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Il segretario Esposito: dal ministro grillo molte promesse, ma dopo un anno nessuna legge approvata per contrastare violenze contro i medici

Continuano le violenze contro i medici e gli operatori sanitari del SSN. L’ultimo grave episodio si è verificato in Sicilia lo scorso fine settimana. A sottolinearlo è Paolo Carollo, segretario regionale Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti-Fismu: “Nella notte tra venerdì e sabato è avvenuta l’ennesima aggressione nei confronti del personale sanitario: la vittima è un medico del PTE di Bagheria. Solo cinque mesi fa nello stesso territorio una dottoressa del presidio di continuità assistenziale aveva subito un altro atto di violenza”.

“Abbiamo un sentimento di rabbia e impotenza – aggiunge il rappresentante sindacale – perché siamo lasciati soli dalle istituzioni”.  Ma il clima è “anche di sconforto per una certa indifferenza della nostra comunità, almeno da parte di alcuni nostri pazienti”. Il riferimento, in particolare, è a quei cittadini “che forse non considerano più il personale sanitario come un alleato di cui fidarsi.

“Assistiamo a un problema profondo e il Governo nazionale e regionale sono latitanti”.

Sulla questione è intervenuto anche il segretario generale Fismu, Francesco Esposito. “Dopo un anno di annunci, presentazioni di disegni di legge in pompa magna, interviste e dichiarazioni – ha dichiarato -, nonostante una solida maggioranza in Parlamento nessuna nuova legge è stata ancora approvata e l’emergenza sicurezza in sanità è all’ordine del giorno dal nord al sud”.

“Invece di rincorrere boutades demagogiche –  prosegue – come quella del ‘DASPO agli aggressori’, incostituzionale e irrealizzabile (in Europa e in Italia tutti, anche i violenti, hanno Diritto alle cure), invece di impiccarci con soluzioni di difficile incastro giuridico, si faccia un intervento straordinario di messa in sicurezza delle strutture, quindi si approvi una legge che garantisca l’effettività dell’obbligatorietà dell’azione penale quando un operatore sanitario è aggredito sul posto di lavoro”.

“Infine, ma non per ultimo per ordine di importanza – conclude Esposito – si potenzino i servizi sanitari con più personale, migliore organizzazione, si garantiscano uguali standard di qualità nell’assistenza ai cittadini h24, per evitare di lasciare i medici in prima linea come capri espiatori di tutte le disfunzioni del sistema e della mala politica nella gestione del SSN”.

La Fismu chiede dunque che si facciano corsi di educazione civica nelle scuole, per far comprendere ai più giovani il valore della sanità pubblica, dell’accesso universale, del lavoro e della professionalità di medici e operatori sanitari. “L’educazione  è un’arma potente, usiamola contro la violenza che cresce nella nostra società”.

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Per il segretario generale FNOMCeO  la carenza di specialisti è frutto di una miope e scellerata programmazione; la politica deve pensare al medico non più come a un costo ma come a una risorsa

“La tempesta è preannunciata dal forte vento. E con la stessa forza noi come FNOMCeO e come Sindacati Medici abbiamo preannunciato da più di dieci anni la carenza di specialisti, frutto di una miope e scellerata programmazione”. Così Roberto Monaco, Segretario generale della Federazione dei medici,  a margine del convegno nazionale “La tempesta perfetta del SSN: regionalismo differenziato, privatizzazione, carenza di medici e dirigenti sanitari”, organizzato dall’Anaao Assomed  e svoltosi nei giorni scorsi a Roma.
“Nonostante la carenza di personale, il blocco del turnover, i turni sempre più pesanti, non solo per l’aumento del carico e del tempo di lavoro ma anche per l’incremento dell’età media dei professionisti; nonostante il contratto, incredibilmente fermo da dieci anni; nonostante, persino, le aggressioni fisiche e verbali che siamo costretti a subire, noi medici – ha proseguito Monaco -continuiamo a tutelare, con il nostro impegno quotidiano, il diritto alla salute dei cittadini”
“E sempre come medici – ha aggiunto – attraverso i nostri enti e associazioni esponenziali, abbiamo fornito le soluzioni per salvare il nostro servizio sanitario nazionale. Ormai l’emergenza è in atto, dobbiamo smettere con gli altisonanti proclami declinati al futuro e parlare al presente: occorrono subito diecimila borse per specializzare i nostri medici già abilitati”.

“Non servono nuovi medici, occorrono nuovi specialisti e medici di Medicina Generale”.

“La politica deve pensare al medico non più come a un costo ma come a una risorsa per garantire il diritto alla salute individuale e collettiva, e considerare la sua formazione non come una spesa ma come un investimento per la sostenibilità del Servizio Sanitario nazionale. Non è questo il tempo di misure tampone, come quella di richiamare i pensionati messa in atto da alcune regioni. È il tempo – ha concluso Monaco – di formare nuovi specialisti, per garantire un futuro al nostro SSN”.
 
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Nel Sistema Sanitario Nazionale è sempre più frequente il ricorso ai lavoratori precari, che crescono costantemente dal 2008

Cresce il numero dei lavoratori precari nel Sistema sanitario nazionale. Dal Conto annuale del 2017 emerge che 45mila operatori sono assunti con contratti a tempo (+9% in un anno, 3.686 lavoratori precari rispetto al 2016).
Secondo il Conto annuale, gli enti del Servizio sanitario nazionale assorbono attualmente il13,3% di tutti i precari della Pubblica amministrazione.
Il maggior numero di precari a tempo determinato si registra tra gli infermieri che superano le 13.500 unità (+1.939 unità), seguiti dai medici con 9.342 contratti a tempo determinato (+390 unità).
Negli enti del Servizio sanitario nazionale si osserva negli anni una leggera tendenza all’aumento dei lavoratori precari rispetto a quelli a tempo indeterminato, che nell’ultimo anno ha raggiunto il valore massimo del 7%.

Diverse tipologie di lavoratori precari

Nel 2017 negli enti del Servizio sanitario nazionale e del comparto delle Regioni e autonomie locali si concentra il 63% delle unità annue di tempo determinato utilizzate.
Negli altri comparti della PA, il ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato è più ridotto.
Il costo sostenuto dal Sistema sanitario nazionale nel 2017 per il personale precario presenta una crescita sostenuta e analoga a quella registrata nei due anni precedenti, raggiungendo un nuovo valore massimo nel periodo considerato.
Il costo sostenuto in sanità è sempre stato il più elevato fra tutti i comparti. Questo è dovuto sia al diverso costo unitario del personale di livello simile sia all’utilizzo in sanità di personale con una più elevata qualificazione. Si è passati da 1.121, 35 milioni di euro del 2008 a 1.396,62 del 2017.
Lavoro interinale e LSU. Solo nelle Regioni e autonomie locali e nel Servizio sanitario nazionale si fa ricorso a questa tipologia.
Nel SSN si è registrata una crescita iniziale, che ha raggiunto il valore massimo nel 2009 e a una successiva fase di contrazione che ha toccato il valore minimo nel 2013, per tornare a crescere e raggiungere il valore massimo dell’intero periodo nel 2016 e nel 2017.
Co.Co.Co. e incarichi. Il Servizio sanitario nazionale è rimasto il secondo utilizzatore di questi contratti fino al 2016.
Il costo medio di un co.co.co. nella Sanità è di 21.935 euro, superiore ai 12.965 euro degli Enti della lista S13 e ai quasi 13.899 euro corrisposti mediamente nel comparto delle Regioni e autonomie locali.

Stabilizzazioni

Per quanto riguarda le stabilizzazioni, il Servizio sanitario nazionale a partire dal 2007 è secondo solo alle Regioni e autonome locali: 26.537 stabilizzati contro i 30.869 delle Regioni.
Negli ultimi anni, sottolinea la Rgs nel Conto annuale, nonostante i numeri più bassi gli interventi di stabilizzazione hanno riguardato soprattutto il comparto della sanità e delle autonomie locali, che sono i principali fruitori del personale con contratto di lavoro flessibile.
 

Barbara Zampini

 
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Servizio sanitario investito da tempesta perfetta dovuta, tra l’altro a impoverimento, professionale, economico e dei diritti del lavoro ospedaliero e richieste di autonomia differenziata

“Il Servizio Sanitario Nazionale mostra, a 40 anni dalla nascita, rughe crescenti ed evidenti erosioni strutturali in termini di accessibilità, equità e qualità, che interessano anche pezzi importanti della vita professionale dei medici e dei dirigenti sanitari. La tempesta perfetta che lo ha investito nasce dall’onda lunga del definanziamento per nutrirsi di esplosione dei fondi sanitari, trainati dal welfare aziendale, carenza di specialisti, per assenza di programmazione ed impoverimento, professionale, economico e dei diritti del lavoro ospedaliero, richieste di autonomia differenziata.
Negli ultimi anni il combinato disposto dei vincoli di finanza pubblica, delle scelte di politica allocativa, della crescita della spesa sanitaria privata, giunta alla soglia dei 40 miliardi, il 91% out of pocket, con il sostegno di una raffinata strategia di marketing, ha rilanciato con forza il tema della necessità di un secondo e terzo pilastro privato e/o di un universalismo selettivo.
L’Anaao Assomed respinge al mittente la proposta di secondi e terzi pilastri, da erigere sulle macerie del primo e la falsa alternativa tra aumento di tasse e calo di servizi. Il che è esattamente quanto sta oggi accadendo simultaneamente alla sanità pubblica, tra tagli al finanziamento delle cure ed impennate di addizionali IRPEF e di ticket, diventati con il superticket di 10 euro un vero e proprio driver di prestazioni verso la sanità privata.
Potrebbe bene essere finalizzato alla missione salute il recupero della spesa fiscale concessa ai fondi sanitari (quasi 4 mld/anno), specie quella legata al boom del welfare aziendale, con il quale la classe operaia baratta salario con mutualità, segando l’albero che pure ha contribuito a piantare. Con evidenti i profili di iniquità, rappresentando il risparmio di imposta per alcuni un onere a carico di tutti i cittadini, anche i meno abbienti.

Il secondo patogeno che colpisce la sanita pubblica è costituito da un neo- federalismo “a geometria variabile”, che il nuovo Governo intenderebbe assecondare.

Con il rischio, però, di favorire ulteriormente le spinte verso l’egoismo territoriale ed il sovranismo regionale, di ridimensionare il contributo fiscale delle Regioni più ricche e di aumentare l’entropia istituzionale con relative diseguaglianze. In un Sistema sanitario già lacerato da importanti differenze, nella stessa erogazione dei LEA, può venir meno definitivamente il concetto stesso di Servizio sanitario nazionale e di politica sanitaria nazionale, con uno strappo definitivo tra Nord e Sud. Per questa via, il diritto alla salute cessa di essere un bene pubblico nazionale per assumere una valenza locale, che diventa così la fonte primaria del diritto, con una perdita complessiva di coesione sociale ed una accentuazione degli squilibri tra Regioni più ricche e più povere. Ma le diseguaglianze delegittimano la democrazia e le differenze rischiano di diventare divaricazioni, a scapito della stessa unità nazionale.
L’unitarietà del SSN in un contesto federalista esige la presenza di alcuni fili verticali. Non solo i LEA, ma lo stato giuridico del personale, un meccanismo di perequazione finanziaria gestito dallo Stato a favore delle regioni svantaggiate con indicatori diversi da quelli demografici, i requisiti di accreditamento di strutture e professionisti, l’individuazione di livelli essenziali organizzativi omogenei, l’ordinamento delle professioni, gli accordi contrattuali e convenzionali.
Il diritto alla salute non può perdere una dimensione nazionale, perchè forti sono i rischi per l’integrazione sociale e l’unità del Paese se i cittadini non condividono gli stessi principi di giustizia sociale in un ambito rilevante come quello della salute.
Il terzo fattore di crisi è costituito dalla carenza di risorse umane, frutto non solo di assenza di programmazione dei fabbisogni ma anche della sottrazione di valore a quel capitale umano il cui lavoro è valore fondante del SSN.
Il lavoro ospedaliero non è più appetibile di fronte alle sirene del privato e delle convenzioni, che godono anche di un vantaggio fiscale sconosciuto al mondo della dipendenza. La carenza, misurabile in 16.700 unità fino al 2025, è già oggi evidente nei concorsi deserti, nel ricorso ai cosiddetti “medici a gettone“ ed ai medici pensionati fino alla chiusura di servizi sanitari.
Gli organici ridotti accrescono il disagio peggiorando le condizioni di lavoro fino a rendere la pensione un traguardo agognato. Così “Quota 100”, nonostante le penalizzazioni che prevede, potrebbe apparire come un’opportunità allettante accentuando la gobba demografica con l’anticipo di ben 5 classi di età.
Aumentare oggi gli ingressi alla scuola di Medicina e Chirurgia rappresenta una scelta irrazionale oltre che uno spreco di risorse pubbliche, valutabili in circa 100.000 euro per ogni studente che dal liceo arriva alla laurea, disponibili peraltro per il mondo del lavoro solo tra 11 o 12 anni, quando la curva dei pensionamenti sarà in forte calo. Ciò che serve oggi è una riforma strutturale del sistema di formazione post laurea ed un incremento dei contratti di formazione specialistica fino ad almeno 10mila all’anno, iniziando a recuperare i contratti persi dal Miur, e già finanziati, circa 1000 negli ultimi due anni.
Impoverire la sanità pubblica, svuotarla di competenze professionali e di innovazioni tecnologiche, significa condannarla a non reggere l’onda d’urto della crisi e ad essere spazzata via, a scapito del grado di civiltà dell’intero Paese.
Decapitalizzare il lavoro dei professionisti, anche attraverso la negazione dello strumento contrattuale, significa mettere le premesse per il collasso della sanità pubblica, la più grande infrastruttura civile e sociale che abbiamo costruito”.
 
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spincar

Il progetto italiano Spincar vuole arginare l’antibiotico resistenza nel nostro paese e arrivare “al 2021 con risultati vicini ai paesi virtuosi”

Al via Spincar, il sistema italiano per contrastare l’antibiotico resistenza nelle aziende sanitarie e nelle comunità.

Il progetto – (Supporto al Piano Nazionale di Contrasto Antibiotico resistenza) operativo del Ssn per lo sviluppo degli obiettivi fissati dal Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza voluto dal Ministero della Salute – prende il via nel corso del Convegno Implementare il Piano Nazionale per il Contrasto all’Antimicrobico resistenza nel Ssn.

Partecipano allo sviluppo del Sistema Spincar l’Istituto Superiore di Sanità, le Regioni, l’Agenzia Sanitaria Emilia Romagna, l’Istituto Zooprofilattico della Lombardia e dell’Emilia Romagna e l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, le Università di Torino, Catania e Milano, coordinati tutti dall’Università di Udine coadiuvata dall’Azienda Sanitaria Integrata

Come funziona Spincar

Gli esperti riuniti nel Convegno si organizzeranno in gruppi di lavoro per discutere e condividere lo strumento di lavoro, un questionario che servirà a scattare una fotografia sul reale stato dell’arte delle misure applicate oggi per contrastare l’antibiotico resistenza in Italia e per misurarne i progressi.

Una piattaforma informatica, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, terrà conto dell’avanzamento del Sistema Spincar, registrando i risultati sull’applicazione degli standard che permetterà di capire sia lo stato attuale sia i progressi del programma.

Diversi esperti che lavoreranno nel Sistema realizzeranno poi “site visites” per supportare Regioni e Aziende nella realizzazione di misure di prevenzione da adottare per il contrasto alle infezioni ospedaliere e valorizzare le migliori pratiche.

«Abbiamo voluto questo piano perché era sempre più necessaria un’azione italiana sinergica e coordinata sull’antibiotico resistenza nel nostro Paese – affermano Claudio D’Amario Stefania Iannazzo, della Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute –  il nostro obiettivo, attraverso questo sistema, e con un approccio One Health, è quello di arrivare a marzo 2021 con percentuali più vicine a quelle di Paesi Europei più virtuosi oltre che ad una maggiore consapevolezza nei cittadini dell’importanza dell’uso appropriato degli antibiotici»

Antibiotico resistenza in Italia

Un terzo delle infezioni legate alla resistenza agli antibiotici di tutta Europa avviene in Italia secondo le più recenti stime internazionali basate sui dati della Rete di Sorveglianza Ar-Iss e la situazione, come afferma il Report dettagliato pubblicato oggi proprio da AR-ISS cambia da area a area nel Paese.

Mezzo milione di persone– sottolinea l’Iss – ogni anno in Italia contrae un’infezione ospedaliera e la maggior parte di queste sono dovute a germi resistenti agli antibiotici come Klebsiella o Stafilococco.

In base ai dati della Rete Ar-Iss, se pure si registra una lieve diminuzione dell’antibiotico resistenza per quanto riguarda pneumococco sia per la penicillina che per la eritromicina, resta invece invariato rispetto allo scorso anno il numero di infezioni dovute a Klebsiella pneumoniae multiresistente, che sono circa duemila ogni anno”.

È necessario quindi un intervento mirato e concreto per arginare il problema. “Alcune Regioni hanno già iniziato a lavorare in questa direzione  per contrastare questo che è uno dei più importanti rischi per la Salute Pubblica – afferma Maria Luisa Moro, Direttore Agenzia Sanitaria e Sociale Regionale Emilia Romagna – Il principale compito che porteremo avanti attraverso il Sistema sarà soprattutto quello di promuovere la diffusione di buone pratiche di dimostrata efficacia in tutto il resto del Paese e agire in modo coordinato per diminuire l’antibiotico-resistenza e rendere più sicure le cure ma anche le comunità”.

Barbara Zampini

 

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professioni sanitarie

Per la prima volta, i rappresentanti delle 30 professioni sanitarie del nostro Paese si riuniranno per  concordare una strategia di azione a difesa dell’universalità del Ssn

Si svolgerà a Roma il 23 febbraio la prima assemblea nazionale di tutte le professioni sanitarie. L’incontro rappresenterà l’occasione per presentare, anche mediante un confronto diretto con le istituzioni, “paletti e proposte”  per la gestione di personale e servizi. L’obiettivo è garantire universalità e uguaglianza al Servizio sanitario nazionale.

In tal senso, i rappresentanti di tutti gli Ordini professionali provinciali di 30 professioni sanitarie –si legge in una nota – si riuniranno “per concordare una strategia di azione che sarà proposta con forza a Governo e Regioni”. Il tutto anche basandosi su dati reali che le Federazioni hanno chiesto di elaborare ai principali istituti di ricerca e alle rappresentanze dei cittadini.

I presidenti degli Ordini e delle Federazioni nazionali, che rappresentano i circa 1,5 milioni di professionisti (più del 3% della popolazione italiana) che si occupano quotidianamente della salute dei cittadini, apriranno, con un manifesto condiviso e sottoscritto da tutti, una riflessione che guiderà il futuro dopo i primi 40 anni del Ssn.

Il documento sarà incentrato sui temi caldi della sanità, dalla spesa al regionalismo differenziato, dalla mobilità ai rischi per la salute che generano i “vuoti” di personale e servizi, per costruire, per la prima volta tutti insieme, un rapporto continuativo di confronto costruttivo e di proposte condivise.

All’assemblea saranno invitati a intervenire anche i rappresentanti di Governo e Regioni.

“Senza la massima condivisione e con la sola conflittualità che nasce da scelte e posizioni unilaterali, a farne le spese non è solo la professionalità, ma soprattutto la salute dei cittadini”.

“Siamo i professionisti dell’assistenza – spiegano gli Ordini e le Federazioni -. Siamo i portatori di un bagaglio enorme di competenze, che possono e devono essere spese anche sul versante organizzativo e di una rinnovata governance che garantisca la sostenibilità del Ssn. Ma oggi tutto avviene senza interpellare chi, ogni giorno, produce la salute e vive la sanità. Questo non è giusto nei confronti dei professionisti e lo è ancor meno nei confronti dei cittadini. E non dovrà più essere così.  Ora vogliamo fare rete, per mettere le nostre competenze a disposizione di tutti e per trovare, insieme, soluzioni alle diseguaglianze che affliggono il nostro Servizio sanitario Nazionale non solo tra una Regione e l’altra ma anche tra aree differenti all’interno delle stesse Regioni. La sanità – concludono – si evolve e lo deve fare per tutti i cittadini in modo assolutamente universalistico e uguale per tutti.  E non lo farà mai più senza di noi”.

 

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professionisti della salute

Circa un milione e mezzo di professionisti della salute hanno stretto un’alleanza per mettere a disposizione le proprie competenze sulle tematiche che coinvolgono la salute dei cittadini

Medici, odontoiatri, infermieri, farmacisti, medici veterinari, ostetriche, tecnici di radiologia, professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione, della prevenzione e psicologi hanno. Circa un milione e mezzo di professionisti della salute hanno stretto un’alleanza per lavorare in modo condiviso.

Tramite i loro Ordini professionali, offriranno, tutti insieme, alle istituzioni e alla Politica le loro competenze sulle tematiche che coinvolgono la salute dei cittadini. A 40 anni dalla nascita del Snn l’obiettivo è quello di realizzare la massima armonizzazione per garantire a tutti i cittadini italiani un equo e uniforme accesso alle migliori cure possibili.

È quanto è stato deciso oggi ieri a Roma, presso la sede della FNOMCeO, in una riunione congiunta dei presidenti e rappresentanti delle rispettive Federazioni. Due gli obiettivi: aprire una riflessione sui temi caldi della sanità e costruire insieme un rapporto continuativo di confronto costruttivo e di proposte condivise.

“Quando si parla di salute, noi siamo i professionisti dell’assistenza” si legge in una nota congiunta.

“Siamo i portatori di un bagaglio enorme di competenze, che possono essere spese anche sul versante organizzativo e di una rinnovata governance che garantisca la sostenibilità del SSN”.

“Oggi tutto avviene senza interpellare chi, ogni giorno, produce la salute e vive la sanità – proseguono le Federazioni -. Questo non è giusto nei confronti dei professionisti, e lo è ancor meno nei confronti dei cittadini. Ora vogliamo fare rete, per mettere le nostre competenze a disposizione di tutti e per trovare, insieme, soluzioni alle diseguaglianze che affliggono il nostro Servizio Sanitario Nazionale non solo tra una Regione e l’altra ma anche tra aree differenti all’interno delle Regioni stesse”.

Uno dei momenti culminanti del percorso avviato è in programma il 23 febbraio prossimo a Roma. In tale occasione, tutte le professioni sanitarie, riunite in un Consiglio nazionale congiunto, produrranno una mozione a sostegno del Servizio Sanitario Nazionale. Il documento sarà consegnato a Governo, Regioni e Parlamento. L’obiettivo è “fare sentire la propria voce  nella gestione della Sanità”.

 

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40 anni

Anaao: Ssn ha compiuto 40 anni ma la sua salute è pessima e la prognosi rimane riservata

“Abbiamo soddisfatto i bisogni di salute degli italiani in questi 40 anni di attività Servizio Sanitario Nazionale. Adesso occorre difendere ed innovare il nostro SSN per raccogliere le sfide del futuro” Così Pina Onotri, segretario Generale dello SMI, alle celebrazioni per i 40 anni del SSN, che si sono tenute ieri a Roma.

“In Italia siamo stati capaci di creare un sistema universalistico di cura e di assistenza, superando la frammentazione delle vecchie cassa mutue, legate alle professioni. Il medico di medicina generale – ha sottolineato Onotri – è diventato sempre più il collegamento tra la medicina del territorio e gli ospedali. Ma oggi vi è bisogno di un salto di qualità con scelte nuove ed innovative che proiettino il SSN nei prossimi anni”.

“Medicina di genere, pari opportunità nella professione medica, lotta alla povertà e alle diseguaglianze sociali, nuove cure contro l’invecchiamento della popolazione – ha concluso il segretario generale dello SMI – rappresentano la nuova frontiera del prossimo futuro del Servizio Sanitario Nazionale nel nostro Paese”.

Più dura l’analisi dell’Anaao Assomed.

“Il SSN ha compiuto 40 anni, ma la sua salute è pessima e la prognosi rimane riservata”. L’Associazione punta il dito sul ridimensionamento dell’intervento pubblico, nonché del ruolo e del numero dei medici e dirigenti sanitari. Una strategia “che ha prodotto un peggioramento senza precedenti delle loro condizioni di lavoro, fino a spingerli alla fuga dagli ospedali”.

“Il diritto alla salute, riconosciuto come fondamentale dalla Costituzione, uno e indivisibile, viene già declinato in 21 modi diversi”. Ad affermarlo è il Segretario Nazionale dell’organizzazione, Carlo Palermo -. Le Regioni del mezzogiorno presentano risultati di salute più vicini all’Europa orientale che al Nord dell’Italia. Mentre continua l’attesa da parte di 135 mila medici e dirigenti sanitari, dopo 10 anni di blocco, di un contratto di lavoro che segni un ristoro economico ed un miglioramento delle condizioni di lavoro.

Per l’Anaao, se si vuole davvero “garantire ai cittadini la tenuta del nostro sistema sanitario”, è necessario partire dalle leggi attualmente in discussione in Parlamento. Nello specifico, è necessario che il legislatore restituisca a quel sistema e al capitale umano che vi lavora, la giusta dignità”. Il tutto attraverso finanziamenti e riconoscimenti, economici e normativi tali da poter mantenere l’eccellenza riconosciuta anche dal Presidente della Repubblica nel suo intervento.

 

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fascicolo sanitario elettronico

Cos’è, come funziona e cosa contiene il Fascicolo Sanitario Elettronico: ecco una panoramica sui vantaggi che comporta, il consenso dell’assistito e le modalità di accesso.

Il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) è uno strumento innovativo che permette di tracciare e consultare tutta la storia della propria vita sanitaria, condividendola con i professionisti sanitari per garantire un servizio più efficace ed efficiente.

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 4 agosto 2017, avvenuta lo scorso anno, si è conclusa la fase di sperimentazione condotta in alcune regioni italiane, sancendo la definitiva e generalizzata operatività del Fascicolo Sanitario Elettronico.

Esso viene definito come “l’insieme dei dati e documenti digitali di tipo sanitario e socio-sanitario generati da eventi clinici presenti e trascorsi, riguardanti l’assistito”.

In sostanza, nel Fascicolo Sanitario Elettronico è racchiusa la “storia clinica” di ogni paziente, completa e sempre aggiornata, consultabile telematicamente in qualsiasi istante e da qualsiasi luogo, da chi è autorizzato (medici e operatori socio-sanitari).

Lo scopo del Fascicolo Sanitario Elettronico è quello di fornire una base informativa in grado di agevolare l’assistenza del paziente.

Ovviamente, trattandosi di uno strumento unico di aggregazione e condivisione delle informazioni, il FSE punta a migliorare la qualità dei servizi sanitari a 360° gradi.

Nello specifico: prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione; studio e ricerca scientifica in campo medico, biomedico ed epidemiologico; programmazione sanitaria, verifica delle qualità della cure e valutazione dell’assistenza sanitaria.

Ma non è tutto. Introdurlo, consentirà anche un notevole risparmio a seguito della dematerializzazione del cartaceo, nonché di rivisitare completamente i processi clinici e amministrativi, nonché l’intera organizzazione della sanità pubblica.

Tra i vantaggi che comporterà, vi sarà quello di evitare prestazioni sanitarie superflue, offrendo un supporto concreto nei casi di emergenza fornendo ai medici di pronto soccorso tutte le informazioni necessarie per un corretto intervento.

Inoltre, si tutela la privacy dell’assistito che avrà completo controllo circa l’alimentazione o la consultazione dei dati per cui potrà prestare e revocare il consenso.

Ma cosa contiene di preciso il Fascicolo Sanitario Elettronico?

Ai sensi del d.P.R. 178/2015, il FSE conterrà la storia clinica del paziente rappresentata da un insieme di dati e documenti. Alcuni di questi rappresentano il c.d. “nucleo minimo” comune a tutte le Regioni, ovvero una serie di informazioni obbligatorie.

Altri, invece, sono dati aggiuntivi e “integrativi”.

Questi sono facoltativi e rimessi alla discrezionalità delle singole istituzioni regionali, in particolare correlati alle scelte in materia di politica sanitaria.

Nel FSE potranno confluire tutte le informazioni sanitarie che descrivono lo stato di salute dell’assistito e che vengono via via rilevate dal suo Medico di famiglia e dai vari specialisti che egli consulterà.

Cosa si intende per nucleo minimo del FSE

Il nucleo minimo del Fascicolo Sanitario Elettronico è rappresentato da:

  • dati identificativi e amministrativi dell’assistito;
  • referti;
  • verbali pronto soccorso;
  • lettere di dimissione;
  • profilo sanitario sintetico;
  • dossier farmaceutico;
  • consenso o diniego alla donazione degli organi e tessuti.

 

Tra i dati e documenti facoltativi e integrativi figurano invece:

  • prescrizioni (specialistiche, farmaceutiche, ecc.);
  • prenotazioni (specialistiche, di ricovero, ecc.);
  • cartelle cliniche;
  • bilanci di salute;
  • assistenza domiciliare: scheda, programma e cartella clinico‐assistenziale;
  • piani diagnostico‐terapeutici;
  • assistenza residenziale e semiresidenziale: scheda multidimensionale di valutazione;
  • erogazione farmaci;
  • vaccinazioni;
  • prestazioni di assistenza specialistica;
  • prestazioni di emergenza urgenza (118 e pronto soccorso);
  • assistenza ospedaliera in regime di ricovero;
  • certificati medici;
  • relazioni relative alle prestazioni erogate dal servizio di continuità assistenziale;
  • autocertificazioni;
  • partecipazione a sperimentazioni cliniche;
  • esenzioni;
  • prestazioni di assistenza protesica;
  • dati a supporto delle attività di telemonitoraggio;
  • dati a supporto delle attività di gestione integrata dei percorsi diagnostico‐terapeutici;
  • altri documenti rilevanti per i percorsi di cura dell’assistito;

Vi rientra anche il taccuino personale dell’assistito. Si tratta di un’area del FSE che consente all’assistito di inserire tutti i dati e i documenti che ritiene più opportuni, riguardanti il proprio percorso di cura anche fuori del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Queste informazioni rimarranno, tuttavia, distinte dalle altre poiché non certificate dagli operatori del SSN e l’assistito potrà scegliere se e a chi renderle visibili.

Un altro aspetto importante da sottolineare è quello del Profilo Sanitario Sintetico (PSS), noto anche come “Patient Summary”.

Questo è un documento redatto e aggiornato dal Medico di Medicina Generale (MMG) o dal Pediatra di Libera Scelta (PLS) volto a garantire una continuità assistenziale e una migliore qualità di cura soprattutto in situazioni di emergenza o in mobilità.

Esso contiene tutte le informazioni cliniche che descrivono lo stato dell’assistito. In caso di variazione del MMG/PLS che ha in cura il paziente, il nuovo medico manterrà il PSS precedentemente creato o ne redigerà uno nuovo.

Come si attiva il Fascicolo Sanitario Elettronico?

Il FSE si attiva dal momento in cui l’assistito presta il consenso alla sua alimentazione e consultazione. Le modalità di attivazione potrebbero variare da Regione a Regione.

In alcuni casi, per l’attivazione potrebbe essere richiesto al cittadino di recarsi presso il Medico di Medicina Generale (MMG) o il Pediatra di Libera Scelta (PLS), oppure fare riferimento al personale delle strutture appartenenti al Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Per attivare il fascicolo, dunque, il cittadino dovrà rivolgersi agli organi di competenza individuati dalla propria regione di assistenza. In ogni caso resta ferma la necessità che il cittadino prenda visione dell’informativa completa riguardante il FSE.

Lo prevede il DPCM n. 178/2015 e presti esplicito consenso alla sua attivazione.

Nel rispetto della privacy, il paziente potrà scegliere chi è autorizzato a consultare il suo Fascicolo, in quali condizioni e anche quali dati inserire, potendo decidere anche l’oscuramento di alcune informazioni.

Non solo.

Anche eventuali dati e documenti sanitari e socio‐sanitari soggetti a maggiore tutela dell’anonimato potranno essere visibili solo con esplicito consenso dell’assistito.

C’è poi ovviamente la possibilità della revoca del consenso.

L’assistito potrà, in qualunque momento, modificare le indicazioni in merito a chi può consultare il proprio Fascicolo e cosa può essere consultato.

La revoca del consenso disabilita l’accesso ai dati e ai documenti per i professionisti sanitari e socio‐sanitari precedentemente autorizzati.

Questi potranno essere riabilitati e tornare a consultare il FSE solo in caso di nuova e successiva prestazione del consenso da parte dell’assistito.

Come si accede al Fascicolo Sanitario Elettronico

Una volta fornito il consenso alla creazione del Fascicolo, l’assistito potrà accedervi tramite le credenziali e le modalità d’accesso stabilite dalla normativa e previste dalla regione/provincia autonoma di assistenza (quali SPID, TS-CNS, ecc.) e iniziare a consultare la documentazione in esso contenuta.

L’assistito potrà sempre visualizzare i diversi soggetti che hanno avuto accesso al proprio FSE, sia per attività di consultazione che di alimentazione.

Il popolamento del FSE può avvenire mediante l’inserimento di tutti i dati e i documenti prodotti dal momento in cui è stato dato il consenso o, quando specificato nell’informativa, anche con tutta la documentazione prodotta in precedenza. Essa dovrà essere resa disponibile in formato digitalizzato, sempre se l’assistito dia il suo consenso anche al pregresso.

Il MMG provvederà alla compilazione del Profilo Sanitario Sintetico (PSS) e al suo costante aggiornamento.

Il FSE coinvolge, inoltre, tutti i professionisti del SSN che potranno, previa autorizzazione da parte dell’assistito, consultare i dati e la documentazione relativa alla situazione clinica del cittadino.

Infine, allo scopo di garantire l’assistenza sanitaria transfrontaliera tra gli Stati Membri dell’Unione Europea anche attraverso strumenti digitali, la Commissione Europea sta realizzando la rete informatica in grado di assicurare l’interoperabilità dei servizi di sanità elettronica attraverso il programma europeo Connecting Europe Facility (CEF).

Tra i primi servizi a essere attivati figurano quelli a sostegno dell’interoperabilità comunitaria del Patient Summary e dell’ePrescription/eDispensation per mezzo della realizzazione di una infrastruttura dedicata e connessa alla rete nazionale di interoperabilità dei fascicoli sanitari regionali.

Il progetto per la sua realizzazione “Deployment of generic cross border eHealth services in Italy” è iniziato ufficialmente nel gennaio 2017.

 

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truffa da 75mila euro

Un medico è ritenuto dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Vicenza l’autore di una truffa da 75mila euro. Ecco cosa è accaduto.

Sarebbe l’autore di una truffa da 75mila euro al Sistema sanitario nazionale un medico di medicina generale della provincia di Vicenza.

A scoprirlo sono state le indagini dei militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Vicenza.

Queste  hanno dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Vicenza.

Il tutto cautelando somme di denaro ed un bene immobile riconducibili a D.R.M., 67 anni, medico presunto autore della truffa da 75mila euro.

Il caso

La scoperta è avvenuta dopo una lunga indagine coordinata dalla polizia economico-finanziaria del Reparto di Vicenza, orientata a tutelare la spesa sanitaria e le entrate fiscali.

Gli inquirenti, indagando sul medico, esercente anche l’attività libero professionale nel settore della medicina dello sport, hanno effettuato un’ispezione fiscale ed una correlata verifica del rispetto dell’Accordo Collettivo Nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale.

Il medico è stato segnalato per il reato di truffa aggravata in quanto, pur non possedendone i requisiti, ha percepito indebitamente compensi dal Servizio Sanitario Nazionale per oltre 75 mila euro.

La somma sarebbe stata percepita dal medico illegalmente dal servizio sanitario nazionale.

Il tutto come rimborso di visite che sarebbero state superiori a quelle consentite dal contratto.

Il giudice nel provvedimento di sequestro ha ritenuto attendibile la ricostruzione effettuata dalla Guardia di Finanza.

Pertanto, ha permesso di assicurare alle pretese dell’Erario la somma di circa 37 mila euro detenuta su due rapporti di conto corrente ed un appartamento sito in Valdagno (VI) del valore stimato di circa 63 mila euro, di cui 38 mila circa avvinti al vincolo ablatorio.

 

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