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OSPEDALE VITO FAZZI ASL SANITA PUGLIA

La Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta in seguito alla denuncia presentata da una donna di 56 anni che avrebbe subito l’asportazione dell’intero apparato genitale per un tumore che poi si sarebbe scoperto inesistente

Le avrebbero asportato l’intero apparato genitale per un tumore che in realtà, secondo quanto denunciato, non c’era. E’ la vicenda raccontata dal Corriere Salentino relativa a una 56enne della provincia di Lecce.

Il caso è ricostruito attraverso la denuncia-querela presentata in Procura dal legale della donna. In base a quanto riportato la signora si sarebbe sottoposta nell’ottobre del 2018 a una visita ginecologica in uno studio medico di Lecce. La dottoressa le avrebbe consigliato un’isteroscopia diagnostica/operativa, un esame finalizzato al prelievo di parti di tessuto dell’apparato genitale per la successiva analisi.

La 56enne si sarebbe quindi sottoposta, a novembre, all’accertamento prescritto, con un responso tremendo: iperplasia con circoscritto focolaio di atipia.

La signora si sarebbe quindi recata all’ospedale Vito Fazzi dove sarebbe stata messa in lista di attesa per un intervento di asportazione totale dell’apparato genitale. L’operazione si sarebbe poi svolta il 21 gennaio senza che l’equipe medica – viene sottolineato nella denuncia – ripetesse l’accertamento effettuato tempo prima nella clinica.

L’esame istologico effettuato sulla parte asportata tuttavia, avrebbe fornito un esito totalmente diverso da quanto diagnosticato in clinica.  I medici del nosocomio non avrebbero riscontrato alcun tumore. Gli esami sui vetrini richiesti alla clinica per una nuova analisi presso il laboratorio dell’ospedale avrebbero confermato l’assenza dell’iperplasia.

La donna avrebbe quindi deciso di rivolgersi alla magistratura affinché venga fatta chiarezza sull’accaduto.

Nello specifico, oltre a segnalare il laboratorio che avrebbe erroneamente refertato il tumore, la paziente chiederebbe di accertare come mai non sia stato ripetuto l’esame presso il Fazzi prima di subire un intervento così invasivo. Tra i dubbi avanzati nella denuncia si farebbe riferimento – si legge sul Corriere Salentino – a un’erronea lettura dell’esame in clinica o, addirittura, a un possibile scambio di persona.

Spetterà ora dunque ai magistrati disporre i dovuti accertamenti per capire se, effettivamente, vi siano stati degli errori costati alla signora una serie di danni in tutte le sfere della personalità, con riflessi anche sui congiunti più stretti.

 

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La Procura di Lecce che ha disposto lo svolgimento dell’esame autoptico per chiarire le cause del decesso di una 44enne, morta dopo un delicato intervento chirurgico

La Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta sulla scomparsa di una donna di 44 anni, morta dopo un delicato intervento chirurgico. Le indagini sono partite in seguito alla denuncia presentata dal padre della vittima. L’uomo, subito dopo il decesso si è presentato al posto fisso di polizia dell’ospedale Vito Fazzi. Nell’esposto vengono ripercorsi gli ultimi giorni di vita della figlia.
Secondo quanto riferito alle forze dell’ordine la donna si era recata il 28 febbraio scorso in ospedale per una visita ginecologica. In quella circostanza, come ricostruisce Leccenews24, erano stati fissati per il 5 marzo degli accertamenti pre-operatori su due sospette masse tumorali.
Il 3 marzo, tuttavia, la 44enne, avvertendo forti dolori al basso ventre era stata condotta da un’ambulanza in codice rosso presso il nosocomio del capoluogo salentino. Il giorno successivo, dopo alcuni accertamenti, era stata operata per la rimozione delle ovaie.

La paziente era poi stata dimessa il 9 marzo, in attesa dell’esito degli esami istologici.

Ciò nonostante, secondo quanto sostiene la famiglia, non riuscisse ad alimentarsi autonomamente e avvertisse sempre dolori al basso ventre. Nonostante il perdurare del malessere, i medici, in occasione di una visita per la rimozione dei punti dell’operazione, si sarebbero limitati a consigliarle di camminare il più possibile per stimolare il recupero dell’organismo.
Venerdì scorso, in seguito al riacutizzarsi dei dolori, l’ultima corsa in ospedale in codice rosso. Dopo diversi esami, infatti, è sopraggiunto il decesso.
I parenti chiedono che venga fatta chiarezza sull’accaduto e, in particolare, su eventuali responsabilità da parte del personale sanitario. A loro avviso, riporta Leccenews24, i farmaci prescritti e le cure non sarebbero state adeguate.
I magistrati hanno disposto lo svolgimento dell’autopsia. In vista di tale accertamento sono stati iscritti nel registro degli indagati alcuni dei medici che hanno avuto in cura la vittima. L’ipotesi di reato nei loro confronti è di omicidio colposo. I camici bianchi potranno così prendere parte, attraverso la nomina di propri consulenti, agli accertamenti medico legali.
 
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La Procura di Lecce ha disposto l’autopsia per fare luce sulle cause del decesso di un uomo di 54 anni, morto improvvisamente lunedì scorso in seguito a una emorragia polmonare

La Procura di Lecce ha aperto un fascicolo sulla scomparsa di un 54enne morto in seguito a un’emorragia polmonare all’ospedale Vito Fazzi lo scorso lunedì. Per chiarire cosa sia accaduto il familiari hanno sporto denuncia e nelle scorse ore il Pubblico ministero ha conferito l’incarico per lo svolgimento dell’autopsia.
L’esame necroscopico è fissato per il 3 aprile. In vista dell’accertamento sono stati iscritti nel registro degli indagati i nomi di cinque medici che hanno avuto in carico il paziente fin dal suo arrivo presso il nosocomio. Un atto dovuto per consentire loro di partecipare alle indagini attraverso la nomina di propri consulenti.
La vittima, come ricostruisce il Corriere salentino, si era recentemente sottoposto a un delicato intervento presso l’Istituto europeo di oncologia a Milano. Era stato dimesso da pochi giorni. Rientrato a Lecce, tuttavia, le sue condizioni si sarebbero improvvisamente aggravate domenica sera.

L’uomo avrebbe iniziato a vomitare sangue e a sudare su tutto il corpo.

Trasportato in ospedale in ambulanza sarebbe stato sottoposto a una Tac che  avrebbe dato esito negativo.Il personale sanitario, per monitorare la situazione e comprendere meglio le cause della perdita di sangue, ne avrebbe comunque disposto il ricovero. Il 54enne sarebbe quindi stato sistemato nel reparto di chirurgia toracica, per l’assenza di posti letto in pneumologia.
I camici bianchi, fino a lunedì mattina gli avrebbero somministrato un gastroprotettore e gli episodi di sanguinamento sarebbero terminati. Ma intorno alle 9 è sopraggiunto improvvisamente il decesso. I parenti – riferisce il legale di famiglia – “non vogliono trovare un colpevole per forza ma solo accertare se ci sia stata qualche responsabilità da parte dei medici di Lecce o dei colleghi di Milano o se si sia trattato di una tragica fatalità”.
 
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morte di una pensionata

Sul registro degli indagati della Procura di Lecce sono finiti i nomi di sei sanitari, accusati di omicidio colposo in relazione alla morte di una pensionata di 85 anni. Il personale del 118 riferisce di aver subito un’aggressione da parte dei parenti della vittima

Sei persone sono finite sul registro degli indagati per la morte di una pensionata 85enne, deceduta giovedì scorso nella sua abitazione in Salento. Nello specifico, la Procura di Lecce ha notificato gli avvisi di garanzia agli operatori sanitari del 118 che hanno prestato i soccorsi all’anziana signora. L’ipotesi di reato contestata è di omicidio colposo.

Secondo quanto riportato dal Corriere Salentino, i parenti hanno presentato denuncia all’Autorità Giudiziaria lamentando che tra i primi soccorritori accorsi non vi fosse il medico. Quest’ultimo sarebbe arrivato solo in un secondo momento a bordo dell’automedica.

Il figlio, in particolare, racconta di essersi proposto per eseguire il massaggio, essendo in possesso di diverse certificazioni di primo soccorso.

A quel punto però i sanitari lo avrebbero invitato a uscire perché dovevano lavorare. L’uomo, quindi, riferisce di essersi alterato perché – riporta in denunci – “ho capito che mia madre stava per morire, cosa che si è verificata”. A suo dire, i soccorritori del 118 sarebbero responsabili del decesso poiché non avrebbero praticato le giuste manovre. Inoltre, avrebbero fatto intervenire in ritardo la dottoressa.

Dall’altro lato la versione dei soccorritori, i quali sostengono di essere stati aggrediti dai familiari nel corso dell’intervento. In particolare, secondo quanto riportato in una del presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Lecce, Marcello Antonazzo, “i parenti hanno cominciato ad andare in escandescenze inveendo e minacciando con una spranga di ferro dapprima l’infermiere, il soccorritore e l’autista e successivamente anche il medico arrivato sul luogo dell’evento, con l’automedica, dopo pochi minuti”.

Nelle scorse ore si è svolta l’autopsia sul corpo della vittima. Dai risultati, attesi per le prossime settimane,  si attendono risposte sulle cause del decesso e circa eventuali responsabilità da parte degli indagati.

 

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morto dopo tre ore di attesa

La Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta sul decesso di un uomo di 72 anni che, secondo quanto denunciato dalla famiglia, sarebbe morto dopo tre ore di attesa in Pronto soccorso

Sarebbe morto dopo tre ore di attesa al Pronto soccorso dell’ospedale di Lecce. E’ quanto denunciato dai familiari di un uomo di 72 anni, originario della provincia del capoluogo salentino.

Stando al racconto del figlio, riportato dagli organi di stampa locale, la vittima era stata portata in ambulanza presso il nosocomio ‘Vito Fazzi’ già il giorno antecedente il decesso. Accusava difficoltà respiratorie e battiti irregolari. Tenuto in osservazione per alcune ore, era poi stato dimesso in nottata.

L’indomani mattina l’uomo, tuttavia, aveva avuto un altro malore, tanto forte da fargli perdere la cognizione di dove si trovasse.

Da qui la nuova corsa in ospedale, a bordo di un mezzo del 118. Giunto presso la struttura sanitaria però – come riferisce il Corriere salentino – sarebbe stato tenuto per tre ore in una zona chiamata ‘Stanzeria’, riservata all’osservazione dei pazienti. Il tutto nonostante le continue sollecitazioni dei parenti a intervenire in virtù del precario stato di salute del loro congiunto.

Dopo aver accusato un mancamento, l’anziano sarebbe stato immediatamente trasferito in una sala denominata “Bonifica”. Poco dopo è sopraggiunto il decesso.

Il figlio ha quindi presentato una denuncia querela presso il posto di polizia fisso del presidio ospedaliero. Il pubblico ministero di turno ha quindi aperto un fascicolo sul caso. L’obiettivo è chiarire se vi siano state negligenze da parte del personale sanitario e se la tragedia potesse essere evitata. A tal fine nelle prossime ore dovrebbe essere disposto l’esame necroscopico sul corpo del 72enne.

 

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galatina

I camici bianchi, in servizio presso l’ospedale di Galatina, sono stati iscritti nel registro degli indagati dopo la morte di un paziente affetto da insufficienza renale. Secondo  i consulenti della Procura non avrebbero colpe per il decesso, anzi fecero il possibile per evitarlo ma senza successo

La Procura di Lecce ha chiesto l’archiviazione per dieci medici, i cui nomi sono finiti nel registro degli indagati per la morte di un paziente. L’episodio risale al 2016. La vittima, affetta da insufficienza renale, era in trattamento presso l’ambulatorio di nefrologia dell’ospedale di Galatina.

In occasione di un controllo, come riportano gli organi di informazione locali, i medici avevano rilevato un marcato peggioramento della funzionalità renale. Avevano quindi consigliato il ricovero. Nel corso della degenza il quadro clinico dell’uomo si era ulteriormente aggravato associandosi ad anemia ed insufficienza respiratoria.

Secondo il pubblico ministero i medici del nosocomio del centro salentino fecero tutto il possibile per salvargli la vita.

In particolare, come previsto dalle linee guida internazionali, disposero delle emotrasfusioni, che però ebbero effetti solo parziali. Per il paziente non ci fu nulla da fare. Nel giro di pochi giorni sopraggiunse il decesso.

Il magistrato inquirente, basandosi sulle conclusioni della perizia medico legale, ha ritenuto che non “sussistono elementi idonei a sottoporre il fatto concreto al vaglio dibattimentale”. In particolare, secondo i consulenti, le situazioni cliniche sarebbero riconducibili a un insieme di alterazioni fisiopatologiche. In tale contesto, ciascuna di esse avrebbe potenziato le altre, in una sorta di circolo vizioso.

Le cause del decesso, quindi, per il Pm sarebbero state determinate dal gravissimo quadro clinico, aggravatosi rapidamente. Spetterà ora al Giudice per le indagini preliminari decidere se accogliere tale tesi e chiudere quindi i fascicoli pendenti sui camici bianchi.

 

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farmaci scaduti

Sotto inchiesta, dopo la scoperta da parte dei Nas di dispositivi medici e farmaci scaduti, un dirigente medico e un coordinatore infermieristico

La Procura di Lecce ha spiccato due avvisi di garanzia nei confronti, rispettivamente, di un dirigente medico dell’unità operativa di cardiologia interventistica ed emodinamica e di un coordinatore infermieristico dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce. I provvedimenti rientrano nell’ambito dell’inchiesta scaturita dall’intervento dei militari del Nas  presso il nosocomio del capoluogo di provincia salentino. Durante un controllo nelle sale angiografie del presidio ospedaliero, i carabinieri hanno accertato la presenza di dispositivi medici e farmaci scaduti.

I prodotti erano custoditi in promiscuità con quelli in corso di validità. Nello specifico, sono state sottoposti a sequestro penale una confezione integra di “Ugorol 500 mg/ml” scaduta nel dicembre 2018, e una di “Nacl 09%”.

Quest’ultima  presentava un’etichetta manoscritta attaccata sopra a quella originale con la dicitura “Noradrenalina”, la data 31 gennaio 2019 e la sigla del preparatore.

Rinvenute anche tre siringhe contenenti altri farmaci (Adrenalina”, “Atropina” e “Lidocaina”) con indicazione ‘a penna’ di date di scadenza ormai superate. In un armadietto per la custodia dei farmaci gli uomini del Nucleo anti sofisticazioni hanno poi recuperato una confezione integra di “Zantac”, con validità fino al dicembre 2018, oltre a una scatola di “Ebrantil” e una di “Acetilcisteina Hexal”, scadute entrambe lo scorso settembre.

Inoltre, sono state rinvenute anche diversi dispositivi medici con data di scadenza superata. Tra questi: set di infusione, introduttori di filo guida, sonde, kit multiuso, provette sterili.

Entrano quindi nel vivo le indagini finalizzate a chiarire la presenza nel presidio ospedaliero di materiale con data di validità superata. I carabinieri dovranno ora appurare se il materiale sequestrato rappresenti rimanenze di giacenza non inventariate oppure se si tratti di farmaci destinati ai pazienti.

 

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gallipoli

La vittima è un 64enne che era stato operato all’ospedale di Gallipoli per fare fronte a un’otturazione delle vie biliari

La Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta per fare chiarezza sulle cause del decesso di un salentino di 64 anni. Il Pubblico ministero, in particolare, ha iscritto nel registro degli indagati 25 operatori sanitari in servizio presso il nosocomio di Gallipoli, struttura in cui si è consumata la tragedia.

L’uomo, come ricostruito dai familiari, era stato ricoverato il 29 dicembre a Copertino per un malessere che si protraeva da alcuni giorni. Presentava un colorito del viso giallastro. Il 4 gennaio era stato trasferito presso il reparto di Chirurgia del presidio ospedaliero di Gallipoli per essere operato. Gli era stata riscontrata, infatti, una otturazione delle vie biliari.

L’ intervento aveva avuto luogo il 7 gennaio e, a detta dei sanitari, l’esito era stato positivo. Dopo oltre, dieci giorni di degenza, tuttavia, la mattina del 19 gennaio era improvvisamente sopraggiunto il decesso.

I parenti hanno quindi deciso di presentare un esposto querela. L’intento è capire cosa sia successo e se siano ravvisabili eventuali responsabilità mediche sull’accaduto.

I magistrati hanno disposto il sequestro delle cartelle cliniche e conferito l’incarico per lo svolgimento  dell’autopsia, in programma nelle prossime ore. Gli avvisi di garanzia rappresentano un atto dovuto proprio per consentire agli indagati di nominare i propri consulenti in vista di un accertamento irripetibile quale l’esame necroscopico.

I rilievi medico legali dovranno verificare la sussistenza o meno di una causalità tra il decesso dell’uomo e la condotta di medici e personale sanitario nella gestione del paziente.

 

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Neonata morta subito dopo il parto

Ipotesi di concorso in omicidio colposo per due ginecologi e due ostetriche accusati in relazione al decesso di una neonata morta subito dopo il parto nel 2016 in Salento

Due ginecologi e due ostetriche rischiano di finire a processo per il decesso di una neonata morta subito dopo il parto nell’aprile del 2016. L’ipotesi di reato nei loro confronti è di concorso in omicidio colposo.

Secondo l’ipotesi accusatoria, i sanitari, in servizio presso un ospedale della provincia di Lecce, avrebbero optato in maniera tardiva per l’esecuzione del taglio cesareo. Un indugio che sarebbe risultato fatale per la piccola, rimasta vittima di una “sofferenza ipossico-ischemica acuta”.

L’inchiesta, secondo quanto riportato dal Corriere salentino è partita dalla denuncia presentata dal nonno della piccola. L’uomo, nel raccontare l’accaduto, avrebbe evidenziato come la nuora avesse trascorso una gravidanza regolare. Al sopraggiungere delle prime doglie sarebbe stata accompagnata in ospedale. Qui si sarebbero presentate delle anomalie. Dopo diverse ore di travaglio la bambina, infatti, non scendeva.

Solo dopo una lunga attesa il personale avrebbe optato per ricorrere alla soluzione chirurgica.

La neonata è stata estratta viva, ma il suo cuore ha smesso di battere dopo poco più di un’ora. La consulenza medico legale disposta dalla Procura avrebbe evidenziato dei rilievi cardiotocografici sospetti già quattro ore prima del parto. I tracciati sarebbero diventati inequivocabilmente patologici un’ora prima che la mamma venisse portata in sala operatoria per il cesareo.

L’udienza preliminare è fissata per il mese di marzo 2019. Allora si scoprirà se il Giudice deciderà di rinviare a giudizio gli indagati o procedere con l’archiviazione delle loro posizioni.

 

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SEPSI SECONDARIA A PIAGA DA DECUBITO, MEDICO RINVIATO A GIUDIZIO

imprenditore colto da infarto

Assolte perché il fatto non sussiste due dottoresse accusate della morte di un imprenditore colto da infarto il giorno successivo a una visita in Pronto soccorso

Nessuna responsabilità medica per la morte di un 54enne salentino, noto imprenditore colto da infarto e deceduto nel maggio del 2015. Sono state assolte perché il fatto non sussiste due dottoresse dell’Ospedale di Scorrano (Lecce) che visitarono la vittima la sera prima del decesso.

Si tratta nello specifico di un medico del Pronto soccorso e di una cardiologa, accusate di non aver valutato adeguatamente i sintomi di un infarto. Su tali basi i familiari del defunto avevano chiesto un risarcimento pari a 1 milione e 300mila euro.

L’uomo, titolare di una serie di strutture turistiche sulla costa adriatica, si era recato in presso il nosocomio del centro salentino la sera precedente la tragedia. Secondo l’accusa le professioniste non avevano informato adeguatamente il paziente sui rischi che correva nel rifiutare il ricovero. Di conseguenza non era stato possibile sottoporre il paziente a quegli esami che avrebbero consentito di accertare la sindrome coronarica acuta e di intervenire tempestivamente.

Il Gup di Lecce, invece, ha ritenuto che le due indagate abbiano agito correttamente, secondo protocollo.

Decisiva ai fini della decisione la consulenza disposta dalla Procura. Le conclusioni della perizia, infatti, hanno avallato la tesi difensiva, ovvero che l’imprenditore lasciò l’ospedale nonostante le sollecitazioni a rimanere sotto osservazione.
Secondo quanto riportato da Lecceprima, di fronte al rifiuto dell’uomo di ricoverarsi gli era stata prescritta la cardioaspirina. Gli era stato raccomandato di non eseguire sforzi di alcun genere ed era stato invitato ad allertare immediatamente il 118 qualora i dolori fossero ricomparsi. Inoltre gli sarebbe stato persino fissata una prova da sforzo. Insomma, la Procura ha accertato che tutti i tentativi dei medici di trattenere l’uomo furono vani.

 

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