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farmaci anti hiv

Pubblicati i dati di uno studio europeo condotto su 1000 coppie omosessuali maschi in cui un componente assumeva farmaci anti Hiv. In otto anni non sono stati riscontrati casi di trasmissione con i partner abituali

L’assunzione di farmaci anti Hiv blocca la trasmissione del virus da uomini gay ai partner sessuali. La conferma arriva da uno studio europeo su circa 1.000 coppie gay pubblicato sulla rivista ‘The Lancet‘. In otto anni non sono stati riscontrati casi di trasmissione di Hiv. Ciò, spiegano gli autori della ricerca, è dovuto proprio al trattamento, che ha ridotto la presenza del virus a livelli molto bassi nell’organismo dei pazienti.

Lo studio europeo ha seguito 972 coppie di omosessuali maschi in cui un componente aveva l’Hiv ed era in terapia antiretrovirale e l’altro era invece sieronegativo. L’osservazione è durata dal 2010-2017. In quel lasso di tempo non ci sono stati casi di trasmissione dell’Hiv all’interno delle coppie.

Secondo i ricercatori è probabile che siano stati prevenuti nella coorte circa 472 casi di Hiv.

In totale, le coppie hanno riferito di avere fatto sesso anale senza preservativo per un totale di 76.088 volte. Sebbene 15 uomini siano stati contagiati dall’Hiv durante lo studio, i test genetici hanno dimostrato che il virus non proveniva dal loro partner principale.

“I nostri risultati – affermano i ricercatori – forniscono prove conclusive del fatto che il rischio di trasmissione dell’Hiv attraverso il sesso anale quando viene soppressa la carica virale è effettivamente pari a zero”.

Un “messaggio potente”, commenta sulla Bbc online Alison Rodger, autrice dello studio e docente all’University College di Londra, “che può aiutare a mettere fine alla pandemia da Hiv prevenendone la trasmissione, e a contrastare lo stigma e la discriminazione che molte persone con Hiv si trovano a fronteggiare”.

 

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Anche in caso di condotta “eccentrica” del lavoratore infortunato, la responsabilità del datore di lavoro non è esclusa se il sistema di scurezza da lui approntato presenta delle criticità

La vicenda

Nel settembre del 2010 in un cantiere dedicato alla realizzazione di un parcheggio sotterraneo, si verificava un grave incidente a seguito del quale un dipendente della società esecutrice dei lavori, riportava lesioni personali guaribili in 170 giorni.
L’infortunio si era verificato mentre si stavano effettuando i lavori di scavo per la realizzazione delle fondamenta; quando a causa di un guasto ad una perforatrice veniva richiesto l’intervento di un manutentore che, su disposizione del direttore di cantiere veniva affiancato da un altro operaio, il cui compito era quello di reperire una tavola di legno per facilitare le operazioni di riparazione.
Giunto nei pressi della perforatrice e posizionatosi sul lato opposto a quello in cui manovrava il manutentore, con la schiena appoggiata al gruppo morse, l’operario veniva investito al torace da un peso di 500 kg, che, liberato da una delle catene rotte, gli scivolava addosso per forza di gravità.
Nell’istruttoria dibattimentale era emerso che siffatte operazioni erano avvenute in violazione delle disposizioni contenute del manuale d’suo e di manutenzione della macchina.

Le imputazioni

Seguiva pertanto, l’imputazione per lesioni personali colpose aggravate, a carico del responsabile del cantiere e del manutentore.
Al primo era contestato di aver omesso di sovraintendere e vigilare sulla corretta conduzione da parte del manutentore dell’intervento di riparazione della perforatrice, nonché di aver disposto l’accesso all’impianto, nel corso della manutenzione e in ausilio della stessa, del danneggiato che non era stato informato sui rischi né formato per le procedure di intervento sicure;
Al secondo, di non aver adottato le misure tecniche ed organizzative necessarie ad assicurare il fermo e il blocco assoluto degli elementi pericolosi, passibili di entrare in movimento a causa dell’intervento di manutenzione, secondo quanto indicato nel manuale d’uso e manutenzione della macchina.
Condannati in primo grado alla pena di sei mesi di reclusione, con sentenza confermata in appello, i due imputati presentavano ricorso per Cassazione.
Ebbene i giudici Ermellini hanno respinto i due ricorsi perché inammissibili.
Si discute in ordine all’eventuale esclusione di responsabilità del capo cantiere, nonché datore di lavoro, in caso di condotta imprudente del lavoratore.
Si è già detto che perché vi sia interruzione del nesso causale, non solo è necessario che il comportamento del danneggiato sia da solo sufficiente a determinare l’evento ma anche, che esso si collochi in qualche guisa al di fuori dell’area di rischio definita dalla lavorazione in corso.
Tale comportamento è “interruttivo” non perché “eccezionale” ma perché eccentrico rispetto al rischio lavorativo che il garante è chiamato a governare.

Le criticità del sistema sicurezza

Ed invero, la giurisprudenza di legittimità è da sempre ferma nel sostenere che non possa discutersi di responsabilità (o anche solo di corresponsabilità) del lavoratore per l’infortunio quando il sistema della sicurezza approntato dal datore di lavoro presenti delle criticità.
Le disposizioni antinfortunistiche perseguono, infatti, il fine di tutelare il lavoratore anche dagli infortuni derivanti da sua colpa, onde l’area di rischio da gestire include il rispetto della normativa prevenzionale che si impone ai lavoratori, dovendo il datore di lavoro dominare ed evitare l’instaurarsi, da parte degli stessi destinatari delle direttive di sicurezza, di prassi di lavoro non corrette e per tale ragione foriere di pericoli.
A tal proposito, la Corte territoriale aveva fatto corretta e coerente applicazione dei principi di diritto sopra richiamati, ritendo che la condotta del danneggiato, in base ai fatti ricostruiti nel corso del processo, non fosse né imprevedibile né esorbitante e non poteva perciò fornire alcuna giustificazione né al direttore di cantiere né al manutentore i quali, titolari delle rispettive posizioni di garanzia, avevano omesso di svolgere i compiti connessi all’adeguata osservanza delle misure di sicurezza, di vigilanza e formazione oltre che di verifica puntuale del rispetto delle norme di prevenzioni degli infortuni.
Tanto più che il predetto operaio non aveva mai svolto quel compito, non avendo alcuna formazione in materia di macchine operatrici e riparazione. Pertanto, non avrebbe dovuto essere adibito come assistente o coadiuvante alle operazioni di manutenzione che lo avrebbero comunque messo in contatto con un macchinario così potenzialmente rischioso e complesso non avendo il bagaglio tecnico adeguato per apprezzarne i pericoli insiti.
Il ricorso è stato perciò rigettato e condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.

La redazione giuridica

 
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Gli esercizi di ginnastica proposti non hanno l’obiettivo di curare i malanni, ma di prevenirli. Quelli che trattano la sintomatologia nella sua fase più importante esistono, ma è d’obbligo eseguirli assistiti da un fisioterapista

Oggi ti propongo gli ultimi tre esercizi del percorso schiena. Ti ricordo però che tutti gli esercizi proposti non hanno l’obiettivo di curare i malanni, semmai di prevenirli. Quando ti avvicini al mondo del movimento e della ginnastica infatti è buona norma essere in una condizione fisica scevra dal dolore. Sicuramente tutti abbiamo qualche malanno, ma per fare auto ginnastica sarebbe meglio non essere in fase acuta di nessun disturbo.
Gli esercizi che trattano la sintomatologia nella sua fase più importante esistono, ma è d’obbligo eseguirli assistiti da un fisioterapista o da un laureato in scienze motorie.
Oggi però, prima degli esercizi, voglio anche proporti pochi buoni consigli per prevenire e riconoscere i più frequenti mal di schiena.
La prevenzione si basa sul mantenimento di una buona postura, soprattutto a lavoro. Una buona igiene della schiena è rappresentata dal sollevare i carichi utilizzando il più possibile la forza degli arti inferiori. Spesso infatti il dolore è associato ad un evento improvviso ed eseguito sotto sforzo.
Inclinarsi all’indietro o sdraiarsi è un’ottima soluzione per avere un minimo ma immediato sollievo. Troppo tempo seduti aggrava la sintomatologia. Il dolore può dapprima essere concentrato sui lombi ma poi “spostarsi” sul gluteo e dietro tutto o parte dell’arto inferiore.
Vediamo ora i tre esercizi di questa settimana.

Esercizio 36 – Cane e gatto

Mettiti carponi a terra, con le ginocchia leggermente divaricate e le mani in appoggio alla larghezza delle spalle. Sia le cosce che gli arti superiori devono essere perpendicolari al suolo. A questo punto inclina il capo verso il pavimento ed inarca verso l’alto la schiena il più possibile mimando la posizione del gatto quando si “arrabbia”. Mantieni questa posizione per 20 secondi. Successivamente solleva il capo e rivolgi lo sguardo davanti a te. Contemporaneamente porta la pancia verso il pavimento mimando la posizione a quattro zampe del cane. Mantieni anche questo atteggiamento per 20 secondi. Alterna questi due movimenti per 3 volte ciascuno.
In questo esercizio i gruppi muscolari maggiormente interessati sono il semispinale e lo spinale di testa e torace, lunghissimo del dorso, splenio del capo, ileocostale, grande gluteo, retto e trasverso dell’addome.

Esercizio 37 – La grande X

Distenditi a terra con la schiena adagiata al pavimento. Porta le braccia in fuori all’altezza delle spalle e rivolgi il palmo delle mani verso il basso. Ora fletti il ginocchio destro, portalo verso il tronco e ruota sia il ginocchio che il bacino verso sinistra il più possibile. A questo punto inizia ad estendere il ginocchio destro ed il perso dell’arto inferiore porterà il piede destro ancor più vicino al pavimento aumentando la tensione muscolare. Conta fino a 40 e poi esegui dal lato opposto.
In questo esercizio i gruppi muscolari maggiormente interessati sono ileocostali, interspinosi, multifido, lunghissimo del dorso, glutei e tensore della fascia lata.

Esercizio 38 – Ginocchio al petto

Distenditi a terra con la schiena adagiata sul pavimento. Mantieni l’arto inferiore destro teso e fletti il ginocchio sinistro al petto. Afferra con entrambe le mani in ginocchio sinistro ed avvicinalo il più possibile al tronco. Mantieni questa posizione per 40 secondi e poi esegui dal lato opposto.
In questo esercizio i gruppi muscolari maggiormente interessati sono il grande gluteo ed il muscolo ileocostale dei lombi.

Dr Paolo Scannavini

pscannavini@gmail.com

Fisioterapista e Kinesiologo

 
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papillomavirus

Da un rapporto Censis sul Papillomavirus emerge che cresce la consapevolezza sulla prevenzione ma non tutti sono consci dei rischi

Presentato un nuovo rapporto Censis sul Papillomavirus, a due anni dal precedente studio. Il Rapporto analizza gli atteggiamenti nei confronti delle patologie tumorali Hpv correlate e le strategie di prevenzione adottate attraverso un’indagine su due diversi campioni: uno composto dai genitori e uno da sole donne.

Più informazione

Dai risultati emerge che il numero dei genitori che conosce il virus è aumentato: dall’85,1% del 2017 all’88,3%. La conoscenza è più diffusa tra le donne (94,8%) e tra le persone con un livello d’istruzione superiore (91,4%).

La consapevolezza però è migliorata solo parzialmente. Solo la metà dei genitori sa che l’Hpv è responsabile di altri tumori oltre a quello del collo dell’utero. Solo il 42,6% sa che il virus è responsabile dei condilomi genitali. E un terzo dei genitori (31,9%) pensa ancora che sia un virus che colpisce esclusivamente le donne.

La maggiore consapevolezza deriva da diverse fonti. Non solo dépliant e campagne informative (26,3%) ma anche i servizi vaccinali delle Asl (25,6%) e internet (26,7%).

Tra i professionisti sanitari vengono citati maggiormente il ginecologo e il medico di medicina generale (24,8%).

Il Papillomavirus, cosa c’è da sapere

Il Papillomavirus Umano (Hpv, Human Papilloma Virus) è una infezione trasmessa per via sessuale. Generalmente è transitoria e priva di sintomi evidenti, manifestandosi eventualmente attraverso lesioni benigne della cute e delle mucose. In casi rari il sistema immunitario non riesce a debellare rapidamente il virus, l’Hpv può determinare l’insorgenza di forme tumorali.

Il virus Hpv è implicato inoltre nella patogenesi di altri tumori in sede genitale (vulva, vagina, ano, pene) ed extragenitale (cavità orale, faringe, laringe).

Esistono oltre 100 tipi di tipi di papillomavirus differenziati in base al genoma.

Diagnosi e prevenzione

L’individuazione precoce delle lesioni da Hpv passa attraverso i programmi di screening con Pap-test o Hpv-test.

Il Pap-Testè lo strumento di diagnosi e di prevenzione a oggi più utilizzato. Inserito nei Livelli Essenziali di Assistenza permette a tutte le donne dai 25 ai 65 anni di partecipare gratuitamente al programma di prevenzione presso la propria Asl di competenza.

Dal rapporto Censis emerge che è conosciuto dal 90,2% dei genitori e dal 94,6% delle donne. L’87,1% delle donne afferma poi che il proprio ginecologo ha consigliato il Pap-test.

L’Hpv-test invece riscontrare la presenza di Dna di virus oncogeno consentendo di individuare le donne a rischio con maggiore anticipo. È consigliato eseguirlo ogni cinque anni. La positività al test non significa necessariamente che una donna svilupperà nel tempo un tumore.

Secondo il rapporto solo il 50,8% dei genitori conosce l’Hpv-test e solo al 35,7% è stato consigliato di effettuare l’Hpv-test.

Piano di prevenzione all’avanguardia

L’Italia è all’avanguardia nel programma di prevenzione del Papillomavirus. Secondo il Piano Nazionale di Prevenzione 2014-2018, tutti i programmi di screening primari dovranno passare in maniera progressiva dal Pap-test all’Hpv-test, situazione ad aggi accertata già in diverse regioni.

La prevenzione primaria avviene mediante vaccinazione per questo nel Piano Nazionale di Prevenzione vaccinale 2017-19 si è inserita la vaccinazione anti-HPV nel calendario vaccinale per tutti gli adolescenti (di sesso femminile e maschile) a partire dal dodicesimo anno di età.

Il vaccino costituisce oggi la via più efficace e sicura per combattere il rischio di infezione da HPV. I vaccini disponibili (bivalente, quadrivalente e 9-valente) sono tutti indicati contro i ceppi 16 e 18 responsabili della formazione di lesioni neoplastiche nella cervice uterina.

 

Barbara Zampini

 

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ictus

Fondamentale riconoscere i segnali che possono predire l’arrivo di un ictus per l’avvio tempestivo del percorso diagnostico terapeutico per il trattamento

Asimmetria del volto, sensazione di debolezza a un braccio o una gamba, difficoltà di linguaggio, perdita di equilibrio o coordinazione. Sono alcuni dei segnali, spesso sottovalutati, che possono predire il sopraggiungere di un ictus. Possono infatti indicare un’interruzione dell’apporto di sangue a una parte del cervello. Una condizione che, se non gestita tempestivamente, può portare a gravi disabilità permanenti o addirittura alla morte.

L’ictus è una patologia che colpisce 200.000 persone ogni anno in Italia. Rappresenta la seconda causa più comune di morte e la principale causa di disabilità nell’a­dulto. Nel percorso diagnostico-terapeutico per il trattamento dell’ictus in fase acuta, la tempestività è quindi un fattore determinante.

Per sensibilizzare su prevenzione e gestione tempestiva dell’ictus, a livello europeo è stato disposto lo Stroke Action Plan for Europe 2018-2030.

All’iniziativa aderisce il Policlinico Tor Vergata, tra i centri più attivi in Italia per numero annuale di procedure di trombectomia. La struttura capitolina rappresenta un punto di riferimento per la presa in carico in emergenza del paziente colpito da ictus. Nel 2018, presso il presidio ospedaliero, sono stati trattati circa 140 pazienti, ottenendo una completa autonomia funzionale valutata a 3 mesi nel 50% circa dei casi. Il tutto nonostante l’estrema gravità dei sintomi all’esordio.

“Il processo di invecchiamento della popolazione ha portato ad un aumento del numero di pazienti colpiti da ictus”. A spiegarlo è Marina Diomedi, responsabile della Stroke Unit della Fondazione Policlinico Tor Vergata. I pazienti, tuttavia, possono “contare su una maggiore efficienza della rete dell’emergenza ictus”. Questa permette loro di arrivare al setting più appropriato in tempo utile per un trattamento.

“È però necessario – conclude Diomedi – che il paziente riconosca i sintomi e agisca con tempestività rivolgendosi a centri Hub specializzati”.

 

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diaday

Nella seconda edizione del DiaDay di Federfarma, la Federazione comunica che i test gratuiti per lo screening del diabete in farmacia sono stati oltre 130mila

Sono eccellenti i risultati della seconda edizione di DiaDay di Federfarma che ha fatto sapere come siano oltre 130mila i test effettuati gratuitamente ai cittadini nelle 5mila farmacie aderenti.

A darne notizia è la stessa Federfarma in una nota.

“I risultati – si legge – sono all’esame del board scientifico che elaborerà le proprie osservazioni, tenendo conto anche di variabili demografiche quali età e sesso”.

Inoltre, comunica Federfarma, “i dati saranno resi disponibili alle Istituzioni sanitarie e potranno contribuire all’individuazione di azioni di contrasto alla diffusione della patologia e delle sue complicanze”.

Come ha avuto modo di ricordare Marco Cossolo, presidente di Federfarma Nazionale, quello del Diaday è l’occasione per il cittadino “di scoprire per tempo il diabete o accertarne la predisposizione” che “permette di individuare tempestivamente, insieme al medico, le terapie e i comportamenti più opportuni da adottare”.

Contestualmente, “per il Servizio Sanitario Nazionale significa ridurre i costi economici della malattia”.

Giunta alla sua seconda edizione, “DiaDay è un’importante iniziativa di educazione sanitaria e di prevenzione sul territorio, che sfrutta appieno la capillarità della rete delle farmacie italiane, confermandone il ruolo di primo presidio sanitario del SSN. Anche quest’anno sono molto soddisfatto per l’elevata adesione dei cittadini a questa iniziativa contro una malattia troppo diffusa e subdola”.

La manifestazione ha il patrocinio di Fofi, Fnomceo, Amd, Sid, Aild, Utifar, Fenagifar e Cittadinanzattiva.

Quanto alla raccolta dei dati e le elaborazioni statistiche, queste sono a cura di Promofarma, società di servizi di Federfarma.

La nota della Federazione ha poi voluto ringraziare le oltre 5mila farmacie che hanno raccolto una quantità di dati ampia, che dà una fotografia del diabete in Italia.

“L’iniziativa – conclude la nota di Federfarma – dimostra che la farmacia ha un ruolo decisivo nelle campagne di screening, e può dare un importante contributo nel realizzare indagini profonde e dettagliate sul territorio per valutare lo stato di salute della popolazione”.

 

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infezioni resistenti

A causa delle infezioni resistenti, ogni anno, nel nostro paese muoiono 10mila persone. Il numero delle vittime è pari a quelle di Hiv, tbc e influenza insieme

Ogni anno 33mila persone muoiono nell’Unione Europea per infezioni da batteri resistenti agli antibiotici.

Il Paese più colpito da questi superbatteri è proprio l’Italia, dove si verifica almeno un terzo dei decessi.

Ad affermarlo è uno studio del Centro Europeo per il Controllo delle Malattie (Ecdc) pubblicato sulla rivista Lancet Infectious Diseases.

La ricerca sottolinea come la cifra sia addirittura pari ai morti per Hiv, tubercolosi e influenza insieme.

Lo studio sulle infezioni resistenti è stato condotto sui dati del 2015 ottenuti dal network di sorveglianza dell’Ecdc per cinque infezioni resistenti.

Secondo questa ricerca, almeno nel 75% dei casi, le infezioni sono dovute a cure mediche, mentre il 39% delle infezioni è causato da batteri resistenti anche all’ultima generazione di farmaci.

Si tratte dei cosiddett carbapenemi, seguiti dalla colistina, un ‘antibiotico di vecchia generazione.

Secondo i dati raccolti, nel 2015 sono state censite quasi 679mila infezioni nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo, di cui oltre 201mila nel nostro paese, che ha visto anche 10.762 morti.

A pagare il prezzo, altissimo, di queste infezioni resistenti sono i bambini sotto i 12 mesi e gli anziani.

In Italia sono ben 10.762 le morti per questa causa. Nella sola Grecia, ad esempio, sono molte meno: 1.626 su circa 18.500 casi.

Gli autori dello studio hanno affermato che “il carico stimato di infezioni da batteri resistenti agli antibiotici è sostanziale rispetto a quello di altre malattie infettive, e risulta sempre in aumento dal 2007”.

Per combattere i super batteri e le infezioni resistenti occorre dunque una strategia condivisa dai paesi UE.

“Tuttavia – concludono gli esperti – il nostro studio ha dimostrato chela situazione varia notevolmente da un Paese all’altro, evidenziando così la necessità di strategie di prevenzione e controllo adeguate alle esigenze di ciascuno Stato”.

 

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giornata mondiale della vista

L’iniziativa della Soi in occasione della giornata mondiale della vista, prevede visite specialistiche gratuite per chi non è mai stato dall’oculista

Come ogni secondo giovedì di ottobre, sta per tornare la Giornata Mondiale della Vista, che come sempre ha lo scopo di informare l’opinione pubblica sull’importanza e il valore della vista durante tutta la nostra vita.

Per celebrarla, l’11 ottobre, la Società Oftalmologica Italiana ha deciso di organizzare insieme alla Fondazione Insieme per la Vista e a Iapb Italia una campagna di informazione capillare.

Inoltre, sono previste circa 30 mila visite gratuite in tutta Italia.

Ogni Medico Oculista metterà a disposizione di chi non si è mai sottoposto a una visita medica oculistica 5 visite gratuite.

Secondo Matteo Piovella, Presidente della Società Oftalmologica Italiana, “La vista è un bene prezioso da cui dipende l’83% del nostro modo di percepire il mondo e, quando affermiamo che la vista ti salva la vita, abbiamo la necessità di spiegare e condividere questi semplici concetti con tutti i cittadini”.

Il concept della campagna di quest’anno della giornata mondiale della vista è quello di avvicinarsi a chi non si è mai sottoposto a una visita specialistica oculistica.

“L’unica – spiega Piovella – in grado di diagnosticare e curare i difetti e le malattie degli occhi”.

“Vi sono malattie, quali glaucoma, cataratta e degenerazione maculare che devono essere curate perfettamente per non portare alla cecità – prosegue il presidente Soi – è per noi molto importante diffondere presso i cittadini il concetto che sottoporsi a una visita medica specialistica oculistica ‘Ti salva la Vita’”.

Basti pensare al glaucoma, malattia insidiosissima, che agisce in modo subdolo causando danni visivi a molti pazienti inconsapevoli.

E ancora, la maculopatia, patologia che “causa una grave riduzione della vista, che interessa principalmente le persone sopra i 70 anni di età, con una maggiore incidenza nelle donne”, spiega Piovella. Per non parlare del fatto che molti, ancora oggi, si stupiscono che si possa perdere gradualmente la vista a causa di malattie.

“È doveroso – prosegue Piovella – ricordare che disporre di una buona vista è straordinariamente importante per i più piccoli e che è un loro diritto poter usufruire delle cure migliori attuate dai Medici Oculisti con la possibilità di utilizzare le apparecchiature più innovative”.

“Sono convinto – conclude il Presidente Soi – che questa necessaria campagna permetterà a molte persone di curarsi meglio per poter continuare a vedere bene”.

 

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sugar tax

L’ultima battaglia del M5S potrebbe essere la cosiddetta ‘ sugat tax ’, una tassa sugli alimenti e le bevande zuccherate contro l’obesità infantile

L’obesità infantile, si sa, è sempre più una piaga anche nel nostro paese: per questo motivo il M5S sta pensando a una sugar tax sul modello di quelle già presenti in altri paesi.

Si tratta, affermano gli esponenti M5S, di “un fenomeno purtroppo in costante crescita nel nostro Paese”.

“Per questo la prevenzione deve diventare il primo strumento da utilizzare, attraverso campagne d’informazione mirate e una corretta educazione alimentare”, spiegano i componenti pentastellati della commissione Affari sociali della Camera.

Pertanto, proprio oggi, il Movimento 5 Stelle ha presentato una risoluzione in Commissione per “impegnare il governo a combattere l’obesità infantile con delle misure che affrontano il problema sotto tutti i punti di vista – spiegano i firmatari – e il nostro ringraziamento va alla capogruppo M5S in commissione Affari sociali Celeste D’Arrando, prima firmataria della risoluzione”.

I grillini, in sostanza, con la sugar tax vorrebbero produrre dei cambiamenti importanti che concernono le abitudini degli italiani e in particolare dei bambini.

Si propone “che i luoghi frequentati da bambini come asili, scuole, parchi giochi, cliniche della famiglia e del bambino e dei servizi pediatrici, siano liberi da ogni forma diretta e indiretta di commercializzazione e pubblicizzazione di alimenti con grassi saturi, acidi grassi, zuccheri e sali liberi”.

Ma non è tutto. C’è infatti in cantiere anche l’idea di iniziative per vietare l’utilizzo dei personaggi dei cartoon e delle trasmissioni TV per promuovere cibo con alto contenuto di grassi, zuccheri e sale.

Oltre a questo, il Movimento 5 Stelle ha ventilato una ulteriore ipotesi.

Quella cioè di riportare nelle confezioni dei prodotti destinati ai più giovani e nelle bevande zuccherate, etichette specifiche. Queste devono indicare il rischio di obesità associato al loro consumo squilibrato.

La tematica della sugar tax è molto importante, in quanto coinvolge in modo sinergico famiglia, scuola e istituzioni.

E lo fa con un unico obiettivo: ovvero la prevenzione prima di tutto.

Lo scopo, per i pentastellati, è quello di “assicurare ai cittadini un corretto stile di vita, a cominciare proprio dai bambini”.

 

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tubercolosi

L’Oms raccomanda di escludere che la tubercolosi sia attiva in chi ha l’Hiv prima che sia sottoposto a un trattamento preventivo per la malattia

Una recente nuova revisione sistematica e metanalisi degli studi, pubblicata da The Lancet HIV, ha messo in luce l’importanza di aggiungere alla regola di screening dei 4 sintomi dell’Organizzazione mondiale della sanità per la tubercolosi anche una radiografia al torace.  Essa consente di poter fare un maggior numero di diagnosi di tubercolosi in persone con Hiv.

Infatti, si raccomanda di escludere che la tubercolosi sia attiva in chi convive con l’Hiv. E questo ben prima che sia sottoposto a un trattamento preventivo per la malattia.

Per Haileyesus Getahun dell’Oms di Ginevra, autore principale dello studio, “la scoperta più importante dello studio è che l’algoritmo clinico dei quattro sintomi raccomandato dall’Oms per escludere la tubercolosi attiva nelle persone affette da Hiv continua a essere uno strumento valido per fornire un trattamento preventivo alla tubercolosi in contesti con risorse limitate”.

Lo studio di Getahun e colleghi ha selezionato tra il 2011 e il 2018 le ricerche pubblicate dopo che l’Oms aveva emesso le raccomandazioni sullo screening della tubercolosi a partire da quattro sintomi.

Ebbene, il team ha incluso studi con raccolta di campioni come espettorato, sangue, urina o l’aspirazione linfonodale da persone con Hiv. E questo indipendentemente dai loro sintomi, esclusi gli studi caso-controllo.

Gli autori hanno valutato la specificità dello screening nelle persone che vivono con l’Hiv in base allo stato della loro terapia antiretrovirale (Art). Oltre all’eventuale effettuazione di radiografie del torace.

Quasi tutte le 15.427 persone nei 21 studi che hanno esaminato erano adulte. Inoltre, tra queste, 1.559 avevano tubercolosi attiva.

Gli autori hanno incluso 18 di questi studi nella metanalisi. Sette includevano dati provenienti da persone che avevano ricevuto Art.

I risultati dello studio

La ricerca ha provato che la sensibilità del gruppo alla regola di screening dei quattro sintomi era significativamente più bassa per le 4.640 persone in terapia antiretrovirale rispetto alle 8.664 naive della Art (51,0% vs 89,4%). È vero il contrario per la specificità aggregata (70,7%, rispetto al 28,1%).

Sulla base dei dati di 646 persone in due studi, l’eventuale anormalità della radiografia del torace nelle persone con Art ha aumentato la sensibilità dal 52,2% all’84,6%, ma ha diminuito la specificità dal 55,5% al 29,8%.

L’Oms raccomanda a tutti coloro che hanno l’Hiv di iniziare l’Art entro sette giorni dalla diagnosi. Eccetto però quando ci sono particolari indicazioni per ritardare il trattamento.

“Questa politica – concludono gli autori – è ampiamente adottata e si prevede che si tradurrà in una riduzione del numero di persone con Hiv nei servizi sanitari che sono Art naive”.

 

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