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sovraffollamento

I carabinieri del Nucleo anti sofisticazioni sono intervenuti per verificare la situazione di sovraffollamento segnalata da diversi cittadini. Il Dg d’Alba: nessun rilievo su organizzazione e qualità dell’assistenza.

Il ministro della Salute Giulia Grillo ieri mattina ha inviato i Carabinieri del Nas al Pronto soccorso dell’Ospedale San Camillo di Roma. Un intervento volto a verificare la situazione di sovraffollamento segnalata da diversi cittadini e anche dai media.

“Dai primi accertamenti – si legge in una nota del ministero – sembra esistere una percentuale di ricoveri da pronto soccorso molto elevata”. Una situazione che “potrebbe essere spia di inappropriatezza e su cui si concentreranno le analisi dei tecnici del ministero”.

“Non è accettabile che i pronto soccorso dei nostri ospedali siano trasformati in bivacchi” ha dichiarato il Ministro. Così come non è accettabile “che operatori sanitari e pazienti si ritrovino a lavorare e a essere curati in condizioni indegne di un Paese civile”.

“Questi spettacoli indecenti – ha aggiunto – vengono da lontano, non nascono certo oggi, il presidente e commissario Zingaretti vada a fare un giro negli ospedali della sua città prima di chiedere l’uscita dal commissariamento per la sanità del Lazio”

Alla titolare del dicastero della Salute ha risposto il direttore Generale dell’Ospedale San Camillo di Roma Fabrizio d’Alba.

“La visita dei Nas nel Pronto soccorso della nostra azienda – ha chiarito – non ha rilevato nulla in merito all’organizzazione e alla qualità dell’assistenza”.

“I Nas – ha proseguito d’Alba – hanno evidenziato problemi connessi alla privacy, problematica questa dovuta ad una straordinaria affluenza dei cittadini a causa del picco influenzale. Nel Pronto soccorso questa mattina vi erano 82 persone in attesa, di cui 27 pazienti nell’area critica. Per quanto attiene alla tutela della privacy – ha concluso – l’azienda ha già predisposto l’ampliamento delle aree del pronto soccorso”.

E sulla vicenda è intervenuto anche il segretario generale dell’Anaao Assomed, Carlo Palermo.

“L’emergenza nei Pronto Soccorso – ha sottolineato – è ormai un dato strutturale della sanità italiana. Epidemia influenzale o temperature elevate ne rappresentano solo l’epifenomeno, buono per fare da alibi ai fallimenti di programmazione e nascondere lo scempio operato dai tagli lineari”.

“La politica di sottrazione progressiva ed inesorabile di risorse umane ed economiche alla Sanità pubblica – per Palermo – ha lasciato aperta la sola porta dei PS per garantire il diritto a curarsi. In che condizioni e con quali sacrifici per pazienti ed operatori, ormai è sotto gli occhi anche del Ministro di ora”.

 

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morto dopo sei ore di attesa

Si indaga per fare chiarezza sul decesso di un uomo di 72 anni, morto dopo sei ore di attesa al Pronto soccorso dell’ospedale San Paolo

La Procura di Napoli ha aperto un inchiesta sulla scomparsa di un 72enne morto dopo sei ore di attesa al Pronto soccorso dell’ospedale San Paolo.  Secondo la versione fornita dai parenti, l’uomo si sarebbe recato presso il nosocomio partenopeo alle 14.30 di sabato lamentando forti dolori addominali. Al triage gli sarebbe stato assegnato un codice giallo. In serata le sue condizioni si sarebbero aggravate, fino al sopraggiungere del decesso.

Secondo quanto ricostruito, il paziente era stato già visitato alcuni giorni prima nello stesso ospedale. Non è chiaro, tuttavia, se in quella circostanza avesse lasciato la struttura spontaneamente, rifiutando il ricovero, o perché dimesso dal personale sanitario.

I familiari hanno denunciato l’accaduto, dando così il via all’attività investigativa della magistratura, che ha disposto il sequestro delle cartelle cliniche e l’autopsia sulla salma. Dagli accertamenti medico legali si attendono risposte sia in relazione alla causa della morte che a eventuali responsabilità mediche.

A detta dei parenti  il caso del loro congiunto sarebbe stato considerato non urgente. Il loro dubbio è che con un intervento tempestivo, forse, l’uomo si sarebbe potuto salvare.

“Non chiediamo niente, solo giustizia; denunciamo l’indifferenza che abbiamo trovato in quella azienda, in quell’ospedale”. Sono le parole, riportate dal Mattino, del nipote della vittima. “Non si può tenere una persona 6 ore ad aspettare che poi, in qualche modo, arrivi la morte – ha aggiunto -. Non hanno fatto niente per evitarlo”.

Il nosocomio dal suo canto ha disposto un’indagine interna per fare chiarezza sull’episodio. Il neo commissario straordinario dell’Asl Napoli 1, Ciro Verdoliva, insediatosi proprio nelle scorse ore, è in attesa di ricevere una relazione su quanto avvenuto. In particolare, come fa sapere lo stesso Verdoliva, si starebbe lavorando sull’estrazione dei dati informatici sia per verificare i tempi di attesa nel contesto di pronto soccorso sia i dati fattuali del percorso clinico-assistenziale.

 

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ustione sul volto

La paziente, arrivata all’ospedale Cardarelli di Napoli per un’ustione sul volto causata da un infortunio domestico, alla fine ha deciso di firmare le dimissioni senza essere visitata dallo specialista

“Sono stata un giorno e mezzo in barella in un corridoio in attesa che venisse un oculista a visitarmi. Alla fine l’oculista non è arrivato e ho dovuto firmare le dimissioni per potermi far visitare privatamente all’occhio”. E’ la denuncia di una paziente napoletana di 28 anni, ricoverata mercoledì notte all’ospedale Cardarelli in seguito a una ustione sul volto di secondo grado provocata da un incidente domestico.

Il marito della donna ha chiamato il 118 e, nel giro di pochi minuti, un’ambulanza l’avrebbe prelevata e portata in pronto soccorso. Al triage le sarebbe stato assegnato un Codice Giallo, il secondo in ordine di gravità dopo il Rosso. Tale classificazione si applica in presenza di una “compromissione parziale delle funzioni dell’apparato circolatorio o respiratorio” o una condizione di grande sofferenza. Il paziente, anche in assenza di “un apparente pericolo di vita immediato, deve essere comunque visitato dal medico entro 15 minuti”.

La ragazza, tuttavia, sarebbe stata visitata solo dopo un giorno e mezzo di attesa da un chirurgo plastico e non da un oculista

Appena arrivata al pronto soccorso – spiega all’Adnkronos – “mi hanno dato la morfina visto che avvertivo un bruciore fortissimo sia al viso che all’occhio destro”. Questo si era gonfiato molto e le faceva male. “Non vedevo bene dall’occhio ustionato ma visto che non stavo morendo, sono stata parcheggiata su una barella per tutta la notte. Mi hanno detto che mi avrebbero visitata il giorno dopo sia il chirurgo plastico che l’oculista per stabilire i danni avuti sia alla pelle che all’occhio. Ma così non è stato”.

“Continuavo a chiedere ai medici e agli infermieri quando sarebbe arrivato l’oculista per vedere come stava il mio occhio – continua la 28enne -. Mi rispondevano che doveva arrivare nel pomeriggio e che ce n’era uno solo. Io, intanto, avevo dolore forte all’occhio e non potevo nemmeno chiuderlo. Temevo di avere dei danni permanenti e di non riuscire più a vedere bene ma nessuno ha saputo darmi una risposta sulle condizioni del mio occhio”.

Infine, venerdì mattina, avvisata dell’assenza dell’oculista la ragazza avrebbe deciso di firmare le dimissioni e farsi visitare privatamente.

“Non voglio buttare la croce addosso a medici e infermieri dell’ospedale Cardarelli – conclude la paziente – perché loro fanno il loro lavoro e lo fanno bene. Ma è assurdo che non si sappia se c’è oppure no un oculista. Ho avuto la sensazione di essere stata dimenticata sulla barella e poi ho atteso un giorno e mezzo inutilmente per una visita oculistica perdendo tempo prezioso per avere una diagnosi dello stato di salute dell’occhio. Se me lo avessero detto subito che non c’era l’oculista, avrei firmato le dimissioni immediatamente invece di attendere inutilmente per più di 24 ore”.

Sulla vicenda l’Adnkronos ha interpellato il direttore del nosocomio, Ciro Verdoliva.

“Quando c’è la necessita di una consulenza oculistica ci attiviamo – spiega Verdoliva -. Ma non sempre questa avviene nel giro di 24 ore perché il carico di lavoro che ha il Cardarelli è molto elevato”. “L’Unità complessa di Oculistica del Cardarelli – continua il direttore – fa fronte sia alle attività di elezione sia a quelle di emergenza. Per cui compatibilmente con la disponibilità dei medici di turno si cerca di far fronte alle richieste che ci sono. La signora in questione è andata via ma è stata comunque visitata dal chirurgo plastico ed ha ricevuto tutte le cure necessarie. Tranne l’oculista che, ripeto, non sempre può essere disponibile nel giro di 24 ore”.

 

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sovraffollamento

L’Associazione italiana ospedalità privata pronta a collaborare per l’adozione di misure volte a risolvere il problema del sovraffollamento dei Pronto Soccorso

“Le aziende ospedaliere di diritto privato del Servizio Sanitario Nazionale avvertono la responsabilità e l’urgenza di dare risposte efficaci per individuare una soluzione alle principali criticità che registra l’assistenza sanitaria, tra le quali emerge il drammatico problema del sovraffollamento dei Pronto Soccorso. Registriamo l’impegno del Ministro Grillo e auspichiamo di poterci confrontare con il Ministero della Salute su possibili e rapide misure per ovviare al problema, e dare un contributo alla definizione di una programmazione condivisa, che abbia il solo obiettivo di garantire a tutti i cittadini che necessitano di accedere a strutture di emergenza, un’assistenza di qualità, omogenea sul territorio nazionale”.

Lo dichiara Barbara Cittadini, Presidente Nazionale AIOP, in risposta alle recenti dichiarazioni del Ministro Giulia Grillo sull’istituzione di un tavolo sul sovraffollamento dei Pronto Soccorso.

Il Rapporto “Ospedali & Salute 2018”, promosso da AIOP e presentato a Roma nel mese di gennaio, ha evidenziato, tra le principali criticità, proprio il fenomeno del sovraffollamento dei Pronto Soccorso, con oltre 14,5 milioni di italiani che vi hanno fatto ricorso nell’ultimo anno, anche come escamotage per eludere le liste d’attesa ed accedere più rapidamente alle prestazioni sanitarie.

“È necessario individuare soluzioni condivise per contrastare la criticità del sovraffollamento dei Pronto Soccorso – prosegue Barbara Cittadini -. Le strutture ospedaliere di diritto privato del SSN, se inserite nella Rete regionale di Emergenza-urgenza, potrebbero supportare gli ospedali pubblici che da soli non riescono, in rapporto alla popolazione residente, a far fronte ad una domanda di assistenza che aumenta e che non trova risposta. L’AIOP, avvalendosi, nelle strutture associate, della professionalità di 12 mila medici, 26 mila infermieri e tecnici e 32 mila operatori di supporto è pronta a fare la sua parte ed è aperta a confrontarsi a livello ministeriale su questo tema”.

 

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intervento di cardiochirurgia

I medici, data l’impossibilità che il paziente arrivasse vivo in sala operatoria, hanno deciso di effettuare un intervento di cardiochirurgia in Pronto soccorso. L’uomo, nonostante un prolungato arresto cardiaco, è in buone condizioni

Salvato con un intervento di cardiochirurgia in emergenza direttamente in una stanza del Pronto soccorso. E’ accaduto al Mauriziano di Torino, dove, nei giorni scorsi, è giunto un 69enne proveniente dal nosocomio di Orbassano. La diagnosi:  “ematoma di parete dell’aorta ascendente”, con elevatissime probabilità di rottura. Le chances di sopravvivenza, in assenza di un tempestivo intervento cardiochirurgico, erano ridotte al lumicino.

A un certo punto – come riporta una nota della struttura sanitaria – il cuore del paziente ha smesso di battere. Il medico di guardia, Andrea Landi, coadiuvato dalla sua équipe, ha quindi cominciato le manovre cardio-rianimatorie secondo il protocollo.

Il cardiochirurgo Edoardo Zingarelli, consapevole che il sangue fuoriuscito dall’aorta aveva riempito il pericardio ed impediva al cuore di contrarsi, ha eseguito immediatamente una pericardiocentesi. Grazie a un lungo ago è stato aspirato mezzo litro di versamento. Tuttavia, nonostante la manovra, il cuore non accennava tuttavia a ripartire.

A quel punto, data l’impossibilità che il paziente arrivasse vivo in sala operatoria, il personale medico ha deciso di operare in Pronto soccorso.

Sono stati avvertiti i cardioanestesisti, precipitatisi nella “shock room” dell’Area rossa. Contemporaneamente è stata chiamata in Pronto soccorso anche l’équipe infermieristica, oltre a quella tecnica di perfusione.

Tra un massaggio e l’altro – fanno sapere dal Mauriziano – è stata realizzata una sternotomia in emergenza, con la rimozione dei coaguli dal pericardio. Il cuore ha ricominciato a battere. Solo a quel punto, dopo la messa in sicurezza, il paziente è stato portato nelle sale operatorie del blocco cardiovascolare.

A conclusione dell’intervento l’uomo è risultato in buone condizioni emodinamiche. C’era tuttavia un grosso dubbio rispetto alle sue funzioni neurologiche, a causa del prolungato arresto cardiaco. Il giorno dopo, tuttavia, il 69enne si è svegliato senza alcun deficit e dopo 3 giorni di cure presso la cardiorianimazione è stato trasferito presso il reparto di Cardiochirurgia. Attualmente è ricoverato, in buone condizioni generali, presso il reparto di Medicina Interna per completare l’iter diagnostico-terapeutico.

 

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rivalutazione geriatrica

Al Mauriziano operativa una struttura di rivalutazione geriatrica dedicata ai pazienti dimessi dal Pronto soccorso che presentano rischi di maggior rientro

Nasce il primo ambulatorio in Italia di rivalutazione geriatrica del Pronto soccorso dell’ospedale Mauriziano di Torino. Si tratta di una struttura ambulatoriale cui i pazienti sono indirizzati su indicazione del Medico d’urgenza al momento della dimissione dal Pronto soccorso stesso. Il tutto in base alla valutazione del rischio di ritorno non programmato.

L’ambulatorio si propone l’obiettivo di monitorare il decorso del paziente dopo la dimissione, individuando tempestivamente potenziali criticità che potrebbero condurlo nuovamente in PS. Il fine è anche quello di proporre adeguati correttivi terapeutici e di percorso assistenziale. La struttura, infine, si propone anche di offrire una valutazione utile per facilitare i medici di famiglia nell’avvio delle pratiche assistenziali domiciliari.

L’aumento costante della aspettativa di vita media e dei bisogni di salute della popolazione – si legge in una nota del Mauriziano – determina una crescita costante del ricorso al Pronto soccorso di pazienti anziani con malattie croniche. Nel solo 2017 ben 18042 accessi al PS del nosocomio torinese sono stati effettuati da pazienti sopra i 65 anni (il 38,7% del totale). Di questi, 4532 hanno portato al 25,3% dei ricoveri totali.

Ridurre il tempo di permanenza e le recidive di accesso di questi pazienti permetterà l’abbattimento delle complicanze associate alla permanenza ospedaliera.

La conseguenza sarà un miglioramento della qualità di vita dei suddetti pazienti, nonché un contenimento dei costi. Per questi motivi sono apparse urgenti l’ideazione e la validazione di strategie assistenziali dedicate che possano garantire una maggiore continuità delle cure dopo dimissione. Soprattutto nei soggetti a maggior rischio di rientro inatteso in PS.

Al progetto partecipa il dottor Alessandro Reano (medico specializzando presso la Geriatria e Malattie Metaboliche dell’Osso dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino), con la supervisione del dottor Domenico Vallino (Direttore della Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza e responsabile del Pronto soccorso del Mauriziano) e del dottor Paolo Balzaretti (Dirigente medico della Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza del Mauriziano).

 

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chiusura temporanea

L’Asl Napoli 1 Centro si è rivolta ai Nas per fare chiarezza sulla chiusura temporanea del reparto dell’Ospedale San Giovanni Bosco a causa della presenza di formiche

Il direttore generale della Asl Napoli 1 Centro, Mario Forlenza, ha presentato un esposto sulla chiusura temporanea del pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni Bosco. Il reparto era stato costretto interrompere il servizio per circa un’ora lo scorso 19 dicembre a causa della presenza di formiche nei locali.

Forlenza ha rappresentato ai Carabinieri del Nas “la necessità che siano effettuate le tutte le opportune verifiche ed indagini circa quanto accaduto”. A suo avviso la vicenda “va approfondita”.  Dopo il precedente dello scorso 10 novembre, infatti, il Dipartimento di Prevenzione aveva ricevuto il mandato “di assumere ogni utile iniziativa d’intesa con il direttore sanitario del Presidio ospedaliero San Giovanni Bosco per avviare interventi di radicale disinfestazione e bonifica dei locali”. Al contempo la struttura tecnico-manutentiva era stata sollecitata a svolgere “un’urgente manutenzione ordinaria con interventi da effettuarsi nei reparti di degenza secondo un preciso cronoprogramma”.

Dal momento che tali interventi sono stati fatti per quasi tutti i reparti, per Forlenza risulterebbe strano che “la problematica si sia ripetuta”.

Inoltre, prosegue il direttore, “vanno bene accertate le modalità, la tempistica e le responsabilità con cui si è proceduto alla chiusura temporanea del Pronto soccorso”. Sarebbe poi da acclarare  “se ciò sia stato fatto nel rispetto delle normative”. L’interdizione di una struttura di un presidio ospedaliero è infatti di esclusiva competenza della Direzione sanitaria presidiale. Questa, “si assume la totale responsabilità dell’iniziativa, e tale procedura può essere intrapresa anche su indicazione del personale afferente allo stesso presidio”.

“Tale accertamento – spiega Forlenza – è fondamentale”. Ciò “che ha fatto notizia con ampia eco mediatica è stato il fatto che si sia chiuso, ancorché temporaneamente, il Pronto soccorso”. Pertanto “il provvedimento di interdizione di una qualsivoglia struttura di un Presidio ospedaliero da parte di altri, non all’uopo delegati, dovrebbe ritenersi sicuramente un atto illegittimo”.

Con riferimento alle forti carenze strutturali del nosocomio partenopeo, Forlenza ricorda che “è noto che da anni al San Giovanni Bosco non è stata fatta alcuna manutenzione straordinaria”. E’ per tale motivo che la Asl ha richiesto al Ministero della Salute, tramite la Regione Campania, fondi per circa 7,8 milioni di euro”. Dalla richiesta, sarebbero passati ben 8 mesi senza alcun riscontro.

 

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I locali Triage dell’Ospedale Maria Vittoria sono stati ristrutturati e profondamente rivisti, anche nell’ottica di migliorare la sicurezza del personale sanitario

Sicurezza in primo piano. Ma anche maggiore funzionalità rispetto alle esigenze di utenti e operatori. I locali Triage dell’Ospedale Maria Vittoria di Torino sono stati ristrutturati e profondamente rivisti. Il tutto sulla base delle indicazioni fornite dai responsabili infermieristici della struttura.

All’ingresso del Pronto Soccorso sono già operative due postazioni di accettazione che consentono la visione diretta sulla sala d’attesa. In dotazione c’è un sistema di telecamere di controllo e di “panic button”, ovvero di chiamata veloce e silenziosa della sicurezza interna in caso di atteggiamenti aggressivi. Una terza postazione di triage è attivabile in caso di maxiemergenza.

All’interno si trovano due salette per la registrazione dei pazienti, per la raccolta dell’anamnesi infermieristica e la rilevazione dei parametri vitali. Le sale sono adeguate alla prossima attivazione del “see and treath”, procedura infermieristica per una prima somministrazione di farmaci.

Adiacente ad una postazione di triage è predisposta una saletta per l’isolamento di pazienti con sospetta malattia a trasmissione aerea.

La sala d’attesa è dotata di un monitor che aggiorna in tempo reale il tempo d’attesa dei pazienti. Il tempo di stazionamento in Pronto Soccorso delle ambulanze 118 è invece monitorizzato da un’apposita App.

“La struttura è funzionale ai diversi percorsi di “fast track” cioè percorsi veloci che da molti anni sono una delle peculiarità dell’Ospedale Maria Vittoria”. A spiegarlo è il Dott. Emilpaolo Manno, Direttore del Dipartimento di Emergenza dell’ASL Città di Torino. ¬“Dopo la valutazione in triage – prosegue – alcune tipologie di pazienti possono essere inserite direttamente in percorsi veloci specialistici”. Questi comprendono: pediatria, ostetricia-ginecologia, otorinolaringoiatria, oculistica, urologia”

“La ristrutturazione dei locali – sottolinea il Direttore Generale dell’ASL Città di Torino, Dott. Valerio Fabio Alberti – è stata predisposta per uno snellimento delle procedure di assegnazione dei pazienti e contestualmente per mettere in atto strategie di contrasto al fenomeno crescente delle violenze nei confronti degli operatori sanitari, da tutelare unitamente ai pazienti in accesso”.

 

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sovraffollamento

Tra le ipotesi allo studio per la gestione del sovraffollamento l’introduzione di triage numerici e la definizione dei tempi di attesa

Si insedierà nelle prossime settimane il gruppo di lavoro per lo sviluppo del Piano di gestione del sovraffollamento in Pronto soccorso istituito con decreto ministeriale. Il gruppo di lavoro potrà rivedere e se ritiene integrare i documenti relativi alle nuove indicazioni e alle linee di indirizzo per il Pronto soccorso (Obi e triage). Come sottolinea il Ministero della Salute, si tratta infatti di “documenti predisposti negli anni passati e tuttora in fase di valutazione tecnica”.

La precisazione del Dicastero arriva all’indomani delle notizie trapelate sulla stampa sulle novità operative in vista per il sistema di emergenza urgenza. Tra queste l’introduzione di triage numerici, che articolerebbero meglio quelli attualmente definiti con i colori, permettendo di smistare in maniera più precisa i pazienti.

Il Piano sarebbe frutto di un lavoro portato avanti negli ultimi 7-8 con la partecipazione di tutte le Regioni. Lo ha spiegato nei giorni scorsi all’Adnkronos Salute Danilo Bono, del coordinamento tecnico della Commissione Salute delle Regioni.

L’obiettivo è quello di introdurre una serie di cambiamenti organizzativi.

“A livello operativo – spiega Bono – si introduce un doppio codice per la media gravità. Se oggi abbiamo i codici bianco, verde, giallo e rosso, con le nuove indicazioni si introducono i codici identificati da numeri che vanno da 1 a 5. In questo modo il giallo viene ‘spacchettato’ in due gradi di urgenza: quello che si riferisce al paziente che ha una stabilità e non rischia uno scompenso e quello che si riferisce al paziente più a rischio, il quale andrà monitorato in modo diverso”.

Il nuovo sistema dovrebbe consentire agli operatori di ‘stratificare’ meglio le persone in attesa nei pronto soccorso.
Inoltre, dovrebbero essere definiti meglio i tempi di gestione in pronto soccorso. Ci sarebbe poi un allegato dedicato alle situazioni di ‘iperafflusso’.

“Un pronto soccorso – spiega l’esperto – può avere problemi di tre tipi: arriva troppa gente, ha difficoltà a smistare i pazienti al suo interno, oppure ha difficoltà a farli uscire, mandarli nei reparti e ricoverarli. Il documento precisa meglio la catena di operazioni da mettere in atto per gestire queste situazioni e prevede delle specifiche attivazioni di risorse interne”.

 

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simeu e sigot

L’aumento dei pazienti anziani over 80 rende necessaria la creazione di percorsi ad hoc: lo affermano in una nota congiunta Simeu e Sigot

Continuano ad aumentare i pazienti over 80 in Italia, in linea con l’invecchiamento progressivo della nostra popolazione: per questo, Simeu e Sigot auspicano la creazione di percorsi ad hoc in Pronto Soccorso.

Infatti, la Società della Medicina di Emergenza Urgenza insieme alla Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio sono al lavoro con l’obiettivo di produrre un documento di indirizzo che, partendo da chiare evidenze scientifiche, elenchi i punti che dovrebbero caratterizzare il percorso del paziente over 80 dall’ingresso in Pronto Soccorso e in Ospedale fino alla dimissione.

Un po’ di numeri

Secondo le recenti stime risultanti dal monitoraggio del fenomeno condotto da SIMEU e SIGOT, i pazienti over 80 in Pronto Soccorso nel 2005 erano l’8% del totale degli accessi.

Già nel 2015 avevano raggiunto il 12% e negli ultimi anni il trend si conferma in aumento.

Ovviamente, questo non significa che, in virtù di ciò, SIMEU e SIGOT stiano auspicando una sanità a due velocità.

L’intento è solo quello di dare alle richieste di questi pazienti la risposta più adeguata. E soprattutto nel più breve arco di tempo possibile.

Proprio per agevolare tale operazione, Simeu e Sigot hanno ipotizzato dei percorsi ad hoc.

Anche perché quasi sempre ciò che li spinge in ospedale sono patologie gravi, complesse e che richiedono interventi immediati.

Nel corso della successiva degenza ospedaliera, una metodologia assistenziale “dedicata” è in grado di migliorare gli esiti clinici alla dimissione.

Un dato, questo, testimoniato da molte evidenze scientifiche internazionali.

Infine, secondo Simeu e Sigot, “è necessario poi che alle cure del caso acuto in ospedale faccia seguito un percorso di cura sul territorio, che quindi deve attrezzarsi per facilitare la dimissione dagli ospedali di pazienti stabilizzati ma ancora bisognosi di cure”.

Filippo Fimognari, presidente SIGOT ha ricordato come l’Italia sia uno dei paesi più vecchi al mondo.

“Con la crescita del numero assoluto di over 80 – prosegue – aumentano anche gli anziani malati e ‘fragili’, affetti da molteplici malattie croniche. Sono proprio questi i pazienti più a rischio di sviluppare peggioramenti acuti e imprevedibili, che spesso rendono indispensabile il ricorso a Ospedali moderni e attrezzati“.

“Gli anziani – sottolinea Francesco Rocco Pugliese, presidente SIMEU – meritano sempre un’attenta osservazione di Pronto Soccorso, che consenta ai medici dell’emergenza di assumere decisioni cliniche ben ponderate, spesso molto impegnative”.

Pertanto, le due società scientifiche hanno costituito un gruppo di lavoro congiunto SIGOT-SIMEU, che sta lavorando a un documento di indirizzo che stabilisca dei percorsi ad hoc.

Il tutto basandosi sul presupposto che il ricorso dei pazienti anziani ai servizi di emergenza-urgenza è quasi sempre appropriato e legittimo.

 

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