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Tra le misure che in alcuni Paesi hanno contribuito a ridurre le morti per traffico stradale figurano gli interventi legislativi relativi ai rischi e la costruzione di infrastrutture più sicure

Sono 1,35 milioni ogni anni le vittime del traffico stradale. Il dato emerge dal Rapporto sullo Stato globale sulla sicurezza stradale 2018 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. In particolare gli incidenti stradali rappresentano oggi il principale killer di bambini e giovani tra i 5 ei 29 anni.

Il documento evidenzia che, nonostante un aumento del numero di decessi, i tassi di mortalità relativi alle dimensioni della popolazione mondiale si sono stabilizzati. In alcuni paesi a medio e alto reddito, quindi, gli sforzi compiuti sul fronte della sicurezza stradale avrebbero mitigato la situazione.

I progressi registrati in tali casi sono in gran parte attribuiti a una legislazione migliore in merito a rischi fondamentali come la velocità e il consumo di alcolici. E ancora al mancato uso delle cinture di sicurezza, dei caschi per motocicli e dei sistemi di ritenuta per bambini.

Pesano poi la realizzazione di infrastrutture più sicure come marciapiedi e corsie dedicate per ciclisti e motociclisti. Ma anche il miglioramento degli standard di veicoli, come quelli che impongono il controllo elettronico della stabilità e la frenata avanzata.

Il rapporto documenta che queste misure hanno contribuito a ridurre le morti per traffico stradale in 48 paesi a medio e alto reddito. Viceversa, non un singolo paese a basso reddito ha dimostrato una riduzione dei decessi complessivi, in gran parte proprio perché mancano queste misure.

Il rischio di morte da traffico stradale rimane tre volte più alto nei paesi a basso reddito rispetto a quelli ad alto reddito.

I tassi sono più alti in Africa (26,6 per 100.000 abitanti) e più bassi in Europa (9,3 per 100.000 abitanti). Rispetto alla precedente edizione del rapporto, sono invece tre le regioni del mondo che hanno registrato un calo dei tassi di mortalità dovuti al traffico stradale: Americhe, l’Europa e Pacifico occidentale.

Le variazioni dei decessi dovuti al traffico stradale si riflettono anche sul tipo di utente della strada. Pedoni e ciclisti rappresentano, a livello globale, il 26% di tutti i decessi dovuti al traffico stradale. La percentuale maggiore si registra in Africa (44%) e nel Mediterraneo orientale (36%). Motociclisti e passeggeri rappresentano invece il 28% di tutti i decessi dovuti al traffico stradale. In questo caso le percentuali più alte si riscontrano nel sud-est asiatico (43%) e nel Pacifico occidentale (36%).

 

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uso dannoso di alcol

Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità tutti i paesi possono fare molto di più per ridurre i costi sanitari e sociali legati all’ uso dannoso di alcol

Troppe persone, le loro famiglie e la comunità soffrono le conseguenze dell’ uso dannoso di alcol. Tra queste figurano violenza, infortuni, problemi di salute mentale e malattie come il cancro e l’ictus. A lanciare l’allarme è il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Per Ghebreyesus “è ora intensificare l’azione per prevenire questa grave minaccia allo sviluppo di società sane”.

Il Rapporto sullo stato globale dell’Oms su alcol e salute 2018 rivela che il 28% delle morti attribuibili all’alcol è  causato da feriti (da incidenti stradali, autolesionismo e violenza). Il 21% è invece dovuto a disturbi digestivi. Il resto è legato a malattie cardiovascolari, malattie infettive, tumori, disturbi mentali e altre condizioni di salute.

Nonostante una riduzione del consumo eccessivo episodico e del numero di decessi correlati, le cifre di malattie e ferite causate dall’alcol rimangono “inaccettabilmente alte”. In particolare in Europa e nelle Americhe.

Attualmente, circa 2,3 miliardi di persone sono bevitori.

L’Europa ha il consumo pro capite più alto. Nel prossimo decennio si prevede che il consumo globale aumenti, specialmente nel Sud-Est asiatico, nel Pacifico occidentale e nelle Americhe.

Il rapporto OMS mostra che circa 237 milioni di uomini e 46 milioni di donne soffrono di disturbi da alcool. Questi disturbi interessano maggiormente i paesi ad alto reddito. Indagini scolastiche indicano, inoltre, che, in molti paesi, l’uso di alcol inizia prima dei 15 anni con differenze molto piccole tra ragazzi e ragazze.

“Tutti i paesi possono fare molto di più per ridurre i costi sanitari e sociali del consumo dannoso di alcol”, fa sapere l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tra le azioni comprovate ed economicamente vantaggiose figurano, ad esempio, l’aumento delle tasse sugli alcolici e i divieti o le restrizioni sulla pubblicità di alcolici.

L’Oms ribadisce, quindi, l’esigenza di raggiungere l’obiettivo fissato dai governi di una riduzione relativa del 10% del consumo di alcol a livello globale tra il 2010 e il 2025. La riduzione dell’uso dannoso contribuirà anche a conseguire numerosi altri obiettivi che riguardano, tra l’altro, la salute materna e infantile e le malattie infettive.

 

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oms

Tra gli adolescenti, l’indice dell’ Oms relativo al numero dei fumatori è tra i più elevati in Europa

L’aspettativa di vita alla nascita in Italia è la seconda più alta di tutti i Paesi dell’Unione europea. Due terzi della popolazione godono di buona salute, ma gli indici che l’ Oms segnala per il nostro Paese sono poco incoraggianti sul fronte dei giovani.  Lo ha affermato il ministro della Salute Giulia Grillo, in occasione della presentazione della 68esima riunione del Comitato regionale dell’Oms Europa, in programma a Roma.

Il Belpaese si aggiudica ottimi risultati per quanto concerne la popolazione adulta, nel limitare i danni causati da fumo, alcol, sovrappeso e obesità. Tra gli adolescenti, invece, le statistiche sono molto meno positive, con la prospettiva di ulteriori peggioramenti in futuro. Ad esempio, il numero di fumatori tra gli adolescenti è tra i più elevati d’Europa.

Un italiano su cinque poi è obeso. Il problema riguarda in particolare i giovanissimi: il 26% dei maschi di 15 anni è sovrappeso o obeso. In generale, poi, l’Italia registra uno dei livelli più alti in Europa in quanto a resistenza antimicrobica. La copertura vaccinale, invece, è ancora al di sotto della soglia del 95% fissata dalle line guida Oms. Il nostro Paese, peraltro, è tra quelli del vecchio continente più colpiti dall’attuale epidemia di morbillo.

A livello europeo, la percezione che i cittadini hanno della loro salute è al di sopra di quella in molte altre aree del mondo.

Gli europei vivono in media un anno di più rispetto a 5 anni fa. Il dato emerge dall’ultima edizione dell’European Health Report dell’Oms che sarà presentato nel corso della riunione del Comitato regionale dell’Oms Europa. L’evento traccerà un bilancio di quanto è stato raggiunto dei termini indicati nel quadro ‘Salute 2020’ e di quali priorità vadano delineate per promuovere la salute. L’obiettivo è mantenersi in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.

“L’European Health Report ci mostra che la maggior parte dei Paesi in Europa ha mosso passi importanti per allinearsi ai criteri di Salute 2020”. Lo ha affermato Zsuzsanna Jakab, a capo dell’Oms Europa. “Il miglioramento è notevole ma non omogeneo, sia tra Paesi che all’interno degli stessi. E’ imperativo che si collabori tutti per riuscire a mantenere l’impegno espresso nel 2015 attraverso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile per garantire che la salute sia di tutti”.

Complessivamente, la regione europea sta superando l’obiettivo dell’1,5% di riduzione annuale delle morti premature causate da malattie cardiovascolari, cancro, diabete mellito e patologie respiratorie croniche fino al 2020. I dati più recenti dimostrano una riduzione pari al 2% all’anno, in media. Tuttavia, avvertono gli esperti, sussiste il rischio concreto che tali margini guadagnati vadano vanificati se proseguirà l’andamento al rialzo in termini di percentuali di obesità, fumo e consumo di tabacco, oltre al calo della copertura vaccinale.

 

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SALUTE IN EUROPA, IN AUMENTO CASI DI TUMORE MA DIMINUISCE MORTALITÀ

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salute in europa

Il Rapporto ” Salute in Europa “, dell’Organizzazione mondiale della Sanità registra, al 2014, un incremento dei casi del 50% rispetto al 2000

La percentuale di casi di tumore in Europa risulta in aumento ma diminuisce il tasso di mortalità. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulla ” Salute in Europa “, secondo quanto riportato dall’Agenzia Agi.

Il 2,4% della popolazione nei 53 Paesi della “regione Europa” dell’Oms ha avuto il cancro nel 2014, pari ad un incremento del 50% rispetto al 2000. Negli Stati nordici come la Svezia, la Norvegia, la Finlandia, la Danimarca e l’Islanda, la percentuale di casi di tumore è al 5% mentre è all’1,8% in 10 ex repubbliche sovietiche.

Nell’Unione europea, nel 2013, la percentuale di tumori era al 2,8%, con una maggiore diffusione tra le donne (2,9%) rispetto agli uomini (2,7%).

I nuovi casi di tumore al seno sono saliti del 30% tra il 2000 e il 2014 quando sono stati registrati 110 casi ogni 100.000 donne. Il tasso di mortalità per tumore al seno, dagli anni Novanta, è diminuito a 20 vittime ogni 100.000 donne nel 2015, pari al 21% nell’Ue, dal 26,8% nel 2000.

I casi di tumore al collo dell’utero risultano in progressiva diminuzione e le morti sono state praticamente dimezzate nell’Unione europea da dagli anni Settanta, con tre vittime ogni 100.000 donne nel 2015.

Anche i tumori ai bronchi, alla trachea e ai polmoni presentano variazioni in seno alla “regione Europa”. In Francia, ad esempio, tra il 2000 e il 2015, sono raddoppiati da 47 a 70 casi ogni 100.000 persone, a fronte di un incremento dell’11% registrato in media nell’Ue. Nella “regione Europa” sono risultati in media invariati a 40 casi per 100.000 abitanti nel 2014.

Le morti, per questo tipo di tumori, sono scese nell’intera area del 13% rispetto al 2000 con alcune eccezioni. In Francia il tasso di moralità ha subito una discesa di appena il 2%, con 34,6 morti ogni 100.000 abitanti mentre in Portogallo è aumentato del 10% nello stesso periodo.

 

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contagi di morbillo

Italia tra i Paesi con più di mille contagi di morbillo. Da gennaio a giugno di quest’anno nel vecchio continente registrati oltre 41mila casi

Nel primo semestre del 2018 in Europa ci sono stati più di 41mila contagi di morbillo, con almeno 37 decessi accertati. Per l’Organizzazione mondiale della sanità si tratta di una vera e propria emergenza.

Da gennaio a giugno si è già superato di molto il totale dei casi registrati ogni anno nell’ultimo decennio. Il maggior numero di contagi dal 2010 al 2017 è stato registrato nel 2017, con 23927 casi. Solo un anno prima, nel 2016, i casi di morbillo erano stati 5273.

Tra gli Stati i cui numeri incidono in misura maggiore su tale aumento c’è anche l’Italia. Il nostro Paese fa parte delle sette zone in cui sono stati già registrati più di mille casi.

La Nazione più colpita è l’Ucraina, con più di 23mila casi. Seguono, oltre al Belpaese, Francia, Georgia, Grecia, Russia e Serbia.

“Stiamo assistendo ad un drammatico aumento di contagi di morbillo e dell’estensione dei focolai – dichiara il Direttore regionale per l’Europa dell’OMS Zsuzsanna Jakab -. Chiediamo a tutti i Paesi di adottare immediatamente misure importanti ed appropriate per frenare ulteriori diffusioni della malattia. La salute di tutti passa dalla vaccinazione, e finché il morbillo non sarà eliminato non raggiungeremo questo obiettivo”.

La Commissione europea per l’eliminazione del morbillo e della rosolia manifesta quindi preoccupazione per l’inadeguata sorveglianza e la bassa copertura vaccinale registrate in alcuni Paesi. In alcune aree, che erano riuscite a vincere la malattia, il morbillo è tornato.

L’OMS sottolinea la necessità di raggiungere la soglia di immunizzazione del 95% per prevenire la nascita di focolai. “Questa malattia mortale può essere fermata – prosegue Jakab – ma non ci riusciremo se ognuno non farà la sua parte. Tutti dobbiamo vaccinarci, vaccinare i nostri figli, far vaccinare i propri pazienti, e ricordare agli altri l’importanza delle vaccinazioni per salvare molte vite”.

 

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MORBILLO IN EUROPA, NEL 2017 INCREMENTO DI CASI PARI AL 400%

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tasso di copertura

Sale inoltre al 94% il tasso di copertura del vaccino contro la difterite-tetano-pertosse (DTP3) per i bambini della regione europea dell’OMS

Aumenta il tasso di copertura per la maggior parte dei vaccini di routine nella regione europea dell’Oms. Lo evidenziano le nuove stime dell’Oms-Unicef.

Nel 2017 il 90% dei bambini ha ricevuto la seconda dose necessaria di vaccino contenente il morbillo (MCV2) secondo il programma abituale del proprio paese. Nel 2016 la percentuale si fermava all’88%. Inoltre, il 94% dei bambini ha ricevuto la terza dose di vaccino contro la difterite-tetano-pertosse (DTP3), rispetto al 92% del precedente anno.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il miglioramento sarebbe legato a una serie di iniziative intraprese dai vari Paesi. Tra queste: nuovi quadri legislativi, attività integrative di immunizzazione, formazione specializzata per operatori sanitari e personale del programma di immunizzazione. E ancora: rafforzamento degli appalti e della logistica, servizi di vaccinazione su misura e campagne di sensibilizzazione.

Con il tasso di copertura MCV2 del 90% nel 2017, la Regione Europea è una delle regioni Oms più performanti nella vaccinazione contro il morbillo.

Questo risultato, per l’Oms, rappresenta un passo significativo nella giusta direzione. Tuttavia permangono sacche di vulnerabilità a livelli subnazionali, in cui l’immunità della popolazione varia.

“Non bisogna guardare lontano per capire le conseguenze di una copertura insufficiente – afferma Nedret Emiroglu, della Division of Health Emergencies and Communicable Diseases dell’Oms Europa -. Da gennaio a maggio di quest’anno abbiamo registrato 33mila casi di morbillo e, tragicamente, 32 morti. Anche se abbiamo fatto grandi progressi dobbiamo continuare fino a raggiungere la nostra visione di una regione libera da malattie prevenibili”.

L’eliminazione di morbillo e rosolia, evidenzia ancora l’Oms Europa, è uno degli obiettivi regionali definiti nel piano d’azione europeo sui vaccini 2015-2020 (Evap). Il numero di paesi valutati per aver interrotto la trasmissione endemica di morbillo e rosolia è costantemente aumentato negli anni passati. Tuttavia, “i focolai di morbillo in corso in diversi paesi della Regione minacciano questo progresso e il raggiungimento dell’obiettivo regionale Evap”.

 

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MORBILLO IN EUROPA, NEL 2017 INCREMENTO DI CASI PARI AL 400%

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obesità infantile

I dati presentati al Congresso europeo sull’obesità a Vienna mostrano che l’ obesità infantile è largamente diffusa in Europa Meridionale

1 bambino su 5 soffre di obesità infantile in paesi come Cipro, in Grecia, in Italia, a Malta, a San Marino e in Spagna. Dati allarmanti raccolti dalla Oms Childhood Obesity Surveillance Initiative (COSI) relativi al periodo 2015 – 2017.

I dati si riferiscono a misurazioni standardizzate di peso e altezza di oltre 300.000 bambini in tutta l’Europa.

Dimostrano – come si legge nel rapporto – una distribuzione non omogenea “all’interno e tra i paesi e gruppi di popolazione”.

Dal 18% al 21% dei bambini che abitano in Europa Meridionale è quindi obeso.

In Danimarca, Francia, Irlanda, Lettonia e Norvegia i tassi di obesità infantile si aggirano invece dal 5% al 9%.

Come prevenire l’obesità infantile?

L’ obesità infantile è una malattia multifattoriale associata ad una vasta gamma di gravi conseguenze per la salute e la società, incluso un maggior rischio di morte prematura e disabilità nell’età adulta.

Combatterla è possibile. “È molto importante – sottolinea João Breda, capo dell’ufficio europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili dell’Oms – aumentare la consapevolezza dei genitori e delle famiglie sul problema dell’ obesità infantile, dato che i nostri dati mostrano che molte madri non riconoscono i loro figli come sovrappeso o obesi”.

L’alimentazione corretta è il passo successivo. È infatti fondamentale aumentare il consumo di frutta e verdura nei bambini riducendo l’assunzione di dolci e bevande zuccherate.

La COSI raccoglie dati relativi anche alle abitudini alimentari dei giovani “per fornire le informazioni necessarie ai responsabili politici per progettare, implementare e valutare l’efficacia delle politiche e delle strategie volte a migliorare le diete”.

Dai dati emerge che in diversi paesi tre quarti o più di ragazzi e ragazze stanno mangiando frutta ogni giorno o quasi tutti i giorni (4-6) della settimana. Questi includono Albania, Danimarca, Irlanda, Italia, Montenegro, Portogallo, Federazione Russa (Mosca), San Marino e Turkmenistan.

I bambini di questi paesi avevano anche un consumo inferiore di cibi come pizza, patatine fritte, hamburger, salsicce o pasticci di carne, consumandoli da 1 a 3 giorni alla settimana o mai.

Per scongiurare il pericolo dell’obesità infantile si deve fare attività fisica.

L’OMS raccomanda di svolgere almeno 60 minuti di attività fisica moderata-vigorosa al giorno.

I dati dimostrano però che solo una piccola percentuale di bambini soddisfa attualmente questa raccomandazione e prevale una vita sedentaria in cui prevale in tempo passato davanti alla Tv o utilizzando supporti tecnologici.

Molti stati forniscono quindi indicazioni ai genitori sulla limitazione dell’uso di questi strumenti preferendo l’attività all’aria aperta.

Situazione sotto controllo

Nonostante i dati sulla diffusione dell’obesità infantile non siano positivi João Breda nota comunque un miglioramento.

“In paesi come l’Italia, il Portogallo, la Spagna e la Grecia, anche se i tassi sono alti, c’è stata un’importante diminuzione, che è attribuibile a uno sforzo molto significativo che questi paesi hanno compiuto negli ultimi anni nella gestione e prevenzione dell’obesità infantile”.

Campagna educazionale Dammi il 5

In Italia l’obesità infantile e il sovrappeso colpiscono 3 bambini su 10. Molte le iniziative in coso per scongiurare il fenomeno.

Tra le più meritevoli ricordiamo l’iniziativa Frutta e verdura nelle scuole promossa dal Ministero della Politiche Agricole e Alimentari e finanziato dall’Ue.

Nell’anno scolastico che si è appena concluso ha distribuito gratuitamente 1milione di porzioni di frutta e verdura fresca ai bambini delle scuole primarie.

Parte invece dal prossimo anno scolastico la campagna di educazione “Dammi il 5”, ideata e realizzata da Mati Group in collaborazione con l’Associazione Pancrazio e con il contributo scientifico della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI) e dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesu’ di Roma.

Il progetto prevede varie iniziative in un tour in dieci regioni italiane: Piemonte, Lombardia, Toscana, Lazio, Puglia, Calabria, Trentino Alto Adige, Marche, Veneto e Sicilia.

Ai giovani studenti di oltre 700 scuole sarà consegnato un KIT didattico composto da un libro d’avventura, da una serie animata e l’apposita APP FooDi5.

Per gli insegnanti invece sarà messa a disposizione una guida didattica ricca di giochi e spunti educativi e una nuova guida sulla dieta mediterranea.

Per la famiglia verrà realizzata una guida per avvicinare i figli ad una sana e corretta alimentazione.

Barbara Zampini

 

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morbillo in europa

I dati dell’Oms sul morbillo in Europa evidenziano picchi in Romania, Italia e Ucraina. Inversione di tendenza rispetto al 2016

Sono 35 le persone uccise dal morbillo in Europa nel 2017. La malattia ha colpito 21.315 persone, ovvero il 400% in più rispetto al 2016. Il dato è in netta controtendenza proprio con quello del precedente anno quando si era invece registrato un record al ribasso, con 5.273 casi. Lo ha ricordato l’ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità, in occasione dell’incontro tra i ministri della Salute europei svoltosi in Montenegro.

Per Zsuzsanna Jakab, direttore dell’Oms Europa, tali cifre rappresentano “una tragedia che semplicemente non possiamo accettare”. L’eliminazione di morbillo e rosolia, sottolinea Jakab, “sono una priorità per tutti i paesi europei”; “questa battuta d’arresto – prosegue – non deve scoraggiarci dal lavorare per avere le future generazioni di bambini libere da queste malattie”.

Tra i Paesi più colpiti nello scorso anno, assieme a Romania (5562 casi) e Ucraina (4767), figura proprio l’Italia con 5006 malati.

A facilitare la diffusione del morbillo, secondo l’Oms, sarebbe stata la somma di più fattori: il calo complessivo del tasso di copertura vaccinale, più consistente nelle fasce di popolazione più emarginate; le interruzioni nelle forniture vaccinali e sistemi di sorveglianza delle malattie che non hanno funzionato sempre in modo ottimale.

Gli altri Paesi con vaste epidemie sono stati Grecia (967), Germania (927), Serbia (702), Tagikistan (649), Francia(520), Russia (408), Belgio (369), Regno Unito (282), Bulgaria (167), Spagna (152), Repubblica Ceca (146) e Svizzera (105).

Per Gianni Rezza, epidemiologo dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), i dati non sarebbero sconvolgenti. Il morbillo, infatti, sarebbe malattia molto contagiosa che “va a ondate”.

Il calo delle coperture vaccinali che c’è stato fino al 2015-2016, secondo Rezza, potrebbe aver influito su quest’ultimo picco epidemico. Peraltro, oltre ai bambini, ci sono anche giovani e adulti che non hanno fatto il morbillo da piccoli, e che da grandi difficilmente si vaccinano.

Per i bambini il decreto che ha reso obbligatori i vaccini sta contribuendo a migliorare la copertura, che “dal 90% era scesa all’85% nel 2015”, e che “ora è in risalita”.

 

 

 

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rischio epidemico

Pubblicata la lista di agenti patogeni a rischio epidemico, ovvero potenzialmente in grado di provocare un’emergenza sanitaria pubblica

Febbre emorragica della Crimea-Congo (Cchf); Malattia del virus Ebola e malattia del virus Marburg; Febbre di Lassa; Sindrome respiratoria del Medio Oriente coronavirus (MERS-CoV) e sindrome respiratoria acuta grave (SARS); Malattie di Nipah e henipaviral; Rift Valley fever (RVF); Zika; Malattia X. Sono queste le malattie individuate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che rappresentano il maggiore rischio epidemico per la Salute pubblica. E’ su tali malattie, pertanto, che occorre concentrare l’attività di ricerca e sviluppo per trovare delle contromisure che attualmente mancano o non sono sufficienti.

Il Progetto messo a punto dall’OMS per l’individuazione di tali malattie mira esplicitamente a consentire una preparazione il più possibile trasversale di R&S che sia rilevante anche per una “malattia X” sconosciuta. Questa, sottolinea l’OMS, rappresenta la consapevolezza che una grave epidemia internazionale potrebbe essere causata da un agente patogeno attualmente sconosciuto a causare malattie umane.

L’elenco, precisa l’Organizzazione non è esaustivo, “né indica le cause più probabili della prossima epidemia”.

Un numero di malattie aggiuntive sono state discusse e prese in considerazione per l’inclusione nell’elenco prioritario. Tra queste: febbri emorragiche arenavirali diverse dalla febbre di Lassa; Chikungunya; malattie coronavirali altamente patogene diverse dalla MERS e dalla SARS; emergenti enterovirus non polio (compresi EV71, D68); e grave febbre con sindrome da trombocitopenia (SFTS). Queste malattie pongono importanti rischi per la salute pubblica e sono necessarie ulteriori ricerche e sviluppi, tra cui la sorveglianza e la diagnostica.

Diverse malattie, invece, sono risultate al di fuori dello scopo attuale del progetto: dengue, febbre gialla, HIV/AIDS, tubercolosi, malaria, influenza che causa gravi malattie umane, vaiolo, colera, leishmaniosi, virus del Nilo occidentale e peste. Queste malattie tuttavia, precisa l’Oms “continuano a porre gravi problemi di salute pubblica”. Sono necessarie, quindi, ulteriori ricerche. In particolare, gli esperti hanno riconosciuto la necessità di migliorare la diagnostica e i vaccini per la peste polmonare e il supporto aggiuntivo per terapie più efficaci contro la leishmaniosi.

 

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Etiope, già ministro nel proprio Paese, sarà alla guida dell’Organizzazione per i prossimi 5 anni

E’ Tedros Adhanom Ghebreyesus il nuovo direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità. Etiope, 52 anni, Ghebreyesus è stato eletto dalla World Health Assembly, che lo ha sceltoo fra i 3 candidati che erano stati selezionati in gennaio dall’Executive Board. Dal 1 luglio sostituirà l’attuale Dg Margaret Chan e resterà in carica per 5 anni.

Nel suo Paese è stato ministro degli Affari esteri dal 2012 al 2016 e ministro della Salute dal 2005 al 2012. Tra le carica che spiccano nel suo curriculum figurano, inoltre, la presidenza del Fondo globale per la lotta all’Aids, tubercolosi e malaria, e della Roll Back Malaria (Rbm) Partnership, nonché la co-presidenza della Partnership for Maternal, Newborn and Child Health.

Come ministro della Salute etiope – sottolinea una nota dell’Agenzia delle Nazioni Unite per la Salute – Ghebreyesus ha guidato un’ampia riforma del sistema sanitario nazionale, che ha previsto l’ampliamento delle infrastrutture con la creazione di 3.500 centri sanitari e 38 mila posti di lavoro nel settore, e l’avvio di meccanismi di finanziamento per allargare la copertura assicurativa sanitaria. Alla guida del Fondo globale Aids, Tbc e malaria e di Rbm, ha assicurato alle due organizzazioni un finanziamento record e ha creato il Piano d’azione globale contro la malaria che esteso la portata di Rbm oltre i confini africani, fino all’Asia e all’America Latina.

L’elezione di Ghebreyesus è stata salutata con soddisfazione da Flavia Bustreo, attuale vice direttore generale dell’Oms per la Salute della famiglia, delle donne e dei bambini  e anche lei in corsa fino a gennaio per la carica di direttore generale. “Si percepiva una grande attesa per una leadership da parte dell’Africa – ha affermato Bustreo – e quel momento è arrivato”.

Al nuovo dg vanno anche gli auguri di buon lavoro del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha guidato la delegazione italiana a Ginevra durante la 70esima Assemblea mondiale dell’Oms che lo ha eletto. “Un’elezione segnata da un elevato numero di consensi – ha sottolineato il Ministro – che rappresenta un grande segnale verso l’Africa ed evidenzia la volontà di risolvere i problemi sanitari della regione e anche l’attenzione globale in riferimento, per esempio, al grande tema delle migrazioni”.

Lorenzin ha inoltre evidenziato come il nostro Paese, dopo 14 anni torni a far parte dell’Executive Board dell’Oms en sia disponibile fin da subito a offrire il massimo supporto e la piena collaborazione al nuovo direttore generale per affrontare insieme le moltissime sfide che attengono la sanità globale del futuro: dalla sicurezza sanitaria internazionale alla prevenzione e promozione della salute, passando per il contrasto all’antibiotico resistenza, la cura delle demenze, lo sviluppo della medicina di genere, la sfida della sostenibilità economica, dell’innovazione tecnologica e farmacologica, fino allo sviluppo del ruolo delle vaccinazioni a difesa della salute globale.

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