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utero in affitto

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Per la Corte di Strasburgo il miglior interesse del minore nato in seguito a una gestazione per conto terzi richiede l’identificazione legale delle persone responsabili per la sua crescita e il suo benessere

Nei casi di gestazione per conto terzi, gli Stati devono riconoscere legalmente, in nome dell’interesse del minore, il legame genitore-figlio con la madre intenzionale (non biologica) indicata come ‘madre legale’ nei certificati di nascita di altri Paesi. Per farlo gli Stati possono utilizzare la procedura dell’adozione. Questa l’opinione pubblicata oggi dalla Corte europea dei diritti umani.
Si tratta della prima volta che l’organismo di Strasburgo utilizza la procedura dell’opinione. Questa nuova possibilità permette alla Corte di rispondere a domande poste dalle Corti nazionali di ultima istanza su casi concreti su cui stanno decidendo.

In questo caso l’opinione è stata richiesta dalla Corte di Cassazione francese e riguarda il caso di due bambini nati in California attraverso la gestazione per altri e per i quali lo Stato francese aveva già riconosciuto il legame con il padre biologico.

Nell’opinione la Cedu afferma che il mancato riconoscimento legale di un legame tra il minore nato all’estero dalla gestazione per conto terzi e la madre intenzionale, quindi non biologica, ha un impatto negativo su diversi aspetti del diritto al rispetto della vita privata del minore.
Nonostante la Corte riconosca che altre considerazioni possono pesare sfavorevolmente su questo riconoscimento, allo stesso tempo osserva che il miglior interesse del minore richiede anche l’identificazione legale delle persone responsabili per la sua crescita e il suo benessere.
La Corte ritiene quindi che l’impossibilità generale e assoluta di riconoscere legalmente il legame tra minore e madre intenzionale sia incompatibile con la protezione del migliore interesse del minore.
I togati evidenziano tuttavia che questo non impone allo Stato di riconoscere la madre intenzionale come genitore sul certificato di nascita. Gli Stati, dice la Corte, possono adottare altre soluzioni, come per esempio quella dell’adozione.
L’opinione della Corte di Strasburgo non è vincolante per lo Stato, ma fornisce l’interpretazione sull’applicazione della Convenzione europea dei diritti umani a un caso concreto. Nel caso specifico l’opinione è stata adottata all’unanimità da 17 giudici che hanno composto la Grande Camera costituita appositamente.
 
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maternità surrogata

Secondo un sondaggio, il 73% non si proporrebbe come portatrice. Tra i no, il 24% ritiene che sia una pratica non etica

Un argomento polarizzante, sul quale la stragrande maggioranza ha una posizione ben delineata; il 59% delle italiane, infatti, non ha dubbi e all’utero in affitto dice di no. Perché ritiene che le coppie non fertili dovrebbero preferire altre soluzioni (35%) o perché la ritiene una pratica non etica (24%).

utero in affittoTra chi si esprime a favore del sì (il 39%), invece, la maggioranza (27%) crede che debba essere una libera scelta delle coppie e della gestante, mentre il 12% approva la maternità surrogata in modo altruistico e non commerciale.

Solo il 2% si dichiara non abbastanza informato sull’argomento o dice di non averci mai pensato.

È il risultato di un sondaggio sull’utero in affitto condotto dal webmagazine DonnaClick, al quale hanno risposto 1.142 donne su oltre 2 milioni di lettrici della testata.

Più drastico, invece, il rifiuto nel proporsi come portatrice: il 73% delle donne intervistate per il sondaggio dice che non lo farebbe in nessun caso, mentre il 5% lo farebbe per soldi. Moventi più altruistici per il 10% che si direbbero disposte ad affittare il proprio utero per una persona cara, mentre c’è anche un 5% che si muoverebbe per pura generosità, quindi per aiutare una coppia sterile ad avere figli.

La situazione cambia leggermente se a chiedere di ricorrere all’utero in affitto fosse il marito: il 31% ammette che ci farebbe un pensiero, ma il 62% non cederebbe in nessun caso alla richiesta.

Se si volesse individuare i nodi di questo scetticismo, invece, bisognerebbe ricercarli nella paura di una mercificazione del corpo femminile (comune al 37% delle donne), mentre il 19% teme lo sfruttamento delle portatrici o anche la difficoltà di riuscire a elaborare una normativa efficace che regolamenti questa pratica (17%).

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Beatrice Lorenzin su stepchild adoption e maternità surrogata

Il Ministro della Salute ribadisce la sua contrarietà alla stepchild adoption e rincara la dose sulle pratiche di maternità surrogata

Continua la polemica politica sul disegno di legge Cirinnà che regola le unioni civili in Italia, dopo che Beppe Grillo ha lasciato ai suoi parlamentari libertà di coscienza.

La decisione del leader del Movimento 5 Stelle è stata accolta con favore dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin che non ha mancato di sottolineare come il tema delle stepchild adoption – vero nodo cruciale del testo in discussione in Aula – non apra tutele per i bambini, ma dia il via a pratiche di maternità surrogata, cioè all’utero in affitto.

“Il fatto che anche Grillo abbia deciso per la libertà di coscienza dei parlamentari 5 Stelle sul disegno di legge Cirinnà è una vittoria di tutti quelli che abbiano auspicato, e io l’ho fatto con tutte le ragioni del caso, l’apertura di una discussione franca e sincera sulle possibili conseguenze nefaste di norme che non tutelano le donne e i diritti dei nascituri” ha spiegato la Lorenzin in apertura del convegno ‘La medicina prenatale e la tutela della vita’, al Campus Biomedico di Roma.

“Non ci siamo accorti che dietro a una parola straniera, stepchild, non ci sono tutele per i bambini, ma si dà il via a pratiche di maternità surrogata, cioè all’utero in affitto”.

Già nei giorni scorsi la titolare del dicastero della Salute aveva espresso la sua posizione in maniera molto netta parlando (per l’utero in affitto) di ultraprosistuzione. Ora rinforza la sua tesi spiegando che “Le donne sono diventate un forno  che si accende per far cuocere una torta, la torta di un altro, che quando la torta è cresciuta al punto giusto, spegne il forno, prende la torta e la porta via. E l’ultimo baluardo è quello di costringere le madri a vendere i propri figli. Oggi è la giornata della vita e, a maggior ragione, ribadisco che bisogna tutelare i bambini e le madri. Per questo, ribadisco che è necessario fare una riflessione seria tra donne all’interno dei gruppi parlamentari”.

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utero in affitto

Mentre al Senato si discute il Ddl Cirinnà, il Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, ha pubblicato sul suo profilo Facebook un appello alle colleghe parlamentari.

Nel testo della sua “lettera aperta”, la Lorenzin chiede “una discussione senza ipocrisie, sull’adozione da parte delle coppie dello stesso sesso del ddl Cirinnà, che si traduce nella legittimazione dell’utero in affitto e dell’eterologa”. Ecco il testo integrale della lettera con le posizioni molto nette del Ministro.

Il corpo della donna non è un forno, che si accende per far cuocere una torta; la torta di un altro, che quando la torta è cresciuta al punto giusto, spegne il forno, prende la torta e la porta via. In tutto il mondo c’è un’antica battaglia da proseguire contro la mercificazione del corpo delle donne e dei bambini.

L’incubo peggiore per una donna è vedersi strappare il figlio appena partorito.

La donna ancora schiava, ieri come oggi, costretta a cedere ai padroni i propri neonati per non vederli mai più. Cambia il linguaggio, oggi lo chiamano “utero in affitto”, e la destinazione d’uso del nascituro, ieri forza lavoro, oggi diritto di soddisfare un bisogno individuale.  E’ un nuovo commercio internazionale, di organizzazioni complesse e criminali capaci di produrre enormi guadagni,  tutto costruito sulla pelle delle donne in condizione di povertà, sui loro corpi fertili: ovociti che si comprano e si vendono su cataloghi, donne trattate come pezzi di ricambio in un mercato planetario.

Non c’entrano niente scelte personali, che non sono in discussione, come giustamente hanno ricordato femministe da tanti paesi diversi che si sono trovate ieri a Parigi proprio per chiedere che questa pratica diventi reato universale, che sia perseguita ovunque. Qua siamo davanti a un mercato di donne e bambini, una compravendita vera e propria, con tanto di contratti vessatori nei confronti delle madri surrogate, e con i neonati che, come ogni merce che si rispetti, vengono pure rifiutati se “difettosi” da chi li ha commissionati, se non rispondono alle richieste di chi ha pagato per ottenere un bambino in cambio di denaro.

E’ il mercato che si impossessa della vita delle persone, è la forza del più ricco esercitata in danno del più povero, è la frantumazione di ogni etica.

Siamo nell’ultraprostituzione, e senza ipocrisia va denunciato ogni tentativo di regolamentazione che, in un regime di negoziazione del prezzo della gestazione e della vita stessa della mamma e del bambino, sarebbe illusoria.

Faccio appello a tutte le donne in Parlamento, a prescindere dall’appartenenza partitica, ad aprire una discussione, franca e senza ipocrisie, sull’adozione da parte delle coppie dello stesso sesso del ddl Cirinnà, che si traduce automaticamente nella legittimazione dell’utero in affitto e dell’eterologa. Tutto questo non ha nulla a che fare con il riconoscimento, giusto per me, delle unioni civili e del rispetto per le coppie omosessuali.

In gioco ci sono i diritti dei bambini che ancora devono nascere ad avere una madre e un padre, e i diritti delle donne che in questo nostro tempo impazzito sembrano essere regrediti perché evidentemente abbiamo dimenticato le battaglie delle nostre madri.

Questa è una frontiera tra tutte noi del mondo occidentale, privilegiate, istruite, ricche, e tutte le altre, costrette a subire abusi di ogni genere, private di diritti civili e istruzione, ridotte a schiave e oggi trattate come mere fattrici di organi e bambini da vendere sul mercato.

La nostra preoccupazione deve focalizzarsi sui bambini che già ci sono e che hanno diritto a ogni tutela, al di là di come sono stati concepiti. Ma se il tema è questo, e solo questo, la soluzione noi donne di buon senso la troveremo senza fare entrare dalla finestra quello che giustamente abbiamo sempre detto di volere tenere fuori dalla porta.

Non confondiamo le unioni civili con la stepchild adoption.

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