Tags Posts tagged with "psicologo e infermiere"

psicologo e infermiere

figlio è un bullo

Vi siete mai chiesti se vostro figlio è un bullo? Sembra impossibile, ma non lo è. Ecco come capirlo, e come intervenire…

A.A.A. Cercasi bullo. Il mese di settembre sarà dedicato da Responsabile Civile, in collaborazione con la sua esperta psicologa Rosaria Ferrara, all’approfondimento del tema del bullismo.

Il bullismo va conosciuto, ne vanno sfatati alcuni miti e soprattutto va denunciato. Sarà quindi un mese di divulgazione, ma in cui chiederemo aiuto ai nostri lettori. La nostra rubrica si chiama A.A.A. Cercasi bullo proprio perché cerchiamo le testimonianze di chi ha vissuto (agendo o subendo) bullismo.

Ma ora la parola all’esperto.

Il bullismo non è assolutamente un fenomeno nuovo, ma sicuramente mutevole: coinvolge sia ragazzi che ragazze, può essere esercitato verso un pari ma anche verso un compagno più piccolo o addirittura un insegnante, può essere agito “dal vivo” o avvalersi dei social network. Insomma i volti del bullismo sono tanti, ma l’aggressività che vi è alla base è sempre la stessa.

Il bullismo può coinvolgere un adolescente sia come leader che come “partecipante”, le caratteristiche dei due profili sono differenti ma portano a conseguenze ugualmente gravi e vanno entrambe stigmatizzate.

Nell’essere umano il desiderio di riconoscimento da parte dell’altro è a dir poco fondamentale, lo è ancor di più in adolescenza.

Se tale riconoscimento non arriva dalla famiglia, pur di ottenerlo un adolescente è capace di assecondare richieste di un gruppo che sembra considerarlo e fornirgli affetto.

Un individuo in gruppo è capace di compiere azioni che da solo non compierebbe mai, si sente impunibile, nel giusto e forte, troppo forte.

Talvolta alle spalle di un bullo può esservi una famiglia particolarmente lassista ed incapace di dare limiti, oppure all’opposto può essere troppo rigida ed attenta alle regole, oppure ancora può esserci una famiglia che dà poche attenzioni al figlio o che è abituata ad utilizzare voce alta ed un linguaggio aggressivo.

Non esiste la famiglia del bullo, quindi chiunque può ritrovarsi un figlio che agisce del bullismo.

Come accorgerci se nostro figlio è un bullo?

Solitamente sono ragazzi che hanno difficoltà a tollerare le regole, disposti a sovvertirle anche tramite un atteggiamento aggressivo nei confronti dei genitori.

La scuola spesso avvisa i genitori di una certa arroganza dei figli verso le autorità, ma i genitori tendono a minimizzare e normalizzare questi atteggiamenti. Il genitore non deve mettere la testa sotto la sabbia, ma capire che questo può essere un campanello d’allarme.

Solitamente il rendimento scolastico è basso.

Se vostro figlio minimizza in un dialogo con voi le conseguenze di gesti o atti di bullismo, di cronaca, è importante fargli capire che questo genere di azioni hanno conseguenze importanti su chi li compie e su chi li riceve. Anche questo può essere un importante campanello d’allarme.

Cosa fare se nostro figlio è un bullo?

È fondamentale collaborare con le figure di riferimento che affiancano il ragazzo e farsi raccontare gli accaduti.

È altrettanto importante essere severi ed autorevoli con i propri figli, ma non bulli a propria volta: non vanno insultati o picchiati, in questo caso si incentiverebbe una sfida tra ragazzo-autorità.

Interrogarsi sul proprio stile genitoriale e farsi aiutare da un esperto. Perché se è vero che i genitori sono l’arco ed i figli la freccia, si deve lavorare insieme sulla traiettoria presa fino a quel momento.

Se ti va di dare una mano all’iniziativa di Responsabile Civile e parlare in anonimato della tua esperienza come bullo o vittima di bullismo, ma anche come familiare di un bullo o di una vittima scrivi a a redazione@responsabilecivile.it

 

Dott.ssa Rosaria Ferrara
(Psicologa forense)

 

Leggi anche

PREVENZIONE E CONTRASTO DEL CYBERBULLISMO, APPROVATA LA LEGGE

 

Lo stress in estate per i figli di genitori separati è piuttosto frequente, ma è importante sapere come star loro vicino e aiutarli

L’ estate per i figli di genitori separati può essere un momento particolarmente difficile e carico di stress.

Questo avviene soprattutto se il bambino la sperimenta magari per la prima volta, dividendosi tra le ferie con la mamma e quelle col papà.

La situazione si complica ulteriormente se ci troviamo in presenza di una separazione burrascosa e conflittuale. Oppure, laddove uno dei genitori – o entrambi- abbia già un nuovo partner.

Immaginiamo quindi come un momento tanto atteso come quello delle vacanze estive, votato al riposo e allo svago soprattutto per i più piccoli, possa essere vissuto con stress e ansia dai bambini con genitori separati.

L’estate per i figli di genitori separati, però, deve essere comunque vissuta con serenità, nei limiti del possibile, e in tal senso è importante seguire alcune regole.

Prima di tutto, non bisogna incaricare il figlio di gestire il tempo di una vacanza.

Molto spesso, i sensi di colpa dei genitori tendono a portarli a riempire il bambino di stimoli, a viziarlo, a proporgli continuamente diverse attività. Ecco, questo non è certamente il modo migliore di trascorrere del tempo con i propri figli, in quanto non rafforza una relazione autentica.

Un conto, infatti, è confrontarsi col bambino sulle attività da svolgere insieme, un altro è caricarlo anche di questa responsabilità.

Un’altra cosa importante è garantire al bambino il diritto a sentire entrambi i genitori, senza che gli venga preclusa la possibilità di sentire la mamma o il papà.

Allo stesso modo è normale per i più piccoli provare nostalgia o dei momenti di tristezza, che possono manifestarsi attraverso leggeri malesseri fisici. Questa circostanza, però, non va letta come un’accusa al genitore con cui si trova, ma è solo la manifestazione di un disagio.

Dall’altra parte, l’altro genitore non deve appesantire il bambino con domande, richieste, ma parlargli con leggerezza, di modo che lui possa sentire di essere davvero in vacanza.

Un’altra regola importante in estate per i figli di genitori separati è quella di lasciare loro spazio, rispettando tempi e le abitudini dei bambini, su cui è bene informarsi preventivamente.

Infine, è opportuno ricordare che la pausa estiva è un momento di relax, quindi far scendere i conflitti che una separazione comporta ed essere più elastici e meno fiscali sono elementi importanti per il benessere del bambino.

E’ bene insegnare al bambino autistico ad acquisire attraverso il gioco le abilità che riguardano autonomia, sicurezza e norme sociali

Troppo spesso si sente dire rispetto a bambini dello spettro autistico o con “atipie” dello sviluppo, che devono “per forza” acquisire una serie di abilità. Sicuramente un set di abilità che riguardano l’autonomia, la sicurezza, le regole sociali ed altri ambiti devono essere acquisite, ma non “per forza” bensì “per gioco”!

Finalmente anche in Italia si inizia a registrare una tendenza incoraggiante: arrivano a visita bambini sempre più piccoli. Questo ci permette di agire con loro in un momento dello sviluppo in cui la plasticità cerebrale è massima ed in cui l’apprendimento passa tanto attraverso il gioco. Non sempre alcune terapie si ricordano dell’importanza del gioco come mezzo princeps per l’apprendimento. Iniziare un gioco vuol dire iniziare un’attività piacevole ma con REGOLE, in cui il terapeuta si allea al bambino come vero e proprio partner in grado di veicolare piacere e regole.

Cosa si può insegnare al bambino autistico tramite il gioco?

In primis al bambino arriva un linguaggio divertente, non minaccioso ed in grado di coinvolgerlo e veicolargli piacere. Con il gioco si insegnano i gesti comunicativi non verbali come l’indicazione di un oggetto o di una persona, il sorriso, il saluto.

L’acquisizione di questi gesti non verbali avviene in contesti naturali in cui i desideri e le preferenze del bambino svolgono un ruolo determinante nel senso che ogni situazione comunicativa non verbale deve essere insegnata sulla base dei gusti del bambino (ad esempio utilizzando i giocattoli preferiti del bambino, o rimanendo nell’ambiente da lui preferito). In questo ambito anche le stereotipie e le “creazioni” del piccolo possono essere utilizzate come aperture verso il sociale e non vanno approcciate come inutili espressioni da correggere.

Altro step è l’imitazione motoria, durante i giochi il terapeuta mostra al bambino come poter maneggiare un gioco in maniera naturale e senza imposizioni. L’imitazione motoria si estende in seguito al volto e alla bocca, per favorire l’imitazione dei suoni linguistici.

Anche la sensorialità può essere fortemente coinvolta e modificata tramite il gioco. Un esempio: un bambino che prova schifo per una serie di cibi e sostanze viscide, non è detto che si tiri indietro davanti alla possibilità di disegnare e “pasticciare” con schiuma da barba o prodotti simili! In questo modo facciamo interagire il bambino con una sostanza che normalmente eviterebbe, trasformandogli una sensazione poco piacevole in un divertimento.

Per poter insegnare al bambino autistico è fondamentale trovare un certo piacere e gusto nel giocare con i bambini, quindi sbizzarritevi a trovare idee che piacciano ad entrambi.

Più che buon lavoro, vi auguro buon gioco!

Dr.ssa Rosaria Ferrara 
(psicologa forense)

Leggi anche:

BAMBINI CON AUTISMO E ESTATE, I CONSIGLI DELL’ESPERTA

ATTENZIONE NEI BAMBINI CON AUTISMO, ECCO COME MIGLIORARLA

Affido dei minori: purtroppo è sempre più frequente osservare una certa tendenza giurisprudenziale in cui “la mamma è sempre la mamma”

Da psicologa spesso vesto i panni della CTU o della CTP per questioni riguardanti la valutazione delle capacità genitoriali e l’affido dei minori e noto che la madre ed il padre vengono “misurati” con metriche completamente differenti in cui alla donna, in virtù di essere la madre, viene perdonato di tutto.

Faccio un breve esempio da una delle mie ultime CTP in cui assisto il padre del minore, bimbo di 6 anni, che vede il padre solo in un incontro protetto settimanale dopo che il padre è stato falsamente accusato di utilizzo di sostanze stupefacenti. Il giudice decide di procedere aprendo una CTU.
Il CTU nominato è competente, lavora con una metodologia ferrea e soprattutto senza zavorre di pregiudizi (già ci sono dei buoni motivi per gioire!).

Durante il percorso riesco a far emergere:
•    la completa estraneità del padre alle sostanze stupefacenti (anche con gli esami di laboratorio),
•    la dedizione del padre per il figlio e per un assetto valoriale fatto di lavoro e famiglia, ben diverso da quello della madre che vive di espedienti.
•    La dinamica scatenante le false accuse della donna: l’uomo, infatti, dopo 4 anni di vita da single ha conosciuto una ragazza che è poi divenuta la sua compagna. Questa contingenza ha scatenato le ire della donna che ha iniziato una serie di ripicche contro il padre utilizzando il figlio.

Per proteggere la privacy degli interessati non scendo in dettagli maggiori, evidenzio solo queste prime palesi ingiustizie attuate dalla madre verso il padre ma, soprattutto, verso il figlio. Ebbene mi colpisce l’atteggiamento successivo del giudice che, dopo aver letto l’elaborato della CTU e le diverse, giuste, motivazioni addotte per una sistemazione prevalente del minore presso il padre, decide semplicemente che “la mamma è sempre la mamma”, toglie gli incontri protetti e permette al padre di vedere il figlio (solamente) due pomeriggi a settimana e rimette un’ulteriore decisione alle competenze di un esperto che seguirà la coppia e deciderà se aumentare il tempo di visita del padre.

La situazione è molto più sfaccettata e articolata, ma qui voglio solamente sottolineare due aspetti: nessuno paga per aver mosso false accuse, nessuno paga per aver strumentalizzato un minore, nessuno tiene conto del diritto alla bigenitorialità del minore.

Ho tanta amarezza ed un unico consiglio: psicoterapia per chi è deputato a gestire e decidere di vite umane! Decisioni di questo genere non vanno prese in base al proprio pensiero, alle proprie convinzioni, suggestioni, insomma in base a quello che in psicoanalisi si chiama il “fantasma” (il modo in cui il soggetto si rapporta al mondo), ma andrebbero prese in base ad un ragionamento “caso per caso” in cui ciò che si pensiamo essere più giusto per noi stessi non possiamo sempre generalizzarlo e calarlo sull’altro.
Una serie di categorie professionali richiedono tanta competenza tecnica e “psichica” e finchè si continuerà ad agire in base a pregiudizi non si ci potrà evolvere di molto.

 

Dott.ssa Rosaria Ferrara
(psicologa forense)

Per chiedere un parere alla psicologa puoi scrivere a redazione@responsabilecivile.it

Bambini con autismo e estate possono non andare molto d’accordo, cosa fare? Ecco i consigli dell’esperta, la dott.ssa Rosaria Ferrara

L’estate può rappresentare un periodo piuttosto complicato per le famiglie con bambini che fanno parte dello spettro autistico. I genitori sanno bene che il binomio bambini con autismo e estate non è facilissimo da affrontare.

Ma non c’è da preoccuparsi, “così come sapete gestire i vostri figli d’inverno, che è un periodo ancora più difficile di questo”, rassicura la dott.ssa Rosaria Ferrara, psicologa esperta di autismo, “così sarete perfettamente in grado di farlo in questo periodo di vacanza”.

Le terapie vanno interrotte o no? Come gestire il tempo delle vacanze del bambino? Perché diventa così ansioso?

In questo video, la dott.ssa Ferrara risponde ad alcune delle domande più frequenti dei genitori che si trovano a gestire dubbi e perplessità sul rapporto tra bambini con autismo e estate.

Per prenotare una consulenza gratuita con la dott.ssa Rosaria Ferrara per la giornata del 11 Luglio scrivi a redazione@responsabilecivile.it

Guarda anche

AUTISMO, CONSULENZA GRATUITA PER SAPERNE DI PIU’

AUTISMO E GIOCO

E’ stato aperto da poco un bordello che offre sesso con le bambole. Un attimo, qualcosa non torna

Qualche giorno fa leggevo un articolo sul “far l’amore/fare sesso con le bambole ”. Ebbene sì è stato aperto da poco un bordello in Spagna che offre prestazioni sessuali con bambole. Mi era capitato di approfondire la questione sesso-uomo-bambola ad un congresso in cui presentai un caso di pedofilia e parlai dell’utilizzo in Giappone di una serie di bambole dalle sembianze umane (bambine/ragazzine) che venivano utilizzate come “sfogo” da uomini con tendenze alla pedofilia. Un giovane imprenditore italiano ha avuto la genialata di importare le “dolls”, trasformarle secondo i gusti occidentali, (bambole maggiorenni e maggiorate), dotarle di temperatura corporea di 37 gradi. Il frequentatore di questo bordello spagnolo, potrà quindi scegliere se avere rapporti sessuali con una escort oppure con una bambola.

Un attimo, rapporti sessuali con una bambola? Qualcosa non torna… un rapporto sessuale, vuoi solamente per definizione, lo si ha con un’altra persona che mette in gioco un corpo, emozioni, desideri. Con la bambola non si può fare sesso, tantomeno l’amore. Si può semplicemente spazzare via, (o far finta di spazzare via), l’altro con tutti i suoi desideri che tanto ci angosciano.

Al giorno d’oggi sostenere un confronto con l’altro, ancor di più con l’altro dell’altro sesso è sempre più difficile. La tecnologia, anche, favorisce questo meccanismo: si ci conosce sui social, con biglietti da visita fatti di immagini ritoccate, che assecondano un immaginario di bellezza plastica e tendente alla “perfezione”. Ci si presenta come “pieni”, non mancanti di nulla mentre l’essere umano è caratterizzato dalla mancanza. È proprio questa mancanza, la spinta a ritrovare qualcosa di lontano e di perduto a dare le fondamenta all’amore. Ci illudiamo che l’altro possieda quel qualcosa che ci completi ma, dopo averlo conosciuto, ci rendiamo conto che così non è. E qui si inserisce l’Amore, che riesce proprio a farci fare i conti ed a farci sopportare le nostre ed altrui “mancanze”, difetti, lacune.

Non credo che si possa fare l’amore con una bambola, nemmeno se dotata di fori e protuberanze al punto giusto. Sarebbe più corretto proporre ai clienti dei pacchetti di “masturbazione” con le bambole!

Insomma questo mi sembra uno dei mille modi che la contemporaneità ci propone per evitare di fare l’amore, per farci fuggire dall’incontro con l’altro. Peccato, si ci perde una delle cose più belle ed autentiche della vita.

Dott.ssa Rosaria Ferrara

Se vuoi chiedere un parere all’esperta, condividere una tua esperienza, scrivi a redazione@responsabilecivile.it

LEGGI ANCHE

SESSO SUI SOCIAL E FANTASIE DI LUI E DI LEI, RITRATTO DEGLI ITALIANI A LETTO

L’ attenzione nei soggetti autistici è utilizzata in maniera del tutto particolare, ecco come migliorarla

L’ attenzione nei soggetti autistici è utilizzata in maniera del tutto particolare. I bambini con autismo guardano il partner quando sono impegnati in uno scambio ad esempio come nel fare il solletico, quando si lancia una palla, quando hanno un’interazione giocosa. Tuttavia, essi non sono in grado di usare l’ attenzione condivisa, ovvero non alternano lo sguardo tra il partner e l’oggetto, se non in situazioni in cui richiedono l’aiuto dell’adulto per ottenere un oggetto o un’ azione. Questo cosa comporta? Che il bambino appartenente allo spettro autistico “perde” una serie di occasioni di apprendimento che andranno ricreate ad hoc.

La maggior parte dei bambini con DSA sono interessati ali oggetti e trascorrono molto del loro tempo manipolandoli e giocando con essi. Se questo è vero per il vostro bambino, allora sarà un ponte che vi faciliterà nel vostro lavoro sull’ attenzione.

I materiali altamente attraenti e le attività di gioco motivano i bambini ad interagire con gli adulti, la forte motivazione aiuta l’apprendimento.

Ma siamo sicuri di sapere cosa gradisce un bambino? Trascorrete del tempo ad osservarlo e guardate cosa predilige durante i seguenti sei tipi di attività1:

1 Gioco con un giocattolo o un oggetto

2 Gioco sociale

3 Pasti

4 Cure quotidiane

5 Attività con i libri

6 Attività domestiche

Anche se gli interessi del vostro bambino sono inusuali, sono interessi, e voi potete aggiungerli alla vostra lista. Immaginiamo di avere davanti un bambino, Claudio, interessato solo ed esclusivamente alla manipolazione di alcuni animaletti. Istintivamente chiunque proverebbe ad offrire altri giochi e materiali, ma il bambino potrebbe continuare a non essere interessato. Che fare? Arrendersi? NO! Osservando più approfonditamente Claudio, la madre nota che il piccolo sorride nel momento in cui viene solleticato. A questo punto la madre non si preoccupa più di prendergli il telecomando dalle mani, invece solleva le mani e muove le dita ogni volta che dice la parola “solletico”. Quando Claudio si rilassa nel gioco, perde il controllo, allenta la presa del telecomando e sua madre può prenderglielo mentre continua a solleticarlo.

La comunicazione sociale avviene specialmente mediante gli occhi, il viso ed il corpo. Vogliamo che i bambini ci guardino, che il contatto oculare sia più frequente e che il bambino metta a fuoco il nostro volto, le nostre espressioni, sguardi e bocca. È importante trovare una serie di posizioni che facilitino il “faccia a faccia” tra caregiver e bambino: seduti, ma anche approfittare del cambio di pannolino. Questi momenti possono essere utilizzati per iniziare dei giochi con le mani e con le canzoncine che aiutano la costruzione di linguaggio.

Rispetto all’ attenzione del bambino, l’ambiente fisico può costituire una potente attrazione. Osservando attentamente vostro figlio potrete scoprire quali sono gli “attrattori”.

Spunti pratici:

Ponete i giocattoli in armadi con ante, nelle scatole per giocattoli, scaffali coperti ( non solo rimuovete le distrazioni, ma si dà l’opportunità di insegnare al bambino tecniche per richiedere nuovi giochi);

Spegnete televisore/radio/computer;

Evitate l’affollamento e la confusione intorno al bambino al momento del pasto, questo non significa che il bambino debba mangiare da solo: il pasto deve rimanere un’esperienza sociale.

Un altro modo per aumentare l’ attenzione del bambino è imitare le sue azioni: posizionatevi di fronte al bambino, giocate con lo stesso giocattolo o oggetto, a turno, o utilizzate un secondo giocattolo o oggetto identico e imitate le sue azioni.

Dott.ssa Rosaria Ferrara

Per richiedere informazioni, consulenze o sottoporre delle questioni all’esperto scrivete a redazione@responsabilecivile.it

————————
1 Per approfondimenti

Rogers S.J., Dawson G., Vismara L. A., 2012, Un intervento precoce per il tuo bambino con autismo, Hogrefe.

Il sesso è sulla bocca di tutti, ma sono pochi i genitori che ne parlano apertamente con i figli! Eppure dovrebbero…

Il sesso è sulla bocca di tutti, ma sono pochi i genitori che ne parlano apertamente con i figli! Eppure dovrebbero… sì, in Italia l’età media per un rapporto sessuale è al di sotto dei 16 anni quindi è meglio parlarne un po’ prima piuttosto che aspettare il fatidico “momento giusto”.

Cari genitori, sì i vostri figli hanno una sessualità ed è meglio che siate voi a parlargliene piuttosto che lasciare tutto l’imbarazzante discorso ai media, ai coetanei, a qualche cugino o conoscente… L’imbarazzo a parlare di sesso, vagina, pene, rapporto sessuale, con i propri figli è giusto, il sesso non va banalizzato né deve diventare un discorso routinario della famiglia, ma nemmeno un taboo. Va vinto l’imbarazzo perché la sessualità non si apprende così come avviene per altre questioni: i vostri figli vi potranno somigliare nel modo in cui parlate, in cui fate amicizie, in cui interagite con gli altri. Ma la sessualità è velata, nascosta, è un aspetto intimo che però, trapela in qualche modo. Un esempio? Raccontare storielle, barzellette, conquiste passate, aprire un dibattito in famiglia su questioni di sesso, giudicare un caso di cui si parla in TV, anche questi sono canali importanti per i vostri figli che si identificheranno, nel bene o nel male, in ciò che voi dite.

Se però la parte pulsionale può farsi sentire anche in maniera forte in un giovane, non è detto che cognitivamente ed emotivamente quello stesso soggetto sia altrettanto maturo. Questo dato non è da sottovalutare in quanto un giovane adolescente potrebbe sentirsi “pronto” ad un rapporto, ma in realtà non comprendere bene quello che va a fare e le conseguenze. I miti che dilagano tra i coetanei e sui media riguardanti la sessualità sono molteplici, inoltre solo un adulto può far comprendere ad un giovane quante dimensioni sono coinvolte all’interno di un rapporto sessuale che non riguarda solo due corpi, bensì due persone.

Se non è facile per il genitore iniziare un discorso del genere, nemmeno per il figlio è facile accettare che se ne parli, molte volte la frase che più comunemente dicono ai genitori è: “Grazie, già so tutto”. Di fronte ad una risposta simile è necessario non lasciarsi scoraggiare, tornare a parlare con i propri figli ricordando che, in realtà, sanno le informazioni che la società passa. È fondamentale che i giovani ricordino sempre:

– La possibilità di dire “No” ad un rapporto;
– La possibilità di rifiutarsi a delle sfaccettature della sessualità;
– La necessità di proteggersi da malattie sessualmente trasmissibili, quindi l’importanza del preservativo;
– La possibilità di evitare gravidanze indesiderate;
– Che possono contare sempre sui genitori per parlare di questi argomenti, non c’è nulla di cui vergognarsi.
– Che la sessualità è una sfera intima, non c’è necessità che avvenga uno scambio di foto o video sul web con il partner.

In bocca al lupo!

Dott.ssa Rosaria Ferrara

Per chiedere un parere alla psicologa puoi scrivere a redazione@responsabilecivile.it

Non è così raro sentire parlare di casi del genere in cui ragazze, donne, si siano trovate ad essere utilizzate da uomini per appoggiare i propri genitali senza il loro consenso

Le situazioni in cui maggiormente emergono comportamenti di questo tipo sono quelle di affollamento in cui il soggetto “giustificherebbe” il proprio comportamento proprio dalla presenza della folla, della calca che spingerebbe il frotteurista ad appoggiare i genitali contro la vittima. Questo fenomeno, ad oggi, colpisce solo la popolazione maschile, solitamente il soggetto coglie la scusa dell’affollamento autobus, per “poggiarsi” sulla vittima ed avere una serie di fantasie sessuali che possono portare all’orgasmo. La sessualità, di per sé, è composta da una serie di pensieri bizzarri, “perversi”, ma un conto è avere alcune fantasie mentre ben diverso è averne tante, assillanti e che spesso vengono agite senza il consenso del partner. Il frotteurismo viene annoverato tra le parafilie, definite come “fantasie, impulsi sessuali, o comportamenti ricorrenti e intensamente eccitanti sessualmente che in generale riguardano: 1) oggetti inanimati; 2) la sofferenza o l’umiliazione di se stessi o del partner, o 3) bambini o altre persone non consenzienti. Il comportamento, impulso o fantasia sessuale causa un disagio clinicamente significativo nell’area sociale, professionale o in altre importanti aree di funzionamento del soggetto”

Il soggetto, quindi, inizia a praticare con una certa compulsività le sue attività parafiliche. C’è chi giudica le proprie attività sessuali come del tutto adeguate per se stesso e per gli altri, altri soggetti, invece, vivono poi con grande rimorso e vergogna quello che hanno fatto. Inoltre in molti casi le attività parafiliche prendono il posto della sessualità e quindi il soggetto si ritrova a vivere la sessualità solo ed esclusivamente in quella maniera, a discapito anche di potenziali relazioni amorose. Molte volte, infatti, possono essere proprio i partner ad indurre questi soggetti ad intraprendere un percorso psicoterapico che li possa aiutare a vivere la sessualità in una dimensione di condivisione con l’altro.

Dr.ssa Rosaria Ferrara

(Psicologa)

LE ULTIME NEWS

Cartella clinica falsificata, giudici assolvono il medico

0
Sono cadute tutte le accuse nei confronti di un medico imputato per una cartella clinica falsificata e per tentata concussione di due Il Tribunale di...