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Ministro Giulia Grillo

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osservatorio nazionale liste di attesa

Grillo: Osservatorio nazionale liste di attesa attivato per restituire ai cittadini il diritto dei tempi certi per le cure  e per le diagnosi nella sanità pubblica

Si è insediato al ministero della Salute, alla presenza di Giulia Grillo, l’Osservatorio nazionale liste di attesa . La prima riunione ha visto la partecipazione dei rappresentanti delle Regioni, di Agenas, dell’Istituto superiore di sanità, di Cittadinanzattiva e delle Direzioni generali della Programmazione e dei Sistemi informativi del dicastero di Lungotevere Ripa. Il tavolo è presieduto dal direttore della Programmazione, Andrea Urbani.

Sarà presto definito il cronoprogramma operativo con l’indicazione dei tavoli di lavoro per monitorare il recepimento del Piano nazionale di gestione delle liste d’attesa (Pngla) a livello regionale.

“Siamo qui non solo per attivare un osservatorio operativo che possa concretamente vigilare sull’efficienza delle liste d’attesa –ha precisato Grillo –  ma per lavorare insieme affinché sia restituito ai cittadini un diritto a lungo negato: quello dei tempi certi per le cure e per le diagnosi nella sanità pubblica. Tutte le risposte che questo gruppo di lavoro riuscirà a trovare, saranno risposte date ai cittadini che negli anni hanno perso fiducia e ai tanti che hanno smesso di curarsi”.

“Ho sempre ribadito – ha proseguito il Ministro – che il tema delle liste d’attesa rappresenta una priorità per la mia azione di Governo, il banco di prova dell’efficacia del sistema salute. Per questo vorrei che ciascuno dei presenti si sentisse investito di una responsabilità e chiamato a costruire un pezzetto del cambiamento. Perché insieme, dal confronto sulle buone pratiche e sulle criticità del sistema, potremo finalmente trovare un modello che funziona. L’obiettivo comune è restituire al Paese un modello più efficiente di sanità pubblica”.

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leucemie infantili

Presentati i dati dell’Osservatorio epidemiologico sul Sito di interesse nazionale (Sin) del capoluogo di provincia pugliese. Salgono i ricoveri ospedalieri per leucemie infantili

“I ricoveri ospedalieri per le leucemie infantili registrano nell’area di Taranto un trend in aumento nel periodo 2014-2017 per i soggetto fra gli zero e i 19 anni”. Lo ha riferito il ministro della salute Giulia Grillo. La titolare del dicastero si trovava nel capoluogo di provincia pugliese assieme al presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro per la riunione del Tavolo del Contratto istituzionale di sviluppo per il rilancio della città a seguito della crisi dell’ex Ilva.

Nella riunione sono stati presentati i primi risultati delle analisi dell’Osservatorio epidemiologico sul Sito di interesse nazionale (Sin) di Taranto. Lo studio ha preso come riferimento un gruppo di indicatori in grado di misurare l’efficacia degli interventi in corso e di indirizzare nel modo migliore quelli futuri.

“Grazie ad un approccio trasparente, basato su evidenze scientifiche e un metodo integrato – si legge in una nota –  il Ministero della Salute garantisce una sorveglianza attiva della situazione. Per la prima volta una rete collaborativa, attiva e coordinata affronta la situazione ambientale e sanitaria di Taranto”.

Al Tavolo Istituzionale Permanente, riunito nella Prefettura della città pugliese, hanno partecipato anche il vicepresidente del Consiglio dei ministri, Luigi Di Maio, e i ministri Sergio Costa (Ambiente), Barbara Lezzi (Sud), Elisabetta Trenta (Difesa) e Alberto Bonisoli (Beni Culturali).

“L’Osservatorio che abbiamo messo in piedi – ha affermato Grillo – fornirà ogni 6 mesi i dati epidemiologici sulla città di Taranto per acquisire i dati e conoscere le linee di tendenza della condizione sanitaria legate alle emissioni inquinanti dello stabilimento siderurgico e alle altre fonti inquinanti e procedere all’analisi degli effetti e del rischio sanitario”.

“Stiamo lavorando alla revisione del decreto del 24 aprile 2013 Balduzzi-Clini in materia di Valutazione del danno sanitario – ha spiegato Grillo – e che introduce il concetto di valutazione predittiva dei danni sanitari da inserire nelle Autorizzazioni integrate ambientali (Aia). Significa considerare il rischio sanitario e ambientale in aree interessate da grandi gruppi industriali e prevederne l’impatto. L’iter si conclude con le osservazioni di Arpa Puglia, Ares e Asl Taranto, la valutazione dei nostri uffici tecnici su salute e ambiente e un consulto con gli stakeholders del settore. Più velocemente procederemo, prima avremo il decreto ministeriale”.

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nuovo codice deontologico

Il nuovo codice deontologico è composto da 53 articoli e mira a “salvaguardare la libertà di coscienza degli infermieri”

A dieci anni dalla sua ultima revisione, arriva il nuovo Codice deontologico delle Professioni Infermieristiche. Questi, in linea generale, i principali punti contenuti nel documento: l’infermiere è agente attivo nel contesto sociale a cui appartiene e in cui esercita; il suo tempo di relazione è tempo di cura; riconosce che la contenzione non è un atto terapeutico; non si sostituisce ad altre figure professionali; ha una posizione di protezione dei confronti del cittadino assistito; presta particolare attenzione alla cura del dolore e al fine vita; ha libertà di coscienza; utilizza mezzi informatici e social media per comunicare in modo scientifico ed etico, ricercando il dialogo e il confronto; cura la propria persona e il decoro personale; non svolge attività di natura consulenziale e peritale se non è in effettivo possesso delle specifiche competenze.

Il nuovo Codice, già in vigore dallo scorso aprile, è stato approvato dai 102 presidenti del Consiglio nazionale ed è composto da 53 articoli. Il testo – ha sottolineato la presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), Barbara Mangiacavalli – mira a “salvaguardare la libertà di coscienza degli infermieri, riconoscere gli infermieri come persone che si relazionano con altre persone. È un’innovazione che affonda le radici nella nostra storia, ma guarda al futuro per salvaguardare la volontà espressa dalla persona da trattamenti incongrui o non ritenuti coerenti con la percezione di vita o di salute. È un’innovazione con cui salvaguardiamo la vita”.

All’evento di presentazione del Codice ha partecipato anche il Ministro della Salute Giulia Grillo. “Siete un veicolo di cura – ha affermato la titolare del dicastero di Lungotevere Ripa rivolgendosi agli infermieri –  e la quotidianità del rapporto che avete coi cittadini, i pazienti e le loro famiglie vi aiuta, anche secondo il vostro nuovo Codice deontologico, a educarli e fargli capire dove arriva la scienza e la vera medicina e dove invece le fake news gli fanno del male.  Avete una missione importante, nel lavoro e fuori del lavoro: noi siamo il lavoro che facciamo ed è nostro compito difendere le persone con il metodo scientifico”.

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Lo annunciano i Ministri della Salute e della Difesa, Giulia Grillo ed Elisabetta Trenta, assieme allo studio di nuovi dati su mortalità e ospedalizzazioni relativi a personale civile e militare esposto a uranio impoverito

Nelle scorse settimane i dicasteri di Difesa e Salute hanno trasmesso una relazione tecnica al Parlamento, che costituisce una rendicontazione di studi già finanziati riguardanti lo stato di salute del personale militare e civile impiegato nei territori dell’ex Jugoslavia nel periodo settembre 2007-17. Studi sull’uranio impoverito  – specificano i due ministeri in una nota – che “non hanno una guida scientifica dal 2007 e che, dal 2011, sono senza fondi”.

“Abbiamo così ottemperato – affermano i Ministri Giulia Grillo ed Elisabetta Trenta – a un obbligo di legge che era stato lungamente disatteso”.  La relazione era infatti attesa al Parlamento da  7 anni. “E questo – sottolineano – è opportuno precisarlo in virtù delle continue fake news e strumentalizzazioni diffuse in questi giorni da persone poco informate”.

“Da questo rapporto partiamo per andare avanti con analisi più aggiornate e – spiega il ministro Grillo – rilanciare questa battaglia che è una bandiera del Movimento e su cui assicuro il mio impegno da ministro oggi, ma che, già nella passata legislatura, mi ha vista in prima linea come membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito”.

A tal proposito, aggiunge il ministro Trenta, “come già ho annunciato è stato avviato un tavolo tecnico all’interno del ministero della Difesa (che dunque già supera la relazione del 2007-17) volto allo studio dei nuovi dati rielaborati dagli esperti e all’individuazione di un percorso per depositare entro la fine dell’estate la prima legge dello Stato a difesa delle vittime colpite da uranio impoverito. Una legge che – prosegue la titolare della Difesa – punta a invertire l’onere con la prova e salvaguardare le vittime da ogni possibile ostruzionismo dell’amministrazione”.

Allo stesso tempo, nel febbraio 2020 si concluderà uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità finanziato dal ministero della Salute, finalizzato alla Sorveglianza Epidemiologica della coorte Balcani (SEBAL-2), che prevede l’aggiornamento dello studio di mortalità e uno studio sulle ospedalizzazioni per tumore. I risultati potranno contribuire alla valutazione del profilo di salute della coorte di veterani dei Balcani, grazie allo studio osservazionale di mortalità e ospedalizzazione per tumore. Lo studio costituisce un’estensione temporale del precedente studio (SEBAL-1) condotto dall’Iss.

“Lo abbiamo detto e continuiamo a ripeterlo concludono Grillo e Trenta – nonostante le strumentalizzazioni: basta silenzi, basta voltarsi dall’altra parte”.

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decreto calabria

Grillo: oggi è un giorno storico, il #DecretoCalabria è stato approvato!

Con 137 voti favorevoli e 103 contrari il Senato ha approvato in via definitiva il Decreto Calabria. Il provvedimento reca “misure emergenziali per il servizio sanitario della Regione Calabria e altre misure urgenti in materia sanitaria”. La nuova legge, in particolare, contiene diverse norme di interessa nazionale per la sanità. Tra le più dibattute, negli ultimi giorni, quelle che garantiscono l’accesso ai concorsi per ruoli dirigenziali ai medici in formazione specialistica e ai medici veterinari iscritti all’ultimo anno. E ancora, la previsione per le Asl di assumere a tempo determinato gli specializzandi, per un periodo non superiore a 12 mesi per fare fronte alla carenza di organici.

“Oggi è un giorno storico, il #DecretoCalabria è stato approvato!” esulta su Facebook il Ministro della Salute Giulia Grillo. “Finalmente – commenta la titolare del dicastero – lo Stato ha uno strumento vero per curare il Servizio sanitario calabrese da troppo tempo malato. Il decreto non si occupa solo di rilanciare le cure in Calabria ma consente il riavvio delle assunzioni nella sanità di tutto il Paese.

Abbiamo previsto lo sblocco delle assunzioni già dal 2019 per permettere a tutte le Regioni di migliorare i servizi sanitari e rilanciare il nostro prezioso SSN. Una sanità pubblica accessibile ed efficiente è un diritto di tutti i i cittadini, da Nord a Sud”.

Soddisfazione anche in ambito sindacale.

“L’approvazione definitiva da parte del Senato del decreto legge “Calabria” – commenta il Segretario Nazionale Anaao Assomed Carlo Palermo – è una buona notizia per la sopravvivenza del SSN. Non tanto, a nostro parere, per le norme specifiche relative al commissariamento del servizio sanitario della Calabria, la cui efficacia andrà attentamente valutata nei risultati concreti che non possono essere solo di equilibrio di bilancio, ma per lo sblocco del turnover anche per le Regioni in piano di rientro e per la possibilità di assumere a tempo determinato gli specializzandi del quarto e quinto anno del corso di formazione post lauream”.

“Dopo pensionati, neolaureati, medici stranieri, medici in affitto o a gettone e medici militari per cercare di tappare la voragine aperta nelle dotazioni organiche degli ospedali dal blocco del turnover e dall’accelerazione dei pensionamenti, soluzioni fantasiose quanto precarie, segno del fallimento delle politiche di programmazione dei fabbisogni specialistici degli ultimi 10 anni, finalmente – conclude Palermo – la possibilità di assumere anche con contratti a tempo determinato gli specializzandi del quarto e quinto anno del corso di formazione offre alle Aziende sanitarie una soluzione strutturale ed utile sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo per risolvere le carenze che tanto preoccupano per il rischio di chiusura dei servizi. Si tratta di medici abilitati e in genere nell’ultimo anno di specializzazione, con un percorso formativo robusto e capacità professionali più importanti rispetto ad un neo laureato, che trarranno certamente vantaggio nel loro “saper fare” e “saper essere” nell’affrontare l’immensa e complessa casistica clinica che gli ospedali del SSN offrono, collaborando con un mondo professionale ricco di cultura, esperienza e capacità tecniche sofisticate che garantisce esiti clinici di eccellenza alla sanità italiana nel confronto con il resto dei paesi europei”.

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violenza contro i medici

Presentati i dati del questionario FNOMCeO sulla violenza contro i medici

Il 50% degli intervistati ha subito, nell’ultimo anno, aggressioni verbali; il 4% è stato vittima di violenza fisica. E’ quanto emerge dall’analisi del questionario messo on line alcuni mesi fa dalla FNOMCeO, con l’obiettivo di avere numeri aggiornati e completi sul fenomeno della violenza contro i medici. Dati forti – sottolinea la Federazione – ma che ricalcano le estrapolazioni delle denunce all’Inail e i risultati di analoghe indagini condotte dai Sindacati medici.

Il fenomeno delle aggressioni ai danni dei camici bianchi sta diventando sempre più una vera emergenza di sanità pubblica. Tanto che il Governo ha presentato un Disegno di Legge per arginarlo. Il provvedimento, tuttavia, come gli altri in materia, è fermo in Parlamento.

Al questionario, proposto dall’Associazione Scientifica Nazionale Hospital & Clinical Risk Managers ed elaborato dal professor Alberto Firenze dell’Università di Palermo, hanno risposto più di 5000 professionisti sanitari. Per la maggior parte (il 73%) si tratta di medici (ospedalieri, del territorio, convenzionati, liberi professionisti, di strutture pubbliche e private). Ma hanno preso parte al sondaggio anche ostetrici (5%) infermieri (3%) odontoiatri (3%) e altri operatori. La maggioranza degli intervistati (il 56%) è di sesso femminile. Sono arrivate risposte da tutte le Regioni: in testa il Piemonte (circa il 21%), seguito dalla Lombardia (16%), dalla Puglia (12%) e dalla Toscana (9%).

Più del 56% di chi ha subito violenza ritiene che l’aggressione potesse essere prevista.

Il 78% degli intervistati, tuttavia, non sa se esistano o meno procedure aziendali per prevenire o gestire gli atti di violenza. Oltre il 38% degli operatori sanitari si sente poco o per nulla al sicuro e più del 46% è abbastanza o molto preoccupato di subire aggressioni.

“Uno dei dati a nostro avviso più allarmanti – spiega il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli – è la rassegnazione che emerge dalle risposte dei nostri colleghi. Il 48% di chi ha subito un’aggressione verbale ritiene l’evento ‘abituale’, il 12% ‘inevitabile’, quasi come se facesse parte della routine o fosse da annoverare tra i normali rischi professionali. Le percentuali cambiano di poco in coloro che hanno subito violenza fisica: quasi il 16% ritiene l’evento ‘inevitabile’, il 42% lo considera ‘abituale’”.

“Questa percezione falsata e quasi rassegnata del fenomeno – aggiunge – porta con sé gravi effetti collaterali, come la mancata denuncia alle autorità, l’immobilismo dei decisori, ma anche il burnout dei professionisti, con esaurimento emotivo, perdita del senso del sé e demotivazione nello svolgimento della professione” continua. La FNOMCeO – cocnlude Anelli – non ci sta, e grida il suo ‘Basta!’ a ogni forma di violenza contro chi chiede soltanto di poter curare il prossimo in serenità e sicurezza”.

Alla presentazione dei risultati del questionario ha partecipato anche il Ministro della Salute Giulia Grillo. “Sul tema del ddl contro la violenza che affligge gli operatori sanitari – ha affermato –  ci auguriamo, sia io che il presidente Anelli, che il Senato il più velocemente possibile legiferi, dal momento che per un’emergenza un anno mi sembra un tempo esagerato, e poi sia approvata dalla Camera. Dal punto di vista politico non ho nessuna preclusione per cui mi va bene tutto il lavoro che farà il Parlamento. Quello che mi interessa è che gli operatori sanitari, i medici e gli infermieri vengano tutelati e non siano vittime del lavoro come oggi succede”. 

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donatori di sangue

Nel 2018 il numero di donatori di sangue torna a crescere, con un aumento dello 0,2% determinato soprattutto dalle fasce più ‘anziane’

Dopo anni con il segno meno, torna a salire il numero dei donatori di sangue, che nel 2018 sono stati 1.682.724, con un aumento dello 0,2% rispetto all’anno precedente. Lo certificano i dati del Centro nazionale sangue, resi noti in vista della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue che l’Oms celebra il 14 giugno.

I nuovi donatori sono poco più di 371mila, in calo del 3,7%, mentre il 91,7% del totale è rappresentato da donatori iscritti alle associazioni di volontari. Sono in leggero calo anche i pazienti trasfusi, che nel 2018 sono stati circa 630mila contro i 637mila dell’anno precedente. In totale le trasfusioni effettuate durante l’anno sono state quasi 3 milioni.

L’inversione di tendenza non riguarda i donatori in aferesi, la procedura che permette di donare soltanto alcune parti del sangue intero come il plasma e le piastrine, che sono stati 202mila, con un calo dell’1,6%. Nel 2018 sono stati comunque raccolti 840mila chilogrammi di plasma, 4mila in più rispetto all’anno precedente, pienamente in linea con gli obiettivi del Programma Nazionale Plasma. Per il sangue è stata garantita anche lo scorso anno l’autosufficienza totale, che per i derivati del plasma è circa al 70%.

“Le trasfusioni e le terapie salvavita con i farmaci derivati del plasma – ricorda il ministro della Salute, Giulia Grillo – sono inseriti nei Livelli Essenziali di Assistenza. Ma solo grazie allo sforzo dei donatori e delle loro associazioni è possibile garantirle quotidianamente ai pazienti Dobbiamo tutti lavorare per sostenere e sviluppare il sistema sangue italiano, recentemente riconosciuto come un modello da seguire anche dall’Oms”.

I donatori nella fascia di età tra 18 e 25 anni sono in calo costante dal 2013, e nel 2018 sono risultati poco più di 210mila, il 12% del totale.

Stesso trend  per quelli tra 26 e 35 anni, che erano lo scorso anno 290mila, circa il 17%. Specularmente, per effetto dell’invecchiamento della popolazione, crescono invece i donatori nelle fasce più ‘anziane’: nelle fasce 36-45 e 46-55 sono rispettivamente il 25% e il 29%.

Il sistema trasfusionale in Italia conta su oltre 270 Servizi Trasfusionali ospedalieri. Dal 2017 al 2018 il numero totale di professionisti si è ridotto in 10 Regioni di 64 unità. Nei prossimi dieci anni si stima un fabbisogno di circa 500 unità di medici specialisti a causa del turnover.

“Viviamo in una situazione di sostanziale equilibrio – commenta il Direttore Generale del Centro Nazionale Sangue, Giancarlo Liumbruno  – ma in alcune regioni periodicamente è necessario ricorrere al sistema della compensazione. E’ importante che tutte le Regioni garantiscano una organizzazione della rete regionale di medicina trasfusionale tale da mantenere costanti i livelli di raccolta di plasma e sangue, ad esempio diversificando gli orari di apertura dei centri di raccolta per venire incontro alle esigenze dei donatori. Per quanto riguarda la carenza di medici, che sconta anche l’assenza di una specializzazione in Medicina trasfusionale, abbiamo chiesto agli Assessorati alla Salute delle Regioni, insieme ai presidenti dei collegi dei professori di Ematologia e Patologia Clinica di aumentare la disponibilità di borse di studio per queste specialità per coprire gli organici anche nei Servizi trasfusionali”.

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comparto della sanità privata

Il Ministro della Salute assicura il proprio sostegno ai lavoratori del comparto della sanità privata per il rinnovo contrattuale, fermo da 12 anni

Giovedì scorso una nutrita delegazione di rappresentanti dei lavoratori del comparto della sanità privata è stata ricevuta al ministero della Salute. I lavoratori hanno manifestato davanti alla sede di Lungotevere Ripa per chiedere il rinnovo del contratto nazionale, fermo da ormai 12 anni.

“Voglio dire agli operatori della sanità privata – ha affermato il ministro della Salute, Giulia Grillo – che non sono figli di un dio minore, che assicuro loro un mio personale impegno per sostenerli nella battaglia per il rinnovo contrattuale, così come voglio portare avanti il rinnovo del CCNL dei medici della dirigenza del Ssn, fermo da 10 anni. Finora i governi che ci hanno preceduto hanno totalmente trascurato i diritti dei lavoratori della sanità pubblica così come quella privata, sordi alle giuste rivendicazioni salariali e contrattuali”.

“Il ministero della Salute non ha un ruolo diretto nel rinnovo dei contratti nazionali, ma come ministro ho il dovere di ascoltare e portare avanti le ragioni di chi lavora ogni giorno per assicurare le cure ai cittadini. Così come non può esistere una sanità di serie A e una sanità di serie B, allo stesso modo non devono più esistere lavoratori di serie A e lavoratori di serie B”.

“Pertanto – ha spiegato Grillo – mi impegno a sensibilizzare gli organi competenti, innanzitutto il ministero della Funzione Pubblica, il Mef e le associazioni datoriali, per il rinnovo di tutti i contratti del settore salute, valorizzando il ruolo di chi ogni giorno tiene in piedi i servizi sanitari, garantendo qualità e sicurezza delle cure”.

“In questi mesi ho assicurato il mio sostegno ai lavoratori su molti fronti, ma ora è tempo di riavviare il confronto sui contratti.

“Nel decreto Calabria – ha aggiunto il ministro – ho inserito una norma che permette la stabilizzazione dei lavoratori precari del Servizio sanitario nazionale e il superamento del blocco del turn-over che da 10 anni limitava fortemente le assunzioni nella sanità, aprendo la possibilità di assumere anche alle Regioni in piano di rientro. Ho aumentato le borse per i medici specialisti, aperto un tavolo sulla formazione e rilanciato il tema delle liste d’attesa con un nuovo Piano nazionale. In questi giorni 2,4 mld di euro stanno rientrando nelle casse regionali grazie all’accordo sul PAY BACK con l’industria farmaceutica”.

“Non mi fermo qui – ha concluso la titolare del dicastero – il lavoro per un vero cambiamento positivo nella sanità italiana deve andare avanti”.

 

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aggressioni contro i medici

Il Ministro della salute interverrà al Comitato Centrale della Federazione. Anelli: serve un percorso condiviso per fermare le aggressioni contro i medici

Il Ministro della Salute Giulia Grillo interverrà il prossimo 13 giugno al Comitato Centrale della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Lo ha annunciato il presidente della stessa FNOMCeO, Filippo Anelli,  all’indomani dell’ennesima aggressione ai danni di due dottoresse dell’Ospedale San Giovanni di Roma. “Ringraziamo il Ministro per la sensibilità dimostrata e per aver tenuto fede all’impegno assunto dopo la sparatoria avvenuta venerdì scorso all’ospedale di Napoli. Ormai – prosegue il vertice della Federazione –  le aggressioni contro i medici e gli operatori si susseguono al ritmo di un vero e proprio bollettino di guerra”. Inoltre, “costituiscono un’emergenza di sanità pubblica, in quanto mettono in pericolo non solo la vita dei professionisti, ma anche quella dei pazienti, che rischiano di non essere assistiti nella maniera migliore”.

Anelli ha quindi ringraziato le due colleghe vittime della violenza. Queste, seppur tenute sotto scacco dal loro aggressore, non avrebbero esitato a soccorrere un altro paziente che si trovava in pericolo di vita.

“È profondamente ingiusto, ed eticamente inaccettabile, che un medico si trovi costretto a rischiare la vita per poter portare a termine la sua missione di salvare quella di un suo assistito”.

“Il ministro Grillo  – aggiunge ancora il presidente  – venerdì ha promesso che non lascerà soli i medici. La aspettiamo quindi il 13 giugno qui nella nostra sede, che dei medici tutti è la casa, per trovare tutti insieme una strategia d’azione su più livelli. Auspichiamo che questo non sia che l’inizio di un percorso condiviso anche con le altre Professioni sanitarie e sociali, che ci veda tutti insieme a un Tavolo permanente per dire finalmente ‘basta’ a questa forma di violenza, tanto più inutile e vigliacca perché si ritorce contro gli assistiti, i fragili, mettendo a rischio l’intero sistema delle cure. È per questo – conclude – che non ci stancheremo mai di ripetere che, come ammoniva una nostra campagna di comunicazione, chi aggredisce un medico aggredisce sé stesso”.

 

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istituto superiore di sanità

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Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha oggi inviato alla presidenza del Consiglio la proposta di nomina del presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. Contestualmente ha inviato agli organi di controllo il decreto di nomina per l’incarico di direttore generale dell’Iss.

“Sono veramente – ha dichiarato la titolare del dicastero – felice di poter trasmettere al presidente Conte la mia proposta di nomina per la presidenza dell’Iss. Ho scelto di dare continuità al lavoro avviato a gennaio dal professore Silvio Brusaferro, in qualità di commissario dell’Istituto. La sua lunga esperienza nella sanità pubblica di questo Paese e l’altissimo valore della sua competenza scientifica saranno garanzia di efficacia, efficienza e assoluta indipendenza per il governo del nostro più importante organo scientifico”.

“Il nuovo direttore generale dell’Istituto sarà Andrea Piccioli, medico specialista in ortopedia e traumatologia, già capo degli ispettori del ministero della Salute”.

“A Brusaferro e a Piccioli – prosegue Grillo – il mio più affettuoso e sincero augurio perché possano inaugurare una nuova stagione di protagonismo dell’Istituto Superiore di Sanità, vanto e fiore all’occhiello per il nostro Paese. A entrambi vanno l’onere e l’onore di guidare questa fondamentale risorsa del Paese in una direzione di successo nazionale e internazionale. La nuova governance comincia oggi nel segno del merito, della competenza e dell’autorevolezza scientifica, e io sono fiera di poter dire ai cittadini che abbiamo scelto il meglio” conclude il ministro.

Silvio Brusaferro, nato a Udine nel 1960, è stato nominato il 2 gennaio scorso commissario per l’esercizio delle funzioni di presidente dell’Iss, a seguito delle dimissioni di Walter Ricciardi.

Professore Ordinario di Igiene e Medicina Preventiva e Direttore del Dipartimento Area Medica dell’Università degli Studi di Udine, Brusaferro è stato direttore SOC accreditamento, gestione del rischio clinico e valutazione delle performance dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Udine. Da commissario ha assicurato l’operatività dell’Istituto Superiore di Sanità.

Andrea Piccioli, 58 anni, romano, a capo degli ispettori ministeriali e uomo di punta della Programmazione Sanitaria. Ha diretto l’ufficio competente per la clinical governance, la qualità, il rischio clinico, e la programmazione ospedaliera. Ha condotto i lavori per la definizione del Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa (PNGLA 2019-2021) varato nel febbraio scorso, così come il dossier sulle Linee di indirizzo sul Sovraffollamento, OBI e Triage in Pronto Soccorso e sull’allestimento e sulla composizione degli equipaggi dei Mezzi di Soccorso Avanzati. Dal 2016 nel comitato scientifico dell’Iss.

 

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