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aspettativa di vita

Uno studio statunitense ha individuato una relazione di causa effetto tra aspettativa di vita e densità di medici nel territorio di residenza

Il medico di famiglia aumenta la longevità.  Più ce ne sono e maggiore è l’aspettativa di vita sul territorio. E’ quanto emerge da una ricerca pubblicata sulla rivista Jama Internal Medicine. In base allo studio,  con 10 medici di medicina generale (MMG) in più per 100mila individui, l’aspettativa di vita aumenta di 51 giorni. Con 10 specialisti in più, invece, l’aspettativa di vita sale solo di 19,2 giorni.

Il lavoro, riferisce l’Ansa, è stato condotto da Sanjay Basu della Stanford University in California. Gli esperti hanno osservato l’andamento della mortalità in relazione ai cambiamenti del numero dei medici di famiglia dal 2005 al 2015.

La ricerca ha quindi riscontrato una relazione causa-effetto tra aspettativa di vita e densità di medici nel territorio di residenza.

Nello specifico, è emerso che chi cambia residenza, ha un aumento di 114,2 giorni di vita per decade ogni 10 medici di base in più per 100.000 persone nella nuova zona di residenza.

“Questo lavoro – spiega all’ANSA Francesco Moscone della Brunel University London – evidenzia che negli Stati Uniti sono cresciute le diseguaglianze territoriali nella presenza dei medici, rimandando a possibili ripercussioni sull’aspettativa di vita, particolarmente nelle zone rurali e a bassa densità”.

Come in Usa, negli anni anche in Italia si è registrata una diminuzione dei medici di famiglia sul totale della popolazione. Tuttavia i dati Istat più recenti evidenziano una densità molto più alta degli Usa, con 73 medici ogni 100.000 abitanti, contro i 41 in Usa. Anche in Italia le differenze geografiche sono significative: si passa da 53,9 a Bolzano fino a 82,2 in Calabria. In generale ci sono più medici per numero di abitanti a Sud che nel Centro-Nord, e il Nord Est è l’area con meno medici.

Con questa situazione – conclude Moscone –“ potremmo nel tempo diminuire l’aspettativa di vita se non perdere il primato di sistema sanitario migliore nel mondo”.

 

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piemonte

Siglato nelle scorse settimane un protocollo di intesa tra Regione Piemonte e medici di medicina generale che prevede l’istituzione degli ‘ambulatori delle non urgenze’

Medici di medicina generale in ospedale per aiutare a smaltire il sovraffollamento dei pronto soccorso e ridurre gli accesso inappropriati. E’ quanto prevede un accordo siglato tra la Regione Piemonte e i medici di medicina generale (Fimmg, Snami e Smi). L’intesa prevede l’istituzione, nei principali ospedali piemontesi, di un “ambulatorio delle non urgenze”. Si tratta di un locale che sarà separato da quelli del Pronto soccorso, in cui opererà un medico di famiglia oppure un medico di continuità assistenziale. La struttura prenderà in carico tutti i pazienti già classificati al triage come codici bianchi, ovvero con esigenze non riconducibili all’emergenza-urgenza e minore priorità.

Il medico si occuperà di visitare il paziente. Quindi, potrà confermare la non urgenza del caso e provvedere alle dimissioni del paziente, oppure modificare il codice di triage giudicandolo di priorità maggiore. In questo caso il paziente tornerà in pronto soccorso.

Nell’”ambulatorio delle non urgenze” il medico di medicina generale agirà in piena autonomia professionale.

Oltre a visitare il paziente e ad educarlo al ricorso più appropriato alle strutture del Ssn, potrà fornire anche alcune prestazioni aggiuntive. L’obiettivo è quello di favorire “un minor ricorso all’intervento specialistico”, come precisato nell’accordo. Tali prestazioni saranno retribuite aggiuntivamente al medico rispetto al compenso orario spettante.

Al medico sarà fornito un ricettario Ssn e le credenziali per l’emissione della ricetta elettronica per le prescrizioni farmaceutiche necessarie a una terapia non differibile. Non potrà invece prescrivere esami o consulenze, che saranno affidate alla discrezionalità del medico curante a cui il paziente sarà eventualmente invitato a rivolgersi. Qualora il professionista valutasse la necessità di esami o consulenze urgenti, potrà rimandare il paziente al PS/Dea, che riprenderà in carico l’assistito.

Il protocollo d’intesa ha una validità di due anni. Gli incarichi ai mmg saranno attivati attraverso convenzioni di carattere annuale e rinnovabili, per un impegno medio dalle 4 alle 24 ore settimanali. Agli incaricati sarà corrisposto il compenso orario per l’attività di Continuità assistenziale con le tutele previste dall’accordo nazionale.

 

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carenza di mmg

Per la Federazione dei medici l’unico intervento per risolvere il problema della carenza di medici di medicina generale è mantenere la quota annua di duemila borse per i prossimi dieci anni

“È apprezzabile la volontà del Ministro della Salute Giulia Grillo di mettere in atto correttivi per risolvere il problema della carenza dei medici di medicina generale”. Tuttavia, la misura prevista nel Dl Semplificazioni, rappresenta solo un “tampone”, che “non fa che spostare il problema più avanti nel tempo”. E’ quanto sostiene il Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, sulla norma che darà la possibilità, anche a chi non avrà ancora completato il corso di formazione, di poter ricevere l’incarico fino al 31 dicembre 2021.

Il Ministro ha definito il provvedimento ‘una boccata d’ossigeno per la medicina generale’. Per la Federazione dei Medici, però, la novità “non risolverà certo sul lungo periodo il problema della carenza di Medici di Medicina Generale”. Ciò a meno “di non associarla a un aumento delle borse”.

Inoltre, specifica Anelli, occorre verificare che la misura sia praticabile, “perché in ogni caso rimanda a un Accordo Collettivo Nazionale”.

“Invitiamo quindi il Ministro – afferma il presidente FNOMCeO – ad accelerare sull’ACN  per le convenzioni dei Medici di Medicina Generale. E, soprattutto, a mantenere la quota annua di duemila borse per i prossimi dieci anni. Questa misura, che va associata al raddoppio delle borse per le scuole, è del tutto praticabile, comportando un esborso complessivo per le casse dello stato di centocinquanta milioni l’anno, dei quali cinquanta milioni per la Medicina Generale e cento per le specializzazioni, che in parte potrebbero essere recuperati riutilizzando i fondi delle borse ‘abbandonate’, che oggi vanno persi”.

Per i medici “non si tratterebbe di un costo ma di un investimento per la salute di tutte le persone che si trovano sul territorio italiano”.

 

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Carenza di camici bianchi: l’Ats di Milano lancia l’allarme

Nell’area metropolitana della città di Milano è emergenza medici: la carenza di camici bianchi è infatti a livelli allarmanti. Mancano oltre 200 medici di base

La carenza di camici bianchi su tutto il territorio nazionale è una situazione sempre più seria, ma nell’Ats di Milano-Città metropolitana il problema ha assunto i contorni dell’emergenza.

Sarebbero infatti almeno 200 i medici che mancano e per questo il Comune ha lanciato una call per coprire le aree carenti.

Purtroppo, però, le risposte sono state 35 su 251 disponibilità.

La Regione, tuttavia, ha raddoppiato i posti nel triennio di formazione in Medicina generale, ma il problema persiste.

La carenza di camici bianchi sul territorio lombardo, come riporta il Corriere della Sera, è dovuta al fatto che pochi giovani vogliono aprire un ambulatorio, così i sindaci e la Regione studiano misure per correre ai ripari.

Ad aprile è stato pubblicato l’elenco degli ambiti carenti, ovvero delle porzioni di territorio in cui c’è bisogno di dottori.

Ebbene, nel Milanese “i posti a disposizione erano 251, solo 35 medici di base hanno risposto”.

Ad affermarlo è Marco Bosio, direttore generale dell’Ats.

Situazione critica al Municipio 9, che richiedeva 22 persone e ne vede arrivare solo una, al Municipio 5 (12 contro tre), mentre in zona 2 nessun candidato si è fatto avanti, nonostante le 13 disponibilità. Secondo Bosio, non c’è mai stata una copertura così bassa a Milano.

Questo significa che moltissimi pazienti resteranno scoperti, ovvero senza medico di famiglia vicino casa. Un disagio importante per disabili e anziani e persone dalla mobilità ridotta. Nell’hinterland la situazione è ben più seria.

“Tra Bollate, Baranzate e Novate ci sarebbe bisogno di sette dottori, ma nessuno si è fatto avanti — continua Bosio — . Situazione simile a Cinisello”. Il problema nasce dal fatto che il triennio di formazione in Medicina generale non è tra i corsi più quotati. Le borse di studio sono di sole 900 euro al mese, la metà di quelle destinate ai futuri cardiologi, ortopedici e ginecologi.

Ma la carenza di camici bianchi riguarda anche i pediatri. La distribuzione dei pediatri è calcolata in base al numero di bambini tra zero e sei anni. E in Lombardia si parla di un medico ogni 600 piccoli pazienti. I sette territori che erano rimasti sprovvisti di un ambulatorio ora sono coperti, grazie alla call di aprile, ma le situazioni difficili sono molte. Il comune di Vanzago, per risolvere il problema, ha lanciato una raccolta firme e offre uno spazio gratuito a chi vorrà aprire lo studio nel Comune.

La messa a disposizione di locali a costo zero o a prezzo calmierato è una strategia che molte amministrazioni usano per attirare i medici.

Ma anche la Regione corre ai ripari.

Secondo Giulio Gallera, assessore al Welfare, quest’anno “abbiamo ottenuto 165 borse di studio per chi accede al corso di formazione di Medicina generale contro le cento del 2017. In più ne finanziamo 35 con fondi regionali”.

Il ministero della Salute ha infine messo a disposizione di tutta Italia altri 800 posti. Inoltre, in autunno si chiederà a chi ha raggiunto il numero massimo di pazienti di arrivare a quota 1.800. Resta da vedere chi vorrà aderire alla proposta e chi invece, a causa dell’alto numero dei pazienti, si fermerà a un massimo di 1.500.

 

 

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