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omicidio preterintenzionale

colpito

I giudici della Cassazione hanno confermato la sentenza di condanna per omicidio preterintenzionale già riconosciuta dai giudici di merito a carico di un uomo di professione vigilante. L’uomo dapprima aveva colpito il capo della vittima con la sua pistola di ordinanza ma poi, nella colluttazione, un colpo partito accidentalmente dalla sua arma uccideva la vittima

La vicenda

In entrambi i giudizi di merito era stato riconosciuto colpevole del delitto di omicidio preterintenzionale, commesso in pregiudizio di un altro uomo colpito a morte dall’esplosione di un colpo partito dalla sua pistola.

Si trattava della pistola di ordinanza che l’imputato aveva in dotazione, quale guardia giurata, e che egli già aveva utilizzato come strumento per percuotere al capo la vittima.

Ma secondo la difesa, l’accertamento logico-giuridico effettuato dai giudici di merito e confluito nella sentenza di condanna era errato perché presupponeva una lettura estensiva dell’espressione: “Con atti diretti a commettere uno dei delitti preveduti dagli artt. 581 e 582 cod. pen.” contenuta nella norma che disciplina l’omicidio preterintenzionale.

Ebbene secondo tale interpretazione si deve identificare, quali antecedenti causali della morte, anche condotte diverse dalle percosse e dalle lesioni, purché a queste strettamente connesse; finendo per trasformare il delitto in una fattispecie punibile a titolo di responsabilità oggettiva.

L’assunto difensivo

Veniva pertanto suggerita una lettura più restrittiva, dovendo circoscrivere l’ambito applicativo del delitto di cui all’art. 584 cod. pen. all’effettivo riscontro di un nesso di derivazione diretta tra la morte e le percosse o lesioni.

D’altra parte, nel corso dell’istruttoria era emerso che la morte della persona offesa era conseguita non ai colpi infertigli al capo dall’imputato con il calcio della pistola in sua dotazione, ma da questa essendo accidentalmente partito un colpo nel corso della colluttazione insorta tra i due.

Ciò imponeva di qualificare il fatto come omicidio colposo, potendosi solo muovere all’imputato un rimprovero per non avere adottato tutte le cautele dovute per espletare in sicurezza i compiti di vigilanza affidatigli.

Ma per i giudici della Cassazione il ricorso è infondato.

Ed infatti, la sentenza impugnata aveva fatto buon governo delle regulae iuris, ormai acquisite al patrimonio del diritto vivente, secondo le quali, ai fini dell’integrazione dell’omicidio preterintenzionale, è necessario che l’autore dell’aggressione abbia commesso atti diretti a percuotere o a ledere e che esista un rapporto di causa ed effetto tra gli atti predetti e l’evento letale, senza necessità che la serie causale che ha prodotto la morte rappresenti lo sviluppo dello stesso evento di percosse o di lesioni voluto dall’agente (Sez. 5, n. 41017 del 12/07/2012; Sez. 1, n. 1008 del 03/10/1986).

L’elemento soggettivo del reato di omicidio preterintenzionale

A sostegno di tali affermazioni si è argomentato richiamando il principio di diritto secondo il quale, nell’omicidio preterintenzionale, l’evento morte deve costituire il prodotto della specifica situazione di pericolo generata dal reo con la condotta intenzionale volta a ledere o percuotere una persona, con la conseguenza che se la morte della vittima è del tutto estranea all’area di rischio attivato con la condotta iniziale, intenzionalmente diretta a percuotere o provocare lesioni, ed è, invece, conseguenza di un comportamento successivo, l’evento mortale non può essere imputato a titolo preterintenzionale, ma deve essere punito a titolo di colpa, in quanto effetto di una serie causale diversa da quella avente origine dall’evento di percosse o lesioni dolose (Sez. 5, n. 3946 del 03/12/2002).

Ebbene, nella vicenda in esame, la morte della persona offesa si era verificata per l’esplosione di un colpo partito dall’arma che l’imputato aveva utilizzato per percuotere alla testa il soggetto sorpreso ad aggirarsi nel luogo ove egli fungeva da vigilante e nel contesto di una colluttazione tra i due. Ma egli era ben consapevole che l’arma fosse caricata per lo sparo.

E allora non si poteva certo negare che l’evento letale si fosse verificato per una serie causale avente la stessa origine nel reato di percosse.

Avevano fatto bene i giudici della corte territoriale a ricondurre l’azione del reo nello schema giuridico del delitto di omicidio preterintenzionale, non risultando inverosimile che egli, avendo utilizzato come strumento per percuotere l’avversario un’arma caricata per lo sparo, abbia accettato il rischio che il colpo sarebbe partito durante la colluttazione.

Dott.ssa Sabrina Caporale

 

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circoncisione clandestina

La Procura di Tivoli ha disposto l’arresto di un presunto medico straniero ritenuto responsabile della circoncisione clandestina che è costata la vita al piccolo

Un bimbo di due anni, residente a Monterotondo ma di origini nigeriane, è morto all’ospedale Sant’Andrea dopo un intervento di circoncisione clandestina effettuato in casa. In prognosi riservata anche il fratellino gemello.

Sulla vicenda la Procura di Tivoli ha aperto un’inchiesta disponendo l’arresto del presunto medico ritenuto responsabile dell’intervento. Si tratterebbe di un cittadino statunitense 66enne di origine libiche. Gli vengono contestati i reati di omicidio preterintenzionale, lesioni gravissime ed esercizio abusivo della professione medica.

Nel corso della perquisizione presso l’abitazione dell’arrestato gli uomini della squadra mobile di Roma avrebbero sequestrato oggetti da cui si desumerebbe l’abitudine della condotta. Gli inquirenti hanno disposto anche l’autopsia sul corpo del piccolo deceduto.

La madre dei due bambini, nati a Latina nel gennaio 2017 è una donna titolare di protezione umanitaria. In Nigeria avrebbe altri 5 figli. Secondo quanto ricostruito sarebbe giunta nella casa di Monterotondo a metà novembre. In precedenza sarebbe stata ospite, per oltre un anno, di un Centro di accoglienza straordinario (Cas) a Rieti. Qui sembra che avesse chiesto alla pediatra informazioni sulla possibilità di sottoporre i figli alla circoncisione.

In Italia sarebbero tra i 4mila e i 5mila i bambini stranieri che ogni anno vengono sottoposti alla circoncisione, per motivi culturali, religiosi o igienici.

Di questi circa il 35% subirebbero la pratica in modo clandestino, spesso non da parte di medici, con il rischio concreto di infezioni ed emorragie. I dati dei bimbi circoncisi raddoppiano se si considerano quelli che durante le festività – soprattutto musulmane – vengono sottoposti alla pratica nei Paesi d’origine.

I costi, nel settore privato, sono molto alti. Si arriva a pagare anche fino a 4 mila euro. Nel pubblico la disciplina varia da regione a regione. Nel Lazio e nel Veneto, ad esempio, la prestazione è erogata dal servizio sanitario, con una spesa che va dai 250 ai 400 euro. In , invece, c’è un regime di convenzione.

Oltre a quello economico, un altro aspetto che favorisce la clandestinità è l’età minima per la quale è prevista la circoncisione, che varia da Asl ad Asl.  Ma Secondo Foad Aodi, presidente dell’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi), il 99% dei genitori chiede di poterlo fare quando il bambino ha pochi mesi di vita.

Da qui l’appello dell’organizzazione al ministero della Salute “perchè autorizzi la circoncisione nelle strutture sanitarie pubbliche e private a livello nazionale con prezzi accessibili”. Il tutto, abbassando anche l’età in cui si può eseguire la pratica.

 

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piazza cavour

La Corte di Cassazione ha accolto le tesi accusatorie dei magistrati sull’imputazione per omicidio preterintenzionale per i ragazzi della c.d. “banda dello spray”, autori dei tragici eventi di Piazza San Carlo a Torino

È di poche ore fa la notizia che i giudici della Cassazione hanno rigettato il ricorso presentato dal difensore di uno degli imputati della strage di Piazza San Carlo a Torino, la sera del 3 giugno 2017, durante la finale di Champions League fra Juventus e Real Madrid.

I fatti

Quella sera, perse la vita una donna, Erila Pioletti di Domodossola e circa 1500 furono i feriti.

Uno spray al peperoncino, spruzzato in mezzo alla folla e il delirio. Gli autori di quel gesto, tra i quali Bouimadaghen meglio conosciuto come “Budino”, avevano intenzione di creare il panico e trovare l’occasione giusta per riuscire rapinare cellulari e portafogli, come già avevano fatto durante altre manifestazioni nella città piemontese e in giro per l’Italia.

Per gli stessi fatti, i giudici avevano richiesto la custodia cautelare in carcere, successivamente impugnata dai loro difensori.

Ma la Cassazione non ha dubbi: si è trattato di omicidio preterintenzionale e pertanto, ha respinto il ricorso.

L’omicidio preterintenzionale

Che si trattasse di omicidio, qualcuno già lo immaginava. Ma perché omicidio preterintenzionale?

Su questa fattispecie di reato, molto si è scritto in dottrina e in giurisprudenza; specie con riferimento all’elemento soggettivo della preterintenzione.

Si tratta di tutte quelle ipotesi in cui l’evento (morte) si sia verificato involontariamente, cioè contro la volontà dell’autore o, per meglio dire, “oltre la sua volontà”.

Ma l’omicidio preterintenzionale, nonostante la frequente ricorrenza nelle teorie ricostruttive di giudici e avvocati e l’elevata attenzione da parte degli studiosi, ha dato vita a numerosi e accesi dibattiti.

Primo tra tutti, può essa costituire un tertium generis di colpevolezza?

Si è soliti ritenere, infatti, che la preterintenzione sia tecnicamente a metà strada tra il dolo e la colpa: “il delitto è preterintenzionale, o oltre l’intenzione quando l’azione od omissione deriva un evento dannoso o pericoloso più grave di quello voluto dall’agente”.

Ne deriva che nel delitto preterintenzionale vi è una volontà di realizzare un evento meno grave di quello concretamente prodotto (necessariamente più grave).

Quanto alla volontà iniziale, essa è imputabile a titolo di dolo; a differenza dell’evento finale (più grave) rientrante nel concetto di colpa.

Il codice penale, riconduce a questa categoria un’unica fattispecie delittuosa: l’omicidio preterintenzionale, disciplinato dall’art. 584 c.p.

Chiunque con atti diretti a commettere uno dei delitti previsti dagli artt. 581 e 582 c.p., cagiona la morte di un uomo, è punito con la reclusione da dieci a diciotto anni”.

In altre parole, l’autore del reato risponde per fatto proprio, seppure per un fatto più grave di quello voluto.

È quello che hanno anche ritenuto i giudici della Suprema Corte di Cassazione, riguardo alla “banda dello spray” che ha agito a Piazza San Carlo.

La sera della finale di Champions, “Budino” e i suoi compagni, non vollero l’omicidio ma risponderanno, se ritenuti colpevoli, di siffatto reato.

Avv. Sabrina Caporale

 

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Appello bis clinica Santa Rita: ridotta condanna per ex chirurgo

Nel corso del processo d’ appello bis sulla clinica degli orrori ‘Santa Rita’ i giudici hanno ridotto la condanna nei confronti di un ex chirurgo toracico: 15 anni per lui.

Importante decisione nel corso del processo d’ appello bis sulla vicenda della clinica degli orrori “Santa Rita” di Milano.

P.B.M, ex chirurgo toracico, è stato condannato a 15 anni di carcere nel processo bis davanti alla corte d’Appello di Milano. La sua pena è stata pertanto ridotta.

L’ex camice bianco era infatti accusato di avere provocato la morte di quattro pazienti. Quanto al suo ex collaboratore, F.P., imputato per due dei quattro decessi, questi è stato condannato a 7 anni e 8 mesi.

Il risultato del processo d’ appello bis è stato che per entrambi la pena è stata ridotta. I giudici hanno infatti riformulato l’accusa in omicidio preterintenzionale.

La vicenda processuale

Come noto, nel giugno del 2017, la Corte di Cassazione aveva di fatto annullato l’ergastolo per l’ex chirurgo toracico, sostenendo che B.M. non potesse essere accusato di omicidio volontario con dolo eventuale per la morte dei quattro pazienti. Morte avvenuta come accertato a seguito di interventi ritenuti inutili e funzionali soltanto a far incassare alla clinica i soldi del servizio sanitario nazionale. La somma si aggirava sugli 11 mila euro per ogni intervento chirurgico realizzato.

A quel punto, la Cassazione ha rinviato in appello le carte per procedere a una rideterminazione della condanna che riqualificassee le morti in omicidio colposo oppure preterintenzionale.

I giudici del terzo grado, a quel punto, hanno ammesso l’inutilità manifesta delle operazioni ma hanno comunque deciso di respingere il dolo eventuale.

Dolo secondo cui il medico aveva accettato l’eventualità concreta che i pazienti, anziani e con problemi di salute, potessero non sopravvivere alle operazioni.

Contestualmente, si ricorda che è già terminato con la condanna in Cassazione (a 15 anni e 6 mesi di reclusione) un altro processo a carico di B.M., questa volta per lesioni volontarie.

Tale procedimento riguardava altre operazioni realizzate su malati che però sopravvissero agli interventi.

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