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SMI: la SISAC vuol fare saltare il banco sul rinnovo dell’ACN per la medicina generale? Intervenga il Ministro della Salute Giulia Grillo

Due settimane fa la prima riunione interlocutoria  per la ripresa delle trattative per il rinnovo dell’ACN per la medicina generale. Una riapertura accolta positivamente dalle organizzazioni sindacali, in particolare dallo SMI, Sindacato Medici Italiani, che si era detta disponibile a rivalutare attentamente” i contenuti della trattativa e le proposte” della Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati. L’obiettivo? Far recuperare ai medici il gap salariale di questi anni, nonché garantire il miglioramento economico e la creazione di adeguate condizioni di tutela.

Nel corso della seconda riunione, svoltasi ieri, tuttavia, sono emersi subito i principali nodi della discussione, con specifico riferimento alle risorse disponibili.

Alla fine – si legge in una nota dello SMI –  la trattativa è stata sospesa in base alle indicazioni delle organizzazioni sindacali presenti.

Per il Sindacato Medici Italiani erano presenti il vice segretario nazionale vicario, Luigi De Lucia, il Responsabile Area Convenzionata, Enzo Scafuro e il responsabile Assistenza Primaria, Gian Massimo Gioria.

“Vi è stato il tentativo di mortificare economicamente la classe medica non essendo stato chiarito quanto sia il riparto delle risorse nazionali e regionali messe a disposizione per la stipula dell’accordo. La SISAC – evidenzia il sindacato – sta portando avanti il progetto del regionalismo differenziato, così come voluto dalle regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna”. Ciò “a scapito della medicina generale, non chiarendo quali siano gli stanziamenti per gli accordi regionali”.

Lo SMI chiede quindi l’intervento del ministro della Salute, Giulia Grillo, perché sommando le questioni inerenti la carenza dei medici, quella dei prepensionamenti a questo pessimo accordo collettivo nazionale per i MMG, si correrà il rischio di assestare un colpo mortale all’assistenza primaria nel nostro Paese.

 

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incontro in aran

Delusione da parte dei sindacati per il sostanziale nulla di fatto che ha caratterizzato l’incontro in ARAN che avrebbe dovuto riaprire la trattativa per il rinnovo del CCNL 2016-2018

Nessun esito dall’incontro in ARAN svoltosi ieri che avrebbe dovuto riaprire la trattativa per il rinnovo del CCNL 2016-2018. “Ancora nessuna risposta, nessuna rassicurazione, in compenso tanti punti interrogativi” si legge in una nota dell’AAROI EMAC. “La controparte, in sostanza – evidenzia l’associazione degli anestesisti rianimatori – si è presentata senza alcuna proposta rispetto alle ormai note richieste dei Sindacati della Dirigenza Medica, Veterinaria e Sanitaria. In particolare, nessuna certezza è stata data sull’entità dell’incremento salariale e sulla data di partenza dello stesso che per i Sindacati dovrebbe essere il primo gennaio 2018, né tanto meno si intravedono spiragli per la RIA.

“Le nostre perplessità della vigilia sono state purtroppo confermate – afferma il presidente Alessandro Vergallo –. Ci troviamo in una situazione di stallo non molto migliorata rispetto a quella dello scorso anno, con l’aggravante che – a dire della controparte – non sarebbe possibile un rinnovo contrattuale limitato principalmente alla parte economica, come auspicato dall’AAROI-EMAC. A questa punto la strada si presenta ancora più in salita, con il forte rischio di dover riprendere la protesta. Al momento è stato fissato, in attesa della convocazione ufficiale, un prossimo appuntamento per il 21 Marzo. Abbiamo chiesto che in quella occasione venga indicata l’entità precisa delle risorse economiche per il triennio, pregiudiziale per proseguire la discussione sulla parte normativa. L’ARAN si è impegnata in tal senso. Crediamo che, quindi, il prossimo giovedì sia una giornata cardine”.

Sconcerto e perplessità sono stati espressi anche dal Fassid.

“Ancora nessuna proposta – sottolinea il Coordinatore Corrado Bibbolino – solo una nuova convocazione per il 21 marzo.  Abbiamo chiesto come gli altri certezza sulla parte economica, trattativa serrata sulla normativa e soprattutto reale difesa del SSN. L’impressione è che ci sia chi a parole esalta il SSN e nei fatti lo smantella. Senza distinzioni politiche”.

Delusione anche da parte del Sindacato Medici Italiani. “Siamo rimasti di stucco” afferma il Vice Segretario Generale Fabiola Fini. “Basta con i rinvii. Vorremmo sapere con certezza quali siano le risorse che il Governo destina per dirigenti sanitari”.

“Ormai – prosegue la rappresentante dello SMI – permane da più di 9 anni il blocco dei contratti e non ha più senso parlare di norme contrattuali senza conoscere la reale entità delle risorse economiche disponibili che puntano ad una rivalutazione dell’indennità di esclusività di rapporto e inserimento della stessa tra le voci dello stipendio tabellare e alla restituzione della RIA (retribuzione individuale di anzianità) ai fondi contrattuali”.

 

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medici precari del 118

Approvata una risoluzione che impegna la Giunta regionale ad avviare un processo di stabilizzazione dei medici precari del 118

La Terza commissione consiliare della Regione Umbria ha approvato all’unanimità la proposta di risoluzione concernente la situazione dei medici precari del 118. Il provvedimento impegna la Giunta a “promuovere azioni presso il Governo per trovare soluzioni e strumenti idonei ad avviare un processo di stabilizzazione del personale medico precario di emergenza e urgenza e a sollecitare le Asl alla verifica degli organici in dotazione per individuare gli incarichi vacanti e consentire alla Regione di pubblicare sul Bur gli ambiti territoriali carenti”.

La Risoluzione impegna inoltre il Governo regionale a “dare tempi congrui per partecipare alle domande della graduatoria di medicina generale, del 118 e della medicina di continuità assistenziale, utilizzando l’identificativo Spid (Sistema pubblico identità digitale) e di prorogare gli incarichi fino alla pubblicazione delle zone carenti”.

Erano stati i sindacati a chiedere di tutelare la situazione di quei medici che, pur senza i titoli richiesti per accedere al concorso, hanno acquisito elevate professionalità lavorando al 118.

La decisione della Terza Sezione consiliare, commenta lo Smi (Sindacato Medici Italiani) “rappresenta un primo passo importante”. La sezione umbra dell’organizzazione si batte, da tempo, per la pubblicazione delle zone carenti di 118, secondo quanto previsto dall’Accordo Collettivo Nazionale. “Aspettiamo che tali zone siano definite da circa sei anni” evidenzia il segretario regionale Maurizio Lucarelli. Ciò al fine di “valutare quanto sia il fabbisogno di personale medico e sanitario per la medicina d’urgenza in tutta la regione”.

“E’ giunto il momento – aggiunge Lucarelli – che ai medici con incarico a tempo determinato sia riconosciuto la possibilità di una stabilizzazione. Ma la normativa vigente non prevede nulla per i medici che non abbiano il titolo specifico per concorrere alle zone carenti. Questa impasse, che penalizza la medicina di emergenza e il 118, mettendo a rischio la salute dei cittadini, può essere superata anche con un atto politico regionale che riconosca il lavoro di quei medici che per anni ha sostenuto un servizio medico essenziale per tutta la comunità umbra, come il 118. Si metta fine – conclude il rappresentante sindacale – a un’odiosa situazione di precarietà in sanità e si garantisca la salute di tutti i cittadini umbri”.

 

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AUTONOMIA DIFFERENZIATA, SMI: BENE PRIMO RIPENSAMENTO DEL GOVERNO

rinnovo

Lo annuncia il Sindacato Medici Italiani, i cui rappresentanti sono stati convocati presso la Sisac. Oggetto dell’incontro il rinnovo dell’Accordo Nazionale di Categoria

“Oggi siamo stati alla sede nazionale della SISAC (Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati) di Roma perché convocati per la ripresa delle trattative per il rinnovo dell’ACN”. Lo annuncia in lo SMI (Sindacato Medici Italiano) che ha partecipato alla prima riunione interlocutoria. Presenti per l’organizzazione sindacale Luigi De Lucia, vice segretario nazionale vicario, Enzo Scafuro, responsabile nazionale di area e Gian Massimo Gioria, responsabile nazionale di settore.

L’Associazione “valuta positivamente la riapertura delle trattative sindacali”. L’obiettivo, spiega una nota è quello di far recuperare ai medici il gap salariale di questi anni, nonché garantire il miglioramento economico per l’intera categoria e la creazione di adeguate condizioni di tutela.

“Lo SMI rivaluterà attentamente i contenuti della trattativa e le proposte di SISAC”.

Queste, spiega il Sindacato, dovranno essere finalizzate a una difesa forte della medicina generale e prefigurare un investimento notevole per la medicina del territorio.

La SISAC, in accordo le OO.SS, ha proposto una serrata calendarizzazione con un elenco di priorità da trattare con date già stabilite. “Per questo – evidenzia lo SMI – abbiamo dichiarato la nostra piena disponibilità all’analisi ed alla stesura degli argomenti posti alla discussione”.

All’incontro hanno preso parte – oltre allo SMI – Fimmg, Snami e l’Intesa sindacale composta da Cisl Medici, FP Cgil Medici, SIMET e Sumai. Tra i principali nodi figurano le risorse. Come riporta il Sole 24 Ore, a disposizione ci sono 171 milioni per l’assistenza primaria e 23 milioni per la guardia medica.  Per i medici del 118 pagati con la convenzione sono previsti 6 milioni mentre lo stanziamento per la medicina dei servizi ammonta a 2 milioni. Il prossimo incontro è previsto per il 14 marzo.

 

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autonomia differenziata

Soddisfazione per le dichiarazioni del Ministro della Salute, Giulia Grillo, sull’allarme lanciato dai medici in tema di autonomia differenziata

“Apprendiamo con soddisfazione l’avvio di una riflessione nel Governo sugli effetti che la cosiddetta autonomia differenziata potrebbe causare alla unitarietà, su tutto il territorio nazionale,  delle erogazioni dei servizi e in particolare di quelli per la tutela della salute. In questo senso le dichiarazioni del ministro per Salute, Giulia Grillo che sottolineano un sostegno ai principi di equità in sanità, fanno bene sperare”. Così il  Segretario Generale dello SMI (Sindacato Medici Italia), Pina Onotri sulla risposta della titolare del dicastero di Lungotevere Ripa all’allarme lanciato dai sindacati di area medica relativo ai rischi per il Servizio sanitario nazionale derivanti dal regionalismo differenziato.

Per la rappresentante sindacale adesso occorre affrontare seriamente la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni (LEP), non ancora normati con una legge. E’ infatti necessario che in tutta Italia via siano regole certe per le erogazioni tutte le prestazioni, comprese quelle mediche e sanitarie.

“Il Governo e il Parlamento s’impegnino per rimuovere le cause per cui intere Regioni del nostro paese usufruiscono di un minore livello di servizi pubblici, in quantità e in qualità, rispetto al resto dell’Italia e in particolare nella sanità e nell’assistenza. L’autonomia differenziata – conclude Onotri – non può diventare la pietra tombale del Servizio Sanitario Nazionale. Si apra una discussione nel Paese con le professioni mediche e sanitarie”.

Le dichiarazioni di Grillo sono state accolte con soddisfazione anche dalla Federazione nazionale dei medici.

“Non avevamo dubbi sulla sensibilità e sull’impegno del Ministro per una salute e una sanità uguali per tutti i cittadini – ha dichiarato il presidente Anelli –. Siamo sicuramente accanto a lei in questa battaglia per la difesa della nostra Costituzione e del Servizio Sanitario nazionale, che si regge sulla solidarietà, universalità ed equità, garantendo uguali diritti alle persone, ovunque nascano, ovunque vivano e ovunque si ammalino”.

“Al Ministro – aggiunge Anelli – vogliamo far sapere che, come medici e odontoiatri, al servizio del Paese, contiamo su di lei, perché sappia guidare le scelte del Governo in modo da garantire proprio questi principi di equità, universalità e solidarietà che finora hanno contraddistinto il nostro sistema Salute”.

 

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stabilizzazione

Borgese (SMI): stabilizzazione sana una condizione di precarietà ormai diventata insopportabile per chi opera nel settore della medicina di emergenza

Il Governo ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale il provvedimento di stabilizzazione, da parte della Regione Piemonte, di oltre 80 medici che prestano servizio sulle ambulanze del 118 con contratti a tempo determinato. La norma, approvata lo scorso dicembre, dispone che i medici in servizio presso il 118 con contratti a tempo determinato o comunque con rapporti di lavoro flessibile, e con un’anzianità lavorativa di almeno tre anni, possano accedere alle procedure di assegnazione degli incarichi convenzionali a tempo indeterminato anche senza aver superato il corso di Medicina generale, ma solo quello di Emergenza territoriale.

Un provvedimento che, come spiega l’assessore regionale alla Sanità piemontese Antonio Saitta, sarebbe necessario per evitare l’interruzione del servizio 118. “Una soluzione di buonsenso, peraltro condivisa in modo trasversale dal Consiglio regionale, a un problema che si ripropone da molto tempo. Il nostro obiettivo – spiega l’Assessore – è infatti quello di garantire sia la continuità del servizio che la tutela dei medici impegnati”.

“Continueremo dunque a difendere le nostre ragioni con il Governo e presso la Corte Costituzionale” annuncia il componente della Giunta regionale.  L’esecutivo gialloverde, secondo Saitta, “mette a rischio un servizio indispensabile: non conosce la realtà piemontese e ha preferito impugnare la nostra legge invece di informarsi. Invito l’Ordine dei medici a far sentire la sua voce al nostro fianco”.

Sulla vicenda è intervenuto anche lo SMI (Sindacato Medici Italiano).

La stabilizzazione dei medici – spiega  Maurizio Borgese, Responsabile Nazionale Settore convenzionati Est (emergenza servizio territoriale) 118 – “riguarda quel personale che lavora già da anni ( 5-9 anni)all’interno del servizio del 118 ma che fino ad oggi non è stato possibile assumere a tempo indeterminato. E’ una misura “che sana una condizione di precarietà ormai diventata insopportabile per chi opera nel settore della medicina di emergenza”. La disposizione regionale, peraltro – aggiunge Borgese -, “non comporta oneri aggiuntivi per il bilancio regionale e neanche per la tesoreria dello Stato”.

Lo SMI da anni sostiene che il sistema del 118 debba  far leva  su medici dipendenti che possano contare su una continua formazione professionale  aziendale. Da qui l’appello al Governo affinché receda dalla sua decisione di impugnare la legge in questione. “Se così non fosse – conclude Borgese – prenderemo in serio esame di dichiarare  lo stato di agitazione della categoria”.

 

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regionalismo differenziato

Il Sindacato Medici Italiani lancia una raccolta firme contro il regionalismo differenziato chiamando in causa, con una lettera aperta, i primi cittadini in quanto “responsabili della condizione di salute della popolazione dei propri territori”

Prendere posizione contro il regionalismo differenziato. E’ l’obiettivo della raccolta di firme lanciata dallo SMI (Sindacato Medici Italiani) presso studi medici, ambulatori e ospedali di tutto il Paese.

La stessa richiesta viene sottoposta, con una lettera aperta,  ai sindaci italiani. Questi, infatti, “per il nostro ordinamento sono i primi responsabili della condizione di salute della popolazione dei propri territori”. A sottolinearlo è il segretario generale dell’Associazione, Pina Onotri.

 “Vorremmo costruire insieme – spiega Onotri – un percorso per tutelare l’universalismo del Servizio Sanitario Nazionale e bloccare il provvedimento in arrivo in Parlamento che sancisce il regionalismo differenziato”.

L’autonomia differenziata prevede che ulteriori materie legislative, tra cui la sanità, siano date in esclusiva gestione alle regioni, sottraendole alla gestione congiunta dello Stato.

Inoltre, la decisione di destinare la quasi totalità dei proventi dei residui fiscali alle Regioni del Nord metterebbe in crisi il sistema perequativo dello Stato. In tal modo, secondo lo SMI, sarebbero a rischio “lo stato sociale, le infrastrutture, l’istruzione e la sanità di tutto il Paese”.

“Si assicurino a tutti i Comuni del nostro Paese – conclude Onotri – uguali prestazioni mediche e sanitarie e accesso alle cure per tutti i cittadini”.

Sul no al regionalismo differenziato, lo SMI ha avviato, anche, una petizione online sulla piattaforma Change.org indirizzata al Premier Giuseppe Conte. “Si apra, da subito, un dibattito partecipato con le professioni mediche, con quelle sanitarie, con le associazioni dei malati, con le istituzioni – si legge nel testo – per continuare ad assicurare il carattere di universalità all’assistenza medica e sanitaria in tutto il Paese. Si rinvii la scelta di volere votare tra pochi giorni in Parlamento la cosiddetta autonomia differenziata”.

 

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Il Sindacato Medici Italiani auspica un intervento di tutte le istituzioni per far fronte all’escalation di violenze nei confronti di medici e infermieri registrata negli ultimi giorni nel capoluogo partenopeo. Esposito: necessario decongestionare i pronto soccorso

“La situazione a Napoli e nella Campania è allarmante”. Dallo SMI (Sindacato Medici Italiani) arriva un appello a tutte le istituzioni affinché intervengano per fare fronte all’escalation di aggressioni contro gli operatori sanitari partenopei. Il Sindacato si rivolge, in particolare, al Ministro della Salute, Giulia Grillo e al presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli.

Sarebbero dodici, in totale, gli episodi di violenza registrati nella scorsa settimana sul territorio partenopeo. Di queste – come riporta il segretario aziendale dello SMI dell’Asl Napoli 1, Ernesto Esposito –  otto si sarebbero verificati tutte all’ospedale Vecchio Pellegrini. Le vittime sono medici e infermieri che – sottolinea il Sindacato – “hanno continuato a prestare le loro cure nonostante le violenze subite”. Una simile concentrazione di aggressioni nelle stesse ore e nello stesso presidio – a detta dell’organizzazione – “non si è mai vista prima”.

Per Esposito, occorre “decongestionare i pronto soccorso della città di Napoli al più presto possibile  utilizzando al meglio i presidi territoriali pubblici già presenti”.

Il riferimento è alle strutture  S.Gennaro, Annunziata, Incurabili, Loreto Crispi. Presidi che “necessitano di riorganizzazione per fare filtro”.

“È necessario – prosegue – indirizzare i pazienti presso le strutture territoriali previste dalla legge Balduzzi  e dall’accordo collettivo Nazionale della medicina generale attualmente vigenti in Italia”. Solo così, secondo il rappresentante sindacale, sarà possibile evitare l’iperafflusso presso i pronto soccorso del capoluogo campano, ponendo fine a “questa visione ospedalocentrica”.

Secondo lo SMI sarebbe “un gravissimo errore politico organizzativo”, soprattutto a Napoli, “depotenziare fino a distruggere con una lenta agonia le strutture territoriali attualmente presenti”. In tal modo si finirebbe, infatti, per ingolfare ulteriormente i pronto soccorso già al collasso.

 

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autonomia differenziata

Il Sindacato Medici Italiano lancia una petizione chiedendo il rinvio del voto parlamentare sul sistema di autonomia differenziata per le Regioni

Rinviare la scelta di votare tra pochi giorni in Parlamento la cosiddetta autonomia differenziata. Questo l’obiettivo di una petizione promossa dal Sindacato Medici Italiani e disponibile su Change.org. I destinatari sono il Premier Giuseppe Conte, il Ministro per  gli Affari Regionali e le autonomie, Erika Stefani e il Ministro della Salute, Giulia Grillo. Una lettera aperta, inoltre, verrà inviata  ai  deputati e ai senatori  di tutti i gruppi politici.

L’iniziativa parte dei medici di famiglia e dai pediatri, dagli specialisti ambulatoriali, da quelli dell’emergenza territoriale, dalle ex guardie mediche e dalla dirigenza sanitaria.

Per il Sindacato occorre, invece, “aprire nel Paese un dibattito partecipato con le professioni mediche, con quelle sanitarie, con le associazioni dei malati, con le istituzioni per continuare ad assicurare il carattere di universalità all’assistenza medica e sanitaria in tutta Italia”.

Lo SMI – si legge in una nota – si mobilita nel Paese per raccogliere migliaia di firme affinché il  regionalismo differenziato “non rappresenti la pietra tombale del SSN”.

Il sistema prevede che ulteriori materie legislative (sanità, istruzione, tutela dell’ambiente, ecc.)  vengano date in esclusiva gestione alle regioni, sottraendole alla gestione congiunta dello Stato.

In particolare l’allarme dello SMI riguarda la possibilità per le Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna di rimuovere i vincoli di spesa relativi alle politiche di gestione del personale dipendente convenzionato o accreditato. “Avranno mano libera in materia di accesso alle scuole  nazionali di specializzazione e potranno stipulare specifici accordi con le università presenti sul territorio regionale. Potranno, inoltre, redigere contratti a tempo determinato di specializzazione lavoro per medici, alternativi al percorso delle scuole nazionali di specializzazione”.

“In questo modo – avverte il Sindacato –  il Servizio Sanitario Nazionale abbondonerà il suo carattere omogeneo e sarà trasformato in una somma di servizi sanitari regionali”.

 

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continuità assistenziale

Per il Sindacato Medici Italiani il servizio di continuità assistenziale va garantito a tutti i cittadini italiani. La proposta dei micro team intaserebbe ulteriormente gli ospedali

“Siamo nettamente  contrari  alla proposta di ridimensionare il servizi di continuità assistenziale (ex guardia medica) in Campania. Questa decisione lede il diritto all’assistenza medica garantito a tutti i cittadini italiani”. Così il Segretario Regionale della Campania dello SMI (Sindacato Medici Italiani), Luigi De Lucia.

“Non ci convincono i cosiddetti micro team, sponsorizzati dalla  Fimmg e la scelta di scaricare compiti impropri  (magari allargando l’uso dei codici bianchi)  sul 118 e sui Pronto Soccorso. Questa decisione – aggiunge il rappresentante sindacale – intaserebbe ulteriormente i nostri ospedali. Siamo contrari alla continuazione di una trattativa, che sancisce lo smantellamento della continuità assistenziale h. 24. Così come, siamo in tetto disaccordo con le posizioni della Fimmg che sostiene questa manovra odiosa contro  i lavoratori e contro i cittadini”.

Per lo SMI va ribadito che il servizio di guardia medica è finalizzato ad effettuare interventi di natura indifferibile.

“Quindi – specifica De Lucia – per quei casi che non possono attendere l’assistenza dei medici di famiglia il mattino a partire dalle 8,00”.

Per queste ragioni, “unitamente al fatto che vanno garantiti i Lea in modo uniforme in tutto il Paese” il Sindacato Medici Italiani “mobiliterà medici e lavoratori della sanità contro la volontà della V Commissione della Regione Campania di volere far  passare questa odiosa proposta”.

“Valuteremo tutte le azioni, anche eventuali ricorsi legali  (un ricorso al Consiglio di Stato il nostro sindacato lo presentò sulla stessa questione alcuni anni fa) per mantenere in piedi  i servizi di Continuità assistenziale senza chiudere il servizio notturno ai cittadini”.

“Vorremmo,  invece, chiedere alla Regione Campania – conclude De Lucia – quanti siano gli  accessi effettuati ai servizi offerti la notte e nei festivi dalla ex guardia medica di  Napoli e nella nostra regione per far emergere la grande utilità sociale di questo servizio”.

 

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