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TESSERA CARD SANITARIA

I cittadini possono segnalare incongruenze e opporsi all’invio dei dati dal Sistema TS all’Agenzia delle Entrate

Sono disponibili sul sito web www.sistemats.it i servizi telematici rivolti a tutti i cittadini per consultare le proprie spese sanitarie trasmesse al Sistema TS (Tessera Sanitaria). Si tratta dei dati impiegati per la predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Lo rende noto il Ministero dell’Economia e delle Finanze, chiarendo che è altresì possibile esportare tali dati, nonché visualizzare alcune statistiche. Tra queste, ad esempio, la ripartizione delle spese, sia per tipologia erogatore che per tipologia di spesa, e la relativa distribuzione mensile.

I cittadini possono poi segnalare eventuali incongruenze relative a importi, classificazione della spesa o titolarità del documento fiscale. Il Sistema TS provvede a trasmettere telematicamente le segnalazioni al soggetto che ha effettuato l’invio, affinché possa procedere alla eventuale correzione dell’anomalia. Tale funzionalità è disponibile per i dati relativi all’anno 2019 (fino al 31 gennaio 2020).

E’ inoltre possibile esercitare l’opposizione all’invio dei dati alle Entrate per la predisposizione della dichiarazione precompilata.

Tale funzionalità, secondo le indicazioni condivise con il Garante per la protezione dei dati personali, è disponibile annualmente, solo nel mese di febbraio. In caso di opposizione il Sistema TS non renderà disponibili all’Agenzia i relativi dati.

Per fruire del servizio, attraverso il sito web www.sistemats.it, vi sono varie modalità di accesso. In particolare, è possibile utilizzare lo SPID, ovvero il Sistema Pubblico di Identità Digitale. In alternativa si può accedere con le credenziali  Fisconline rilasciate dall’Agenzia delle entrate o mediante Tessera sanitaria (TS e TS-CNS), precedentemente attivata secondo le indicazioni regionali. In quest’ultimo caso il cittadino deve disporre di un lettore di smart card e dei codici PIN, PUK e codice di identificazione CIP.

 

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rimborso spese sanitarie

Un giudice pugliese si è trovato a deliberare sulla domanda di rimborso delle spese sanitarie presentata da un malato oncologico effettuate in urgenza terapeutica

Una interessante sentenza del Giudice di Pace di Lecce (n. 748/2018) che affronta un tema assai delicato che concerne il diritto all’assistenza sanitaria pubblica ( rimborso spese sanitarie nel caso de quo), in teoria garantito dall’articolo 32 della Costituzione.

In particolare, il giudice pugliese si è trovato a deliberare sulla domanda di rimborso presentata da un malato oncologico il quale aveva dovuto ricorrere urgentemente a una struttura privata non convenzionata con il Servizio sanitario nazionale per l’esecuzione di un controllo TAC (connesso con la patologia da cui egli era afflitto).

Dopo essersi rivolto invano a strutture convenzionate con le Asl di Brindisi, Lecce e Napoli, l’attore aveva deciso di effettuare l’esame presso un centro di medicina nucleare privato e aveva dovuto sborsare, di tasca propria, la somma di euro 1.802.

Nel corso del giudizio era emerso, da un lato che il paziente effettivamente si era trovato nell’urgenza assoluta di svolgere quell’esame e, dall’altro, che egli non aveva potuto accedere, in tempi ragionevoli, alle strutture sanitarie pubbliche o convenzionate con il pubblico così da trovarsi obbligato a  rivolgersi al centro di medicina nucleare privato.

Il giudice di pace ha messo in evidenza come, nel caso di specie, trovi applicazione quel diritto costituzionalmente garantito e intangibile connesso a un valore non negoziabile quale deve considerarsi, a tutti gli effetti, il diritto alla salute di cui all’articolo summenzionato della nostra Carta fondamentale.

La regola vigente in casi consimili è che il cittadino – se vuole usufruire della gratuità della prestazione – deve rivolgersi alle strutture pubbliche ovvero a quelle private convenzionate con il Servizio sanitario nazionale e può chiedere il rimborso delle spese sanitarie sostenute (per aver voluto eseguire l’esame presso un centro privato non convenzionato) solo nel caso in cui egli sia stato preventivamente ed espressamente approvato da un provvedimento delle autorità competenti.

Nel caso di specie, tale nulla osta non c’era e, tuttavia, il giudice ha riconosciuto il buon diritto dell’attore in quanto sussistevano ragioni di assoluta urgenza tali da rendere non differibile il percorso diagnostico prescelto. Ergo, siffatti motivi – laddove ne sia appurata l’effettiva esistenza nel caso concreto – giustificano, e legittimano, il ricorso alle strutture private pur in assenza di una esplicita preventiva autorizzazione degli enti deputati a rilasciarla.

Essi  giustificano, altresì, anche il diritto del cittadino al rimborso di quanto speso per essersi sottoposto non già a un esame qualsivoglia (in quanto tale differibile nel tempo) quanto piuttosto a un esame quoad vitam,  cioè salva vita.
Altrimenti detto, solo l’esecuzione in tempi celeri (se non immediata) di tale esame avrebbe potuto consentire al malato di affrontare con discrete probabilità di successo l’incombere della patologia. Di talché, pur in assenza di un apposito ‘permesso’, egli deve essere rifuso di quanto speso presso la struttura privata non convenzionata con la pubblica amministrazione.

In definitiva, per quanto anzidetto, la P.A. non ha alcun potere discrezionale di incidere su un diritto intangibile (come quello alla salute). In ispecie, quando ricorrano circostanze contingenti connotate dall’impellenza tali da legittimare il cittadino – in assenza di un’adeguata copertura da parte del SSN –  a beneficiare di  soluzioni alternative presso strutture private.

Stiamo parlando, dunque, di posizioni soggettive “a nucleo rigido” e non “a nucleo variabile”: nelle seconde è accettabile (e comprensibile) un potere discrezionale da parte della pubblica amministrazione idoneo a derubricare i diritti a meri interessi legittimi per effetto di una valutazione di bilanciamento dei bisogni coinvolti. In presenza delle seconde, invece, proprio perché è implicata una dimensione costituzionale non negoziabile, viene meno ogni pretesa ‘selettiva’ da parte delle autorità  deputate a decidere.

In tali casi, il cittadino potrà avvalersi dei servigi a pagamento di centri di diagnostica e di terapia privati con la consolante certezza di ottenere poi il dovuto ristoro ad opera del Servizio sanitario nazionale. E ciò in ossequio a quel principio di tendenziale gratuità e di universalità assoluta delle cure che caratterizza la nostra carta costituzionale e che il giudice di pace il Lecce ha avuto il merito di rammentarci.

Avv. Francesco Carraro
Foro di Padova

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Tutto pronto per la messa a punto della dichiarazione dei redditi precompilata da parte dell’Agenzia delle entrate. Ecco le tempistiche per chi decide di non inserire le spese sanitarie.

Ci sarà tempo fino all’8 marzo per dire di no all’inserimento, nella dichiarazione dei redditi precompilata, delle spese sanitarie.

Già, perché se da un lato è ormai tutto pronto per l’arrivo della precompilata, dall’altro c’è una data per precisa da tener presente per chi si oppone all’inserimento delle spese sanitarie.

Per coloro i quali opereranno tale scelta, sarà infatti possibile poi inserire da sé le voci in dichiarazione.

In vista di ciò, è possibile consultare online le proprie spese sanitarie sul sito del Sistema tessera sanitaria. L’accesso è possibile, appunto, fino al prossimo 8 marzo.

Entro la stessa data si potrà richiedere l’eliminazione dal sistema delle spese che non si vogliono far apparire nella dichiarazione.

Per accedere occorre andare sul sito. Qui sono raccolte le spese documentate da scontrini, ricevute fiscali e fatture, emesse dalle strutture sanitarie (farmacie, parafarmacie, Asl, laboratori, ambulatori, ospedali, case di cura, ottici, eccetera).

Ma anche quelle emesse dai medici chirurghi, odontoiatri, psicologi, e dai professionisti sanitari (infermieri, tecnici di radiologia).

Insomma, da tutti i soggetti che hanno l’obbligo di comunicare i dati all’Agenzia delle entrate.

Altro aspetto importante: nella lista compaiono anche le spese veterinarie.

Ora, a tutela dei propri dati personali sensibili, come quelli relativi alle spese sanitarie, è possibile fare opposizione all’uso di questa documentazione.

Per tale motivo, si può evitareche scontrini e fatture siano inseriti automaticamente nella dichiarazione precompilata.

In questo modo si eviterà che vengano visualizzate dai familiari dei quali si è fiscalmente a carico.

Sul proprio conto sarà possibile inserire in un secondo momento le spese sanitarie in questione nella dichiarazione. In tal modo si eviterà di perdere le relative detrazioni.

Ma in che modo si può evitare l’invio dei dati qualora non si volesse?

Per farlo, occorre accedere all’area personale utilizzando le credenziali Fisconline.

Oppure la tessera sanitaria con microchip (Carta nazionale dei servizi – CNS) abilitata.

In tal modo sarà possibile selezionare le singole voci che non dovranno essere inserite in automatico nella dichiarazione.

 

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CAMERA – La Commissione Finanze ha svolto l’audizione della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, sulle tematiche relative agli adempimenti a carico dei professionisti in merito alla trasmissione delle spese sanitarie ai fini della predisposizione del modello 730 precompilato.

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