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superbatteri resistenti ai farmaci

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superbatteri resistenti ai farmaci

Nel nostro Paese si registra il maggior numero di morti a livello europeo causate da superbatteri resistenti ai farmaci

Mani poco pulite, abuso di antibiotici anche nel mondo animale, troppo turnover di pazienti in ospedali e residenze anziani per i pochi posti letto. Sono i principali fattori che fanno dell’Italia il Paese dell’UE in cui si registra il maggior numero di morti da superbatteri resistenti ai farmaci.

In Europa l’antibiotico-resistenza ha provocato in un anno 33.110 decessi soprattutto fra senior e bimbi nei primi mesi di vita. Un terzo delle vittime – oltre 10mila – riguardano il nostro Paese.

Il tema è in cima alle agende delle istituzioni di tutto il mondo. Tutte hanno elaborato algoritmi e linee guida per la gestione di quelli che gli esperti definiscono “numeri sconvolgenti”.

“Attualmente qualunque tipo di infezione, dalle più banali come semplici infezioni cutanee o urinarie, a infezioni gravi quali polmoniti e sepsi, può essere causato da batteri antibiotico-resistenti”. A spiegarlo è Marco Tinelli, tesoriere della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali).

“Sembra un paradosso – osserva – ma anche una persona che non ha mai preso antibiotici corre il rischio di avere un’infezione da batteri resistenti”. Il rischio si presenta soprattutto se si trova in ospedale o nelle altre strutture di assistenza sanitaria. I batteri, infatti, non conoscono frontiere. “Le stesse resistenze che si trovano in Europa o negli Stati Uniti si possono evidenziare in villaggi sperduti in Africa e in America Latina”.

A livello internazionale, il 63% delle infezioni da superbatteri risulta correlato all’assistenza sanitaria e socio-sanitaria.

In Italia, secondo l’Iss, su 9 milioni di ricoveri ogni anno si riscontrano da 450mila a 700mila casi di infezioni ospedaliere (5-8% del totale degenti).

Tra le cause principali dell’antibiotico-resistenza “vi è sicuramente la scarsa tendenza a lavarsi frequentemente le mani”. E’ quanto emerge da una ricerca che sarà presentata a Milano, in occasione del VII Congresso Internazionale AMIT – Argomenti di Malattie Infettive e Tropicali, in programma il 14 e 15 marzo.

In Italia, l’uso delle soluzioni alcoliche come detergenti risulta essere, secondo un report dell’Ecdc, tra i più bassi nell’Unione europea. Tra gli altri fattori scatenanti figurerebbe poi “la non oculata e inappropriata gestione degli antibiotici negli animali da allevamento e nel territorio per la prevenzione delle infezioni”, con un rischio di induzione di resistenze che coinvolge anche la salute umana. Le deiezioni degli animali, infatti, contengono batteri ad alta resistenza che si diffondono nei terreni circostanti gli allevamenti stessi, nelle acque di scolo e quindi nei fiumi e laghi.

Infine, “l’antibiotico-resistenza è dovuta al trasferimento genico delle resistenze da un batterio all’altro e all’esagerato turnover dei pazienti nelle strutture sanitarie (ospedali, Rsa) dovuto a una cronica mancanza di posti letto”.

 

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