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Presentato a Roma il Manifesto promosso dall’ Italian Obesity Network e sottoscritto da 10 tra società scientifiche e Associazioni di pazienti

L’ Italian Obesity Network ha presentato ieri a Roma il proprio manifesto, sottoscritto da 10 tra società scientifiche e Associazioni di pazienti affetti da obesità,

Obiettivo del manifesto dell’ Italian Obesity Network è dire basta allo stigma sociale nei confronti degli obesi.

“Le convenzioni sociali e le rappresentazioni mediatiche dell’obesità rafforzano stereotipi della patologia che alimentano lo stigma del peso e della persona. È fondamentale che i media, le istituzioni, l’opinione pubblica e gli stessi operatori sanitari adeguino il linguaggio e le immagini utilizzati sull’obesità e che ritraggano essa in modo corretto e accurato, trattandola per quello che è una malattia e non un problema estetico”.

È questo l’importante messaggio lanciato per l’Obesity Day 2018, campagna nazionale per la sensibilizzazione e la prevenzione dell’obesità e del sovrappeso promossa tutti gli anni il 10 ottobre dall’Adi, Associazione italiana di Dietetica e nutrizione clinica.

Il manifesto dell’Italian Obesity Network è un documento voluto e sostenuto da dieci società scientifiche del settore.

L’obiettivo è quello di porre all’attenzione delle istituzioni le azioni da intraprendere per affrontare la patologia e combattere lo stigma sociale dell’obesità.

Nel nostro Paese, è sovrappeso oltre 1 persona su 3 (36%, con preponderanza maschile. Si tratta del 45,5% rispetto al 26,8% nelle donne).

Secondo Giuseppe Fatati, presidente Fondazione Adi e IoNet, “L’obesità è una patologia epidemica da affrontare in maniera integrata. Gli interventi di prevenzione, finora adottati, si sono dimostrati inefficaci perché basati sul paradigma della responsabilità personale, ovvero il soggetto ingrassa perché non rispetta le regole”.

Questo stigma sociale è molto duro da abbattere. In sostanza, si pensa che l’obeso sia così perché non sa darsi una misura.

“Al contrario – prosegue Fatati – l’obesità è una condizione complessa che deriva dall’interazione di fattori genetici, psicologici e ambientali. Da qui la volontà di unirsi in maniera sinergica al monito lanciato dalla campagna mondiale del World Obesity Day che dice stop allo stigma del peso, alla colpevolizzazione, al bullismo e alle discriminazioni sociali.”

Voluto dall’ Italian Obesity Network e sottoscritto dalle società Amici Obesi Onlus, Adi, Milano Obesity Declaration, Siedp, Simg, Ibdo Foundation, Forisie, Sio, Iwa il Manifesto individua quattro azioni urgenti per contrastare lo stigma sociale.

Le quattro azioni per ridurre lo stigma nei confronti delle persone con obesità

  1. Abbandonare l’uso di immagini negative e linguaggi inappropriati. Utilizzare il termine persone con obesità e non persone obese. Inoltre, si chiede di evitare gli stereotipi e tenere il focus sulla gravità della malattia soprattutto nelle immagini a scopo informativo e divulgativo.
  2. Combattere le discriminazioni sui luoghi di lavoro e il bullismo nelle scuole. A tal fine, si propone di implementare campagne di informazione che proteggano i dipendenti e gli studenti.
  3. Attuare politiche governative a favore di una migliore disponibilità e accesso a cibo nutriente riducendo la commercializzazione di opzioni meno sane. Introdurre protocolli di pianificazione che migliorino gli ambienti urbani. Assicurare la pedonabilità e l’uso di spazi verdi che favoriscano la attività motoria . Garantire il pieno accesso alle cure e ai trattamenti medici.
  4. Instaurare una relazione positiva, realistica e solidale tra medico e paziente. Migliorare l’efficacia delle cure anche attraverso l’uso di un linguaggio appropriato come “alto BMI” e “peso” preferibili a parole come “obeso” e “sovrappeso”. Anteporre la malattia al paziente, usando espressioni come “hai l’obesità” al posto di “sei obeso”.

Il documento verrà consegnato nelle prossime settimane all’attenzione delle commissioni ministeriali, regionali e alle aziende ospedaliere di tutto il territorio nazionale.

Intanto, domani, 10 ottobre, in occasione della consueta “giornata per il paziente” i 120 centri di dietetica Adi in tutta Italia e oltre 500 specialisti saranno a disposizione per colloqui gratuiti di informazione, consulenze nutrizionali e valutazioni del grado di sovrappeso.

 

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Tra gli adolescenti, l’indice dell’ Oms relativo al numero dei fumatori è tra i più elevati in Europa

L’aspettativa di vita alla nascita in Italia è la seconda più alta di tutti i Paesi dell’Unione europea. Due terzi della popolazione godono di buona salute, ma gli indici che l’ Oms segnala per il nostro Paese sono poco incoraggianti sul fronte dei giovani.  Lo ha affermato il ministro della Salute Giulia Grillo, in occasione della presentazione della 68esima riunione del Comitato regionale dell’Oms Europa, in programma a Roma.

Il Belpaese si aggiudica ottimi risultati per quanto concerne la popolazione adulta, nel limitare i danni causati da fumo, alcol, sovrappeso e obesità. Tra gli adolescenti, invece, le statistiche sono molto meno positive, con la prospettiva di ulteriori peggioramenti in futuro. Ad esempio, il numero di fumatori tra gli adolescenti è tra i più elevati d’Europa.

Un italiano su cinque poi è obeso. Il problema riguarda in particolare i giovanissimi: il 26% dei maschi di 15 anni è sovrappeso o obeso. In generale, poi, l’Italia registra uno dei livelli più alti in Europa in quanto a resistenza antimicrobica. La copertura vaccinale, invece, è ancora al di sotto della soglia del 95% fissata dalle line guida Oms. Il nostro Paese, peraltro, è tra quelli del vecchio continente più colpiti dall’attuale epidemia di morbillo.

A livello europeo, la percezione che i cittadini hanno della loro salute è al di sopra di quella in molte altre aree del mondo.

Gli europei vivono in media un anno di più rispetto a 5 anni fa. Il dato emerge dall’ultima edizione dell’European Health Report dell’Oms che sarà presentato nel corso della riunione del Comitato regionale dell’Oms Europa. L’evento traccerà un bilancio di quanto è stato raggiunto dei termini indicati nel quadro ‘Salute 2020’ e di quali priorità vadano delineate per promuovere la salute. L’obiettivo è mantenersi in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.

“L’European Health Report ci mostra che la maggior parte dei Paesi in Europa ha mosso passi importanti per allinearsi ai criteri di Salute 2020”. Lo ha affermato Zsuzsanna Jakab, a capo dell’Oms Europa. “Il miglioramento è notevole ma non omogeneo, sia tra Paesi che all’interno degli stessi. E’ imperativo che si collabori tutti per riuscire a mantenere l’impegno espresso nel 2015 attraverso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile per garantire che la salute sia di tutti”.

Complessivamente, la regione europea sta superando l’obiettivo dell’1,5% di riduzione annuale delle morti premature causate da malattie cardiovascolari, cancro, diabete mellito e patologie respiratorie croniche fino al 2020. I dati più recenti dimostrano una riduzione pari al 2% all’anno, in media. Tuttavia, avvertono gli esperti, sussiste il rischio concreto che tali margini guadagnati vadano vanificati se proseguirà l’andamento al rialzo in termini di percentuali di obesità, fumo e consumo di tabacco, oltre al calo della copertura vaccinale.

 

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SALUTE IN EUROPA, IN AUMENTO CASI DI TUMORE MA DIMINUISCE MORTALITÀ

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I ricercatori dell’Irccs Policlinico San Donato di Milano hanno condotto uno studio secondo il quale la stimolazione magnetica transcranica profonda gioverebbe alla riduzione dello stimolo della fame.

L’impiego della stimolazione cerebrale sarebbe efficace per ridurre lo stimolo della fame. A fare questa importante scoperta è stato uno studio italiano condotto dai ricercatori dell’Irccs Policlinico San Donato di Milano.

Secondo questa ricerca, usare la stimolazione magnetica transcranica profonda potrebbe alterare il circuito cerebrale della ricompensa e, in questo modo, controllare lo stimolo della fame.

Un risultato che potrebbe portare a enormi benefici nel trattamento dell’obesità.

A proporre lo studio, nel corso del meeting annuale della European Society of Endocrinology 2018 in corso a Barcellona, è stato il team dell’Irccs Policlinico San Donato.

Tutto è partito sulla scorta di studi precedenti, che avevano evidenziato come, in casi di obesità, il sistema cerebrale di ricompensa risulta alterato.

Pertanto, la gratificazione in risposta al cibo in alcuni soggetti obesi è notevolmente aumentata rispetto a quella di chi è normopeso.

Questo chiaramente rende difficile dimagrire e seguire delle diete, perché lo stimolo della fame è come “alterato”. La stessa disfunzione nel circuito cerebrale legato alla ricompensa si evidenzia anche nei casi di dipendenza da sostanze stupefacenti o alcool. Inoltre, è stato riscontrato anche nei soggetti dipendenti dal gioco.

Ebbene, lo studio italiano ha messo in luce come una corretta stimolazione cerebrale possa realmente apportare dei benefici.

Utilizzando la stimolazione magnetica transcranica profonda (deep transcranial magnetic stimulation – o dTMS) si utilizza l’energia magnetica per stimolare i neuroni all’interno di specifiche aree cerebrali.

Nello studio, il team ha valutato gli effetti della stimolazione cerebrale su appetito e senso di sazietà in 40 pazienti.

Nel farlo, hanno osservato i marcatori nel sangue potenzialmente associati con la ricompensa da cibo.

La stimolazione cerebrale ha avuto una durata di 30 minuti, a frequenze diverse.

I dati raccolti hanno evidenziato che nei pazienti sottoposti a stimolazione ad alta frequenza i livelli ematici di beta endorfine aumentano significativamente.

Secondo il coordinatore del gruppo di ricerca, Livio Luzi, “per la prima volta, questo studio ci fornisce un’indicazione sui meccanismi con cui la dTMS altera il desiderio di cibo nei soggetti obesi”.

Non solo.

“Abbiamo anche scoperto – continua Luzi – che alcuni marcatori presenti nel sangue e potenzialmente associati con il senso di ricompensa generato dal cibo, per esempio il glucosio, variano a seconda del sesso”.

Un dato che, per i ricercatori, suggerirebbe l’esistenza di differenze nelle modalità con cui i pazienti sono vulnerabili al desiderio di cibo.

Adesso occorrerà capire se questo tipo di stimolazione influenzi la struttura e la funzionalità del cervello nei pazienti obesi.

Quel che è certo, però, è che la tecnica di stimolazione magnetica transcranica si sta mostrando una valida e sicura alternativa, secondo Luzi, sia alle terapie farmacologiche che alla chirurgia bariatrica.

 

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ATTIVITÀ FISICA REGOLARE: FA BENE ANCHE AL CERVELLO

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L’obesità è uno dei fattori di rischio principali per il diabete, motivo per cui si parla anche di lotta alla diabesità

Secondo i dati dell’OMS, la diffusione del diabete di tipo 2 è quasi raddoppiata negli ultimi trent’anni, così come la mortalità legata alla malattia. Le previsioni dicono che, entro il 2030, rappresenterà in Europa la quarta causa di morte. Contribuirà così alla mortalità della popolazione più di quanto non facciano collettivamente Aids, malaria e tubercolosi.

In Italia, secondo i dati Istat del 2016, sono oltre 3 milioni e 200 mila le persone che dichiarano di avere il diabete. Negli ultimi trent’anni la percentuale è passata dal 2,9 per cento al 5,6 per cento dell’intera popolazione. Un aumento dovuto all’invecchiamento della popolazione, all’aumento della sopravvivenza dei malati di diabete e all’anticipazione dell’età in cui si diagnostica la malattia.

Ad esempio, rispetto al 2000, la percentuale di uomini 55-64enni con diagnosi di diabete è passata da 6,8 per cento a 8,8 per cento. Tra i 75-79enni è aumentata dal 14,9 per cento al 20,4 per cento. Invece, per le donne fino ai 79 anni le differenze nel tempo sono molto meno rilevanti, acuendosi solo tra le ultraottantenni.

L’obesità è uno dei fattori di rischio principali per il diabete, motivo per cui si parla anche di lotta alla “diabesità”. Si stima infatti che il 44 per cento dei casi di diabete tipo 2 siano attribuibili all’obesità/sovrappeso.

Tra i 45-64enni la percentuale di persone obese che soffrono di diabete è al 28,9 per cento per gli uomini e al 32,8 per cento per le donne. I ‘diabesi’ sono quindi circa 2 milioni.

Questo dato è molto preoccupante se si considera che il rischio complessivo di morte prematura raddoppia ogni 5 punti di crescita dell’indice di massa corporea: una persona con diabete e sovrappeso ha quindi un rischio raddoppiato di morire entro 10 anni, rispetto a una persona con diabete di peso normale e una persona con diabete e obesa addirittura un rischio quadruplicato.

Di questo si è parlato in occasione della presentazione dell’undicesima edizione dell’Italian Diabetes & Obesity Barometer Report da parte di IBDO Foundation e Università di Roma “Tor Vergata”.

“Possiamo ormai considerare diabete e obesità come una pandemia, con serie conseguenze per gli individui e la società in termini di riduzione sia dell’aspettativa sia della qualità della vita, e notevoli ricadute economiche”. Lo afferma Renato Lauro, Presidente IBDO Foundation.

“Si tratta quindi un’emergenza sanitaria – spiega Lauro – che necessita di un’attenzione specifica da parte dei decisori politici, affinché considerino in tutta la sua gravità questo fenomeno. Siamo convinti che la raccolta e la condivisione di informazioni, alla base del confronto e dei processi decisionali, possano contribuire a ridurre il peso clinico, sociale ed economico che queste malattie rappresentano e potranno rappresentare”.

 

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TIPI DI DIABETE: DA UNO STUDIO ARRIVA UNA NUOVA CLASSIFICAZIONE

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Perde la vita a seguito di un intervento di resezione idrica. La donna, 48enne, muore dopo un’operazione per ridurre il peso. Disposta l’autopsia

Si era recata in una clinica privata perché voleva dimagrire. L’intervento chirurgico non si è però rilevato privo di complicazioni. E così Giovanna F.S., bancaria di 48 anni, muore dopo un’ operazione per ridurre il peso. Una vicenda drammatica, accaduta a Messina.

La resezione gastrica le avrebbe dovuto ridurre il peso e la fame. L’ha invece costretta a tornare in ospedale perché i dolori si sono mostrati lancinanti. La donna aveva subito l’intervento chirurgico lo scorso 7 luglio,  ma due giorni dopo esser stata  dimessa dalla struttura, ha dovuto ricorrere all’aiuto dei figli per raggiungere il Policlinico di Messina.

I due figli, riscontrate le difficoltà della madre anche ad alzarsi dal letto, hanno chiamato l’ambulanza. Due giorni dopo l’intervento di resezione gastrica, l’operazione per ridurre il peso, Giovanna si è nuovamente coricata sul lettino di un ospedale. Qui le sono state applicate delle protesi per rimediare all’intervento avuto nella clinica privata. Il 30 luglio la donna è deceduta.

La famiglia ha sporto denuncia e sotto indagine della Procura sono finiti due chirurghi e quattro endoscopisti. Su disposizione del sostituto procuratore Annalisa Arena è stata già effettuata l’autopsia. L’avvocato Rina Frisenda, legale della famiglia di Giovanna, ha rilasciato un commento : “Con il risultato dell’autopsia – ha dichiarato l’avvocato a La Repubblica – il numero degli indagati potrebbe aumentare, vedremo”.

 

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IN ITALIA 6 MILIONI DI OBESI: UN PROBLEMA SOCIALE ANCORA DA GESTIRE

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Sono circa 57mila le persone che perdono la vita per complicanze legate all’obesità, ma nel nostro Paese da molti continua non essere considerata una malattia

Sono circa 57mila in Italia le persone che ogni anno muoiono per le complicanze legate all’obesità, circa una ogni dieci minuti. Nel nostro Paese gli obesi sono 6 milioni e i grandi obesi raggiungono quota 500mila. L’allarme riguarda anche i più piccoli; un bambino su tre, infatti, sarebbe sovrappeso, uno su quattro è obeso.

L’obesità rappresenta, inoltre, un costo significativo per il Sistema Sanitario, secondo alcune stime pari, nel 2012, al 4% della spesa sanitaria italiana, per un totale di circa 4,5 miliardi di euro. Un dato che dipende anche dalle sue comorbidità: sovrappeso e eccesso ponderale sono responsabili di circa l’80% dei casi di diabete, del 55% dei casi di ipertensione e del 35% di quelli di cardiopatia ischemica e di tumore.

Nei casi più gravi, la soluzione, dopo un’attenta valutazione interdisciplinare (chirurgo, nutrizionista, psicologo, diabetologo) è la chirurgia bariatrica che, tramite il ricorso alle tecniche d’avanguardia oggi a disposizione, può rivelarsi più efficace della dieta e dell’attività fisica, consentendo un calo di peso significativo. Secondo un’indagine recente, condotta dal Centro di Studio e Ricerca sulla Sanità Pubblica dell’Università Milano Bicocca, con la chirurgia bariatrica si può ottenere un guadagno per paziente di oltre tre anni di vita, vissuta in condizioni di salute ottimali e una riduzione della spesa per paziente di 11,384 euro.

Sicurezza, nuove tecniche chirurgiche e Reti di assistenza in relazione all’obesità, sono stati i temi al centro della Tavola Rotonda “Obesità una malattia sociale: il ruolo del chirurgo tra responsabilità istituzionale e domanda di salute dei pazienti” organizzata a Venezia nell’ambito del XXV Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità – SICOB, in corso fino all’8 aprile.

“Lo scopo del Congresso è far diventare l’obesità e il suo trattamento chirurgico un tema di attualità sociale – ha affermato il Professor Maurizio De Luca, Presidente del Congresso -. Volevamo ribadire l’importanza dell’interdisciplinarietà nella cura di questa malattia e per farlo abbiamo coinvolto, in rappresentanza delle professionalità attive nella gestione dell’obesità, la Società Italiana dell’Obesità (SIO), la Società Italiana di Diabetologia (SID), la Società Italiana di Chirurgia Endoscopica (SICE), l’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica ed Estetica dell’Obesità (AICPEO) e la Società Italiana di Emergenza e Urgenza (SIMEU). Abbiamo invitato, infine, l’International Federation of Surgery for Obesity and Related Disorders (IFSO), per allargare lo sguardo verso il panorama internazionale”.

Nonostante sia riconosciuta come malattia dalla comunità medico-scientifica, secondo un recente position paper dedicato (realizzato dal Centro Studi e Ricerca sull’obesità in collaborazione con le Società Scientifiche SIO e SICOB, ADI e Amici Obesi Onlus), l’obesità in Italia continua a non essere considerata tale, anche se in continua crescita. “Stiamo parlando – ha commentato il Professor Luigi Piazza, Presidente SICOB – di una malattia che a livelli importanti, ovvero quando l’indice di massa corporea è superiore a 35, si trasforma in invalidità. Nelle obesità gravi, la chirurgia rappresenta la soluzione migliore e più incisiva. Un’arma vincente che deve essere maneggiata con estrema cautela da persone competenti, in grado di garantire livelli di sicurezza elevati. Questo è possibile presso i Centri dedicati al trattamento chirurgico della patologia”.

Il XXV Congresso SICOB è anche l’occasione per annunciare e ricordare l’importante appuntamento con lo European Obesity Day 2017, la giornata europea contro l’obesità che si celebra in tutta Europa sabato 20 maggio. Inaugurata nel 2010, è promossa da comunità mediche, associazioni pazienti e autorità politiche per supportare i cittadini europei obesi o in sovrappeso e sensibilizzare sulla necessità di contrastare questo fenomeno.

Un appuntamento interdisciplinare, in programma a Venezia dal 6 all’8 aprile, che metterà a confronto esperti nazionali e internazionali sui moderni trattamenti di un problema che riguarda quasi il 10% degli italiani adulti

Secondo l’Istat il 34,2% degli italiani, circa 20 milioni di adulti, è in sovrappeso. L’obesità, invece, riguarderebbe il 9,8% della popolazione, ovvero 4 milioni di cittadini; la crescita di tale dato (+25% rispetto al 1994), ha determinato negli ultimi 15 anni un notevole incremento nel ricorso alla chirurgia dell’obesità e delle malattie metaboliche, nata da circa 60 anni con l’obiettivo di determinare, oltre alla perdita di peso, il mantenimento del peso perso e la riduzione o completa eliminazione delle numerose patologie associate (cardiache, respiratorie, metaboliche, osteoarticolari, oncologiche, genito-urinarie, psicologiche e sociali).

Le procedure chirurgiche anti-obesità sono numerose, vengono normalmente praticate in Italia a carico del SSN e presentano attualmente una percentuale di complicanze molto bassa.
I nuovi sviluppi di tale ramo della chirurgia saranno al centro del XXV Congresso nazionale della Sicob (Società italiana di chirurgia dell’obesità e delle malattie metaboliche), in programma dal 6 all’8 aprile 2017 a Venezia, presso a Fondazione Giorgio Cini. “Il fil rouge – spiega il Presidente dell’evento, Maurizio De Luca – sarà lo scambio di competenze e di saperi. Un dialogo costruttivo tra l’esperienza di chi è da anni nel settore e l’entusiasmo delle nuove generazioni”.

Saranno presenti medici chirurghi, internisti, dietologi, nutrizionisti, psicologi, psichiatri, diabetologi, medici di medicina generale ma anche esperti in sanità, giornalisti e associazioni di pazienti, a cui saranno dedicate alcune sessioni del programma. Un appuntamento all’insegna dell’interdisciplinarità, dunque, che si propone di valutare i risultati e lo stato dell’arte dei più moderni metodi di trattamento medico e chirurgico dell’obesità e delle patologie ad essa correlate. “Per questo motivo – continua De Luca – abbiamo ideato un programma che comprenda simposi e letture di elevato impatto scientifico su temi di attualità senza trascurare l’offerta formativa, prevedendo sessioni monotematiche sui grandi temi di questa disciplina ed ampi spazi per la discussione”.

Il Congresso, dedicato in particolare ai giovani, avrà inoltre un profilo internazionale, con la presenza di numerosi ospiti tra cui i rappresentanti della ‘International Federation for Surgery of Obesity and Weight Related Disorders – European Chapter, IFSO-EC’. Sarà, inoltre, dato ampio spazio all’aspetto divulgativo. “Lavoreremo molto – conclude De Luca – per far sì che l’obesità e  il suo trattamento chirurgico diventino un tema di attualità sociale e che se ne discuta nell’ambito dei diritti e delle necessità di salute dei cittadini. La difficoltà che incontra quotidianamente la nostra professione sul tema del rapporto con il paziente impone una seria riflessione comune e l’implementazione di azioni finalizzate a diffondere tali conoscenze”.

 

SCARICA QUI IL PROGRAMMA PRELIMINARE DEL CONGRESSO

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E’ il PDTA, Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale Veneto, un modello innovativo per la gestione del paziente, che si basa su un approccio multidisciplinare coordinato intorno a un percorso diagnostico-terapeutico integrato ben definito

In Italia sono quasi 16,5 milioni le persone in sovrappeso e più di 6 milioni quelle obese. L’obesità rappresenta uno dei più importanti fattori di rischio per le malattie cardiache e respiratorie, il diabete e l’ipertensione. Il costo annuo stimato per la gestione dell’obesità è di 9 miliardi di euro tra spese sanitarie, calo di produttività, assenteismo e mortalità precoce. Una cifra che potrebbe arrivare a più di 22 miliardi calcolando i costi complessivi delle patologie correlate.

L’alta complessità clinica e le numerose complicanze che caratterizzano questa patologia rendono necessario un approccio multidisciplinare coordinato intorno a un percorso diagnostico-terapeutico integrato ben definito, con importanti ripercussioni sul rapporto costo/efficacia. Da questa esigenza nasce il Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) Veneto, un modello innovativo che ha l’obiettivo di garantire una migliore gestione del fenomeno riducendo l’impatto della spesa sul Sistema Sanitario. Si tratta di uno strumento in grado di favorire un lavoro sinergico tra i Centri parte della rete per il trattamento dell’obesità attivata in Veneto in accordo col vigente Piano Sanitario Regionale. Una realtà che garantisce la gestione della malattia, dalla prevenzione alla cura farmacologica, alla chirurgia bariatrica fino alla riabilitazione nutrizionale post-chirurgica.

In particolare, la rete è costituita da un Centro di coordinamento a Padova, due Centri Hub (ospedali di Padova e di Verona), che contengono tutte le specializzazioni, e una serie di centri Spoke (ospedali di Portogruaro, Cittadella, Dolo, Montebelluna e Belluno) distribuiti sul territorio regionale. “Questa differenziazione non è sinonimo di centri di serie A e B, ma di aree funzionali diverse – afferma il professor Roberto Vettor, Coordinatore della Rete Veneta Obesità -. Il Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale favorisce l’integrazione multidisciplinare e responsabilizza le diverse figure professionali assicurando la riduzione degli errori, la razionalizzazione della spesa, la continuità assistenziale e il miglioramento della qualità. Si tratta di un’appropriatezza organizzativa che riunisce tutti quei professionisti, chirurghi, nutrizionisti, internisti e riabilitatori che, altrimenti, si muoverebbero ognuno per contro proprio. Questo modello è già in vigore in alcuni centri della Regione Veneto e l’obiettivo, ora, è farlo diventare operativo in tutte le strutture ospedaliere della rete. Stiamo parlando di un esempio esportabile non solo a livello nazionale, ma anche all’estero. Reti come queste, infatti, sono presenti solo in alcuni Paesi scandinavi”.

La gestione dei pazienti obesi è complessa. Ogni caso è a sé stante e deve essere discusso collegialmente. “Sulla chirurgia esiste un errore concettuale, perché se non si registra una risposta in termini clinici dopo un’adeguata terapia dietetica e, eventualmente, farmacologica, e in situazioni di complicanze dell’obesità stessa, può essere la prima opzione – spiega Vettor -.  Non si tratta di un punto di arrivo, ma di un punto di partenza, perché dopo l’intervento è necessario predisporre una riabilitazione nutrizionale, una dieta specifica e un follow-up continuo del paziente per molti anni. Il successo della chirurgia bariatrica è elevato, le tecniche si sono affinate, gli interventi diventano sempre meno invasivi. Il bendaggio gastrico è quasi del tutto superato perché non portava a lungo termine un successo terapeutico in termini di riduzione del peso. Risultato che, oggi, si ottiene con tecniche chirurgiche come la cosiddetta Sleeve gastrectomy con cui si riduce lo stomaco in un manicotto, restringendo il volume gastrico”.

“La chirurgia bariatrica – dichiara Lorenzo Mantovani, Professore associato di Igiene – Centro di Sanità pubblica dell’Università degli Studi di Milano Bicocca – offre un’opzione di trattamento efficace contro l’obesità quando gli approcci conservativi falliscono. Comprendere l’impatto economico e clinico della chirurgia bariatrica è di fondamentale importanza per i clinici e i decisori sanitari, al fine di poter scegliere in maniera consapevole l’opzione di trattamento complessivamente più efficiente, in quanto più efficace per i pazienti e meno costosa, o comunque economicamente sostenibile per il sistema sanitario, almeno nel breve o medio periodo. Nell’analisi condotta usando l’orizzonte temporale lifetime, la chirurgia bariatrica ha comportato, infatti, un guadagno per paziente di ben 3.2 QALY, ovvero oltre tre anni di vita vissuta in condizioni di salute ottimale, e una riduzione della spesa per paziente di 11.384 euro, risultando l’opzione più efficace e meno costosa rispetto all’approccio non chirurgico”.

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Il principale fattore di rischio rimane la sedentarietà: necessario ripensare i propri stili di vità per evitare obesità, sindrome metabolica e diabete di tipo 2

Un chiaro campanello d’allarme: obesità e diabete sono sempre più comuni in Italia e per questo gli specialisti riunitisi a Palermo per il Congresso nazionale “Dall’obesità al diabete” hanno deciso di stilare delle precise linee guida per migliorare lo stile di vita e correggere le abitudini sbagliate. In primis la sedentarietà, il maggior fattore di rischio nello sviluppo di obesità, sindrome metabolica e diabete di tipo 2.

Problematiche importanti se è vero che, solo in Sicilia dove si è svolto il Congresso, si parla del 10% della popolazione maschile e del 9% di quella femminile affetti da diabete. La media nazionale, sebbene meno alta, si assesta comunque a un preoccupante 7,7%. Di queste persone, il 43% non svolge attività fisica. La sedentarietà, dunque, al fianco di obesità e sovrappeso: nelle regioni del Sud si registra una concentrazione del 28,7% contro il 19,3% della media nazionale.

“Il binomio sport e corretta alimentazione, declinata alla dieta mediterranea, rappresenta un sorta di salvavita – ha spiegato Toti Amato, presidente dell’Ordine dei medici di Palermo – I numeri sono sotto gli occhi di tutti e preoccupano non poco gli esperti, che incontrandosi al Congresso hanno potuto offrire un momento formativo prezioso anche per la diffusione di informazioni da estendere non solo ai cittadini, ma anche alle figure professionali che a vario titolo si occupano sul territorio di salute e prevenzione. Non si può prescindere da una corretta educazione sanitaria e responsabilizzazione di tutti i soggetti coinvolti”.

Il tema della prevenzione primaria è centrale anche per il presidente dell’associazione medico sportiva Amsd-Fmsi di Palemo, Giuseppe Virzì, secondo cui “la medicina dello sport ha un ruolo importante perché lavora principalmente con i giovani. E’ necessario accompagnali verso un nuovo stile di vita, educandoli all’attività motoria prima dell’insorgenza della malattia, mettendo in campo progetti che entrino innanzitutto nelle scuole. Non è un caso che la scelta del luogo di questo momento formativo sia ricaduta su un istituto scolastico”.

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A Napoli, presentata la seconda edizione del libro: “Eating Planet. Cibo e sostenibilità: costruire il nostro futuro” a cura della Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition

Italiani sempre più sovrappeso: negli ultimi 30 anni, l’obesità è triplicata e nel Mezzogiorno sono preoccupanti i dati relativi all’obesità infantile. Basti pensare che, solo in Campania, quasi 1 bambino su 2 è obeso (ossia 70 mila sono obesi, di cui 20mila gravi), circa 180 mila bambini sono in sovrappeso.

Una situazione grave, determinata soprattutto dal progressivo distacco dalla Dieta Mediterranea, che ha interessato in particolare le generazioni più giovani. E l’Italia non è il solo paese ad affrontare il problema dell’obesità infantile che, anzi, appare ancora più serio se considerato a livello globale: sono 170 milioni i bambini in età scolare sovrappeso o obesi. Una patologia che solo in Europa  si sta diffondendo in maniera rapidissima: il dato che oscilla tra gli 11,8 e i 16,6 milioni di bambini con eccesso di peso, di cui tra i 2,9 e i 4,4 milioni sono obesi.

Giovani e adulti che fanno sport sono sempre meno (solo 3 su 10). Tra i bambini, solo 1 su 6 pratica sport per non più di un’ora a settimana e questo aspetto di vita sedentaria, unito ad abitudini alimentari mutate, proietta i ragazzi in un quadro futuro che vede come inevitabili ricadute anche sul tasso di incidenza di malattie come diabete (con un nuovo caso ogni 5 secondi), patologie cardiache (che rimangono la prima causa di morte al mondo con 20 milioni di decessi nel 2015) e patologie croniche (che determinano il 60% dei decessi a livello globale).

infografica cibo e salute

«L’aumento simultaneo dei casi di obesità a tutte le latitudini è stato innescato dai profondi cambiamenti nel sistema globale di produzione e distribuzione degli alimenti, che hanno consentito di rendere disponibile per la gran parte della popolazione mondiale cibo a basso costo e in quantità molto maggiore che in qualsiasi epoca precedente» ha spiegato Gabriele Riccardi membro dell’Advisory Board BCFN e Professore di Endocrinologia e Malattie del metabolismo presso l’Università degli Studi Federico II di Napoli. «Viviamo in un ambiente obesogeno dove l’obesità è una risposta normale all’iper stimolazione a cui siamo sottoposti. Per contrastare questo fenomeno occorre promuovere una stretta alleanza tra istituzioni, consumatori e produttori. Occorre fare presto perché i bambini obesi di oggi hanno il 70% di probabilità di diventare gli adulti obesi di domani e dovranno affrontare problemi di salute come ipertensione, diabete e altre patologie con un impatto non solo sulla longevità, ma anche sulla qualità della vita».

A questi temi, in particolare, è dedicata la seconda edizione del libro “Eating Planet. Cibo e sostenibilità: costruire il nostro futuro” a cura della Fondazione BCFN (Barilla Center for Food & Nutrition).

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