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psicologo e infermiere

sindrome di asperger

Impeccabili, originali, affidabili e con ottima memoria:  sono tanti i punti di forza dei bambini con sindrome di asperger

Snob, bizzarro, scostumato, strano.. sono tanti gli appellativi che possono ricoprire un Asperger ma senza fare centro, senza mai descriverne l’essenza. La sindrome di Asperger, ad oggi, è molto più conosciuta che in passato, ma pur essendo più conosciuta è ancora difficilmente ri-conosciuta. Sono tanti, infatti, gli Asperger che ricevono una diagnosi tardiva anche in età adulta.

Si è appena celebrata proprio la giornata mondiale dell’Asperger, perché il 18 febbraio del lontano 1906, a Vienna, nasceva lo “scopritore” della Sindrome, Hans Asperger. Nell’ospedale di Vienna, il pediatra riconobbe una serie di bambini che non rientravano in nessuna diagnosi dell’epoca:  questi bambini erano ben dotati cognitivamente ma non emotivamente, mostravano difficoltà nella comunicazione verbale e non verbale e nella socializzazione.

In questo breve omaggio alla giornata mondiale dell’Asperger, però, non vorrei soffermarmi sui punti deboli o che ci possono aiutare nel formulare una diagnosi di sindrome di Asperger.

Oggi voglio celebrare gli Asperger e quelli che, secondo me e dal mio lavoro con loro,  sono i loro punti di forza:

  • Solitamente gli Asperger hanno delle isole di abilità che coltivano con particolare perseveranza, c’è chi è amante del sistema solare, chi degli animali, chi della tecnologia e così via.. ma sono proprio queste menti che permettono dei processi “evoluzionistici”. La mente Asperger, infatti, spinge a compiere dei veri e propri “balzi” conoscitivi che sono inconcepibili per chi è imprigionato in un pensiero maggiormente normotipico.
  • Sempre in buona parte dei casi ciò che un Asperger fa, lo fa in maniera impeccabile avvolgendo il suo operato di un alone di perfezionismo. Non ho mai visto un Asperger essere approssimativo in ciò a cui si dedica.
  • Quasi tutti sono piacevolmente originali o si dedicano ai loro interessi in maniera del tutto originale, seguendo altre vie. Mi viene in mente un giovane disegnatore di un atelier artistico (ultrablu.it) di cui sono fondatrice, che disegna senza mai sollevare la matita dal foglio. Per me questa operazione sarebbe impossibile, mentre per lui è naturale così!
  • La maggioranza degli Asperger sono puntuali e affidabili, preso un impegno lo rispettano. Un paio di settimane fa ho portato tre ragazzini, Asperger e non, a fare un laboratorio di pasticceria. Uno di loro, Aspie, stava facendo una dieta priva di zuccheri ed è riuscito a resistere alla tentazione di mangiare un profumatissimo biscotto al cioccolato che aveva fatto durante il laboratorio. Insomma, una capacità assolutamente invidiabile di mantenere la parola data!
  • Generalmente gli Asperger hanno un’ottima memoria, recentemente parlando con un giovane Aspie, mi riportava degli eventi della sua infanzia che mi riusciva a collocare temporalmente nei dettagli (il 5 dicembre del 1996 che era un giovedì, mio padre..).

Il mio elenco potrebbe continuare, anche perché per ogni essere umano, Asperger e non, vi sono pregi e difetti, luci ed ombre.  Sicuramente lavorare con le neurodiversità è un continuo mettersi in discussione, un continuo ricordarsi dell’unicità di ciascuno di noi e di come tale unicità e originalità vada protetta, ancor di più al nostro tempo in cui è di moda omologarsi, a un’immagine su istagram, a un guru, a un miraggio, al prezzo di rinunciare alla nostra originalità.

Scriveva Pasolini “la diversità mi fece bello”, non scordiamocelo.

 

Dr.ssa Rosaria Ferrara

Psicologa

 

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AUTISMO E PEDIATRI: FASE FONDAMENTALE PER UNA DIAGNOSI PRECOCE

attacco di panico

Un approfondimento dedicato all’ attacco di panico e ai sintomi che lo accompagnano. Ecco come uscire da questo tipo di disturbo

“Sto morendo!” ecco la frase più associata all’ attacco di panico: quella sensazione di venir meno che tra tanti malesseri somatici come palpitazioni, tremori e senso di smarrimento, caratterizza questo fenomeno così tanto e trasversalmente diffuso.

Oltre all’evento in sé, chi prova l’attacco di panico, rimane in scacco della paura che ritorni ed è una paura che condiziona il vivere di quel soggetto fino a farlo essere più timoroso, a ridurlo all’ombra di se stesso, imprigionato in una vita che, all’improvviso, appare molto più limitata e limitante.

Quello che più ci orienta nella clinica, come terapeuti, è proprio quello smarrimento, quel non capire cosa il paziente ci lì in quel momento storico della sua vita.

L’evento dell’attacco di panico mette a nudo che il soggetto non dispone di un significante per spiegare la sua esistenza.

Sfugge il senso della propria vita, si tocca, anzi si finisce dentro un’interruzione, un vuoto che non può far altro che ingenerare panico.

Il malessere è diffuso, non ci si sa dare una spiegazione precisa, non ci sono le parole per dirlo.

Il senso di smarrimento è imperante e pervasivo. Più il soggetto si sente spaesato, più prova ad appellarsi agli altri e quindi inizia a chiedere di essere accompagnato a lavoro, a fare la spesa, o altre faccende che prima avrebbe affrontato serenamente.

Il panico trascina con sé l’ansia del successivo attacco di panico, si apre un tempo di attesa ed inquietudine in cui il soggetto si sente smarrito e somatizza e sente su di sé una lunga serie di sintomi che ingenerano la paura di malattie (i pazienti con attacchi di panico affollano i pronto soccorso). Riscontro che tanti pazienti che soffrono di attacchi di panico solo dopo aver interpellato tanti dottori, specialisti ed aver escluso cause organiche, si “arrendono” all’idea di aver sperimentato degli attacchi di panico e pertanto la causa è da trovare nella psiche.

È possibile uscire dagli attacchi di panico?

Sì ed è possibile tramite una psicoterapia. È con l’aiuto di un terapeuta che si può venire fuori da qual buco creato da un significante, una parola che manca, un’esperienza che non riusciamo a definire ma che ci blocca. Sarà lungo il percorso di psicoterapia che con il paziente si affronteranno fantasie, desideri, pensieri più o meno consci, che hanno bisogno di essere riconosciuti, elaborati ed accettati dal paziente per tornare a vivere senza ansia.

Dott.ssa Rosaria Ferrara

(Psicologa Forense)

 

 

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ANSIA, COME RICONOSCERLA NEI BAMBINI

i test proiettivi

Negli Stati Uniti i test proiettivi hanno lasciato spazio a una tecnica più attendibile e di più elevata scientificità. Analizziamo il perché

Sebbene i test proiettivi continuano a essere notevolmente usati nel contesto giuridico, negli ultimi anni si è evidenziato come essi abbiano una scarsa attendibilità, la loro valutazione scientifica è altamente controversa.

Pertanto, molte ricerche hanno dimostrato che nell’ambito  forense i test proiettivi devono essere usati con molta cautela o coadiuvati da qualche strumento scientifico.

E’ importante sapere che i test proiettivi sono spesso inattendibili, per cui è facile cadere in errore e i punteggi ottenuti possono mutare da un professionista all’altro, le norme sono generalmente inesistenti e problematiche.

Sarebbe opportuno informare giudici e giurie sulla controversia di questi strumenti. Le tecniche proiettive possono essere contraffate, così come le influenze situazionali.

In America da almeno un decennio sono stati abbandonati per dare spazio ad una tecnica molto più attendibile e di comprovata scientificità “ la mappa cerebrale”.

Il QEEG evidenzia profili psicologici e comportamentali dovuti a traumi organici o psichici (ansia-depressione-disturbo ossessivo compulsivo ed altro).

Suddetta valutazione, applicata nell’ambito forense diventa uno strumento utile per verificare la struttura psicologica della  persona denunciata o definita (aggressiva, violenta).

Il QEEG, applicato all’interno di una consulenza tecnica permetterà di avere un quadro reale e completo sulle figure coinvolte nel procedimento (accusato-accusatore).

 

Dott.ssa Maria Bernabeo 

Associazione Help Family

 

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DANNO DA MOBBING: UN CASO REALE. LO PSICOLOGO E IL MEDICO LEGALE

autismo

Linda è una bimba di 18 mesi, a cui ho somministrato il modulo Toddler dell’ADOS-2, strumento principe per la diagnosi dell’ autismo …

I D.S.A. ( Disturbi dello Spettro autistico o autismo ), rappresentano disturbi eterogenei del neuro-sviluppo che si concretizzano in una compromissione più o meno severa della comunicazione (intesa come linguaggio ed interazione sociale) e del comportamento.

L’intervento e la tempestività del pediatra nei casi di “sospetto” autismo è fondamentale e può cambiare la vita del piccolo paziente e della sua famiglia. I piccoli che rientrano nello spettro autistico, infatti, già a 12 mesi mostrano dei segnali che potrebbero far pensare a delle anomali dello sviluppo.

A 18 mesi, poi, si possono rilevare una serie di sintomi anche con l’utilizzo di un questionario specifico , raccomandato per i pediatri, la Checklist for Autism in Toddlers (CHAT). Questo strumento, di veloce somministrazione, ci segnala aree specifiche in cui il bambino potrebbe essere a rischio (comunicazione e comportamento) in cui si possono rilevare dei “campanelli d’allarme”:

  • Il bambino non si gira al richiamo (per approfondire questo indicatore è sempre bene fare le prove audiometriche);
  • Lo sguardo del bambino non è ben modulato;
  • Il bambino ha un gioco ripetitivo;
  • Il bambino non ha acquisito gesti;
  • Il linguaggio è limitato o ancora non sviluppato.

Non tutte le forme dello spettro autistico possono essere rilevate in così tenera età, in alcuni casi lo sviluppo può sembrare tipico per poi subire una regressione sia nella comunicazione che nel linguaggio che nel comportamento. Per essere più chiara ed esaustiva riporto un estratto di una relazione di una bimba a cui ho segnalato un rischio dello spettro autistico a 18 mesi:

Linda non si preoccupa della presenza dell’esaminatrice, la sua attenzione è rivolta ad oggetti che si muovono come la palla i restanti giochi non l’attirano, nemmeno la bambola. Un interesse sensoriale insolito è la visione per tutto ciò che dà riflesso, Linda è attratta dalle superfici di vetro e dai pomelli delle porte ed è difficile distoglierla da questo interesse assorbente. Linda esprime perlopiù gli estremi emotivi, passando da momenti di felicità ed eccitazione ad altri di rabbia e collera quando il caregiver le interdice comportamenti potenzialmente lesivi a cui lei risponde con aggressioni fisiche. Quando fortemente eccitata sfarfalla con le manine”.

Linda è una bimba di 18 mesi, a cui ho somministrato il modulo Toddler dell’ADOS-2, strumento principe per la diagnosi dell’ autismo. La sveltezza con cui i genitori si sono allarmati ed attrezzati per capirci un po’ di più sulla loro bambina, che gli sembrava così diversa nello sviluppo dalla loro primogenita, gli ha permesso di lavorare in un momento di grande “plasticità cerebrale” e dare tutt’altra direzione allo sviluppo della bambina.

La diagnosi dell’ autismo è puramente clinica, si basa cioè, sull’osservazione ed il rilevamento del comportamento del bambino in una serie di attività con l’esaminatore e dalle interviste con i genitori.

Proprio per questo è fondamentale la tempestività, troppe volte ricevo genitori a cui è stato detto “aspettiamo” “parlerà” “è solo più lento degli altri”, ma nel mentre si perdevano i mesi “migliori” per una diagnosi ed un intervento precoce.

Per farla breve, quando si ha un dubbio è bene intervenire, una buona diagnosi potrà confermarlo o disconfermarlo.

 

Dott.ssa Rosaria Ferrara

(Psicologa Forense)

 

 

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SPETTRO AUTISTICO: VADEMECUM PER UNA DIAGNOSI ED UN INTERVENTO PRECOCE!

femminicidio

Il femminicidio è sicuramente un ‘disastro trasversale’, come afferma la giornalista Paola Saluzzi, un fenomeno dai numeri allarmanti

È sempre più necessario comprendere il perché della violenza fisica, psicologica ed economica che sta alla base del femminicidio.

La violenza non viene fatta solo sulle donne o gli uomini, ma ora più che mai ai numeri della violenza si aggiunge anche la violenza fatta sui bambini.

Il figlicidio è un argomento che va studiato attraverso molte angolazioni.

Oggi più che mai è necessario porre attenzione al cosiddetto “Stress di genere”

Una vera propria patologia che colpisce moltissime donne-mamme, e non solo: la questione può essere rivolta anche agli uomini –padri, con conseguenze che ben conosciamo altamente devastanti.

Si potrebbe pensare di trovarsi di fronte ad una grave forma di depressione ma anche ad un atteggiamento di onnipotenza, un atteggiamento legato al mondo infantile e narcisistico che fa scattare un pensiero delirante “non ho ciò che voglio, la famiglia mi stressa la elimino” alcuni studi clinici hanno dimostrato che quando si arriva ad elaborare un tale pensiero si diventi capace anche di uccidere.

Profilo di chi uccide una donna

Coloro i quali commettono femminicidio molto spesso sono persone considerate antisociali, molto spesso loro stessi hanno nel loro passato storie di violenza.

Proprio per questo gli apparati giudiziari e le forze dell’ordine non possono permettersi superficialità, ma nello stesso tempo bisogna aggiornare la diagnostica per evitare che tutto venga tradotto allo stesso modo.

Bisogna imparare a tradurre le menzogne o le false accuse/denunce che producono danno all’individuo falsamente accusato togliendo tempo alle istituzioni che dovrebbero prestare attenzione ai veri persecutori.

Bisogna non giustificare la spettacolarizzazione di questi gesti.

L’emulazione degli atti violenti attraverso video fatti successivamente girare nel web, andrebbe punita.

Sempre più donne sono vittime di uomini asociali che si riuniscono in branchi ( vedessi l’episodio di Rimini) perché la spettacolizza zione e il compiacimento che oggi si mostra attraverso il gesto violento e aggressivo porta all’emulazione crescente e all’egocentrismo di comportamenti negativi, intesi come legittimi o legittimati dalla società ( L’emulazione si esprime su: donne-bambini-anziani-animali)

Alla base di tutto ciò abbiamo un problema educativo sociale, è un problema che colpisce un intera generazione soprattutto i giovani scarsamente inclini a tollerare alcun tipo di frustrazione, specialmente quando vengono disattesi i propri bisogni.

La ragione di questa violenza è da ricercare in un atteggiamento comportamentale e culturale rivolto all’intolleranza, alla prevaricazione e alla possessività.

Concludo affermando che bisogna fare un lavoro accurato nelle scuole primarie e secondarie per troncare questi meccanismi dal nascere, lavori nelle scuole per genitori e insegnanti, e apportare un maggior controllo in tutto ciò che circola nel web.

 

Dott. Maria Bernabeo

Pres. Associazione Help Family

 

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GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: IN ITALIA 84 OMICIDI NEL 2017

i figli

Un caso clinico forense che rappresenta una situazione diffusa in cui i figli vengono inglobati nello scenario psichico di uno dei due genitori

Marcello e Monica si incontrano, sono più che trentenni, ancora giovani ma non così troppo da pensare ad un futuro insieme. Si sposano, hanno due figli. Ma la coppia non va. I due coniugi litigano spesso, troppo, lui è tanto assente perché preso dal lavoro, lei tanto attaccata alla sua famiglia di origine da non accorgersi che ne ha una nuova, tutta sua.

I litigi continuano, le giornate insieme sono sempre più pesanti, struggenti e con i figli che osservano l’amore trasformarsi in astio. I due decidono di separarsi, lui scopre un tradimento di lei e vorrebbe l’addebito per colpa della separazione, ma lei riesce a convincerlo a rinunciarci per non portare a lungo le questioni legali e preservare il più possibile il rapporto con i figli.

Marcello, infatti, nonostante la separazione frequentava i due minori con regolarità. Marcello accondiscende, la coppia procede con una separazione consensuale ma appena questa si conclude, Marcello non vede più i figli. Il rapporto cambia bruscamente, i due preadolescenti dicono, improvvisamente, di “schifare” il padre, di non volergli bene e di non volerlo frequentare più mettendo in atto una serie di comportamenti volti ad allontanare il padre e tutta la sua famiglia di origine. Si apre una CTU e vengono ascoltati i minori che rimangono rigidamente fedeli al rifiuto della figura paterna, fino a saltare gli incontri ed essere sprezzanti ai limiti della maleducazione nei confronti del CTU. Naturalmente tali atteggiamenti oppositivi e provocatori sono sostenuti ed agiti anche dalla madre.

Questa breve vignetta clinico forense rappresenta una situazione abbastanza diffusa in cui i figli, già ostaggio della rabbia tra i genitori, vengono improvvisamente inglobati nello scenario psichico di uno dei due genitori tanto da voler simbolicamente “fare fuori” l’altro genitore.

Nelle mie esperienze da CTU e CTP, spesso mi imbatto in casi del genere in cui maggiore è l’età dei figli, maggiormente difficile sarà la ripresa dei rapporti tra minori e figli.

Ma quali sono le caratteristiche di questi minori? Cosa ci dicono in CTU?

In questi casi, solitamente, il mondo è scisso ed è diviso in “con noi” o “contro di noi”, nella narrazione spontanea dei figli manca un’argomentazione precisa, si gioca sul “sempre” e sul “mai”, con elevata difficoltà nel collocare e contestualizzare tutto ciò che rinfacciano ad uno dei genitori. Dal punto di vista clinico le narrazioni delle minori, si caratterizzano perché mancano di ambivalenza, il genitore rifiutato è completamente negativo, così come la sua famiglia.

In questi casi è importante il lavoro che svolgono tutti gli attori che ruotano intorno al nucleo, tra cui lo psicologo sia nelle vesti di CTU che di CTP, possano arginare queste situazioni in cui genitori e figli si trovano coinvolti in una dimensione alienante ed a tratti delirante in cui la memoria ed i ricordi vengono in continuazione ricostruiti in base al proprio assetto emotivo. situazione che poi sfugge completamente di mano. È necessario che il professionista non colluda con le idee del genitore alienante, ma lo aiuti ad elaborare la sofferenza insita in uno scenario simile.

 

 

Dott.ssa Rosaria Ferrara

(Psicologa Forense)

 

 

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COME OPERA IL GENITORE ALIENANTE ALL’INTERNO DI UNA CONSULENZA TECNICA

autismo

Il 15 gennaio scorso, alla Camera, si è tenuto un Convegno sull’ autismo e sul modo in cui la disabilità possa essere gestita puntando su un’abilità

Il 15 gennaio si è svolto alla Camera un Convegno sull’ autismo, anzi sull’abilità delle persone che rientrano in questa condizione. È stato un convegno che potremmo definire non-standard, nonostante l’importanza e l’istituzionalità del luogo che ci ha accolti e ci ha dato parola.

L’abilità nell’autismo è stata la protagonista della giornata, così come sono stati protagonisti i ragazzi dell’atelier Ultrablu che ci hanno dimostrato quanto la disabilità possa essere affrontata puntando su un’abilità. Il convegno è stato un momento di esaltazione dell’unicità del singolo, della forza che ha ciascuno e di quanto sia vincente fare una scommessa proprio su quell’unicità. Altrimenti come potranno questi ragazzi affrontare l’età adulta? Gli interventi che si sono succeduti nel pomeriggio hanno avuto tutti al centro la questione dell’autismo e dell’unicità del soggetto autistico, ma l’hanno trattato da punti di vista differenti. Di seguito ne citiamo solo alcuni, per far arrivare al lettore le diverse sfumature della giornata.

Ansermet, neuropsichiatra e psicoanalista, ha esposto l’importanza della “plasticità cerebrale” per far comprendere alla platea quanto l’uomo sia biologicamente indeterminato per essere indeterminato. La nostra rete neuronale, infatti, è soggetta a continui mutamenti e riassemblamenti che non la fanno mai essere uguale al punto di partenza.

La vita, l’esperienza, ci muta, ci plasma, donandoci una chance, una libertà tutta da giocare. La dott.ssa Di Renzo ha esaltato le capacità artistiche nell’autismo, fino a mostrare un vero e proprio caso e la sua evoluzione attraverso i suoi disegni.

 

C’è stato, poi, il mio intervento in cui ho intrecciato due questioni dell’autismo: ricerca e clinica. Ai nostri giorni, infatti, la ricerca è fortemente ancorata al metodo tanto che, in alcuni casi, sembrerebbe essere più interessante il metodo che si utilizza in quella ricerca piuttosto che la questione di cui si ci vorrebbe occupare.

In particolar modo ho sottolineato alcuni punti che, nell’autismo, sono ancora troppo scoperti in Italia: diagnosi ed intervento precoce; riabilitazione in adolescenza ed in età adulta, l’espressione fenotipica dell’autismo nelle donne. Intorno a queste ed altre questioni, è nato l’OISMA ( Osservatorio Italiano Studio e Monitoraggio Autismo), che proverà a favorire la trasformazione di tutti una serie di punti teorici e di ricerca in prassi mediche.

Altro punto particolarmente toccante del pomeriggio è stato l’intervento di Monica Nicoletti, madre di un giovane ragazzo autistico artisticamente talentuoso, che a Roma ha messo in piedi (anche con la collaborazione mia e di un professore d’arte) l’atelier artistico Ultrablu, spazio incontaminato in cui i giovani Artisti-Autistici si dedicano all’arte senza competizione, senza sovrastrutture ma affiancati da altri artisti normotipici.

La conclusione, poi, è stata particolarmente emozionante: hanno preso parola Andrea e Simone, artisti che rientrano nello spettro autistico che, in tutta la loro particolarità ed unicità, ci hanno illustrato e loro opere.

 

 

 

Dott.ssa Rosaria Ferrara

(Psicologa Forense)

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SPETTRO AUTISTICO: VADEMECUM PER UNA DIAGNOSI E UN INTERVENTO PRECOCE

genitore alienante

La tecnica del genitore alienante trova un valido supporto con alcune scuole di pensiero che godono della piena fiducia dei magistrati

In precedenza abbiamo rivolto l’attenzione su come il genitore alienante riesce ad essere tutelato dalle istituzioni e come opera con i figli e l’ex per raggiungere i propri obbiettivi.

Oggi parleremo di come il genitore alienante in CTU riesca ad avere quasi sempre la meglio.

In CTU produce quasi sempre lo stesso copione:

  • Presentare i fatti con un marcato senso di frustrazione e di dolore
  • Affermare che ha sempre cercato di condurre una vita di coppia rivolta al benessere di tutti
  • Di essere stata trattata come un oggetto e non come un essere umano.
  • Di aver ricevuto soltanto disconferma da colui a cui lei riversava amore e attenzione.
  • Di essere stata svalutata come moglie e come madre.

Si potrebbe andare ancora avanti il nesso conduttore di tutto il copione è che loro sono le vittime sotto le mani di un vero e proprio carnefice, poiché gli avvenimenti che riportano rappresentano questo.

Anche all’interno della CTU riportano lo stesso copione e fanno in modo di apparire come delle ingenue che hanno sempre creduto in questo loro progetto di vita, mentre dalla controparte non hanno ricevuto nulla di tutto questo.

Ma la cosa più impressionante che questo loro modo di agire ben collaudato riesce a far perdere l’autocontrollo dell’ex che cerca di richiamare i presenti disconfermando ciò che viene detto, a volte per farsi sentire è costretto ad alzare il tono della voce e qui cari signori la persona alienante gioisce poiché raggiunge il suo reale obbiettivo dimostrare a terzi come il suo ex e padre dei suoi figli sia una persona violenta che per anni ha fatto vivere lei e la prole all’interno di un nucleo di violenza domestica.

Purtroppo questa dinamica ancor oggi trova un valido supporto con alcune scuole di pensiero che godono la piena fiducia dei magistrati che sono molto reticenti a voler intraprendere altri percorsi più attendibili e difficilmente giostrabili dal soggetto alienante o manipolatore.

 

Dott.ssa Maria Bernabeo

(Pres. Ass. HELP FAMILY)

 

 

 

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Eeg quantitativo

Di cosa parliamo quando trattiamo di EEG quantitativo e perché tale tecnica è così importante per effettuare diagnosi dei disturbi mentali

L’obiettivo della neuroscienza è quello di comprendere il funzionamento del sistema nervoso.

Questa disciplina cerca di tradurre come sia organizzato il cervello a livello funzionale e strutturale.

Negli ultimi anni gli studi di neuroscienza sono andati oltre, non si vuole solo sapere come funziona il cervello, ma anche le ripercussioni che il suo funzionamento ha sul nostro comportamento, sui nostri pensieri ed emozioni.

L’elettroencefalogramma quantitativo è stato introdotto trenta anni fa da Roy John e Thatcher che delinearono la modalità per effettuare diagnosi dei disturbi mentali attraverso tecniche EEG.

L’ EEG Quantitativo permette di vedere i cambiamenti dinamici che hanno luogo nel cervello durante compiti cognitivi, questo nuovo approccio può essere usato per determinare quali aree del cervello sono impegnate e se funzionano in maniera: deficitaria, normale, iperattiva.

Ad esempio, in un cervello con funzionamento lento, le aree cerebrali coinvolte all’attenzione manifestano difficoltà a mantenersi attive, attraverso QEEG si può individuare in quale aree intervenire eseguendo l’addestramento per fornire aiuto e far sì che il soggetto abbia risultati nell’attenzione migliori.

Attraverso QEEG possiamo dimostrare la presenza di ansia, depressione, disturbo ossessivo compulsivo in bambini, adolescenti e adulti.

Importante è la valutazione del SMR che , se basso, indica rapporto mente-corpo non armonico e scarse capacità empatiche, quanto detto sono da considerare degli indicatori importantissimi per la pericolosità sociale, suddetta valutazione è altamente più attendibile dei test psicodiagnostici, inoltre, con QEEG abbiamo delle corrette indicazioni su bambini che hanno subito maltrattamenti e abusi.

Inoltre è importante dire che il QEEG è un sistema diagnostico in grado di soddisfare i rigidi “ criteri DAUBERT” criteri accettati dai tribunali USA, atti a fornire elementi di prova scientificamente validi, tanto che, recentemente lo stato della Florida non ha eseguito una condanna a morte proprio in virtù della dimostrazione scientifica di grave disfunzionale del detenuto del lobo frontale, dimostrando che non poteva essere l’autore degli omicidi che gli si attribuivano.

Nel campo giuridico l’utilizzo dei riscontri del QEEG può fornire dati maggiormente più attendibili dei test psicodiagnostici fino ad oggi utilizzati.

Attraverso il QEEG si avrà un vero profilo di chi viene incriminato per violenza domestica, stalker, ed altro riuscendo ad abbattere le false o meglio strumentali denunce.

 

 

 

Dott.ssa Maria Bernabeo

Pres. Associazione Help Family

(Psicologa forense)

 

 

 

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Rorschach

Il famoso test di Rorschach, lo psichiatra svizzero che lo ideò, è tuttora molto utilizzato, ma inciampa su due importanti criteri

Il test proposto negli anni Venti dallo psichiatra svizzero Hermann Rorschach – nel quale si chiede ai soggetti di descrivere ciò che vedono in una serie di dieci macchie d’inchiostro – è il più popolare tra i metodi proiettivi ed è somministrato ogni anno a centinaia di migliaia, o forse milioni di persone. Questo articolo si riferisce alla moderna versione modificata, non a quella originale.

A dispetto della sua popolarità, il sistema inciampa su due importanti criteri che risultavano già problematici per il Rorschach originale: l’affidabilità nella valutazione e la validità. Uno strumento affidabile nella valutazione porta a risultati analoghi indipendentemente da chi valuta e tabula le risposte. Una tecnica è valida se misura ciò che intende misurare.

Per capire i difetti del Rorschach occorre sapere qualcosa sul modo in cui si interpretano le risposte date di fronte alle macchie di inchiostro.

Per prima cosa, lo psicologo classifica le reazioni tenendo conto di più di 100 variabili. Registra se la persona ha osservato le macchie nella loro interezza o soltanto delle parti, annota se le figure erano inconsuete oppure tipiche di chi si sottopone al test, indica quali aspetti delle chiazze di inchiostro hanno contribuito a determinare la risposta. Poi compila un profilo psicologico del soggetto.

In questo processo interpretativo gli psicologi potrebbero arrivare alla conclusione che l’attenzione ai dettagli invece che alle immagini intere segnali ossessività in un paziente, e che vedere qualcosa negli spazi bianchi tra le macchie metta in luce una vena negativa.

Recenti studi scientifici dimostrano che la concordanza è forte solo per circa la metà delle caratteristiche esaminate; per le altre variabili, gli esaminatori potrebbero dare valutazioni molto differenti.

Altrettanto sconcertante è che le analisi indicano l’inefficacia del Rorschach nell’individuare molte condizioni psicopatologiche. Il metodo non registra in modo costante depressione, ansia o personalità psicopatica.

Inoltre, per quanto gli psicologi somministrino il Rorschach per stabilire la propensione alla violenza, all’impulsività e al comportamento criminale, le ricerche fanno ritenere che nemmeno per questi obiettivi il test sia valido. I risultati tratti dalle macchie d’inchiostro sono ancora più fuorvianti per le minoranze.

Numerose ricerche hanno mostrato che le valutazioni degli afroamericani, dei nativi americani, dei nativi alaskiani, degli ispanici e dei centro e sud-americani divergono notevolmente dalla norma. Il complesso della ricerca solleva seri dubbi sull’uso del Rorschach negli studi di psicoterapia e nei tribunali (…).

I risultati delle nostre ricerche servono forse a contrastare un quadro delle tecniche proiettive eccessivamente roseo. I nostri risultati offrono anche una lezione più ampia per chi pratica nelle cliniche, per gli studenti di psicologia e anche per il grande pubblico: perfino i professionisti di più lunga esperienza possono essere ingannati dalle loro intuizioni e dalla loro fiducia in strumenti la cui efficacia non trova conforto nei dati.

 

Dott. Maria Bernabeo

(Psicologa Forense)

 

 

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