Abuso sui minori: ‘La sindrome di Munchausen’ per procura

Abuso sui minori: ‘La sindrome di Munchausen’ per procura

Abuso sui minori: ‘La sindrome di Munchausen’ per procura

L’ abuso è l’insieme di atti e carenze che turbano gravemente il bambino, attentando alla sua integrità corporea e al suo sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale

Il termine abuso è stato formulato per la prima volta nel IV Colloquio Criminologico di Strasburgo del consiglio d’Europa (1981) dove l’abuso è stato definito come “L’insieme di atti e carenze che turbano gravemente il bambino, attentando alla sua integrità corporea e al suo sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale”.

L’abuso perpetuato nelle prime fasi evolutive può influenzare profondamente e negativamente la struttura della personalità del bambino o del pre-adolescente, provocando una condizione di estrema vulnerabilità emotiva e di confusione, che nel tempo può associarsi ad una molteplicità di manifestazioni sintomatologiche: stati d’ansia, bassa autostima, depressione, difficoltà scolastiche, somatizzazioni.

Tra i maltrattamenti o abusi perpetuati sui minori il più invasivo è la Sindrome di Munchausen per procura.

Cosa s’intende per Sindrome di Munchausen per procura?

Utilizzato per la prima volta nel 1977 dal pediatra inglese Roy Meadow, per indicare quei genitori che inventano o procurano sintomi ai propri figli per sottoporli ad accertamenti, interventi che finiscono per danneggiarli e, in casi estremi ucciderli, solo per il fine di attirare l’attenzione su di sé e godere del supporto, dell’affetto che la gente rivolge loro a causa dei problemi del proprio figlio.

Tipicamente la vittima è un bambino piccolo e nel 90% dei casi l’autore è la madre (Lasher,R.J, 2004)

Il profilo di queste madri è totalmente lontano dall’immagine di madre maltrattante anzi, appaiono premurose, ansiose per la salute dei propri figli.

Le cause scatenanti per questa sindrome sono le più varie; talvolta il comportamento di queste madri evidenzia un attacco al marito, che forse è un padre emotivamente distante o fisicamente assente, la crisi matrimoniale dà alla madre la giustificazione di vendicarsi dell’uomo che ha accanto e con il quale ha avuto un figlio, non potendo attaccare il marito attacca il figlio avuto da lui.

Elementi che caratterizzano la sindrome

Gli elementi che caratterizzano la sindrome di Munchausen sono i seguenti:

  • La contraffazione della patologia medica, che può essere indifferentemente simulata o prodotta.

Nel primo caso la madre simula una patologia ma non produce nulla al figlio mentre nel secondo produce la patologia danneggiando il figlio.

  • La madre attiva un’ opera di suggestione per convincere il bambino di essere malato, oppure si producono i sintomi attraverso la somministrazione di sostanze nocive.
  • Comportamenti attivi o omissivi. Il bambino è affetto da una patologia cronica e si omette la somministrazione di terapia
  • In altri casi si è attivi peggiorando la sintomatologia
  • A volte abbiamo falsa denuncia di abuso, la madre patogena accusa il marito come responsabile di maltrattamenti nei confronti del figlio.

Il riconoscimento per una corretta diagnostica

La sindrome di Munchausen per procura è una forma di maltrattamento e abuso estremo nei confronti dei minori, che può condurre alla morte la vittima.

L’abusante, in genere la madre, inventa, fabbrica induce nel bambino sintomi per i quali si richiede l’intervento dello specialista: la vittima viene così sottoposta ad analisi, cure e trattamenti medici non necessari e spesso intrusivi e dolorosi.

Risulta difficile ad un professionista pensare, nell’immediatezza della richiesta di aiuto, che sia stata la madre di aver provocato in maniera deliberata una malattia nel figlio o ad averne aggravato una patologia già presente.

Da molti anni si sta cercando di far luce su questa dimensione dell’ abuso all’infanzia particolarmente complessa e distruttiva, oltre che altrettanto difficilmente diagnosticabile e individuabile, attraverso un approccio multidisciplinare per tentare di ricostruire la complessità medica, psicologica, giuridica-criminologica. (Perusia 2007)

La sindrome del bambino maltrattato è stata inserita come categoria diagnostica intorno al 1968, da Kempe.

In campo prettamente clinico, la sindrome di Munchausen by Proxy può essere smascherata dalla medicina generale, poiché le caratteristiche della presunta malattia non rientrano nei quadri canonici, le terapie classiche non danno i miglioramenti attesi e la patologia ha un andamento sconosciuto.

Il termine by proxy definisce la delega ad altri, delega che l’abusante Munchausen utilizza verso i sanitari inconsapevoli, attraverso di loro continua da abusare della vittima.

In campo psichiatrico e psicologico tutto è più complesso, poiché è molto difficile distinguere i disturbi reali da quelli fittizi, quelli spontanei da quelli indotti (Gulotta, Perusia, Zara 2007)

La sindrome psicologica che sta alla base della sindrome rende irresponsabile dei veri e propri killer e, come tali, li rende abilissimi a nascondere le prove del reato verso i propri figli, nel caso in cui nasca in loro il dubbio che il pediatra inizi a nutrire qualche sospetto, cambiano rapidamente atteggiamento, per allontanare da sé l’idea del presunto colpevole.

D’altro canto il pediatra che si trova di fronte ad un caso di probabile “ Sindrome di bambino maltrattato”, si trova di fronte ad un doppio muro: da parte dei responsabili e anche dal punto di vista medico legale legato al proprio dubbio.

Come deve interagire e con chi?

Cosa deve fare?

Con chi può e deve condividere le informazioni che ha raccolto? (Sciolla 2007)

Il caso più noto di MSbP risale a tempi recenti: nel 1990 una bimba di nove anni, per anni fu deliberatamente avvelenata dalla madre che voleva attirare su di sé l’attenzione dei medici e dei mass media.

La madre della piccola fu arrestata e incriminata per gravi maltrattamenti dal tribunale dei minori della Florida.

Nonostante le testimonianze che comprovavano la colpevolezza di questa madre l’opinione pubblica non credeva ai risultati dell’indagine, le definivano una madre meravigliosa cui Jennifer doveva la vita, per il suo gran darsi da fare per farla curare ( Rosso 2007)

Parlare di MSbP risulta complesso per la scarsa letteratura scientifica, poiché la sindrome è rara, così come la malattia indotta o costruita da un caretaker ( Fischer et al 2005)

Non bisogna in ogni caso sminuire la gravità della sua natura o sottostimarla, è fondamentale osservare con rigore metodologico ogni singolo caso di malessere infantile che possa destare sospetti, quando sono presenti segni e sintomi inusuali, poco chiari e ambigui (Zara 2007)

Nella MSbP è comunemente accettato che una persona generalmente una donna, induca sintomi fisici o psicologici, ma spesso entrambi, in un’altra persona che generalmente è il figlio.

Gli aspetti che maggiormente creano sconcerto sono che la donna prova gratificazione nell’accanimento terapeutico che la vittima subisce, collabora con l’equipe medica, si mostra particolarmente calma, controllata e distaccata anche quando la vita del figlio pare in serio pericolo e nega ogni coinvolgimento personale nei disturbi della vittima.

Proprio il comportamento della madre deve destare sospetto in quanto probabile segno di un atteggiamento di Munchausen (Gulotta e Zara 2007)

Nel DSM-IV (1994) la sindrome di Munchausen sparì e venne sostituita “ Maltrattamento fisico del Bambino” per riapparire nel DSMIV –TR ( 2000) come disturbo del comportamento, inserita all’interno del “ Disturbo fittizio per procura”

La motivazione di tale comportamento viene ravvisata nel bisogno psicologico dei genitori di assumere per interposta persona il ruolo di ammalato.

Conseguenze sul minore

I disordini comportamentali di tali bambini sono risultati simili a quelli dei coetanei sottoposti ad altre forme di abuso.

L’incessante ricorso ad accertamenti, cure, interventi, o addirittura, la diretta somministrazione di sostanze dannose può procurare danni fisici, portando a volte fino alla morte.

Ma così come le conseguenze fisiche, anche quelle psicologiche non sono inferiori, questi bambini presentano una difficoltà di concentrazione, problemi comportamentali a scuola ( la maggior parte pratica l’abbandono scolastico) , a casa, tendenza al furto, disturbi dell’apprendimento, difficoltà nel linguaggio, enuresi notturna , incubi, problemi emotivi.

Spesso appaiono come molto timidi e paurosi, con tratti aggressivi e con relazioni simbiotiche con la propria madre.

Conclusioni

Purtroppo, sebbene nel corso degli anni sia stata tentata la psicoterapia, in realtà gli esiti sono stati deludenti.

Nei casi meno gravi, l’approccio migliore sarebbe la terapia familiare (con la presenza di un pediatra) ideona per la madre in cerca di attenzione e supporto molto meno per quella affetta da disturbi di personalità.

Ovviamente, per i casi più gravi è indispensabile la segnalazione ai servizi sociali e alle autorità giudiziaria per valutare la necessità di un allontanamento del bambino dal nucleo familiare.

Molo spesso i medici che hanno a che fare con tali madri preferiscono chiarire la situazione con il genitore, considerandolo in buona fede e senza volontà di causare danni al proprio figlio, in realtà, però, i soggetti affetti da SMP sono abili simulatori e manipolatori, capaci di sollecitare il narcisismo del medico e indurlo, quindi, a non accettare il fatto di essere stato “ preso in giro”

Di particolare interesse è il fatto che le vittime spesso finiscono per immedesimarsi nel ruolo di malato per avere accettazione e affetto da parte della madre e, nel caso di adolescenti, possono finire di sviluppare esse stesse una sindrome di Munchausen.

Come per l’ abuso fisico in famiglia, anche SMP è infatti multigenerazionale e il bambino vittima avrà una probabilità di diventare un adulto con Sindrome di Munchausen.

Proprio per questo motivo, è indispensabile un sostegno psicologico al minore, per poter superare questa esperienza al meglio e non far sì che vada a condizionare il suo futuro.

 

Dott. Maria Bernabeo

(Pres. Associazione Help Family)

 

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