Una convenzione per i malati di psoriasi: potranno curarsi a casa

Una convenzione per i malati di psoriasi: potranno curarsi a casa

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Una convenzione per i malati di psoriasi: potranno curarsi a casa

Policlinico Sant’Orsola e Fondazione Natalino Corazza hanno siglato una convenzione per i malati di psoriasi: 20 pazienti potranno curarsi a casa

Dal 2018, a Bologna, una convenzione per i malati di psoriasi permetterà a un gruppo sperimentale di 20 pazienti di curarsi in casa grazie alla fornitura di 12 macchinari per la fototerapia domiciliare.

Un accordo importante che consentirà, ai malati di psoriasi, di utilizzare in casa gli apparecchi che emettono raggi ultravioletti adatti a trattare le escoriazioni dei pazienti.

La fototerapia, la cui efficacia è conosciuta da svariati decenni, è un’ottima alternativa all’assunzione di farmaci. La terapia farmacologica, infatti, per alcuni pazienti, specialmente i bambini, non è praticabile.

La convenzione per i malati di psoriasi porterà dunque molti benefici a loro e alle loro famiglie. Il costo dei macchinari fototerapici per l’azienda ospedaliera, inoltre, è molto ridotto rispetto a quello per i farmaci contro la psoriasi.

La possibilità di godere del trattamento a domicilio permetterà a tutti quei soggetti anziani, infermi o con difficoltà deambulatorie, legate a volte alla malattia stessa, di doversi recare fino alla clinica per una seduta che può durare pochi secondi o pochi minuti.

In base ai dati riportati dalla Fondazione Corazza, almeno il 5% della popolazione italiana è affetto da psoriasi. Di questi, la gran parte si cura sia col metodo farmacologico che con la terapia.

I dodici macchinari forniti dall’impresa Waldmann serviranno alla prima sperimentazione in Italia di fototerapia domiciliare che coinvolgerà circa 20 pazienti.

“Il periodo di cura per ogni paziente psoriasico è di circa due mesi, due mesi e mezzo” ha dichiarato Valeria Corazza, presidentessa della fondazione.

“I punti da mettere alla prova – prosegue Corazza – sono 4: noi, l’ospedale ed i medici, i pazienti e i fornitori. Abbiamo scelto di sperimentarlo per sei mesi, ma se ognuno svolgerà il loro ruolo ritengo che il risultato sarà molto interessante”.

 

 

 

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