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Paolo Scannavini

articolazione della spalla

Dal sopraspinoso al bicipite brachiale: due nuovi movimenti, semplici ma efficaci, per l’articolazione della spalla

Oggi finiamo con i due ultimi esercizi per il percorso collo e spalle. Ti propongo dei movimenti che seppur semplici sono molto efficaci soprattutto per l’articolazione della spalla e per i muscoli ad essa collegati. Prima di tutto però la solita raccomandazione: non devi mai eseguire un esercizio se avverti dolore. Durante gli esercizi di allungamento muscolare infatti il dolore è assolutamente da evitare, piuttosto si ricerca una sensazione di “disagio muscolare” da mantenere per 30/40 secondi. Per questo motivo ti invito a leggere, qualora non lo avessi fatto, il mio articolo dove spiego la corretta esecuzione dello stretching.

Esercizio 9 – Grattarsi la schiena

In piedi mettiti comodo/a, magari con gli erti inferiori leggermente divaricati. Ora lentamente e con cautela, porta il dorso della mano destra dietro la schiena e poggialo sui lombi. A questo punto potresti già avvertire tensione sopra ed avanti alla spalla. Mantieni la posizione per 35 secondi e poi esegui dal lato opposto.

Per incrementare la tensione di questo esercizio è sufficiente risalire con il dorso della mano verso le spalle. Infatti più sali, portando la mano tra le scapole e più aumenterà la tensione muscolare.

Una variante estrema di questo esercizio è afferrare la mano destra posizionata dietro la schiena all’altezza delle spalle con la mano sinistra posizionata in alto e dietro il capo.

Esercizio 10 – Stiracchiarsi dalla sedia

Mettiti comodo/a in piedi o seduto/a su di una sedia con lo schienale basso. Porta dietro di te entrambe le mani, uniscile ed incrocia le dita della mano destra a quelle della mano sinistra. A questo punto, mantenendo i gomiti tesi, allontana il più possibile le mani spingendole indietro. Avvertirai tensione anteriormente alla spalla ed al braccio. Mantieni questa posizione per 40 secondi avendo cura di mantenere il capo in asse con le spalle.

Tra i muscoli interessati in questi esercizi abbiamo: sopraspinoso e sottospinoso, grande pettorale, piccolo e grande rotondo, deltoide, coracobrachiale e bicipite brachiale.

Dalla prossima settimana inizieremo ad affrontare il percorso torace ed arti superiori composto da ben 12 esercitazioni.

Dr. Paolo Scannavini

pscannavini@gmail.com

Fisioterapista e Kinesiologo

 

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MOBILIZZAZIONE DELLA SPALLA E DEI MUSCOLI ‘AGGANCIATI’, DUE ESERCIZI UTILI

 

 

 

 

mobilizzazione della spalla

Dalla cervicale al torcicollo al mal di testa muscolo tensivo: un’efficace prevenzione passa attraverso la mobilizzazione della spalla

Spesso quando parliamo di cura della cervicale, del torcicollo, dei mal di testa muscolo tensivi, pensiamo erroneamente che i muscoli coinvolti siano solo nel collo. Questa credenza non corretta ci fa dimenticare che le spalle, le scapole più esattamente, siano delle ossa su cui si inseriscono molti muscoli del collo spesso dolenti per i disturbi appena citati. Romboidi, trapezio, angolare della scapola, sono muscoli che collegano capo, collo e scapola, quindi prendersi cura anche di loro è doveroso! Oggi ti presento due esercizi che aiutano molto per la mobilizzazione della spalla e dei muscoli ad essa “agganciati”.

Ti ricordo che la prossima settimana te ne insegnerò altri due. Quattro esercizi per le spalle non sono molti, e se lo stai pensando hai pienamente ragione, ma ti rammento che il mio intento è quello di fornirti esercizi utili ed efficaci per una prevenzione fai da te di ottima qualità, quindi ho scelto solo alcuni esercizi nel vasto “mare magnum” della motricità umana.

Una piccola precisazione: come ricorderai dagli articoli precedenti, le sindromi a carico della cuffia dei rotatori sono molte e questi esercizi generici possono essere un valido strumento di autotrattamento per molte di esse. Tutti, evidentemente, riguardano la mobilizzazione della spalla.

Esercizio 7 – L’abbraccio

Mettiti in piedi di fronte ad uno specchio, poi lentamente avvolgi le braccia attorno alle tue spalle come se volessi darti un abbraccio da solo/a. Controlla allo specchio che le spalle non si siano alzate verso il capo. Ora lentamente inclina la testa in avanti e mantieni questa posizione per 30 secondi. Torna alla posizione di partenza, inverti la posizione delle braccia (sicuramente uno dei due gomiti era sopra e l’altro sotto) e poi esegui nuovamente.

I muscoli principalmente interessati in questo esercizio sono il romboide, il deltoide posteriore, il trapezio, l’angolare della scapola, il gran dorsale, l’infraspinato ed il piccolo rotondo.

Esercizio 8 – Adduzione a 90°

Come per l’esercizio precedente, mettiti in piedi di fronte ad uno specchio. Distendi il braccio destro in avanti tenendolo all’altezza della spalla, ora portalo verso sinistra in modo tale che sia orizzontale al pavimento ed adiacente al petto. Aiutati con la mano sinistra a tenere fermo e in posizione l’arto superiore destro teso. Mantieni la posizione per 30 secondi e poi esegui dal lato opposto.

I muscoli principalmente interessati in questo esercizio sono il trapezio il romboide, il deltoide posteriore, il gran dorsale, l’infraspinato ed il piccolo rotondo.

Dr. Paolo Scannavini

pscannavini@gmail.com

Fisioterapista e Kinesiologo

 

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AUTOMANTENIMENTO DELLO STATO DI SALUTE, ESERCIZI PER COLLO E SPALLE

 

 

automantenimento

Due nuovi movimenti per l’ automantenimento  dello stato di salute di collo e spalle. I muscoli interessati sono da un lato il platisma, lo sternocleidomastoideo, l’omoioideo e lo sternoioideo, e dall’alatro il semispinale, lo spinale, il lunghissimo e lo splenio del collo

Oggi passiamo il giro di boa della nostra successione di esercizi per l’ automantenimento di un buon stato di salute riguardante collo e spalle. Come ricorderai, nei precedenti 2 articoli ti ho descritto già quattro movimenti per tenere il tuo collo in salute, oggi te ne insegnerò altri due. Durante le prossime due settimane imparerai altri 4 esercizi e quindi avrai a disposizione ben 10 esercizi per trattare esclusivamente collo e spalle.

A questo punto è doveroso fare delle precisazioni. Immagino che avrai sentito dire molte volte in palestra, o al bar, o altrove, che ci sono degli esercizi che fanno male e non vanno assolutamente eseguiti. Uno di questi, spesso, è l’estensione del capo che qui di seguito invece troverai descritto. Dunque ci tengo a precisare che NON è assolutamente dannoso! Infatti se a volte eseguendo un esercizio abbiamo dolore questo non indica che il movimento in se sia scorretto. Probabilmente è l’esecuzione che deve essere rivista.

Gli esercizi non sono ne “buoni” ne “cattivi”: è la loro messa in pratica che può determinare effetti desiderati o indesiderati.

Il concetto appena descritto è assoluto e vale per qualsiasi movimento, quindi ti consiglio di eseguire alla lettera e con cautela i movimenti e non avrai alcun problema. Comunque se in ogni caso dovessi avvertire delle spiacevoli sensazioni non ti rimane che sospendere l’esecuzione.

Esercizio 5 – Estensione del capo (guardare le stelle)

Mettiti in una posizione comoda, se vuoi anche a sedere su di una sedia con schienale. Retrai leggermente il mento ed inizia a volgere lo sguardo in alto. Porta quindi il mento in alto verso il soffitto finche non avvertirai tensione al collo. Mantieni questa posizione per 30 secondi e poi torna alla posizione di partenza.

I muscoli interessati in questo esercizio sono il platisma, lo sternocleidomastoideo, lo omoioideo e lo sternoioideo.

Esercizio 6 – Protrazione del capo

Dalla stessa posizione dell’esercizio precedente, spingi il capo in avanti come se volessi allungare il mento. Il movimento in effetti è un poco strano, ma appena provi ad eseguirlo ti verrà in mente il mitico Totò! Mantieni la posizione per 30 secondi e poi torna alla stazione neutra.

I muscoli che andrai ad allungare sono il semispinale, lo spinale, il lunghissimo e lo splenio del collo. In qualche caso di marcata rigidità anche i muscoli elevatore della scapola, trapezio e romboide.

Per finire ti ricordo quanto detto prima della descrizione degli esercizi di automantenimento: se segui correttamente le mie indicazioni non dovresti avere problemi, ma nel caso in cui dovessi avvertire fastidio o addirittura dolore, interrompi l’esecuzione.

Dr. Paolo Scannavini

pscannavini@gmail.com

Fisioterapista e Kinesiologo

 

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TENSIONE AL COLLO E ALLE SPALLE, ESERCIZI DI ALLUNGAMENTO MUSCOLARE

ALLUNGAMENTO MUSCOLARE, ESERCIZI DI PREVENZIONE PER COLLO E SPALLE

 

tensione al collo

Due nuovi esercizi – inclinazione laterale e flessione – per prevenire il dolore e la tensione al collo

Come promesso oggi ti propongo altri due esercizi di allungamento muscolare per il collo e le spalle. Prima però qualche notizia in più su questi distretti del nostro corpo. Può capitare di avere dolore o tensione al collo e alle spalle, questo accade poiché molti muscoli che ci permettono di muovere la testa sono inseriti sia sulle ossa del cranio che sulle scapole. Uno di questi, il più ampio, è il muscolo trapezio, pensa che la sua inserzione giunge fino alla 12esima vertebra dorsale! Altri muscoli invece, come i paravertebrali, iniziano da una vertebra ed arrivano alla sottostante… sono lunghi solo ¾ centimetri.

Questa differenza è sostanziale. Infatti i muscoli lunghi, ampi e superficiali sono quelli che in modo più spiccato eseguono i movimenti, mentre quelli piccoli, profondi e corti, solitamente adiacenti all’osso, sono quelli che ci permettono di mantenere una determinata postura.

Vediamo ora gli esercizi 3 e 4 del percorso “collo e spalle”.

Esercizio 3 – Inclinazioni laterali del collo

In piedi con le spalle rilassate, braccia distese verso il basso, arti inferiori leggermente divaricati, testa dritta e sguardo rivolto in avanti. Inclina lateralmente verso destra il capo, come se volessi poggiare l’orecchio sulla spalla. Mantieni la posizione per 30 secondi e poi esegui dalla parte opposta.

Per questo esercizio ci sono due varianti. Prima di eseguirlo puoi portare le mani dietro la schiena ed incrociare le dita. La seconda variante invece consiste nell’aiutarti ad aumentare la tensione trazionando delicatamente il capo verso la spalla con la mano omologa.

Ricorda di tenere il mento retratto (in dentro) e di non forzare mai nell’esecuzione.

Esercizio 4 – Flessione del collo

In piedi con le spalle rilassate, braccia distese verso il basso, ari inferiori leggermente divaricati, testa dritta e sguardo rivolto in avanti. Inclina il capo in avanti come se volessi poggiare il mento sul petto. Attendi 30 secondi e poi torna alla posizione di partenza. Anche i questo caso è prevista una variante. Afferra il capo da dietro con entrambe le mani e lascia che il peso degli arti inferiori aumenti la tensione muscolare.

Questi esercizi aiutano a prevenire: colpo di frusta, dolori cervicali, diminuiscono la tensione percepita alle spalle e la rigidità nucale. I muscoli maggiormente coinvolti sono: sternocleidomastoideo, scaleni, spinale e semispinale di testa e collo, lunghissimo e splenio di testa e collo elevatore della scapola, trapezio e romboidi.

Dr. Paolo Scannavini
pscannavini@gmail.com
Fisioterapista e Kinesiologo

 

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ALLUNGAMENTO MUSCOLARE, ESERCIZI DI PREVENZIONE PER COLLO E SPALLE

 

ALLUNGAMENTO MUSCOLARE

Dal colpo di frusta alla rigidità nucale: un percorso di esercizi di allungamento muscolare per prevenire i malanni che interessano collo e spalle

Fino ad oggi ti ho sempre parlato di malanni e di come trattarli o prevenirli con specifici esercizi. Sicuramente utili informazioni ma… partivo ogni volta dalla solita considerazione: tu stavi male ed io cercavo di aiutarti! Quello di oggi vuole essere il primo articolo di una lunga serie dove ti descrivo esercizi generici di mantenimento e prevenzione dello stato di salute. Se infatti trattare con lo stretching il dolore è una soluzione davvero vantaggiosa, anche la prevenzione attraverso l’ allungamento muscolare non è da sottovalutare.

Ho realizzato 10 percorsi di prevenzione e pian pianino te li mostrerò uno ad uno!

Ogni articolo descriverà un paio di esercizi ed ogni percorso è realizzato da circa 6/8 esercizi… quindi in soldoni se mi seguirai con attenzione e pazienza avrai a disposizione tra i 70 e gli 80 esercizi di stretching preventivo. In pratica un manuale di allungamento muscolare… gratuito.

Iniziamo quindi con il primo percorso “collo e spalle”.

Esercizio 1 – Rotazioni del collo

In piedi con le spalle rilassate, braccia distese verso il basso, ari inferiori leggermente divaricati, testa dritta e sguardo rivolto in avanti. Ruota il capo verso destra fino ad avvertire la tipica tensione dello stretching. Mantieni la posizione per 30 secondi. Torna alla posizione di partenza e poi esegui dal lato opposto.

Esercizio 2 – Rotazione ed inclinazione del collo

In piedi con le spalle rilassate, braccia distese verso il basso, ari inferiori leggermente divaricati, testa dritta e sguardo rivolto in avanti. Ruota il capo verso destra ed inclinalo in avanti, come se volessi portare il naso verso l’incavo ascellare. Per aumentare la tensione puoi afferrare la parto posteriore della testa (occipite) con la mano destra e trazionarla leggermente in avanti. Mantieni la posizione per 30 secondi. Delicatamente torna alla posizione di partenza. Ora esegui dal alto opposto.

Questi esercizi aiutano a prevenire: colpo di frusta, dolori cervicali, torcicollo, pesantezza e rigidità nucale. I muscoli maggiormente coinvolti sono: sternocleidomastoideo, splenio del capo, lunghissimo del capo, angolare della scapola trapezio, romboidi.

Dr. Paolo Scannavini
pscannavini@gmail.com
Fisioterapista e Kinesiologo

 

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VALGISMO: QUATTRO ESERCIZI PER TRATTARE ‘LA CIPOLLA’ DEL PIEDE

 

 

valgismo

Il valgismo dell’articolazione metatarso-falangea, più comunemente alluce valgo, è una deviazione mediale sull’asse sagittale, le cui cause sono ancora incerte

Oggi trattiamo l’ultima patologia dell’arto inferiore: l’alluce valgo, conosciuto anche come “cipolla” del piede.
Dopo questa descrizione avrai capito di cosa stiamo parlando. Quando ero bimbo entrambe le mie nonne indossavano scarpe nere con un tipico taglio sulla tomaglia che permetteva alla “cipolla” di uscire dalla scarpa senza infiammare la parte. In termini clinici, il valgismo dell’articolazione metatarso-falangea è una deviazione mediale di circa 20 gradi sull’asse sagittale. In altre parole la punta dell’alluce se ne va in dentro.

Le cause vere di questo problema sono davvero ancora incerte, la più accreditata è la componente ereditaria.

Ma vediamo come riconoscere la patologia. L’alluce si sposta marcatamente verso le altre dita, la cute può divenire rossa, la parte è dolente, tumefatta, e se vi si pigia sopra anche delicatamente, il dolore è intenso. L’articolazione è poco mobile ed è praticamente impossibile correre quando si è in fase acuta.

Molto spesso si ricorre all’intervento chirurgico, ma già dal 1995 molti studi scientifici indicano che spesso questa tecnica non sia davvero efficace e risolutiva. In ogni caso, che si debba essere operati o meno, qualche esercizio di riabilitazione non fa mai male!

Vediamo quindi come trattare il valgismo del piede con quattro semplici esercizi:

1. L’ esercizio del muro: questo esercizio va eseguito in posizione supina (cioè sdraiati a pancia in su). Le gambe andranno piegate e i piedi appoggiati ad un muro. L’esercizio si basa su un sollevamento graduale dei piedi, iniziando dall’area del tallone, per poi interessare l’area d’appoggio, premendo prima delicatamente sulle falangi, poi sull’arco plantare ed infine sui talloni. La posizione di massimo sforzo andrà tenuta per una durata indicativa di 5 secondi.

2. La rotazione dell’alluce: per eseguire questo esercizio occorrerà rimanere seduti con le gambe distese. Cerca di muovere l’alluce immaginando di seguire una forma a cerchio. L’esercizio può essere seguito sia in senso orario che antiorario; ti consiglio di alternarlo nei due sensi. Passato un tempo di circa 10 secondi, dovrai tentare di estendere l’alluce lateralmente, la posizione dovrà essere mantenuta per un breve intervallo di tempo: circa due secondi. Essendo un movimento abbastanza complesso, dovrà essere interrotto nel caso in cui tu avverta un forte dolore.

3. La pallina: questo esercizio va eseguito in posizione eretta. Poni una pallina morbida (grande più o meno come una pallina da ping pong) sotto il piede; per la precisione sotto la pianta. Successivamente muovi delicatamente il piede iniziando dall’arco plantare per arrivare infine alle dita. Successivamente esegui il movimento contrario. La posizione andrà mantenuta per alcuni secondi ad ogni passaggio (dita, arco plantare e tallone).

4. La camminata: è l’esercizio più semplice nonché uno dei più efficaci: sarà sufficiente abituarsi a camminare a piedi scalzi in casa. Dovrai eseguire una dozzina di passi, facendo attenzione a tenere il piede ben diritto. Dovrai piegare in modo appena accennato il ginocchio, e soltanto le dita rimarranno a toccare il pavimento. Una volta trovato il giusto punto d’appoggio, dovrai mantenere la posizione per circa 5 o 6 secondi, e poi ricominciare a camminare.

Dr. Paolo Scannavini
pscannavini@gmail.com
Fisioterapista e Kinesiologo

 

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METATARSALGIA, COME FAR FRONTE AL DOLORE SOTTO ALL’AVAMPIEDE?

 

metatarsalgia

I sintomi caratteristici della metatarsalgia sono rappresentati da dolore mattutino a piedi nudi o comunque dolore sotto al piede nella deambulazione e presenza di calli/duroni sotto all’avampiede

La metatarsalgia è una particolare patologia da sovraccarico che colpisce la porzione anteriore del piede. Più esattamente parliamo della regione inferiore ed anteriore… dove le dita si congiungono al resto.

Il metatarso infatti è rappresentato da una serie di articolazioni che permettono la mobilità delle dita e, in misura ridotta, quella di dorso e pianta del piede. Questa struttura è l’impalcatura fondamentale per la deambulazione: essa è resistente e dinamica allo stesso tempo.

Accade spesso che questa area sia soggetta ad un sovraccarico funzionale, cioè la facciamo lavorare un po’ troppo!
Ti starai chiedendo come? Visto che indossiamo sempre le calzature!

Le scarpe sfortunatamente se da un lato ci proteggono dall’altro possono instaurare delle dinamiche di movimento non proprio eccellenti. Pensa a quanto il metatarso sia sovraccaricato se si indossano delle scarpe con il tacco, oppure pensa se il piede è “supinato” e la scarpa da running è progettata per pronatori. Pensa infine cosa accade al piede anche quando, per via dell’età avanzata, è presente un considerevole alluce valgo!

Ecco quindi che possiamo capire indirettamente chi può soffrire di metatarsalgia: donne con la passione per il tacco 12, sportivi con scarpe non propriamente adatte al loro piede e, infine, anziani con marcate variazioni dell’asse longitudinale del primo raggio… intendo un bell’alluce valgo!

I sintomi caratteristici sono rappresentati da dolore mattutino a piedi nudi o comunque dolore sotto al piede nella deambulazione e presenza di calli/duroni sotto all’avampiede.

A questo punto è mio dovere comunicarti cosa fare!

Fisioterapia con Tecar, laser nd-Yag, Elettroporazione di ozono e poi… tanta ginnastica di rieducazione!

Un plantare fatto a mano e con metodo è spesso indicato, ma va valutato quando non sia presente il dolore. Infatti se hai dolore e ti sottoponi a un esame baropodometrico, questo potrebbe essere falsato.

Vediamo un paio di utili esercizi.

1. Togli le calzature e mettiti in ginocchio a terra, ora punta le dita rivolgendo la pinta del piede verso dietro. A questo punto, delicatamente, vai a sederti sui talloni e altrettanto delicatamente addrizza anche la schiena. La posizione della “Giapponesina” mette in allungamento tutta la pianta del piede. Mantieni la posizione per 40 secondi e dopo 1/2 minuti esegui nuovamente.

2. Togli le calzature e siedi su di un sedia. Poni a terra una matita, prova ad afferrarla con le dita del piede e a sollevarla. Esegui 10/15 volte e dopo qualche istante ripeti nuovamente.

Dr. Paolo Scannavini
pscannavini@gmail.com
Fisioterapista e Kinesiologo

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SPERONE E SPINA CALCANEARE: QUALI SONO LE DIFFERENZE?

 

sperone

Quarto appuntamento dedicato alle patologie degli arti inferiori: oggi l’esperto ci parla delle differenze tra sperone e spina calcaneare

Capita molto spesso che sperone e spina al calcagno siano due patologie che vengono confuse tra loro, con la più ovvia conseguenza di non riuscire a trattare correttamente i sintomi.

Iniziamo con il dire che queste due affezioni hanno solo un aspetto in comune: esse derivano da microlesioni ripetute che determinano nel tempo l’apposizione di calcio.

La riparazione derivata da microlesioni del tendine di Achille in prossimità della parte posteriore del calcagno e la riparazione della fascia plantare in prossimità della parte anteriore ed inferiore di questo osso, rappresentano lo sperone e la spina calcaneari.

Se comprendi questo già puoi capire da solo/a che le cause determinanti le due patologie sono differenti, quindi anche i trattamenti devono esserlo.

Ma procediamo con ordine e vediamo la sintomatologia.

Lo sperone calcaneare è caratterizzato da dolore al mattino quando si poggiano i piedi a terra, gonfiore del tendine di Achille, rigidità della caviglia e dolore che aumenta con calzature senza o con poco tacco. Se pinzi con pollice ed indice il tendine potresti fare un salto dal dolore!

Lo stretching aiuta molto ma sicuramente quando la radiografia mostra l’apposizione di calcio la fisioterapia migliore sono le onde d’urto. Per controllare il dolore anche laser e tecar offrono un valido rimedio.

Di seguito due buoni esercizi di auto-trattamento.

Es 1)Da in piedi di fronte ad una parete dove posizionerai le mani. Porta in dietro il più possibile un piede poggiando solo dita ed avampiede, a questo punto fai scendere il tallone fino al suolo e sentirai “tirare” i muscoli del polpaccio.

Es 2) Utilizza la stessa posizione dell’esercizio 6 ma porta in dietro un piede della metà rispetto all’esercizio precedente. A questo punto piega entrambe le ginocchia come se ti volessi sedere e sentirai “tirare” il tendine di Achille.

Vediamo ora la spina calcaneare. La sintomatologia è simile alla precedente, infatti al mattino il dolore è pungente sotto al tallone, le scarpe senza tacco peggiorano la sintomatologia ed in generale è difficile camminare a piedi nudi.

Anche in questo caso la fisioterapia di elezione sono le onde d’urto ma tecar, laser ed ultrasuoni aiutano molto. Lo stretching, comunque presente ma differente dal precedente, è un ottimo auto-trattamento. Fondamentali sono gli esercizi di percezione e mobilizzazione della pianta del piede. Questi esercizi si eseguono con l’aiuto di una pallina.

Es 1) Posiziona una pallina sotto all’avampiede nel punto in cui le dita si “attaccano” al piede. Tenendo il tallone in appoggio ed utilizzandolo come punto fermo, ruota il piede a destra e sinistra facendo scorrervi al di sotto la pallina. Esegui 10 volte.

Es 2) Posiziona la pallina anteriormente al tallone nel punto in cui solitamente inizia l’arco plantare. Con molta cautela schiaccia la pallina con il peso del corpo per 10 volte.

Es 3) Posiziona la pallina come nell’esercizio 1. Questa volta però fai scorrere la pallina sotto tutto il piede muovendolo avanti e dietro per 10 volte.

Es 4) Posiziona la pallina sotto alle dita e prova ad afferrarla come se volessi alzarla dal terreno. Esegui questo movimento per 10 volte.

Es 5) Da seduto/a afferra le dita dei piedi e flettile verso di te. In questo modo la fascia plantare va in allungamento. Per aumentare la tensione puoi flettere dorsalmente anche la caviglia.

Dr. Paolo Scannavini
pscannavini@gmail.com
Fisioterapista e Kinesiologo

 

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LESIONE DEI LEGAMENTI CROCIATI: SINTOMI, CAUSE E CURE

lesione del menisco

Per prevenire la lesione del menisco occorre irrobustire i muscoli della coscia. E se il menisco è già rotto… ci si deve operare per forza?

Nell’era moderna, penso non ci sia articolazione più “gettonata” di infortunio del ginocchio! Personalmente ne ho visti a decine, sia operati che non. La lesione del menisco è un caratteristico infortunio sportivo, ma sempre più spesso capita di riscontrare questa patologia anche in persone che non praticano movimento ginnico. Dunque le nostre povere ginocchia stanno diventano evoluzionisticamente sempre più inadatte alla vita?

Ovviamente la risposta è no! Il fatto è che sempre più spesso conduciamo una vita comoda e confortevole, privando muscoli ed ossa di un nutrimento fondamentale: il movimento. Un po’ di fatica irrobustisce i muscoli che a loro volta preservano le articolazioni. Infatti i legamenti e le capsule articolari hanno lo scopo di mantenere in asse, dando un poco di robustezza l’articolazione. Ma la vera stabilità articolare, per intenderci quella che non permette ad esempio al ginocchio di rompersi dopo un salto, è data dall’apparato muscolare.

Il ginocchio è tenuto anteriormente da un muscolo composto da quattro robustissime porzioni: il muscolo quadricipite. Quando questa struttura si indebolisce l’articolazione è maggiormente mobile e quindi più soggetta ai movimenti “gioco” (tutti quei movimenti non propri dell’articolazione ma che differenziano, preservandole, le nostre articolazioni dagli ingranaggi industriali).

Tali movimenti se eccessivi portano in stress l’articolazione e più specificamente i cuscinetti di ammortizzazione che ogni articolazione possiede: i menischi.

Si, hai letto bene, tutte le articolazioni posseggono un menisco, non solo il ginocchio.

Dunque per prevenire la lesione del menisco dobbiamo irrobustire i muscoli della coscia. E se il menisco è già rotto… ci si deve operare per forza?

Non è detto. Infatti intervenire chirurgicamente dipende dallo stile di vita del paziente. Se hai un menisco del ginocchio lesionato e sei un sedentario, non devi necessariamente operarti. Ciò che devi fare è un serio intervento di rieducazione e potenziamento del movimento. Mentre, se sei uno sportivo, l’intervento chirurgico ti permette di tornare a praticare la tua attività senza problemi.

La sintomatologia della lesione meniscale è tipica. Spesso associata ad un evento acuto è caratterizzata dal “crack” interno che percepisce il paziente. Nel giro di poco tempo il ginocchio si gonfia e diventa molto dolente. Assume una caratteristica posizione di leggera flessione e diventa difficile anche poggiare il piede a terra. Questa sintomatologia può regredire spontaneamente e ripresentarsi quando il soggetto riprende gli allenamenti.

Sorvolando sulle tecniche chirurgiche che non sono un mio compito, diciamo che la riabilitazione si può ricondurre a terapia fisica come Tecar, laser e terapia manuale come massaggio e kinesiterapia (terapia del movimento). Nel secondo caso è fondamentale il recupero dei movimenti articolari, soprattutto l’estensione e successivamente il potenziamento muscolare.

Vediamo ora qualche esercizio di rinforzo utile sia a prevenire che a curare.

1. Da seduto su una sedia, estendi il ginocchio il più possibile ruotando in fuori il piede senza sollevare la coscia dalla sedia. Ripeti 20 volte per lato eseguendo lentamente il movimento.

2. Da seduto ginocchio teso e tallone poggiato su di uno sgabello di fronte. Solleva tutto l’arto inferiore teso di 20/30 centimetri e torna lentamente alla posizione di partenza. Ripeti 20 volte per lato.

3. Da seduto unisci i due movimenti sopra descritti (1+2) e ripeti lentamente 10 volte per lato.

Dr. Paolo Scannavini
pscannavini@gmail.com
Fisioterapista e Kinesiologo

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SINDROME DEL PIRIFORME: COSA FARE QUANDO HAI DOLORE

 

Laurea in fisioterapia

Si inaugura oggi la serie di articoli del nostro esperto dedicati alle patologie degli arti inferiori: iniziamo con la sindrome del piriforme.

Oggi iniziamo a trattare le affezioni degli arti inferiori, quindi come non palare della sindrome del piriforme?

Negli ultimi anni, il nome di questo disturbo risuona in molti ambiti e, spesso, nelle palestre. Ho ascoltato sovente racconti di giovani utenti che rivolgendosi agli istruttori di palestra con il proposito di alleviare il dolore al gluteo, venivano fatti adagiare a terra a pancia in giù. Poi, in modo poco ortodosso, l’operatore flette il gomito creando una “punta” che viene posizionata al cento della natica del povero utente. E poi giù di pressione come se non ci fosse un domani!

Se leggi questo articolo probabilmente hai versato qualche lacrima anche tu se sei stato/a oggetto di questo tipo di trattamento.

Il muscolo piriforme è un piccolo muscolo che origina dalla parte esterna dell’osso sacro e va ad inserirsi sulla faccia esterna del femore passando da dietro. La sua contrazione produce una rotazione esterna di tutto l’arto inferiore.

Essendo un piccolo muscolo, molto profondo (è il muscolo più vicino all’osso) potremmo pensare esso sia un muscolo posturale… errando!

Il piriforme non dovrebbe essere utilizzato per mantenere la postura! Infatti un suo estremo utilizzo ne provoca un irrobustimento esagerato attraverso il quale viene stimolato il nervo sciatico che vi passa sotto (tra osso e muscolo) o attraverso.

Quindi si può comprendere come mai in questa sindrome il caratteristico dolore sia quello della sciatalgia ma con una particolarità: il dolore rimane confinato al gluteo o alla coscia.

Fai una prova: mettiti in piedi a gambe leggermente divaricate, ora senza far scivolare i piedi a terra (lasciali incollati al suolo!) prova a ruotarne le punte verso l’esterno.

Ti renderai conto che non muovendosi i piedi la contrazione produce comunque un movimento: la spinta anteriore del bacino. Ecco stai usando maggiormente il piriforme per eseguire questo minuto gesto. Tipico è l’atteggiamento di chi lavora dietro un bancone (barista, banchista, front office ecc) che avendo il busto proteso al cliente di fronte, tende ad inclinarsi leggermente in avanti. Per mantenere questa posizione a lungo si utilizza molto il piriforme, ecco quindi spiegata la maggiore causa di questo disturbo!

Per non incorrere nel gomito appuntito di nessuno, vediamo ora quale esercizio eseguire, da soli, per ridurre la tensione di questo povero e bistrattato muscoletto!

Siediti su una sedia, accavalla la gamba del lato dolente sull’altra. Sposta la parte esterna della caviglia fino su al ginocchio. Ora con delicatezza inclina il busto in avanti fino a quando non sentirai tensione nel gluteo interessato. Conta fino a 40 ed il gioco è fatto! Ovviamente ripeti anche dal lato opposto.

Le terapie più indicate per questo tipo di disturbo sono: stretching passivo ed attivo, Tecar, massoterapia, ginnastica posturale.

Dr. Paolo Scannavini
pscannavini@gmail.com
Fisioterapista e Kinesiologo

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SPONDILITE ANCHILOSANTE: REUMATOLOGIA E FISIOTERAPIA

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