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Paolo Scannavini

tendinopatia achillea laser Nd Yag

La passione per il jogging sta ormai dilagando e sono sempre di più le persone che ad ogni età dedicano parte del loro tempo libero alla corsa.

Gli effetti benefici di tale attività sono indiscussi. Correre fa bene! Il correre troppo o il correre con calzature non idonee o su superfici non ottimali, però, può recare alcuni danni a molti distretti corporei. Tra i più colpiti c’è il tendine di Achille. Struttura che ancora il muscolo tricipite serale (muscolo gellello mediale, muscolo gemello laterale e muscolo soleo) al calcagno e permette attraverso la flessione della caviglia di camminare e quindi di correre.

Il tendine di Achille qualche volta si rompe, ma è davvero raro. In effetti le lesioni di questo tendine avvengono spesso per traumi da contatto acuti o improvvise e velocissime elongazioni. Solitamente, invece, si arrecano più spesso microlesioni delle cellule tendinee che il nostro corpo ripara con apposizione di tessuto fibrotico in principio e nel tempo con vere e proprie calcificazioni. La corsa può determinare tali microlesioni.

Come sempre diciamo che la prevenzione è tutto, quindi prima di iniziare a correre occorre acquistare un paio di calzature che siano un buon supporto per il nostro piede. Attenzione, non bisogna sentire semplicemente la comodità delle scarpe, ma occorre approcciare all’acquisto sapendo quanti km circa si percorreranno al giorno, quanto pesiamo, quale tipo di appoggio ha il nostro piede (pronato, supinato o neutro) ed anche quanto vogliamo spendere. Come riferimento economico consiglio di spendere almeno 100 euro per scarpe da jogging che, solitamente, non vengono pubblicizzate. Infine, scegliete un centro vendita che abbia venditori esperti. Facile vedere l’esperienza dei venditori: chiedete loro di valutare il vostro piede e di dirvi se è neutro, pronato o supinato (voi ovviamente dovete saperlo a priori, ed è facile se vi sottoponete a un esame baropodometrico). Quello che vi dice la verità poi vi offrirà una vasta scelta di calzature e vi farà altre domande come: inizia ora a corre? Quanto pesa? Quanti km vuole correre al giorno e quante volte alla settimana?

Ma torniamo a chi soffre ORA di tendinite achillea. Dunque abbiamo detto come spesso si instaura tale patologia e cosa fare per prevenirla, ma il trattamento è cosa un poco più complessa. Questo perché i tendini sono scarsamente irrorati da capillari e il relativo apporto di nutrienti non è quasi mai abbastanza. Occorre quindi una terapia che veicoli nutrienti negli spazi extracellulari e che dreni dagli stessi spazi le concentrazioni chetoniche che determinano l’infiammazione.

La modalità di applicazione del laser Nd Yag sfrutta in modo ingegnoso e approfondito le conoscenze più all’avanguardia sulla trasmissione dell’energia all’interno dei tessuti corporei. Prevede ad esempio l’applicazione di scansioni manuali veloci o lente, attraverso le quali è possibile privilegiare la trasmissione dell’energia per via luminosa o termica, a seconda della fase di applicazione del trattamento, e dell’effetto che si desidera ottenere. Permette inoltre di sfruttare diverse frequenze di ripetizione degli impulsi all’interno di un intervallo che si è dimostrato essere quello di maggiore bio-stimolazione. Prevede inoltre il trattamento puntiforme dei punti dolorosi secondo specifiche considerazioni anatomiche e cliniche, per garantire il massimo risultato. Quindi specifichiamo che la sola terapia non basta a curare un sintomo, ma essa è di aiuto al pensiero critico scientifico del fisioterapista, vero fautore del processo di cura. Infatti non basta “applicare il giusto tipo di energia per far guarire dal dolore”, ma occorre anche classificarne l’intervento in quantità giusta misurata in Joule (J), lunghezza d’onda specifica misurata in nanometri (nm) e frequenza misurata in Herz (Hz). Esistono piani tabellari che indicano come agire in differenti tipi di patologie, ma la valutazione del professionista permette di caratterizzare al massimo ogni singola seduta di terapia. La stessa terapia erogata su di un soggetto con fototipo chiaro, non è uguale ad un soggetto di colore. Dicasi lo stesso se prendiamo in considerazione la massa grassa che contraddistingue ognuno di noi. Quindi affidatevi sempre a validi professionisti.

Il laser Nd-Yag si caratterizza per la lunghezza d’onda, essa è di 1064 Nm. L’erogazione di energia a questa lunghezza d’onda produce fondamentalmente tre tipi di effetti. Essi sono Fotochimico, fotomeccanico e fototermico. Cerchiamo di capire questi effetti come agiscono sul nostro malandato e dolorante tendine di Achille.

Effetto fotochimico
L’applicazione di laser Nd-Yag determina un innalzamento dello “stato energetico” delle cellule del tendine. Questo fenomeno porta all’attivazione dei meccanismi coinvolti nella riparazione dei danni cellulari. La trasmissione dell’impulso doloroso è rallentata, e si ha un rapido effetto analgesico. A livello delle cellule questo effetto bio-stimolante si traduce nell’attivazione di alcuni enzimi, nell’aumentata produzione di acidi nucleici e proteine, e nell’incremento degli scambi metabolici. Le interazioni biochimiche sembrano essere le maggiori responsabili degli effetti che il laser esercita nei confronti dell’infiammazione, del dolore e dell’edema.

Effetto fotomeccanico
Si tratta di onde elastiche di pressione che si propagano con la medesima direzione e verso dell’impulso che le ha generate. Queste onde propagandosi all’interno del tessuto agiscono con un effetto micro-massaggiante stimolante fondamentale per la riattivazione del microcircolo e del drenaggio linfatico. I fotoni altamente energetici impattano sulla superficie del tessuto tendineo e peritendineo generando veri e propri impulsi di pressione. È favorita così l’ossigenazione dei tessuti, è facilitato il drenaggio delle molecole infiammatorie, è stimolata l’eliminazione delle raccolte di liquido. Si assiste ad un rapido ed intenso effetto anti-infiammatorio ed anti-edemigeno.

Effetto fototermico
Quest’ultimo effetto, provocando un aumento controllato della temperatura dei tessuti determinata dal duty cycle (altro parametro caratterizzante), induce una stimolazione della circolazione con conseguente aumento dell’apporto di ossigeno alle strutture sofferenti.
Il rialzo termico controllato che si realizza durante la terapia, può essere finalmente gestito ai fini terapeutici. È possibile infatti sfruttare l’effetto fototermico dell’emissione utilizzata per mantenere il volume del tessuto tendineo ad uno stato energetico attivato, che permette il perdurare nel tempo degli effetti benefici della terapia.

Paolo SCANNAVINI

Dr in Scienze Motorie e Dr in Fisioterapia
Responsabile Fisioterapia Coop MRB
Consigliere Nazionale SIGM
Mysa Trainer

 

distorsione caviglia

La distorsione è uno di quegli eventi dolorosi ed accidentali che maggiormente colpiscono il piede

A quanti di noi è capitato di prendere una distorsione? Beh non posso vedere le risposte ma posso immaginarle. Vedo che siamo molti!
La distorsione è uno di quegli eventi dolorosi e accidentali che maggiormente colpiscono il piede. Infatti, non esiste una vera e propria caratteristica anatomica o particolare attività fisica che aumenti il rischio di subire un evento distorsivo della caviglia.

Corridori, passeggiatori, impiegati e perfino casalinghe possono incorrere in questo inconveniente. Tutti sappiamo per esperienza più o meno diretta che una distorsione di caviglia è caratterizzata da grande dolore (dolor) il quale si accompagna anche il gonfiore (tumor) l’arrossamento (rubor) l’aumento di temperatura (calor) e ovviamente l’impossibilità di appoggiare il piede a terra (functio lesa). In effetti si presentano tutti e 5 i segni dell’infiammazione.

Fino a qualche tempo fa si parlava esclusivamente di protocollo R.I.C.E. ovvero Rest Ice Compression Elevation (riposo/ghiaccio/compressione/elevazione). Sicuramente molto utilizzato e valido, questo protocollo a mio avviso può essere completato e leggermente modificato al fine di accelerare il processo di guarigione.
Le radiazioni elettromagnetiche a bassa frequenza (Deep Oscillation®), infatti, completano e sostituiscono sia il bisogno di compressione che quello di elevazione.
Cerchiamo di capire come questo avviene.

Deep Oscillation® è un’apparecchiatura che emette campi elettrostatici a bassa frequenza ritenuti capaci di modulare reazioni immunitarie e quindi applicabili per il trattamento di dolore, tumori e infiammazioni.
I campi elettrostatici semplicemente accelerando il flussi linfatico, capillare e venoso, provvedono ad innescare e velocizzare l’effetto di tutti i meccanismi fisiologici legati al sistema dei liquidi. Un semplice e innocuo stratagemma fisico che al tempo stesso è altamente performante.

Se ci pensiamo bene, infatti, la diminuzione del tumor come la diminuzione del calor e del rubor sono effetti legati al drenaggio linfatico. Deep Oscillation® aumenta questo drenaggio. Per quanto riguarda il dolore determinato dalla lesione delle strutture interne come alcuni legamenti o in casi limite anche dalla frattura ossea, possiamo sicuramente dire che la riparazione è rallentata dal processo infiammatorio. Tale stato paralizza in parte l’approvvigionamento di ossigeno e zuccheri permettendo così che la concentrazione di tossine determini il perdurare dell’infiammazione. Quindi prima si ristabilisce un corretto flusso dei liquidi (sangue e linfa) prima si inizia a stare meglio. Deep Oscillation® favorisce la regolarizzazione dei flussi e la permeabilità delle membrane.
La functio lesa determinata dai quattro precedenti segni clinici, diminuendo in modo direttamente proporzionale ad essi permette un progressivo miglioramento motorio.

Nell’articolo: Deep Oscillation®: esperienze terapeutico-riabilitative con un nuovo innovativo strumento ad azione elettrostatica. (Online ISSN 1827-1669) , si riportano alcune delle conclusioni da me descritte in questo articolo.
Infine non va assolutamente dimenticato che terminata la condizione patologica e cessato il dolore anche in sole 5 sedute, occorre sempre procedere con un intervento di rieducazione, solitamente su superfici instabili, al fine di prevenire distorsioni recidive.

Paolo SCANNAVINI
Dr in Scienze Motorie e Dr in Fisioterapia
Responsabile Fisioterapia Coop MRB
Consigliere Nazionale SIGM
Mysa Trainer

lombalgia acuta

Il perpetuarsi nel tempo di errori posturali, come lo stare eccessivamente seduti (posizione tipica di chi lavora a una scrivania) può portare a una modificazione corporea anche strutturale.

È quanto ad esempio accade nell’artrosi delle faccette articolari delle vertebre e quanto riportato come causa della lombalgia dal Ministero della Salute sul sito istituzionale. Tali modificazioni, però,  prima di instaurarsi avvisano il sistema centrale attraverso il dolore. Elemento sintomatologico principale dei quadri di lombalgia acuta.

Ma non tutti abbiamo artrosi delle facce articolari vertebrali quando abbiamo mal di schiena. E aggiungerei per fortuna! La lombalgia di un ventenne è sicuramente differente da chi a 50 o 60 anni è soggetto alla stessa diagnosi clinica.

In effetti, la lombalgia comune appare sempre a causa di un utilizzo non corretto della muscolatura della schiena. Questo errore può essere determinato dall’eccessivo utilizzo (come ad esempio per chi opera in edilizia), o anche per lo scarso utilizzo (pensate a quanti studenti pur non alzando sacche di cemento soffrono comunque di lombalgia).

Comune a tutti i casi è la comparsa del dolore lombare.  Tale dolore costringe sovente all’immobilità.  Tale condizione di scarso movimento abbassa il metabolismo cellulare rendendo quindi difficoltoso e più lungo il processo di autoriparazione  delle stesse.  Questo handicap cellulare “parafisiologico” rende il circolo extracellulare alcalino per via della reazione infiammatoria e, lo scarso circolo linfatico determinato dall’ipobilità, contribuisce ulteriormente ad aumentare la concentrazione chetonica determinando una vera e propria intossicazione extramembrana, causa di ulteriore dolore. Ecco perché mal di schiena dopo mal di schiena arriviamo ad avere modificazioni anche strutturali del nostro apparato osseo. La prevenzione, quindi, è l’unica via di uscita da questa spirale di dolore che affligge l’80% della popolazione italiana con età compresa tra 40 e 50 anni. Prevenire è meglio che curare, ma chi in questo momento soffre di Lombalgia acuta, cosa può fare?

Rispondiamo a questa domanda consigliando sicuramente una visita medica specialistica, ma in aggiunta la possibilità di eseguire un auto trattamento con un sistema di agopressione.

L’agopressione nasce a opera del russo Ivan Kuznetzov, insegnante di musica affetto da sindromi muscolari caratterizzate da rigidità, esegue periodicamente sedute di agopuntura raggiungendo ottimi risultati. Non guadagnando abbastanza, però, cerca di realizzarsi un tappeto di agopressione per l’autotrattamento. Tale «Iplikator» viene pensato seguendo i dettami della Medicina Tradizionale Cinese riguardo all’agopuntura. Seppur realizzato grossolanamente e in modo artigianale, il Russo ne brevetta nome e disegno poiché dopo l’utilizzo è convinto di avere risultati anche migliori rispetto all’agopuntura. Nel 1981 il Governo Russo ne approva pubblicamente l’utilizzo e la commercializzazione.

Successivamente dal 1991 al 2014 sono stati eseguiti molti altri studi e tutti sono concordi nell’affermare che l’agopressione ha degli ottimi risultati nel trattamento del dolore lombare.

Attualmente esistono tre differenti prodotti ufficiai commercializzati nel mondo. In Russia viene venduto Iplikator, negli USA il mat  Panacea e in Europa abbiamo il prodotto svedese MYSA.

Finiamo con i consigli per l’utilizzo. Semplicissimo… quando si ha un “colpo della strega” (cosi viene spesso denominata la lombalgia) basta distendersi  sul tappetino per agopressione per circa 20/25 minuti e ripetere l’operazione per un paio di volte al giorno per circa 3/5 giorni. Il posizionamento base prevede che il contatto tra la superficie del tappeto per agopressione e la cute sia diretto e che gli arti inferiori non siano completamente distesi a terra, ma siano adagiati su un paio di cuscini. Infine ci si può distendere sul tappetino per agopressione sia a terra che più comodamente su di un letto, l’effetto è sovrapponibile.

Personalmente conosco il prodotto europeo e, in accordo con il produttore, ho realizzato un piano di formazione all’utilizzo professionale e non del tappetino per agopressione. Le informazioni riportate in questo articolo sono state estratte dalla presentazione che verrò esposta a Roma il 21 e 22 Aprile 2016 da chi scrive, al 60° Congresso Nazionale della SIGM (Società Italiana di Ginnastica Medica Fisica, Scienze Motorie e Riabilitative).

Paolo Scannavini

Dr. in Fisioterapia e Scienze Motorie

Consigliere Nazionale SIGM

Responsabile Fisioterapia Coop MRB

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pedana vibrante

La pedana vibrante attiva un particolare riflesso nervoso che registra, analizza e risponde efficacemente alle modificazioni istantanee del nostro corpo al fine di mantenere l’equilibrio e non cadere a terra

Da molto tempo si conoscono gli effetti negativi che le vibrazioni hanno sull’organismo umano e da circa trent’anni la medicina sta studiando l’applicazione terapeutica di questo tipo di energia.

Molti studiosi, però, hanno indagato sugli effetti positivi delle vibrazioni sull’uomo (WBV – Whole Body Vibration) arrivando a conclusioni spesso differenti. Le possibili applicazioni di tale nuova terapia sono molte, dalla cura dell’osteoporosi al miglioramento della forza muscolare, dal miglioramento dell’equilibrio all’aumento della mobilità articolare fino, in alcuni casi, alla stimolazione ormonale e alla riabilitazione di Parkinson e Stroke.

Molto c’è di scritto quindi anche sul controllo dell’equilibrio e ovviamente non tutti gli autori sono concordi con l’affermare che le WBV siano potenzialmente utili a trattare quei pazienti la cui capacità di equilibrio sia compromessa. Abbiamo quindi deciso di ricercare maggiori informazioni su banche dati scientifiche internazionali  (PubMed, Chocrane, Pedro, SportDiscus ed altre). Da questa ricerca abbiamo ottenuto nozioni utilissime che ci hanno permesso di utilizzare questo strumento, presente nella nostra struttura al fine di migliorare l’equilibrio e il controllo posturale dei nostri pazienti.

La pedana vibratoria attiva un particolare riflesso nervoso (scoperto e studiato dall’italiano Carmelo Bosco) il quale registra, analizza e risponde efficacemente alle modificazioni istantanee del nostro corpo al fine di mantenere l’equilibrio e non cadere a terra.

Il riflesso vibratorio presente in tutte le persone sane è molto attivo quando si è giovani e tende ad affievolirsi con il passare dell’età, la pedana quindi ci mette in condizione di recuperare in breve, anzi brevissimo tempo una funzione che non è scomparsa ma semplicemente si è solo un poco “assopita”.

Avere un buon controllo dell’equilibrio ci permette di prevenire in modo drastico le cadute. Diminuire il rischio di cadute è importantissimo per tutti quei soggetti, specialmente gli anziani o gli osteopenici, che da un evento banale come appunto inciampare, possono ritrovarsi in una brutta condizione come ad esempio la frattura del collo femore.

Certo non tutte le cadute portano alla frattura ossea, però evitare di correre il rischio secondo noi è sempre meglio!

Paolo Scannavini

Dr. in Fisioterapia e Scienze Motorie

Consigliere Nazionale SIGM

Responsabile Fisioterapia Coop MRB

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Nel 1998 approda in tutta Europa una nuova tecnica di cura ad opera del giapponese Kenzo Kase: il Kinesiotape o Taping neuro-muscolare (TNM), cerotto dai variopinti colori che in pochissimo tempo diviene una delle metodiche fisioterapiche più utilizzate ed inflazionate che fino ad ora la medicina abbia conosciuto.

In effetti approda nel mondo dello sport ma in pochissimo tempo grazie anche ai mezzi di comunicazione di massa come la televisione, molti operatori e pazienti ne fanno uso o ne richiedono l’utilizzo. Ma cos’è in realtà il TNM e come funziona?

Partiamo dall’aspetto più semplice: la gamma di colori. Esistono molti colori proprio per la sua applicazione in ambito sportivo dove la performance degli atleti viene valutata anche in relazione alla sua estetica di esecuzione. Vale a dire dove non contano solo il tempo o i gol ma soprattutto l’eleganza del gesto. Si parla quindi di sport quali la danza, il pattinaggio artistico, la ginnastica ritmica, il nuoto sincronizzato ecc. cioè tutti quegli sport dove l’applicazione di un cerotto deve essere mimetizzata il più possibile per non disturbare l’armonia della figura degli atleti.

Il colore quindi non riveste nessuna proprietà terapeutica ma solo estetica. La funzione del TNM può essere triplice, può determinare la riduzione del dolore, può aumentare in minima parte la forza ed infine può svolgere una funzione di drenaggio linfatico. Questi almeno gli ambiti di studio universitario già dimostrati. In effetti viene venduto ed applicato spesso senza alcun principio scientifico ma l’intento di questo articolo è quello di fare un poco di chiarezza in merito. Quindi mi limiterò a parlare solo di ciò che si conosce e che è stato dimostrato scientificamente.

Nel centro Italia l’istituto più prolifico in termini di pubblicazioni scientifiche dal quale sono state prese le informazione per redarre questo articolo è appunto l’Università degli studi La Sapienza di Roma ad opera dell’equipe del dott. V. Santilli.

Per quanto riguarda il controllo del dolore il TNM sfrutta il sistema di percezione della pelle, grazie al quale il messaggio che viaggia sui nervi verso il cervello è più veloce di tutti gli altri, arriva per primo ed obbliga la mente a “pensare” solo al cerotto. In effetti il paziente trattato con questa metodica avverte continuamente la presenza del TNM sulla sua pelle e questa sensazione induce il cervello a non percepire i dolori minori.

Per quanto riguarda l’aumento della forza il TNM sfrutta un diverso meccanismo neuro motorio che si definisce “metamerico” cioè che si svolge all’interno del midollo spinale senza arrivare fin sulla corteccia. L’amplificazione di questo sistema ad opera del cerotto permette all’individuo di riuscire a contrarre una quantità di muscolo maggiore nello stesso tempo, fino ad un aumento di circa il 5% dell’espressione di forza. In pratica si riesce ad essere leggermente più forti poiché il comando volontario di contrazione di un muscolo ad opera del cervello viene amplificato dalla stimolazione del TNM.

Infine per la proprietà linfodrenante il TNM, ancora sotto osservazione dal mondo accademico, sfrutterebbe una sorta di microscollamento e aumento del microcircolo nei tessuti al fine di velocizzare il flusso linfatico locale. Ne consegue che il cerotto viene applicato secondo linee ed incroci che dovrebbero richiamare sulla superficie cutanea i decorsi (spesso molto differenti tra le persone) dei canali linfatici che tra l’altro non sono ben delimitati come vene ed arterie. Quindi a mio avviso quest’ultima applicazione è quella che ancora deve essere approfondita dal punto di vista scientifico.

Concludiamo la divulgazione scientifica dicendo che in realtà i processi descritti sono molto più complicati poiché includono sistemi fisiologici complessi, quindi rimandiamo gli utenti più curiosi alla consultazione degli studi scientifici dell’equipe del Dott. Santilli dell’università La Sapienza di Roma.

L’applicazione di TNM ha mediamente il costo di 10,00/20,00 euro, può essere mantenuta per 4/5 giorni durante i quali… ci si può lavare! Infatti, pur bagnandosi, il cerotto ha una buona tenuta se asciugato tamponando con un panno e successivamente con asciugacapelli. I casi in cui maggiormente si beneficia dell’applicazione di TNM sono dolori alla caviglia nei postumi di distorsione, dolori al ginocchio, alla spalla, nella regione lombare e cervicale. Per quanto riguarda il miglioramento della forza non ci sono muscoli che rispondono meglio di altri quindi possiamo dire che funziona bene ovunque anche se ribadiamo che il 5% è davvero poca cosa se riferito alla vita di tutti i giorni.

Certo non si può dire lo stesso se il nostro sport è ad esempio il sollevamento pesi dove il 5% su 200Kg di sollevamento sono 10Kg… il che vale a dire arrivare primo con il TNM o senza averlo applicato 10°/15°. Ma tanto per gli sport di forza l’applicazione di cerotti è vietata dal regolamento. Infine l’applicazione con fine linfodrenante ha effetti buoni sulla caviglia, sul ginocchio e su tutto l’arto superiore.

Unici difetti della metodica sono: possibile reazione orticante nei soggetti allergici alla colla del cerotto o ai pigmenti della colorazione, e poi personale FKT non adeguatamente preparato. Concludiamo questo argomento promuovendo il TNM a valido strumento di ausilio nella fisioterapia e nel benessere con una sola riserva, cioè anche se la metodica è molto valida, va comunque considerata un metodo di complemento ad altre tecniche e mai può essere considerata come l’unico e solo trattamento.

Paolo Scannavini

Dr. in Fisioterapia e Scienze Motorie

Consigliere Nazionale SIGM

Responsabile Fisioterapia Coop MRB

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Sono ormai più di 15 anni che il sistema tecar è entrato con prepotenza nel mondo sanitario riabilitativo. Nato per altri scopi, in realtà è stato presto introdotto in riabilitazione al fine di trattare molte patologie a carico di muscoli, tendini ed articolazioni.

Nel tempo però l’utilizzo giornaliero ha fatto in modo che si comprendesse meglio la reale capacità di questo macchinario. Cerchiamo qui di illustrare ai lettori il suo funzionamento e le applicazioni secondo noi più attinenti. È già, parliamo di attinenza e non di scienza anche se siamo professionisti che abitualmente utilizzano banche dati scientifiche ed internazionali per aggiornarsi e redarre articoli di questo tipo.

Dunque una “drammatica realtà”: il mondo scientifico non parla ancora di Tecar, e probabilmente non lo farà mai. La terapia quindi non è stata ancora mai messa seriamente sotto processo come si fa per ogni altro tipo di trattamento, dal farmaco alle terapie manuali. Comunque la nostra esperienza professionale sul campo ci permette di capire, almeno pensiamo, di analizzare i risultati determinati dalla somministrazione di radiofrequenza. Anche se il macchinario viene proposto per molteplici e disparati interventi cerchiamo di fare ordine.

IL FUNZIONAMENTO – La tecar agisce attraverso l’emissione bipolare di radiofrequenza che permette di ottenere una biostimolazione dei tessuti. Consiste di due modalità, la capacitiva impegnata nel trattamento di tessuti molli e superficiali (muscoli), e la resistiva utilizzata nel trattamento di strutture profonde e più rigide (ossa e legamenti). Il trasferimento energetico può essere basso, medio ed alto.

Minore è la quantità di energia erogata più alto è il potere biostimolante. Al contrario del pensiero comune infatti aumentando l’erogazione di energia diminuisce l’effetto principe della stimolazione ed aumenta l’effetto secondario di riscaldamento dei tessuti con relativa vascolarizzazione. Entrambe gli effetti ovviamente sono utili, ma cerchiamo di capire quando utilizzarne principalmente uno rispetto all’altro.

IL DOSAGGIO –  A basso trasferimento energetico abbiamo l’aumento dei processi proliferativi cellulari, l’aumento delle trasformazioni e biostimolazioni energetiche dei tessuti ed un buon effetto antalgico. Ad alto trasferimento energetico invece assistiamo ad un aumento della permeabilità delle membrane cellulari e alla presenza di calore endotermico che favorisce la vascolarizzazione profonda. A medio trasferimento energetico sono i capillari ad aumentare la loro attività.

LE APPLICAZIONI – Considerato quindi il maggiore effetto stimolante svolto a carico dei tessuti ove la componente ionica è maggiormente libera, appare abbastanza evidente che secondo la nostra esperienza i campi di maggiore applicazione riguardano soprattutto le patologie muscolari. Ma non tutte! Noi consigliamo l’utilizzo  solo negli stati muscolari contrattuali ed algici, non nelle lesioni.

Per quanto riguarda tendini legamenti ed articolazioni, la nostra esperienza ci evidenzia che il reale effetto è molto più contenuto. Sovente infatti ricorriamo ad altre fonti di energia fisica nel trattamento dei tessuti meno vascolarizzati.

IL COSTO – Nei centri privati mediamente il costo di una singola applicazione varia da 35 a 40 Euro, almeno nella regione Lazio.

Concludiamo questo piccolo articolo divulgativo dicendo che se si volessero maggiori informazioni in merito, la cosa più ragionevole da fare è consultare on-line le linee guida consigliate dai maggiori produttori e di confutarle con un professionista medico o fisioterapista di riferimento.

Paolo Scannavini 

Dr. in Fisioterapia
pscannavini@gmail.com

Il team interdisciplinare prende in carico globalmente la persona affetta dalla malattia attraverso un approccio centrato sui problemi e bisogni della persona, definendo il Progetto Riabilitativo Individuale.

L’equipe riabilitativa è costituita dalle seguenti figure professionali: il medico (fisiatra, medico dello sport, reumatologo, ortopedico o neurologo), il fisioterapista, il kinesiologo e non ultimo il paziente. Poi a seconda dei casi anche altri professionisti possono essere integrati nell’equipe. È questo il caso del podologo, dell’infermiere, dello psicologo ecc.

All’interno dell’equipe ci deve essere lo scambio di informazioni, la condivisione degli obiettivi ed un processo decisionale comune. Secondo la nostra esperienza è sicuramente utile, se non fondamentale che i professionisti condividano oltre che gli obiettivi da perseguire anche gli spazi di lavoro. Questo aspetto riveste secondo noi un’importanza fondamentale e strategica in quanto, riunioni lunghe anche ore sono nulla se paragonate alle esperienze condivise sul campo.

Quindi se gli operatori riescono anche per pochi minuti a lavorare contemporaneamente sullo stesso paziente, il trattamento risulta potenziato. Questa amplificazione è data dal fatto che il paziente per primo si vede e si sente effettivamente come l’elemento centrale del trattamento, inoltre l’osservazione contestuale e di differenti professionisti mette in evidenza in modo migliore le eventuali difficoltà e le celate potenzialità del paziente stesso, come dire che quattro occhi vedono meglio di due.

Citiamo un esempio. Se la rieducazione deambulatoria eseguita dal malato e condotta dal fisioterapista, viene osservata in diretta anche dal medico, quest’ultimo riceve informazioni aggiuntive rispetto a quelle analizzate durante l’esame obiettivo. Informazioni che possono indirizzare il medico ad ipotizzare differenti obiettivi o l’implementazione di quelli già stabiliti durante la visita. Stessa cosa dicasi per il fisioterapista che riesce ad assistere alla visita medica. Le stesse relazioni contestuali possono e dovrebbero esserci anche con il supporto del kinesiologo (il laureato in Scienze Motorie).

In questo modo in effetti si potrebbe realmente dire di essere riusciti a cucire un progetto riabilitativo individuale ad hoc sulle esigenze e sulle potenzialità del paziente. Questo modus operandi inoltre non è statico ma dinamico. Come dinamica del resto è l’evoluzione di qualsiasi patologia.

È importante soffermarci sull’aspetto del dinamismo in quanto questo punto ricopre il punto cruciale della nuova riabilitazione. Troppo spesso e per troppo tempo ci si è limitati a prescrivere cicli di 10 sedute di fisioterapia e di applicare in modo identico i trattamenti seduta dopo seduta. Come se la sintomatologia del paziente fosse sempre la stessa, come se non ci fossero miglioramenti e come se le affezioni di ognuno di noi fossero curabili nello stesso modo.

Un paziente sedentario affetto da mal di schiena non è uguale ad uno sportivo che soffre di mal di schiena, ma molto spesso la diagnosi di lombalgia è la stessa per entrambe. Per questioni legali ovviamente la diagnosi è la stessa, la malattia ha lo stesso nome ma viene vissuta diversamente dai due soggetti profondamente diversi tra loro. Quindi è giusto somministrare lo stesso trattamento? La risposta ovviamente è no! Inoltre lo stesso paziente che si rivolge al medico riuscendo a stento ad arriva in ambulatorio per la forte sintomatologia, sicuramente necessita di cure differenti rispetto a quelle erogate durante l’ultima seduta di fisioterapia o quando ha iniziato il programma di ricondizionamento fisico ad opera del kinesiologo.

Ecco quindi cosa si intende per dinamicità di trattamento: una continua valutazione degli effetti del trattamento stesso al fine di somministrare una  progressiva riabilitazione che consideri i piccoli risultati raggiunti di volta in volta. Tutto quanto detto può essere racchiuso in un concetto più ampio, il concetto di Fisiopalestra. In Italia sfortunatamente realtà di questo tipo sono ancora ben poche anche grazie alla normativa scarsamente chiara relativamente al mondo del wellness e delle palestre, ma questo è davvero un capitolo troppo ampio da trattare in questa sede e ci riserviamo di approfondirlo in seguito.

Dr FKT Paolo Scannavini

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In Italia come nel resto d’Europa e del mondo, sono ormai anni che si discute e sovente si ricorre alla figura dell’osteopata. Ma chi è questo professionista?

Prima di rispondere a tale domanda occorre inquadrare lo stato di fatto della materia osteopatia a livello mondiale.
L’organizzazione mondiale della sanità OMS il 9 Novembre del 2010 ha redatto un documento ufficiale nel quale descrive le direttive mondiali per garantire un livello minimo di preparazione dei praticanti osteopati. La domanda quindi nasce spontanea e cioè come mai l’OMS ha reputato indispensabile realizzare un tale documento costato anni di osservazione? La risposta si legge nella prefazione.

Si è reso indispensabile un tale lavoro con lo scopo di assicurare alla popolazione mondiale la sicurezza dei trattamenti erogati al fine di non peggiorare il livello di salute dei singoli cittadini. Questo perché sin dal 1892 quando A.T. Still ideò tale metodologia a tutt’oggi non esiste un percorso formativo univoco ed aggiornato. Inoltre di praticanti non certificati ne è pieno il mondo con il conseguente aumento del rischio di danno iatrogeno (danno non esistete in precedenza e provocato dalla tecnica/operatore).

Come a dire: l’osteopatia esiste, molti vi ricorrono, molti la praticano in modo poco sicuro e quindi l’OMS vuole tutelare noi cittadini garantendo una formazione universitaria di questi operatori.
Detto questo, non entrando nel merito terapeutico dell’osteopatia, sarebbe esageratamente complicato farlo in questa sede, cerchiamo di capire in Italia come questa disciplina è inquadrata dal punto di vista normativo.

Il 14 Febbraio del 2012 i Deputati Grimoldi, Meroni, Consiglio e Cavallotto presentano alla Camera dei Deputati una proposta di legge per il riconoscimento dell’osteopatia come professione sanitaria. Proposta n° 4952 che ad oggi risulta ancora in attesa di discussione alla camera stessa. Quindi non attendibile dal punto di vista normativo. Mentre il 15 Novembre 2012 il Senato della Repubblica ha approvato un disegno di legge in materia di professioni non organizzate, all’interno del quale si riconosce normativamente l’osteopatia ma non come una professione sanitaria che invece viene inquadrata dall’articolo 2229 del codice civile.

Del resto che il disegno di legge della Camera dei Deputati abbia qualche defezione è francamente ovvio. In effetti entra in contraddizione con quanto affermato dall’OMS nel documento citato all’inizio di questo articolo. In effetti l’OMS non vuole equiparare l’osteopatia alle discipline sanitarie ma la racchiude in un più ampio gruppo di discipline (ayurveda, naturopatia, medicina tradizionale Cinese, medicina Unani, Nuad Thai e Tuina) definendole “Traditional Medicine or Complementary and Alternative Medicine” e cioè Medicina tradizionale o medicina complementare ed alternativa.

Esistono poi varie sfaccettature normative indirette che possono aiutarci a comprendere meglio la situazione dell’osteopatia in Italia. Ad esempio il caso di un osteopata con riconoscimento conseguito nel Regno Unito che è stato sollevato dallo svolgere la sua attività all’interno di un centro medico di Parma. Il TAR ha infatti sancito che l’osteopatia in Italia non è una professione sanitaria (La Repubblica Parma 27.09.2013).

Esiste anche una sentenza del tribunale di Genova del 14.7.2003 dove un osteopata viene assolto dal reato ascrittogli (abuso di professione medica) poiché si legge che l’osteopatia non invade la disciplina medica in quanto risulta “… un’attività volta ad arrecare sollievo e beneficio a soggetti affetti da patologie mediche, onde si sostanzia in una attività complementare ed ausiliaria rispetto all’attività medica”. Quindi la medicina ci cura e l’osteopatia ci da sollievo.

Concludendo possiamo senz’altro dire che ci si creda o no alle capacità terapeutiche della filosofia osteopatica, questa disciplina in Italia e nel resto del mondo di strada per affermarsi ne deve percorrere ancora molta. Una cosa è certa, nel nostro paese non è una pratica sanitaria, non esiste un percorso universitario dedicato e non c’è alcuna chiarezza normativa che tuteli la nostra sicurezza. Quindi si rende veramente necessario ricorrere a tale disciplina per curare ad esempio il proprio mal di schiena? Il consiglio che posso darvi da professionista sanitario è che prima di recarvi da un’osteopata qualunque solo perché ha risolto tutti i problemi del vostro amico o vicino di casa, recatevi da un Medico Fisiatra o da un Medico dello Sport o  da un Reumatologo e poi da un Fisioterapista per approcciare con sicurezza ai disordini del vostro apparato muscolo-scheletrico. Nel caso in cui si debba intervenire chirurgicamente allora abbiamo altri specialisti come tra tanti il medico Ortopedico ed il medico Neurochirurgo.

Infine  buona salute a tutti e ricordate che prevenire i disordini muscolo-scheletrici è sempre meglio che curarli. Un buon professionista sanitario è colui che ci aiuta nella prevenzione con consulenze e programmi di auto-trattamento e prevenzione personalizzati, come del resto facciamo noi da più di 20 anni nel nostro centro polivalente.

Paolo Scannavini
Dr. in Fisioterapia
pscannavini@gmail.com

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