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procura di ragusa

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palloncino intragastrico

La donna, che pesava oltre 200 chili, si era rivolta a una struttura privata del ragusano per tentare di dimagrire. E’ morta dopo l’assunzione di un palloncino intragastrico

Quattro sanitari sono sotto inchiesta per il decesso di una 41enne di Modica, morta dopo aver assunto un palloncino intragastrico. Si tratta, nello specifico, di tre medici in servizio presso una struttura privata del ragusano e di un infermiere. La loro iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un atto dovuto in vista dello svolgimento dell’autopsia.

La vittima, secondo quanto ricostruito dal Corriere di Ragusa e da altre fonti di stampa locale, pesava oltre 200 chili. Per dimagrire aveva deciso di ricorrere al palloncino intragastrico. Si tratta di una protesi espandibile inserita nello stomaco per via endoscopica. Il dispositivo fa percepire un senso di sazietà aiutando il paziente a seguire un regime alimentare ipocalorico. La procedura è ritenuta molto sicura.

La donna, tuttavia, tornata a casa avrebbe accusato una forte sonnolenza.

Il medico, interpellato a riguardo dai fratelli, avrebbe sconsigliato il ricovero ritenendo – come riferiscono i media locali – che si trattasse di un effetto collaterale. L’indomani la situazione non era migliorata. Alla 41enne sarebbe stata prescritta una flebo. L’infermiere privato chiamato per effettuarla si si sarebbe però rifiutato. Sembra infatti – si legge sul Corriere di Ragusa –  che la 41enne fosse un po’ cianotica.

La mattina successiva i parenti avrebbero deciso di trasferire la donna in ospedale chiamando il 118. Ma all’arrivo dell’ambulanza i sanitari non avrebbero potuto fare altro che accertare il decesso della congiunta.

La famiglia si è quindi rivolta ai carabinieri per sporgere querela. La Procura di Ragusa ha aperto un fascicolo disponendo l’esame necroscopico. La relazione del ctu incaricato è attesa entro 60 giorni. Dagli accertamenti medico legali si attendono risposte circa la sussistenza di un nesso tra l’introduzione del palloncino e la morte della vittima e, di conseguenza, circa eventuali responsabilità sanitarie nella gestione della paziente.

 

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MORTO DOPO UN INTERVENTO PER LA RIDUZIONE DELLO STOMACO, SI INDAGA

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ferie

Aperta un inchiesta per chiarire le cause del decesso. L’uomo, ricoveratosi per risolvere un’aritmia cardiaca, è deceduto per complicanze legate a un intervento di ablazione atriale dopo undici giorni trascorsi in rianimazione

È morto per le complicanze insorte in seguito a un intervento transcatetere di ablazione atriale. L’operazione, programmata da tempo ed effettuata lo scorso 7 gennaio all’ospedale di Ragusa, avrebbe dovuto risolvere un’aritmia cardiaca. E invece il paziente, un rappresentante di commercio 58enne della provincia di Siracusa, non si è più ripreso.

L’uomo, secondo quanto riportato dalla stampa locale, sarebbe stato costretto a subire un secondo intervento. Poi sarebbe stato trasferito in Rianimazione, dove sarebbe rimasto per 11 giorni in condizioni gravissime. La mattina del 19 gennaio ne è stata constata la morte cerebrale. Nel primo pomeriggio, alla presenza di una Commissione medica, come previsto dalla legge, è stato staccato dai macchinari che lo tenevano in vita.

I familiari, già nei giorni successivi al ricovero, avevano presentato un esposto querela presso la Procura della Repubblica del capoluogo di provincia siciliano.

Dopo il tragico epilogo della vicenda i magistrati hanno disposto il sequestro del corpo della vittima per lo svolgimento degli accertamenti medico legali.

Dall’autopsia si attendono risposte circa le cause del decesso nonché su eventuali responsabilità mediche nell’accaduto. Solo dopo l’esame necroscopico la salma potrà essere restituita ai familiari per lo svolgimento delle esequie.

“Siamo senza parole, mio Papà è volato via, senza motivo – ha scritto su Facebook uno dei due figli della vittima -.  Doveva essere una semplice operazione in day hospital, invece tutto è andato storto per grande incompetenza medica…Faremo Giustizia, perché non meritava assolutamente questo!”.

 

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truffa pluriaggravata

Il camice bianco, noto gastroenterologo, è indagato per truffa pluriaggravata, peculato e abuso d’ufficio. E’ stato arrestato e posto ai domiciliari

Truffa pluriaggravata ai danni dello Stato, abuso d’ufficio e peculato aggravato. Sono i reati contestati dalla Procura della Repubblica di Ragusa a un dirigente medico dell’ospedale Maggiore di Modica, noto specialista in gastroenterologia. Nei suoi confronti, il Gip del Tribunale del capoluogo di provincia siciliano, su richiesta del Pubblico ministero, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari.

Il camice bianco, nonostante un rapporto di lavoro a tempo piano ed esclusivo,  avrebbe posto in atto una gestione personalistica e scorretta della sua funzione pubblica. Il tutto a danno dello Stato e di pazienti spesso bisognosi e poco abbienti. E’ quanto emerso dalle indagini condotte dagli inquirenti attraverso intercettazioni telefoniche, documentazione acquisita presso l’Azienda Sanitaria Provinciale e l’escussione di numerosi pazienti.

L’indagine, scaturita dalla denuncia di un cittadino, si è protratta da gennaio a novembre 2018 fornendo un quadro indiziario chiaro ed incontrovertibile.

Nello specifico, il professionista avrebbe svolto costantemente numerosi esami diagnostici e visite mediche, utilizzando mezzi, farmaci, locali e forza lavoro dell’ospedale in cui presta servizio. Il tutto in totale violazione di norme, non essendo autorizzato allo svolgimento di attività di libera professione in regime di intramoenia. Il medico avrebbe indotto molti pazienti a non prenotare tramite centro prenotazioni, e avrebbe preteso, quale corrispettivo della visita, somme di denaro anche maggiori rispetto al prezziario regionale.

I pagamenti dei pazienti per le prestazioni ricevute erano effettuati in contanti, senza il rilascio di alcuna ricevuta fiscale. Ne sarebbe dunque conseguito un danno ingente sia per i pazienti che per il Servizio Sanitario Nazionale. In alcuni casi, il medico avrebbe svolto prestazioni sanitarie a titolo amicale e gratuito, senza alcuna copertura assicurativa, provocando un danno economico all’Azienda sanitaria e violando i principi di corretta gestione delle liste d’attesa previsti dal Piano Regionale vigente.

 

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morto dopo un intervento al femore

Il paziente, ricoverato per un ictus, è stato colto da malore in ospedale cadendo a terra. Portato in sala operatoria è morto dopo un intervento al femore

Sono tre i medici indagati dalla Procura di Ragusa per il decesso di un 75enne morto dopo un intervento al femore la scorsa settimana all’Ospedale di Modica. I funerali dell’uomo sono stati bloccati dalla magistratura per eseguire l’esame autoptico, dopo la querela presentata dalla famiglia.

Contestualmente sono stati iscritti nel registro degli indagati 3 camici bianchi e un ausiliario in servizio presso il nosocomio. Un atto dovuto in vista di un esame irripetibile da cui si attende chiarezza sulle cause del decesso. Le indagini riguarderebbero 3 reparti della struttura sanitaria: medicina, ortopedia e radiologia.

Il paziente, secondo quanto riportato dalla stampa locale,  era stato portato in Pronto soccorso lo scorso primo marzo per un ictus cerebrale.

Dopo quattro giorni di ricovero era stata disposta una Tac; ma mentre veniva condotto da un ausiliario con una sedia rotelle presso il reparto di radiologia, l’uomo sarebbe stato colto da malore, cadendo a terra e fratturandosi il femore. La lesione aveva indotto i medici a sottoporlo a un intervento.

Tuttavia, a seguito dell’operazione, il 75enne, nel corso della notte, avrebbe presentato evidenti sintomi di dissociazione, entrando in coma; non si è più risvegliato. Secondo i parenti, pertanto, alla luce di quanto accaduto vi sarebbero responsabilità mediche per il decesso del loro caro.

La salma era stata portata a casa. Poco prima della celebrazione dei funerali sarebbe arrivata la telefonata della polizia a bloccare le esequie come conseguenza del fascicolo aperto dalla Procura. Gli inquirenti cercheranno quindi di capire se i sanitari che hanno avuto in cura il paziente abbiano agito correttamente e si vi sia un nesso tra il loro operato e il tragico epilogo della vicenda.

Parallelamente anche l’Asp 7 di Ragusa avrebbe avviato un’indagine interna per fare chiarezza su quanto accaduto.

 

 

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