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Ospedale Cardarelli

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Morta dopo ore di attesa per un trasferimento

Sotto accusa l’assistenza fornita all’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli a una donna morta dopo ore di attesa per un trasferimento presso un’altra struttura

Sarebbe morta dopo ore di attesa per un trasferimento presso un’altra struttura ospedaliera. E’ quanto denunciano i familiari di una 66enne morta domenica scorsa all’ospedale Cardarelli di Napoli.

Stando al racconto dei parenti, la donna sarebbe stata accompagnata venerdì mattina all’ospedale San Giovanni Bosco perché non riusciva ad urinare. I primi accertamenti avrebbero evidenziato un blocco delle vie urinarie e conseguentemente la necessità di intervenire chirurgicamente.

Da li la necessità di un trasferimento presso una struttura provvista dell’urologia.

Solo alle 21, tuttavia, un’ambulanza avrebbe trasportato la paziente al Pronto soccorso del Cardarelli. Qui, come da protocollo, i sanitari avrebbero dovuto ripetere tutti gli esami diagnostici e anche una Tac, accertando la presenza di un’infezione. La donna, quindi, sarebbe stata ricoverata presso il reparto di Medicina d’urgenza. Trasferita sabato pomeriggio in Rianimazione sarebbe poi deceduta alle 23.10 di domenica.

I figli, secondo quanto riferisce il Mattino, sarebbero pronti a presentare un esposto al fine di far emergere le eventuali responsabilità di tipo penale. In particolare evidenziano, con riferimento al San Giovanni Bosco,  “una condizione altamente disagiata e a dir poco irrispettosa della dignità del paziente”. Addirittura sottolineano, oltre alle lunghe ore di attesa, “l’assenza di strumentazione idonea ed adeguata” alla cura della paziente, “compreso un banale termometro”.

Dalla struttura sanitaria fanno sapere, invece,  che la paziente sarebbe stata sottoposta a tutte le possibili cure che potevano esserle fornite. Le ricevute dei fax mostrerebbero la ricerca effettuata più volte dai sanitari per trovare un posto in Urologia presso gli ospedali dotati del reparto.  In mancanza di riscontri positivi si sarebbe quindi deciso di trasportare la donna  al pronto soccorso del Cardarelli che comunque è dotato del reparto.

 

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tumore alla prostata

L’uomo si era rivolto nel 2015 all’ospedale Cardarelli di Napoli per una operazione di rimozione di un tumore alla prostata. Dopo tre anni è stato contattato per sapere se fosse ancora ‘interessato’

“Nel 2015 un paziente si prenota per un intervento di rimozione di un tumore alla prostata e dopo tre anni un’operatrice lo contatta per chiedergli se è ancora ‘interessato’”. A riferire l’accaduto è la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle in Campania, Valeria Ciarambino.

La vicenda riguarda l’ospedale Cardarelli di Napoli ed è stata denunciata dall’Associazione Assotutela. Per l’esponente pentastellata si tratta di “un caso gravissimo” che purtroppo sarebbe soltanto uno dei tantissimi episodi che definiscono “la vergognosa gestione delle liste d’attesa in Campania”.

“E non osiamo immaginare – aggiunge la consigliera – quali sarebbero state le conseguenze per questo povero paziente che, di fronte a un’assistenza pubblica indifferente a una patologia così grave e rispetto alla quale si dovrebbe intervenire con estrema urgenza, non si fosse rivolto a strutture private”.

Al danno, peraltro, si sarebbe aggiunta anche la beffa. Di fronte alle rimostranze del cittadino, infatti, l’operatrice avrebbe staccato la comunicazione.

Simili casi, per Ciarambino, non si ripeteranno mai più, se la Campania darà attuazione al nuovo Piano per la gestione delle liste d’attesa. Il provvedimento, approvato nei giorni scorsi dal ministro Grillo, dovrà essere adottato da ogni Regione entro 60 giorni. La consigliera ha quindi presentato una mozione per impegnare la giunta “a dare immediata attuazione a quanto previsto al Piano”.

Quanto alla vicenda del Cardarelli l’esponente 5 Stelle annuncia che nei prossimi giorni sarò inoltrata una segnalazione alla struttura sanitaria per chieder conto dell’accaduto. L’obiettivo è anche capire se e quanti altri casi di questo genere si siano verificati.

“Vigileremo, inoltre – conclude Ciarambino – affinché il cronoprogramma stabilito venga rispettato. Non possiamo più consentire che si debba aspettare fino a tre anni per un intervento di natura oncologica. Né che l’unica alternativa per i nostri pazienti sia rappresentata dalle prestazioni in regime di intramoenia. Il nuovo Piano comporterà una totale semplificazione di tutte le procedure e la totale trasparenza delle prenotazioni, con la possibilità di accedere in ogni momento alle agende attraverso sistemi informativi aziendali e regionali. A causa dei tempi biblici delle liste di attesa, la Campania paga 300 milioni l’anno di emigrazione sanitaria. Risorse potranno finanziare azioni di miglioramento della qualità dell’assistenza”.

 

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ustione sul volto

La paziente, arrivata all’ospedale Cardarelli di Napoli per un’ustione sul volto causata da un infortunio domestico, alla fine ha deciso di firmare le dimissioni senza essere visitata dallo specialista

“Sono stata un giorno e mezzo in barella in un corridoio in attesa che venisse un oculista a visitarmi. Alla fine l’oculista non è arrivato e ho dovuto firmare le dimissioni per potermi far visitare privatamente all’occhio”. E’ la denuncia di una paziente napoletana di 28 anni, ricoverata mercoledì notte all’ospedale Cardarelli in seguito a una ustione sul volto di secondo grado provocata da un incidente domestico.

Il marito della donna ha chiamato il 118 e, nel giro di pochi minuti, un’ambulanza l’avrebbe prelevata e portata in pronto soccorso. Al triage le sarebbe stato assegnato un Codice Giallo, il secondo in ordine di gravità dopo il Rosso. Tale classificazione si applica in presenza di una “compromissione parziale delle funzioni dell’apparato circolatorio o respiratorio” o una condizione di grande sofferenza. Il paziente, anche in assenza di “un apparente pericolo di vita immediato, deve essere comunque visitato dal medico entro 15 minuti”.

La ragazza, tuttavia, sarebbe stata visitata solo dopo un giorno e mezzo di attesa da un chirurgo plastico e non da un oculista

Appena arrivata al pronto soccorso – spiega all’Adnkronos – “mi hanno dato la morfina visto che avvertivo un bruciore fortissimo sia al viso che all’occhio destro”. Questo si era gonfiato molto e le faceva male. “Non vedevo bene dall’occhio ustionato ma visto che non stavo morendo, sono stata parcheggiata su una barella per tutta la notte. Mi hanno detto che mi avrebbero visitata il giorno dopo sia il chirurgo plastico che l’oculista per stabilire i danni avuti sia alla pelle che all’occhio. Ma così non è stato”.

“Continuavo a chiedere ai medici e agli infermieri quando sarebbe arrivato l’oculista per vedere come stava il mio occhio – continua la 28enne -. Mi rispondevano che doveva arrivare nel pomeriggio e che ce n’era uno solo. Io, intanto, avevo dolore forte all’occhio e non potevo nemmeno chiuderlo. Temevo di avere dei danni permanenti e di non riuscire più a vedere bene ma nessuno ha saputo darmi una risposta sulle condizioni del mio occhio”.

Infine, venerdì mattina, avvisata dell’assenza dell’oculista la ragazza avrebbe deciso di firmare le dimissioni e farsi visitare privatamente.

“Non voglio buttare la croce addosso a medici e infermieri dell’ospedale Cardarelli – conclude la paziente – perché loro fanno il loro lavoro e lo fanno bene. Ma è assurdo che non si sappia se c’è oppure no un oculista. Ho avuto la sensazione di essere stata dimenticata sulla barella e poi ho atteso un giorno e mezzo inutilmente per una visita oculistica perdendo tempo prezioso per avere una diagnosi dello stato di salute dell’occhio. Se me lo avessero detto subito che non c’era l’oculista, avrei firmato le dimissioni immediatamente invece di attendere inutilmente per più di 24 ore”.

Sulla vicenda l’Adnkronos ha interpellato il direttore del nosocomio, Ciro Verdoliva.

“Quando c’è la necessita di una consulenza oculistica ci attiviamo – spiega Verdoliva -. Ma non sempre questa avviene nel giro di 24 ore perché il carico di lavoro che ha il Cardarelli è molto elevato”. “L’Unità complessa di Oculistica del Cardarelli – continua il direttore – fa fronte sia alle attività di elezione sia a quelle di emergenza. Per cui compatibilmente con la disponibilità dei medici di turno si cerca di far fronte alle richieste che ci sono. La signora in questione è andata via ma è stata comunque visitata dal chirurgo plastico ed ha ricevuto tutte le cure necessarie. Tranne l’oculista che, ripeto, non sempre può essere disponibile nel giro di 24 ore”.

 

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pugni in faccia

Continuano le aggressioni in ospedale ai danni di medici e infermieri. La vittima stavolta è un cardiologo del Cardarelli, percosso con violenza dal marito di una paziente.

Un cardiologo dell’ospedale Cardarelli di Napoli è stato violentemente aggredito a pugni in faccia dal marito di una paziente. L’ennesimo episodio di violenza, avvenuto oggi intorno alle 10, fa salire così a 41 i casi da inizio anno di violenza contro i camici bianchi.

Un’escalation inarrestabile di aggressioni che sembra non trovare sosta, e che preoccupa tanto i sanitari quanto le strutture ospedaliere che non sanno più come fronteggiare questa autentica emergenza.

Il cardiologo, 61 anni, ha riportato diverse contusioni e un labbro spaccato, conseguenze dei pugni in faccia.

Tutto è iniziato nell’ambulatorio cardiologico dell’ospedale Cardarelli durante una delle visite che il dottore stava eseguendo su una paziente accompagnata dal marito.

Il professionista, infatti, ha prescritto alla signora un esame di approfondimento diagnostico non urgente, da prenotare, e a quel punto il marito della donna avrebbe preteso di eseguirlo subito.

Da lì sono iniziate prima le minacce, alle quali sono seguiti i pugni in faccia e le percosse. Il tutto davanti ai pazienti e tra le mura dell’ambulatorio dove si è scatenata la furia dell’uomo.

Il cardiologo è stato quindi assistito al pronto soccorso della cittadella ospedaliera Cardarelli per traumatismo facciale e del naso.

Subito dopo, il medico ha provveduto a denunciare l’accaduto alla polizia.

Immediate sono arrivate le manifestazioni di solidarietà da parte del manager Ciro Verdoliva.

Negli scorsi giorni c’era stato, proprio all’ospedale Cardarelli, un flash mob per sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno delle aggressioni in corsia.

Ma la violenza contro medici e infermieri ancora non si placa.

 

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banca della cute

Una banca della cute nascerà all’interno dell’ospedale Cardarelli di Napoli, come annunciato dal direttore generale Verdoliva. I lavori inizieranno nei prossimi mesi.

La prima Banca della Cute del Sud Italia nascerà al nosocomio Cardarelli di Napoli. Ad annunciarlo è stato il direttore generale dell’ospedale, Ciro Verdoliva.

“Tra pochi mesi avvieremo i lavori per poter dare all’ospedale Cardarelli una banca della cute che sarà la prima del Sud. Oggi siamo costretti ad acquistarla fuori Regione, con tutte le conseguenze del caso in termini di costi e di tempi”.

Una buona notizia per la sanità italiana e meridionale, annunciata all’Agenzia Dire proprio da Verdoliva che sottolinea il ruolo del centro grandi ustioni del Cardarelli.

Nell’intervista a Dire lo definisce “un hub regionale del Sud, insieme ai centri di Bari, Brindisi, Catania e Palermo. Siamo senza dubbio il riferimento più importante, sia per il numero di posti letto che per i casi trattati”.

Un polo di eccellenza che ogni anno cura almeno 200 pazienti.

“Si tratta – prosegue Verdoliva – di persone che hanno bisogno di cure intensive e continue. Il nostro ospedale ospita anche casi di donne ustionate dall’acido per casi di violenza. Siamo attenti alla riabilitazione immediata dei pazienti, per ridurre il danno fisico sociale. Vogliamo rendere il Cardarelli un’azienda di riferimento”.

Adesso, a seguito del protocollo d’intesa stipulato con l’ospedale di Niguarda di Milano, il Cardarelli avvierà un intenso scambio di esperienze per migliorare il progetto della Banca della cute.

Stessa proposta è stata avanzata anche alla Romania “dopo un incontro con Ana-Maria Oproiu, primario del Centro Ustioni dell’University Hospital di Bucarest, che ci ha ringraziati per aver inviato in Romania un nostro team in grado di usare un farmaco innovativo che ha permesso di salvare alcune persone ustionate dopo il rogo alla discoteca Colective del 2015. Il Cardarelli ha degli specialisti eccellenti, esperti e di grandi professionalità per questo trattamento”.

Una sinergia proficua, quella con il dipartimento di Chirurgia Plastica e Centro Ustioni dell’University Hospital di Bucarest, come testimoniato dalla visita della dottoressa Ana-Maria Oproiu, che lì è primario.

Quando il 30 ottobre 2015 un rogo colpì la discoteca Colective causando 64 morti, tra cui una ragazza italiana, proprio dal Cardarelli partì un team che diede grande supporto alla sue equipe.

Dopo tre anni, Oproiu ha visitato il Cardarelli per ringraziare il direttore generale, Ciro Verdoliva, e il team napoletano che raggiunse Bucarest il 30 ottobre 2015.

“Nel mio ospedale – racconta Oproiu alla Dire -, furono curati 28 pazienti che presentavano ustioni sul 100% del corpo. Napoli ci aiutò molto: grazie all’uso di un trattamento innovativo riuscimmo a salvare vite umane”.

In particolare, la dottoressa Oproiu si riferisce al NexoBrid, un farmaco che permette di intervenire sui pazienti gravemente ustionati senza andare in sala operatoria.

Il trattamento è particolarmente efficace perché consente di evitare le trasfusioni. Nel 2015 però, la Romania non aveva sufficiente esperienza per utilizzare il farmaco: da qui l’aiuto del Cardarelli, che fu prezioso.

A tal proposito, Roberto d’Alessio, primario di chirurgia plastica e del centro grandi ustioni dell’ospedale Cardarelli di Napoli da cui è partito il team diretto verso Bucarest, ha sostenuto l’importanza della formazione dei medici a riguardo.

“Sarebbe utile un training rispetto all’uso di questo farmaco sugli operatori sanitari che non devono trattare per forza i pazienti ustionati – avverte – ma che potrebbero essere coinvolti nell’uso di un prodotto che può salvare tante vite umane”.

 

 

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Aggressione a un equipaggio del 118: picchiata una dottoressa

Diciannovesima aggressione ai danni di personale medico dall’inizio dell’anno. Vittima, questa volta, una dottoressa in forze al 118

L’escalation di violenza contro i medici non si placa: una aggressione a un equipaggio del 118 ha sconvolto Napoli, dove una dottoressa è stata picchiata con calci e pugni.

Il medico fa parte dell’ equipaggio Ponticelli del 118 ed è stata aggredita, venerdì scorso, da una decina di persone. Questi erano tutti familiari e amici di una coppia caduta dal motorino, che la dottoressa stava soccorrendo con i suoi colleghi.

Il medico ha avuto la peggio, ma vittime dell’ignobile aggressione sono stati gli equipaggi del Ponticelli e del Loreto Mare, entrambi accorsi sul luogo dell’incidente.

Un intervento avvenuto “in ritardo” secondo i parenti delle vittime dell’incidente, che per questo hanno scatenato la loro ira sui sanitari.

Una vicenda che ha dell’incredibile per la violenza dell’atto e per il fatto che oltre dieci persone si siano accanite su una professionista nell’esercizio del proprio lavoro.

Il medico, che ha poi accompagnato i pazienti al Cardarelli nonostante il trauma fisico e psicologico subito, insieme al suo equipaggio ha continuato il proprio turno di lavoro.

La professionista ha quindi rinunciato a farsi refertare per ottenere l’esonero dal servizio.

Dopo i primi soccorsi sul posto, le ambulanze hanno trasportato le vittime al Cardarelli dove l’aggressione è proseguita. Addirittura i familiari sarebbero riusciti a introdursi in pronto soccorso. Qui avrebbero continuato a inveire contro il personale.

La dottoressa vittima dell’aggressione avrebbe poi ripreso a lavorare immediatamente.

Tornata in ambulanza, la sua postazione è stata nuovamente allertata dalla centrale per un violento infarto che aveva colpito un uomo.

Il medico non ha esitato un attimo ed è accorsa sul luogo della chiamata salvando la vita al paziente.

“Se questa collega, che non esito a definire eroica – commenta Giuseppe Galano, responsabile della centrale operativa del 118 e responsabile regionale del sindacato anestesisti rianimatori – fosse tornata a casa refertando i danni subiti con l’aggressione non avrebbe salvato quell’uomo con l’infarto soccorso subito dopo. La sua postazione sarebbe rimasta infatti sguarnita. Una dedizione che la gente deve conoscere”.

Nonostante la becera aggressione a un equipaggio del 118, il lavoro di medici e infermieri è proseguito senza sosta.

“La follia cieca, violenta e gratuita di quelle persone protagoniste della vigliacca aggressione alla collega – prosegue Galano – li ha spinti a pretendere che i pazienti andassero al Pellegrini anziché al Cardarelli”.

“Ciò – conclude Galano – ha rischiato di vanificare il soccorso agli stessi loro congiunti colpiti da un Trauma maggiore”.

La aggressione a un equipaggio del 118 costituisce la numero 19 da inizio anno ai danni di personale medico.

Sulla vicenda è intervenuto anche il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, componente della commissione Sanità.

“Troppe e inaccettabili le aggressioni ai danni del personale medico e infermieristico del 118 e dei pronto soccorso – afferma– contro questi delinquenti occorre il pugno duro e spero che i protagonisti di questo ennesimo gravissimo episodio siano identificati e puniti”.

 

 

 

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Campania da record nella donazione di organi: i dati 2017

Regione Campania da record nella donazione di organi: i numeri del 2017 costituiscono un traguardo mai raggiunto, con un incremento del 20%

Con un incremento del 20% rispetto al 2016, è una Campania da record nella donazione di organi quella di quest’anno. Il 2017, infatti, ha costituito per la regione un anno felice in termini di donazioni. Qui sono stati infatti segnalati 170 potenziali donatori di organi e tessuti.

Secondo i dati che vedono una Campania da record nella donazione di organi, l’indice di donazioni per milioni di abitanti passa dal 13,6 del 2016 al 16,9 del 2017 con un aumento di 3 punti per milione.

Il tasso di opposizioni dei familiari alla donazione si è invece ridotto dal 42,9% al 38,9%, rappresentando anche in questo caso uno dei valori più bassi mai registrato.

Risultati importanti, conseguiti anche grazie al lavoro di tutte le UOC di Anestesia e Rianimazione delle Aziende Ospedaliere e Sanitarie della Regione.

Da segnalare, in particolar modo, oltre all’attività ormai consolidata dell’AO Cardarelli, l’incremento di attività dell’ AOU Ruggi di Salerno (23 segnalazioni, 15 donatori),la Casa di Cura Villa dei Fiori di Acerra, il PO S.Maria della Pietà di Nola, la Fondazione Evangelica Villa Betania di Napoli.

Altro aspetto fondamentale da segnalare, è l’alto numero di trapianti di fegato realizzati presso la AORN Cardarelli dall’equipe chirurgica del Dott. Walter Santaniello insieme a quella anestesiologica del Dott. Ciro Esposito.

Questi sono passati dai 42 del 2016 ai 56 effettuati nel 2017 con un incremento del 33,5% .

Consolidata anche l’attività dei trapianti di rene con le due equipe del Dott. Paride De Rosa presso l’AOU Ruggi di Salerno e del Prof. Michele Santangelo presso l’AOU Federico II .

E non è finita qui. Perché nella Campania da record nella donazione di organi, sono stati attivati, unici in Italia, presso le varie ASL Regionali gli sportelli informativi sull’ attività di donazione e trapianto.

Il tutto nell’ambito del Progetto denominato “Sportello Amico Trapianti”, presso i quali è possibile da parte del cittadino ottenere informazioni dei percorsi assistenziali per i pazienti e registrare la propria dichiarazione di volontà.

Per il prossimo anno è prevista inoltre l’apertura di 4 nuovi sportelli.

Questi apriranno presso le Aziende Ospedaliere sede di Centri Trapianto, Cardarelli, Monaldi, Federico II e Ruggi di Salerno. Nell’ambito dell’attuazione del rilascio della carta d’identità elettronica, che sarà ultimata entro il 2018, il Centro Regionale Trapianti sta provvedendo all’attivazione.

Un servizio attivo, ad oggi, in 90 comuni campani. Entro il 2018 sarà esteso a tutti i 550 comuni della Regione. La Regione Campania è stata inoltre scelta come una delle regioni pilota per il Progetto “Difendi la Patria, dai valore alla Vita” per la promozione della donazione di organi e tessuti nelle Forze Armate.

 

 

 

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Insultata mentre partoriva, la denuncia choc di una donna

È stata insultata mentre partoriva, ma lei ha denunciato l’increscioso accaduto inviando una lettera alla direzione del nosocomio

È stata insultata mentre partoriva. È questa la denuncia choc di una biologa casertana che ha dato alla luce sua figlia all’Ospedale Cardarelli di Napoli, assistita – si fa per dire – da un’ostetrica che l’ha insultata mentre partoriva.

La donna ha quindi deciso di inviare una lettera alla direzione dell’ospedale per rendere nota la vicenda.

La donna, M. F., era giunta in ospedale il 4 aprile scorso con le contrazioni, ed era stata “accolta da una dottoressa gentile e professionale”.

L’incubo, da lei stessa definito così, è iniziato con i cambio turno dopo le ore 20.

In quel momento è infatti entrata in servizio un’ostetrica che “elencava tutti i suoi malanni in dialetto, urlava di avere la pressione alta e questo atteggiamento cominciò a spaventarmi”, scrive la donna.

Appena le si rompono le acque, la donna non viene condotta in sala parto, ma le viene imposto di raggiungerla a piedi.

“L’ostetrica, urlando dal corridoio che portava alla sala parto, disse di raggiungerla a piedi ma io non riuscivo neanche a tenermi in piedi. Mia madre vide che, in quel corridoio, l’infermiera diceva all’ostetrica che io non ce la facevo a camminare e l’ostetrica insisteva dicendo in maniera sgarbata di forzarmi a farmi camminare per raggiungere la sala parto. Io mi aggrappai all’infermiera e riuscii a raggiungere il lettino della sala parto”.

E il peggio doveva ancora arrivare.

Sì, perché al momento di dare alla luce la bambina, la donna è stata insultata mentre partoriva.

“La stessa ostetrica mi urlava continuamente addosso, io, per il forte dolore, tendevo a sollevare il bacino dalla sedia e lei mi urlava: ‘Abbassa questo culo’, di continuo. E ancora: ‘Che fai la ballerina?’”.

Un comportamento a dir poco inqualificabile.

“L’ostetrica – prosegue la donna nella sua lettera – non mi ha sostenuto per niente, né gestita nella respirazione, ho sopportato tutte queste denigrazioni perché l’unico mio obiettivo in quel momento era mettere alla luce mia figlia senza provocarle danni”.

Ma l’incubo continua.  Al momento di espellere la placenta, dopo il parto “sanguinavo molto – scrive ancora la donna – l’ostetrica con modi sgarbati e mortificanti mi puliva come se stesse trattando una bestia, schifata come se io non fossi una persona e lamentava continuamente di sentire caldo, mentre io soffrivo su quella maledetta sedia”.

Subito dopo, ad applicare i punti è un medico che la donna definisce “incerto”.

“In preda al timore chiesi che stessero facendo e con fare spavaldo dopo aver applicato i punti il medico mi disse: ‘Da me vengono le signore a rifarsi (le parti intime), io a lei l’ho fatto gratis”.

La donna insultata mentre partoriva continua a perdere sangue anche dopo che le hanno applicato i punti, e le applicano del ghiaccio in camera.

“Un’infermiera disse che quel sanguinamento non era normale”. Ma, nonostante questo, nessuno durante la notte venne a controllare la donna. “Lo faceva mia madre, che uscì dal reparto alle 6 del mattino e sentì che la guardia di turno e una signora delle pulizie dicevano che in reparto non c’era nessuno, che tutti dormivano”.

La donna racconta inoltre di essere stata precedentemente operata per una gravidanza extrauterina in un ospedale di Treviso: “Sono stata assistita nel migliore dei modi, le infermiere tutta la notte facevano un andirivieni per il reparto. Alla fine della degenza mi fecero compilare un questionario anonimo per esprimere un parere anche sull’accoglienza e il comportamento dei medici”.

Invece al Cardarelli, continua la donna, “al momento delle dimissioni, chiamano le persone come se fossero delle mucche e se non senti in tempo si arrabbiano pure”.

La missiva della donna si conclude con un’amara riflessione: “Perché noi campani quando andiamo in ospedale non dobbiamo sentirci assistiti e rispettati? Ci si lamenta del budget sanitario, che non ci sono soldi, ma si trascura quello che è il capitale umano, non in termini di numero di persone, ma di qualità”.

Quanto all’Ospedale, contattato da “Repubblica”, il direttore generale del Cardarelli, Ciro Verdoliva ha dichiarato: “Capiremo in tempi brevi come sono andate le cose. È un dovere anche nell’interesse dei dipendenti del Cardarelli che lavorano con abnegazione e vedono sacrificati i propri sforzi per colpa di pochi. Ascoltare i pazienti aiuta a raggiungere il nostro obiettivo: garantire salute”.

 

 

 

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