5 falsi miti sullo psicologo che fanno sorridere e riflettere, dalla “telepatia” alla convinzione che curino persone “non normali”

Ad una cena di metà agosto mi sono ritrovata ad una piacevole tavolata di amici ed “amici di amici”.

In questo gruppo baldanzoso c’era un signore particolarmente imbarazzato dalla mia presenza in quanto psicologa, senza temporeggiare ha subito espresso il suo imbarazzo.

“Sicuramente mi starai già analizzando, avrai già capito le mie debolezze, chissà che idea ti sei fatta di me”mi ha detto.

Quella che sembrava essere una canzonatura, è diventato motivo di evidente disagio per questa persona in quell’occasione ed in altre in cui ci siamo incontrati.

Quest’occasione mi ha fatto riflettere, un’ennesima volta, sugli stereotipi e le false credenze che aleggiano sulla figura dello psicologo, vi presento i 5 falsi miti sullo psicologo che più mi hanno fatto sorridere e riflettere (fino ad oggi).

5 falsi miti sullo psicologo:

  • Lo psicologo capisce subito come sei e cosa stai pensando”. In realtà, lo psicologo è ben differente da un mago, non “indovina” non è dotato di strani trucchi o scorciatoie per affacciarsi sulla personalità di chi ha di fronte, non è questa la sua professione.

  • Lo psicologo è come un prete”. Tra queste due figure vi è una profonda differenza, il primo non si muove per un mandato divino tantomeno esercita un giudizio che termina in un’assoluzione o in una condanna di chi parla. Mentre lo psicologo nell’ascoltare l’altro “sospende il proprio giudizio” lasciando sempre libertà al paziente, un prete è invece tenuto a formulare un parere preciso, univoco ed indiscutibile in quanto sacro. Potremmo sintetizzare le diversità ricordando che lo psicologo si rifà ad un’etica, il prete ad una morale.

  • Ce la faccio da solo”. Come recita un famoso romanzo “nessuno si salva da solo”, ammettere di avere delle difficoltà e cercare una soluzione efficace è sinonimo di coraggio e di responsabilità verso se stessi e gli altri.

  • è troppo piccolo per andare dallo psicologo”. Non c’è età per interpellare uno specialista “psi” perché è l’inconscio stesso che non ha età e che quindi può sempre fregarci costituendo un sintomo utile a farci comprendere che c’è qualcosa che non va. Pensiamo, ad esempio, ai casi di anoressia infantile, enuresi, encopresi, solo per citare alcuni sintomi diffusi tra i piccoli.

  • lo psicologo è il medico dei pazzi”. La convinzione cha dallo psicologo vadano solo persone non “normali”, con psicopatologie che comportano un certo allentamento dell’esame di realtà. Sarebbe interessante indagare il concetto di “normalità”. Come non pensare a quando, in caso di omicidio, si intervistano parenti ed amici dell’omicida che rispondono all’unisono “era una persona normale”.

Cosa scegliereste?

Se doveste andare a scegliere domattina una macchina e vi proponessero due modelli, uno bellissimo e senza spie funzionanti, (sareste quindi certi di non avere mai la scocciatura di spie accese e rumorose ma nemmeno di sapere se c’è qualcosa che non va nella macchina) l’altro, invece, bellissimo ugualmente ma con le spie funzionanti che potrebbero accendersi in ogni momento per segnalarvi un guasto,

voi quale scegliereste?

I nostri sintomi, malesseri sono come le spie della macchina: meglio averli in funzione piuttosto che rimanere improvvisamente “a piedi”. Avere una spia accesa non deve abbatterci, ma spingerci a cercare il giusto “meccanico” a cui parlare.

Dott.ssa Rosaria Ferrara
(Psicologa forense)

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