Tags Posts tagged with "udienza"

udienza

Contro il verbale di accertamento di violazione del codice della strada, il conducente proponeva opposizione dinanzi al Giudice di Pace di Milano; nel giudizio si costituiva anche il comune meneghino depositando gli atti relativi all’accertamento

L’opponente, eccepiva la decadenza dell’Amministrazione dalla produzione documentale, in quanto la costituzione era avvenuta tardivamente, oltre il termine di dieci giorni prima dell’udienza.
Ma il giudice di primo grado rigettava tale opposizione, rilevando che l’anzidetto termine, accordato alla Amministrazione per il deposito dei documenti, non deve intendersi perentorio.
Il Tribunale di Milano confermava la sentenza, cui seguiva il ricorso per Cassazione.
Ci si domanda se il termine di 10 giorni, accordato alla PA per la produzione documentale in un procedimento di opposizione a verbale di contestazione del codice della strada sia previsto a pena di decadenza.
Come noto, in base all’art. 7 del d.lgs. n. 150 del 2011, «le controversie in materia di opposizione al verbale di accertamento di violazione de codice della strada si cui all’art. 204-bis del d.lgs n. 285/1992, sono regolate dal rito del lavoro (…)».
A tal proposito il ricorrente, aveva fatto menzione dell’art. 2 del d.lgs. n. 150/2011 che contiene un elenco delle norme del rito lavoro non applicabili alle controversie in materia di opposizione al verbale di accertamento del codice della strada. Tra queste compare, l’art. 416 c.p.c. sulla costituzione del convenuto.
Perciò, in assenza di diversa disposizione dell’art. 7, la costituzione dell’amministrazione – per il ricorrente – doveva intendersi soggetta al termine di cui all’art. 416 c.p.c., con conseguente decadenza della produzione documentale effettuata oltre tale termine.

Ma i giudici della Cassazione non hanno accolto il motivo di ricorso.

La decisione impugnata era, infatti, in linea con il consolidamento orientamento giurisprudenziale secondo cui «le norme processuali contenute nell’art. 416 c.p.c. non sono state modificate da alcuna disposizione del D.Lgs. n. 150/2011 art. 7 e, quindi, devono ritenersi applicabili anche nei confronti dell’Amministrazione convenuta, che non si costituisce in giudizio o che si costituisce tardivamente o che costituendosi tempestivamente non indichi, nella memoria di costituzione, i mezzi di prova o non depositi contestualmente la documentazione della quale intenda avvalersi. In tali casi la sanzione prevista è la decadenza».
Quanto al termine di costituzione in giudizio per la stessa Amministrazione, in passato non si è mai dubitato che il termine di 10 giorni, ad essa assegnato per il solo deposito di documenti relativi all’atto sanzionatorio, non avesse natura perentoria, proprio perché, tra l’altro, esso consente una più compiuta conoscenza da parte del giudice e della stessa parte opponente di tutto ciò che è stato accertato e valutato dall’amministrazione ai fini della adozione e notifica di quella sanzione.
Ebbene, la nuova normativa, da un lato, indica un termine per il deposito in giudizio della documentazione strettamente inerente l’atto opposto (comma 7) e, dall’altro, rende applicabile (comma 1), l’art. 416 c.p.c. con le relative preclusioni alla documentazione da produrre, di cui l’Amministrazione intenda avvalersi.
Si tratta quindi, di una diversa documentazione comprendente non solo quella strettamente connessa all’atto impugnato, ma anche di tutti quegli atti di cui l’Amministrazione intenda avvalersi in giudizio e dunque, più ampia della prima.

Ciò detto, non restava che verificare la natura, perentoria o meno del termine di 10 giorni previsto dal comma 7.

Ebbene, per i giudici del Supremo Collegio, tale termine deve essere qualificato come ordinario, sia in ragione dell’assenza di una specifica previsione in senso diverso, sia in ragione degli arresti giurisprudenziali ormai consolidati al riguardo.
Ne deriva che nel giudizio di opposizione contro il verbale di infrazione al codice della strada, il comune non decade se non si costituisce entro il predetto termine di dieci giorni prima dell’udienza.
Il ricorso è stato perciò, respinto e confermata la sanzione irrogata in via definitiva.

La redazione giuridica

 
Leggi anche:
MANTO STRADALE DISSESTATO: IL COMUNE RIPARA I LUOGHI SUBITO DOPO L’INCIDENTE

Nel contrasto tra due dispositivi, prevale quello portato a conoscenza delle parti mediante lettura in udienza, potendosi ravvisare nullità solo nel caso di insanabile contrasto tra il dispositivo e la motivazione della sentenza

La vicenda

La vicenda trae origine da una causa di lavoro. L’azione era stata intrapresa dal dipendente di una società operante nel settore dell’acciaio, dinanzi al Tribunale di Parma, al fine di vedere accertata la risoluzione del rapporto di lavoro, per aver rassegnato le proprie dimissioni per giusta causa, nel rispetto del patto di non concorrenza. Aveva perciò, chiesto la condanna della società al pagamento della somma di Euro 16.750,89 quale corrispettivo per detta pattuizione.
Ma quest’ultima, costituitasi in giudizio, domandava in via riconvenzionale, la condanna del predetto, al pagamento della penale contrattualmente prevista. E il giudice di primo grado l’accoglieva, respingendo il ricorso principale.
Senonché, in appello, la corte territoriale riformava la decisione, condannando la società datrice di lavoro al pagamento della somma di 14.000 euro, nonché alla rifusione delle spese del grado di giudizio, liquidate in 1.900 euro.
Ebbene proprio su quest’ultimo punto si sono pronunciati i giudici della Cassazione.
Il ricorrente, prospettava un insanabile contrasto fra il dispositivo letto in udienza e quello riprodotto in sentenza tale da rendere nulla la sentenza impugnata.
Ed invero, il dispositivo della sentenza di appello letto in udienza, con riferimento alla regolazione delle spese, prevedeva la condanna della società soccombente alla rifusione delle spese di lite del doppio grado “liquidate in complessivi Euro 4.000,00…quanto al primo grado ed in complessivi Euro 2.000,00…” quanto al giudizio di gravame; nella motivazione della sentenza impugnata era stata invece, disposta la condanna della stessa società al pagamento delle spese del grado di appello, liquidate nella misura di Euro 1.900,00, condanna riproposta nel dispositivo apposto in calce alla motivazione.

Ma per i giudici della Cassazione il motivo era infondato.

Secondo l’insegnamento costante della Suprema Corte, in tema di processo del lavoro, il dispositivo letto in udienza e depositato in cancelleria ha una rilevanza autonoma poiché racchiude gli elementi del comando giudiziale che non possono essere mutati in sede di redazione della motivazione e non è suscettibile di interpretazione per mezzo della motivazione medesima, sicché le proposizioni contenute in quest’ultima e contrastanti col dispositivo devono considerarsi come non apposte e non sono suscettibili di passare in giudicato od arrecare un pregiudizio giuridicamente apprezzabile.
Nel contrasto tra i due dispositivi, prevale, quindi, quello portato a conoscenza delle parti mediante lettura in udienza, potendosi ravvisare nullità solo nel caso di insanabile contrasto tra il dispositivo letto in udienza e la motivazione della sentenza, laddove, ove la motivazione sia coerente con il dispositivo letto in udienza, quello difforme trascritto in calce alla sentenza è emendabile con la procedura di correzione degli errori materiali (vedi Cass. 12/5/2008, n. 11668; Cass. 9/8/2013, n. 19103).
Nel caso in esame, non era ravvisabile la nullità della sentenza d’appello, posto che non vi era “un insanabile contrasto fra il dispositivo letto in udienza e la motivazione della sentenza impugnata, essendo chiara, in tale contesto, l’applicazione del principio di soccombenza quale corollario della riforma della sentenza di primo grado da parte della Corte di merito, per l’effetto di una diversa valutazione delle risultanze istruttorie acquisite”.
Si trattava piuttosto, di una mera ipotesi di divergenza quantitativa, in senso lato, fra le statuizioni di condanna previste nei due dispositivi, facilmente emendabile mediante il ricorso al procedimento di correzione di errore materiale.
Per tali motivi, il ricorso è stato respinto!

La redazione giuridica

 
Leggi anche:
FALSE INFORMAZIONI AL PUBBLICO MINISTERO: IL GIUDICE SOSPENDE IL PROCESSO

In tema di legittimo impedimento per concomitante impegno professionale, l’obbligo di diligenza gravante sul difensore gli impone di dare preferenza alla posizione processuale che risulterebbe maggiormente pregiudicata dalla mancata trattazione del giudizio

La vicenda

Un processo penale in materia di abusivismo edilizio. L’imputato, condanno in primo e secondo grado di giudizio, impugnava la decisione della corte d’appello di Napoli, dinanzi ai giudici della Cassazione.
Con un primo motivo la difesa deduceva il vizio di motivazione con riferimento all’ordinanza pronunciata dal giudice di primo grado che aveva ritenuto non legittimo un impedimento del difensore, anche se sufficientemente documentato e tempestivamente segnalato.
Ed invero, l’avvocato aveva dedotto di non poter prendere parte all’udienza, in difesa del suo assistito, perché impegnato in un’altra causa nel diverso Tribunale di Nocera Inferiore.
Sul punto si sono espressi anche i giudici della Cassazione, i quali tuttavia, non hanno accolto il motivo di ricorso perché inammissibile.

Ed invero la sentenza della Corte d’appello era logica e immune da vizi.

L’istanza di legittimo impedimento non meritava di essere accolta vista la contiguità geografica tra gli uffici giudiziari nei quali il difensore aveva avuto udienza lo stesso giorno, oltre alla circostanza che il processo nel diverso Tribunale di Nocera Inferiore non avesse particolari profili di urgenza.
E’ stato sufficiente ricordare il consolidato insegnamento giurisprudenziale secondo il quale «in tema di legittimo impedimento del difensore per concomitante impegno professionale, fermi i requisiti di ammissibilità dell’istanza di rinvio (tempestiva prospettazione dell’impedimento; rappresentazione delle ragioni che rendono essenziale la presenza del difensore nel diverso processo; indicazione della assenza nel primo procedimento di altro codifensore che possa validamente difendere l’imputato, nonché della impossibilità di avvalersi di un sostituto ai sensi dell’art. 102 c.p.p. sia nel processo a cui intende partecipare sia in quello di cui chiede il rinvio), il giudice deve comunque accertare il carattere eventualmente dilatorio della richiesta valutando del merito l’urgenza del procedimento concomitante, tenuto conto dell’obbligo di diligenza gravante sul difensore che gli impone di dare preferenza alla posizione processuale che risulterebbe maggiormente pregiudicata dalla mancata trattazione del giudizio».
Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

La redazione giuridica

 
Leggi anche:
SPESE FORFETTARIE DELL’AVVOCATO: PROVA, PERCENTUALE E CRITERI DI LIQUIDAZIONE

LE ULTIME NEWS

revoca gratuito patrocinio

0
In caso di lesioni di un diritto inviolabile della persona offesa, è sempre necessaria, ai fini del risarcimento del danno non...