rimosso dall’incarico.

“Sono certa – spiega il ministro – che tutti insieme potremo mettere a disposizione dei cittadini, a prescindere dalla loro residenza, la sanità che si meritano e che la Costituzione garantisce e tutela. Questo Governo già nella legge di bilancio per il triennio 2019-21 ha messo a disposizione delle regioni importanti risorse (350 milioni ad hoc, che mai prima ad ora erano stati previsti) per potenziare i servizi di prenotazione implementando i Cup digitali e tutte le misure per rendere più efficiente il sistema”.

 

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sistema trapianti

I dati 2018 relativi al sistema trapianti evidenziano, inoltre, un boom delle dichiarazioni di volontà alla donazione

“Bellissime notizie di cui dobbiamo rendere merito a tutto il sistema trapianti, che ha reso e rende possibile ogni giorno questi miracoli della scienza e della solidarietà, anche se ci sono ancora notevoli margini di miglioramento, soprattutto in alcune regioni”. Così il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha commentato i risultati ottenuti nel 2018 in tema di donazioni e trapianti.

I dati 2018 registrano l’ottimo stato di salute della Rete nazionale trapianti. Questa, a vent’anni dalla sua nascita, si conferma come una delle realtà più efficienti del Servizio sanitario nazionale. L’attività di donazione si consolida e, per il terzo anno consecutivo, calano  le liste d’attesa (in particolare quella per il trapianto di rene). Le dichiarazioni di volontà alla donazione degli organi, grazie al possibilità di registrare la propria scelta al rinnovo della carta d’identità elettronica, sono quasi raddoppiate.

Il dato 2018 sull’attività complessiva di donazione è il secondo migliore di sempre. Lo scorso anno ci sono stati 1.680 donatori (tra deceduti e viventi). Una flessione di 83 unità rispetto al 2017 ma un dato comunque ben al di sopra della media degli ultimi 5 anni.

Il trend 2014-2018 è in decisa ascesa, con una crescita delle donazioni pari al 24,4%. Anche per quanto riguarda il numero dei donatori utilizzati il dato 2018 (1370) rappresenta la seconda miglior performance in assoluto. La percentuale di opposizioni alla donazione è stata del 29,9%, con un leggero aumento rispetto al 2017 (28,7%) ma molto inferiore al 32,8% registrato nel 2016.

Complessivamente i trapianti effettuati nel 2018 sono stati 3.718, di cui 3.407 da donatore deceduto e 311 da vivente. Nel dettaglio, sono stati effettuati 2.117 trapianti di rene , 1.245 trapianti di fegato, 233 trapianti di cuore, 143 di polmone e 41 di pancreas. È stato il Centro trapianti di Torino a realizzare il maggior numero di interventi complessivi (377) davanti a Padova, Pisa, Bologna, Verona e Milano Niguarda.

Analizzando i dati su base regionale, emerge ancora una volta il quadro di un’Italia a due velocità.

I volumi di attività nelle regioni centro-settentrionali sono ancora molto superiori a quelli del Sud. Nel 2018 la Toscana si è confermata come la regione con il maggior numero di donatori utilizzati per milione di abitanti: 46,8.

C’è stata una crescita importante in Piemonte (i donatori utilizzati sono passati da 32 a 34,8 per milione di persone) e in Lombardia (da 24,8 a 26,4). Da segnalare il caso virtuoso della Sardegna, dove a livello locale i donatori utilizzati sono saliti in termini assoluti del 18,9% in un solo anno (da 37 a 44 ).

Il consolidamento dell’attività di donazione e trapianto è confermato dal calo delle liste d’attesa.  I pazienti che al 31 dicembre scorso aspettavano un trapianto erano 8.713 contro gli 8.743 di 12 mesi prima. Si tratta della terza diminuzione consecutiva.

Per quanto riguarda le dichiarazioni di volontà alla donazione di organi, la Rete nazionale trapianti non ne ha mai raccolte tante come nel 2018. Al 31 dicembre scorso le dichiarazioni registrate erano quasi 4 milioni e mezzo, ovvero oltre 1,9 milioni in più rispetto al 2017 (+76,15%). Tra i cittadini che hanno comunicato la loro volontà, l’81,2% ha espresso il proprio consenso, mentre il 18,9% ha notificato un’opposizione. A trainare la crescita delle dichiarazioni è la possibilità registrare la propria volontà in occasione del rilascio o del rinnovo della carta d’identità in Comune. Ad oggi il servizio è attivo in 5.598 municipi italiani (il 69,9% del totale).

 

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concorsi

Il Ministro Grillo annuncia l’inoltro di una richiesta rivolta a tutte le regioni per adeguare i bandi alla nuova normativa che apre i concorsi agli specializzandi iscritti all’ultimo anno

“In un panorama di oggettiva difficoltà nel reperire il personale medico specializzato nei concorsi per il SSN, l’efficienza della sanità passa anche dall’accorciamento dei tempi della burocrazia. I concorsi impiegano molto tempo per essere attivati e conclusi, per questo motivo nella legge di bilancio per il 2019 abbiamo ufficialmente aperto i concorsi agli specializzandi iscritti all’ultimo anno di corso”. Lo scrive sul proprio profilo Facebook il Ministro della Salute, Giulia Grillo.

Una novità che però, come sottolineato nei giorni scorsi dai giovani medici della SIGM, presenta alcune criticità. In particolare, molti camici bianchi avrebbero segnalato l’impossibilità di accedere alle procedure concorsuali indette nel 2019 per il mancato adeguamento dei bandi alla normativa approvata.

“Il Ministero della Salute – prosegue Grillo – ha inoltrato, su mia richiesta, una circolare che invita tutte le Regioni ad allineare i bandi di concorso a questo principio, consentendo l’ammissione dei medici specializzandi alle prove selettive in tutto il territorio nazionale”.

Nella circolare “si invitano codeste Regioni a voler fornire indicazioni alle aziende e agli altri Enti del Servizio sanitario regionale, affinché, nella predisposizione dei bandi di concorso per l’accesso alla dirigenza del Ssn, tengano conto delle disposizioni (della Legge di Bilancio ndr.) prevedendo espressamente la possibilità per gli specializzandi di partecipare alle procedure”.

“Il nostro obiettivo – spiega il Ministro – è che questi giovani medici possano essere assunti nelle aziende sanitarie immediatamente dopo l’acquisizione del diploma di specialista, eliminando tempi burocratici velocizzando e snellendo il percorso”.

Al momento, secondo quanto evidenziato dalla SIGM, solo la Regione Lazio ha emanato una nota, recepita dall’ASL di Frosinone da qualche giorno in cui si apre ai giovani medici la possibilità di accedere ai concorsi indetti nel 2019, i cui termini di presentazione delle domande non sono ancora scaduti.”

 

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sovraffollamento

I carabinieri del Nucleo anti sofisticazioni sono intervenuti per verificare la situazione di sovraffollamento segnalata da diversi cittadini. Il Dg d’Alba: nessun rilievo su organizzazione e qualità dell’assistenza.

Il ministro della Salute Giulia Grillo ieri mattina ha inviato i Carabinieri del Nas al Pronto soccorso dell’Ospedale San Camillo di Roma. Un intervento volto a verificare la situazione di sovraffollamento segnalata da diversi cittadini e anche dai media.

“Dai primi accertamenti – si legge in una nota del ministero – sembra esistere una percentuale di ricoveri da pronto soccorso molto elevata”. Una situazione che “potrebbe essere spia di inappropriatezza e su cui si concentreranno le analisi dei tecnici del ministero”.

“Non è accettabile che i pronto soccorso dei nostri ospedali siano trasformati in bivacchi” ha dichiarato il Ministro. Così come non è accettabile “che operatori sanitari e pazienti si ritrovino a lavorare e a essere curati in condizioni indegne di un Paese civile”.

“Questi spettacoli indecenti – ha aggiunto – vengono da lontano, non nascono certo oggi, il presidente e commissario Zingaretti vada a fare un giro negli ospedali della sua città prima di chiedere l’uscita dal commissariamento per la sanità del Lazio”

Alla titolare del dicastero della Salute ha risposto il direttore Generale dell’Ospedale San Camillo di Roma Fabrizio d’Alba.

“La visita dei Nas nel Pronto soccorso della nostra azienda – ha chiarito – non ha rilevato nulla in merito all’organizzazione e alla qualità dell’assistenza”.

“I Nas – ha proseguito d’Alba – hanno evidenziato problemi connessi alla privacy, problematica questa dovuta ad una straordinaria affluenza dei cittadini a causa del picco influenzale. Nel Pronto soccorso questa mattina vi erano 82 persone in attesa, di cui 27 pazienti nell’area critica. Per quanto attiene alla tutela della privacy – ha concluso – l’azienda ha già predisposto l’ampliamento delle aree del pronto soccorso”.

E sulla vicenda è intervenuto anche il segretario generale dell’Anaao Assomed, Carlo Palermo.

“L’emergenza nei Pronto Soccorso – ha sottolineato – è ormai un dato strutturale della sanità italiana. Epidemia influenzale o temperature elevate ne rappresentano solo l’epifenomeno, buono per fare da alibi ai fallimenti di programmazione e nascondere lo scempio operato dai tagli lineari”.

“La politica di sottrazione progressiva ed inesorabile di risorse umane ed economiche alla Sanità pubblica – per Palermo – ha lasciato aperta la sola porta dei PS per garantire il diritto a curarsi. In che condizioni e con quali sacrifici per pazienti ed operatori, ormai è sotto gli occhi anche del Ministro di ora”.

 

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ricetta veterinaria elettronica

Il Ministro: con ricetta veterinaria elettronica più tutela per la salute animale e pubblica

Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha firmato il decreto che attua la ricetta veterinaria elettronica.  Il documento passa alla valutazione della Corte dei Conti per la successiva registrazione prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale per la definitiva entrata in vigore.

La prescrizione medico-veterinaria predisposta ed erogata esclusivamente secondo modalità elettroniche si applica all’intero ciclo di gestione dei medicinali e dei mangimi medicati e prodotti intermedi destinati all’uso in veterinaria, dalla prescrizione all’erogazione fino alla registrazione delle informazioni sui trattamenti effettuati.

Il sistema coinvolge nell’utilizzo i medici veterinari, le farmacie e le parafarmacie, i grossisti autorizzati alla vendita diretta, i mangimifici. E ancora: i servizi Veterinari territoriali delle Regioni/ASL, i proprietari o detentori di animali da produzione di alimenti e da compagnia.

“La digitalizzazione della ricetta veterinaria – dichiara il ministro della Salute – favorirà l’uso corretto dei medicinali impiegati per gli animali”.

Nello specifico, garantirà “la completa tracciabilità e la trasparenza e di conseguenza accrescerà la tutela della salute animale e pubblica”. Il tutto, “rendendo più efficiente l’attività di farmacosorveglianza e di analisi del rischio sanitario”.

“La rilevazione del consumo reale dei medicinali – precisa Grillo – consentirà di monitorare con precisione il ciclo di vita di un medicinale veterinario”. Dalla vendita alla somministrazione, dall’utilizzo corretto a eventuali effetti indesiderati. “In questo modo sarà ancora più rafforzata la lotta all’antimicrobico-resistenza e quindi la salute dei cittadini”.

Chi possiede animali potrà quindi rivolgersi al farmacista semplicemente fornendo il proprio codice fiscale e un PIN di quattro cifre che, insieme, identificano la ricetta.

Il farmacista sarà in grado in questo modo di acquisire la prescrizione digitale e di consegnare il farmaco al cliente. Una semplificazione notevole – sottolinea il Ministero della Salute – anche per le persone anziane, non sempre in grado di rapportarsi con le nuove tecnologie. La ricetta veterinaria elettronica potrà comunque essere stampata su richiesta.

Attraverso il portale www.vetinfo.sanita.it tutti gli interessati, con le proprie credenziali, possono già accedere alla sezione dedicata alla ricetta veterinaria elettronica e registrarsi. All’indirizzo www.ricettaveterinariaelettronica.it  si potrà procedere ugualmente alla richiesta delle credenziali e al tempo stesso consultare il manuale operativo. Al contempo si potranno trovare tutte le informazioni sulla nuova ricetta veterinaria elettronica.

 

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carenza di mmg

Per la Federazione dei medici l’unico intervento per risolvere il problema della carenza di medici di medicina generale è mantenere la quota annua di duemila borse per i prossimi dieci anni

“È apprezzabile la volontà del Ministro della Salute Giulia Grillo di mettere in atto correttivi per risolvere il problema della carenza dei medici di medicina generale”. Tuttavia, la misura prevista nel Dl Semplificazioni, rappresenta solo un “tampone”, che “non fa che spostare il problema più avanti nel tempo”. E’ quanto sostiene il Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, sulla norma che darà la possibilità, anche a chi non avrà ancora completato il corso di formazione, di poter ricevere l’incarico fino al 31 dicembre 2021.

Il Ministro ha definito il provvedimento ‘una boccata d’ossigeno per la medicina generale’. Per la Federazione dei Medici, però, la novità “non risolverà certo sul lungo periodo il problema della carenza di Medici di Medicina Generale”. Ciò a meno “di non associarla a un aumento delle borse”.

Inoltre, specifica Anelli, occorre verificare che la misura sia praticabile, “perché in ogni caso rimanda a un Accordo Collettivo Nazionale”.

“Invitiamo quindi il Ministro – afferma il presidente FNOMCeO – ad accelerare sull’ACN  per le convenzioni dei Medici di Medicina Generale. E, soprattutto, a mantenere la quota annua di duemila borse per i prossimi dieci anni. Questa misura, che va associata al raddoppio delle borse per le scuole, è del tutto praticabile, comportando un esborso complessivo per le casse dello stato di centocinquanta milioni l’anno, dei quali cinquanta milioni per la Medicina Generale e cento per le specializzazioni, che in parte potrebbero essere recuperati riutilizzando i fondi delle borse ‘abbandonate’, che oggi vanno persi”.

Per i medici “non si tratterebbe di un costo ma di un investimento per la salute di tutte le persone che si trovano sul territorio italiano”.

 

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medici di famiglia

Il ministro rivendica l’importanza della norma che permetterà di affrontare la grave carenza dei medici di famiglia con l’attribuzione dell’incarico anche a chi non avrà completato il corso di formazione

Nei prossimi tre anni saranno disponibili 4.150 medici di famiglia per fare fronte alle carenze derivanti dai pensionamenti. E’ l’effetto della norma del Dl Semplificazioni, approvato in via definitiva, che permette anche ai laureati in Medicina che non avranno ancora completato il corso di formazione in Medicina generale, di poter ricevere l’incarico fino al 31 dicembre 2021. Da subito, secondo una stima del ministero della Salute per l’ANSA, sono disponibili 982 medici che frequentano l’ultimo anno di corso del triennio 2016-19.

“Per far fronte al grave problema della carenza di medici di famiglia – annuncia il Ministro della Salute, Giulia Grillo – diamo la possibilità, anche a chi non avrà ancora completato il corso di formazione, di poter ricevere l’incarico fino al 31 dicembre 2021”. Grillo sottolinea, quindi, l’importanza  della norma inserita nel decreto Semplificazioni, che “darà ossigeno alla medicina generale”.

Il provvedimento, secondo la titolare del dicastero di Lungotevere Ripa, “permetterà di ampliare l’offerta dei medici di famiglia e garantirà linfa nuova al sistema”. Inoltre, si tratterebbe solamente di uno degli step che riguardano la riforma del sistema post laurea necessaria “per garantire un futuro alla sanità del nostro Paese”.

“È uno dei miei obiettivi inderogabili” rimarca Grillo evidenziando l’impegno del Movimento 5 Stelle “a portare avanti le nostre grandi battaglie per la sanità pubblica”.

La prossima sfida da vincere, aggiunge ancora il Ministro, “è il superamento del tetto dell’1,4%” per il personale per lo sblocco delle assunzioni in sanità. Ciò anche a costo anche “di un confronto serrato con una parte della Ragioneria dello Stato”, che sarebbe totalmente anacronistica. “Non ci si può più abbarbicare a regole che sono state giuste in un tempo completamente diverso”. Al contrario, “bisogna guardare la realtà. Il Servizio sanitario nazionale ha bisogno di nuove assunzioni”.

Nel decreto Semplificazioni, infine,  è anche prevista una norma che estende la validità delle graduatorie per le procedure concorsuali per l’assunzione di personale medico, tecnico-professionale e infermieristico, bandite dalle aziende e dagli enti del Servizio sanitario nazionale, fino al 31 dicembre 2019.

 

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emorragia di medici

Il Ministro della salute replica all’allarme dei sindacati riguardo a una possibile emorragia di medici con le nuove regole pensionistiche

“I sindacati cosa vorrebbero? Che i medici continuino a lavorare affaticati nonostante l’età media sia fra le più alte in Europa? Non mi sembra corretto. Mi sembrano lacrime di coccodrillo. Non è facendoli lavorare fino a 70 anni che si risolve il problema, ma facendo entrare i giovani. Rivediamo quindi il numero chiuso che non è più adeguato ai tempi”. Così il ministro della Salute, Giulia Grillo, sull’allarme lanciato dall’associazionismo sindacale rispetto alla possibile emorragia di medici con l’introduzione della pensione Quota 100. “Bisognava pensare prima che abbiamo una classe medica vecchia” ha aggiunto il ministro sottolineando la necessità di un ricambio generazionale. L’età media dei camici bianchi italiani è pari a 54 anni e questo, ha aggiunto Grillo, “non è assolutamente possibile”.

Da qui la necessità, secondo la titolare del dicastero della Salute, di riformare il numero chiuso e le Scuole di specializzazione. “Siamo gli unici in Europa ad avere ancora studenti di Medicina di 25 anni. Facciamoli entrare direttamente nel mondo del lavoro. Siamo pronti per una riforma – ha concluso Grillo – però basta lotte corporativistiche, perché il corporativismo rischia di distruggere la sanità pubblica”.

Alle dichiarazioni di Grillo ha risposto, attraverso le pagine di Quotidianosanita il segretario nazionale dell’Anaao Assomed, Carlo Palermo. “Sono basito – ha dichiarato -. Come si fa a dire che si piangono lacrime di coccodrillo su un problema che denunciamo alla politica dal 2010 e su cui abbiamo sviluppato ben 5 studi ad hoc, dal 2011 a oggi, che hanno fornito elementi di valutazione della realtà e proposte per superare il fenomeno della carenza di medici. Un fenomeno quale nessun politico ha dato risposte con il rischio di affossare il sistema”.

“Il Ministro – aggiunge Palermo – dimentica che in questi anni c’è stato un blocco delle assunzioni e il problema non è il numero chiuso a medicina perché già oggi abbiamo ben 10mila medici che vogliono entrare in specializzazione e vivono in un limbo formativo. Non solo, dal 2019 al 2023 arriveranno alla laurea circa 52mila medici ai quali si sommeranno i 10mila. A conti fatti avremo circa 62mila medici. Per cui non mancano i medici da assumere. Mancano le borse di specializzazione, sono attualmente 7mila e ce ne vorrebbero almeno 10mila; mancano i posti per il corso di formazione in medicina generale. Su questo dobbiamo andare a incidere, non sul numero chiuso in medicina. Questa è solo una proposta demagogica che non risolve il problema anche perché le facoltà universitarie di non sarebbero neanche in grado di accogliere un ingresso massiccio di nuovi iscritti”.

 

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La titolare del dicastero della Salute si è recata a sorpresa al Cardarelli di Napoli: “operatori eccezionali, ma lavorano in condizioni complicatissime”

Dopo la visita al Policlinico Umberto I di Roma, nuovo ‘blitz’ a sorpresa del Ministro della Salute Giulia Grillo presso una struttura sanitaria. Questa volta l’ospedale interessato è il Cardarelli di Napoli, dove la titolare del Dicastero ha voluto verificare di persona le condizioni del nosocomio, parlando con il primario del pronto soccorso Fiorella Paladino.

“Ho visitato a sorpresa il più grande pronto soccorso di Napoli, all’ospedale Cardarelli – ha affermato in una diretta Facebook -. Gli operatori sono eccezionali ma lavorano in una condizione complicatissima. L’afflusso di cittadini è enorme ed è dovuto ad una programmazione sconsiderata poiché tante altre strutture sono state chiuse. Così le persone si ammassano al Cardarelli, dove, tra l’altro, c’è una rianimazione con 22 posti, troppo piccola per affrontare tutte le richieste”.

“Si parla sempre male del Sud e di Napoli, invece il Cardarelli è una struttura ottima – ha sottolineato il Ministro – lo dobbiamo rivendicare. Personale bravissimo, struttura molto pulita. Sono stata all’Umberto I di Roma e non c’è paragone, è molto più  sporco. È Una struttura di qualità ma fa di più di quello che dovrebbe fare”.

“Chi amministra la sanità – ha sottolineato il Ministro – dovrebbe visitare i pronto soccorso e toccare con mano la situazione. Ad esempio al Cardarelli stamattina c’erano persone messe una sopra all’altra. Visito i pronto soccorso e spesso qui trovi la desolazione in uno dei servizi più importanti che la sanità deve erogare. Ringrazio gli operatori sanitari che lavorano in condizioni disumane con un sovraccarico mostruoso di persone”.

Grillo si è poi recata all’ospedale Vecchio Pellegrini, nel centro storico, mentre la sua ispezione non ha toccato il San Giovanni Bosco, come inizialmente trapelato.  “Lì c’è un’indagine in corso. Per una questione di rispetto è inutile sovrapporre l’azione del ministero con quella in corso. Ho promesso che ci andrò e lo farò, però in una fase in cui saranno ultimate le indagini”. Il riferimento è all’inchiesta aperta in seguito alle ripetute segnalazioni relative alla presenza di formiche in alcuni reparti del nosocomio.

 

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