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formiche in ospedale

Il Direttore generale dell’Azienda sanitaria non esclude l’ipotesi della chiusura parziale o totale di interi reparti per consentire di risolvere definitivamente il problema della presenza di formiche in ospedale    

Ancora formiche in ospedale, sempre al San Giovanni Bosco di Napoli. Lo riporta il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Borrelli. Gli insetti sarebbero stati ritrovati nella giornata di domenica al terzo piano del reparto di chirurgia donne. I pazienti, quindi sarebbero stati prontamente spostati in altre stanze per effettuare le operazioni di disinfestazione.

Borrelli, che è anche componente della commissione Sanità, rende noto di aver trasmesso la segnalazione ai vertici della Asl Napoli 1. Proprio nei giorni scorsi erano arrivati in ospedale gli ispettori del Ministero della Salute, accompagnati dai Nas. Un intervento determinato dalle ripetute denunce relative alla presenza di formiche delle scorse settimane. A partire dal caso della paziente cingalese intubata e ricoperta di insetti presso il reparto di medicina lo scorso novembre. Fino all’episodio della formica sul volto di un uomo ricoverato in rianimazione, risalente ai primi di gennaio. A dicembre, invece, l’accettazione chirurgica del pronto soccorso era stata chiusa per oltre un’ora, dalle 12 alle 13, per consentire le bonifiche dopo una nuova segnalazione.

Il Direttore generale dell’Azienda sanitaria, Mario Forlenza, ha parlato di situazione ‘grottesca’ e ‘non più tollerabile’.

Forlenza afferma di aver acquisito una prima relazione sulle iniziative della commissione d’accesso e indagine sul fenomeno della presenza di formiche in ospedale.  Il Direttore spiega, quindi, di aver convocato per mercoledì 16 gennaio presso il San Giovanni Bosco l’intera Commissione d’indagine unitamente ai Direttori Sanitari di Presidio e Aziendale nonché al Direttore Dipartimento Ospedaliero Aziendale. L’obiettivo è fare il punto della situazione senza escludere l’ipotesi della “riduzione dell’attività ospedaliera con chiusura parziale o totale di interi reparti con trasferimento dei pazienti in altre strutture ospedaliere”. Ciò al fine di consentire una totale e definitiva bonifica.

 

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ispettori

Gli ispettori inviati dal Ministro Giulia Grillo hanno effettuato verifiche sugli interventi eseguiti presso il nosocomio dalla direzione dell’Asl Napoli 1 Centro in seguito alla presenza di formiche riscontrata negli ultimi mesi in alcuni reparti

Blitz degli ispettori del Ministero della Salute, ieri mattina, all’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli. Presso alcuni reparti del nosocomio, tra cui quello di terapia intensiva, è stata riscontrata negli ultimi mesi la presenza di formiche.

Secondo quanto riportato dall’Ansa gli ispettori, tra cui figura anche un ingegnere,  assieme ai Carabinieri del NAS, avrebbero effettuato verifiche e confronti sugli interventi eseguiti finora dalla direzione dell’Asl competente, la Napoli 1 Centro.

La vicenda delle formiche è stata al centro di una polemica che ha visto intervenire nei giorni scorsi anche il Governatore della Campania, nonché Commissario per la Sanità, Vincenzo De Luca.

Il Presidente della Regione, in particolare, ha fatto riferimento a quanto accaduto al San Giovanni Bosco in rapporto ad altre vicende che hanno riguardato in questo periodo altri nosocomi italiani. “Sono morti 3 bambini all’ospedale di Brescia  non tre formiche, e non è successo niente – ha affermato De Luca -. A Napoli basta un imbecille che fa una foto a una formica ed è la fine del mondo”.

“Dobbiamo recuperare anni e anni di discredito che ci hanno lanciato addosso – ha aggiunto – ma queste cose non sono casuali. Se blocchiamo la mobilità passiva, ovvero la quantità di cittadini campani che vanno ad operarsi fuori regione, alcuni ospedali del Nord dovrebbero chiudere perché vivono con i 300 milioni che la Campania trasferisce al Nord. Il conflitto d’interesse c’è”.

Il Governatore ha anche lanciato un appello al ministro della Salute, Giulia Grillo, affinché sblocchi “i fondi da 1,80 miliardi per l’edilizia sanitaria regionale”. Inoltre, ha annunciato un investimento “da 25 milioni di euro per il polo oncologico di Pagani”, nel salernitano.

 

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Un complesso intervento di chirurgia addominale è stato eseguito con successo nella cura di una rara forma di tumore al pancreas

A dirigere l’equipe dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino il dottor Renzo Leli salvando la vita a una donna di 80 anni affetta da una rarissima forma tumorale. Uno tra gli interventi in assoluto più difficili dell’addome, la duodenocefalopancreasectomia, durato 9 ore  anche per le dimensioni della lesione.

La sua complessità è data dalla necessità di di dover asportare la testa del pancreas e gli organi con cui ha in comune vasi sanguigni e vie biliari (duodeno, coledoco  e colecisti), con la difficoltà di dover operare  tra le principali vene e arterie addominali.

“La paziente  aveva una massa di 20 cm di diametro che le invadeva l’addome superiore e che, oltre ad aver spostato gli organi interni dalla loro sede naturale, è risultata  essere una variante rara della neoplasia mucinoso-cistica del pancreas (di natura maligna) di cui sono stati descritti pochissimi casi nella Letteratura Internazionale –  spiega il dottor Leli – è stata trattata con successo, affrontando le molteplici difficoltà della chirurgia complessa, dell’età molto avanzata, della durata dell’intervento e della concomitante diagnosi di patologia rara”.

Il San Giovanni Bosco è inoltre il Centro di Riferimento per la patologia pancreatica e tratta circa 60 casi annui, il triplo del range minimo di 20 casi annui per essere definiti Centro d’elezione. È segnalato come centro di riferimento nazionale per la cura di patologie pancreatiche. Di questo specifico caso ne è stata data la descrizione al convegno Acoi (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani) di Chirurgia Pancreatica, che quest’anno ha concentrato la sua attenzione sulle neoplasie mucinoso-cistiche del pancreas, che da sempre costituiscono un argomento di confronto per l’estrema complessità diagnostica e l’aumento dei casi. Un confronto fra chirurghi, radiologi, oncologi, gastroenterologi e anatomo-patologi hanno sottolineato come la multidisciplinarietà sia fondamentale nell’approccio al percorso diagnostico-terapeutico di questi pazienti.

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