Buona scuola? No, solo barbarie e negazione della sua missione

Buona scuola? No, solo barbarie e negazione della sua missione

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buona scuola

Soltanto una riflessione critica sui veri motivi di tali inopportune iniziative ci può salvare da interpretazioni fuorvianti, altro che buona scuola!

Proliferano, insieme alle emergenze educative e formative che ogni giorno arricchiscono le notizie divulgate dai social media, anche evidentemente le “cattive idee” e le “cattive prassi” nella Cattiva Scuola (o falsa buona scuola).

I grandi maestri del sospetto, Marx, Freud, Nietsche, Pareto si staranno rivoltando nelle tombe di fronte ad una umanità, senza più buon senso, ragione, dignità, capacità di critica che l’ha resa preda di poteri autoritari, di interessi molto lontani dai propri bisogni e dalle reali necessità. Davvero possiamo pensare che la realtà sociale del nostro tempo, così come la Famiglia e la Scuola, debbano subire in una fase di imbarbarimento della specie umana, come dimostrato dal proliferare di forme di violenza organizzata in età sempre più precoce, di cui le baby gang sono una dimostrazione attuale, le folgorazioni inopportune di un ministro poco illuminato.

Soltanto una riflessione critica sui veri motivi di tali inopportune iniziative, non coincidenti con le priorità di un sistema scolastico che ormai da tempo tutto fa tranne che istruire, educare e formare le giovani generazioni ci può salvare da interpretazioni fuorvianti. La Cultura e la Scuola non possono tradursi in un palcoscenico sul quale sfilano apprendisti di ogni genere e comitati o categorie rappresentative di interessi che con la cultura, l’educazione e la formazione non hanno niente da spartire.

La prima folgorazione per quanto riguarda le tracce lasciate dal MIUR e dal governo uscente che si è tradotta in una crociata ed in un decalogo scritti a quattro mani da Fedeli e Boldrini è stata quella riguardante la necessità di riconoscere le fake news circolanti sulla rete.

Una sortita che si è tradotta in un progetto nazionale nelle Scuole, quindi non a copertura limitata, sia per quanto riguarda il target, sia per quanto riguarda le risorse da investire, che nelle modalità in cui è stato proposto ricalca le modalità di quel passato storico dal quale ossessivamente certa politica lascia intendere di voler rifuggire, utilizzandone tuttavia la stessa impostazione di pensiero ed azione. Per di più con l’unica certezza che sarà della massima inutilità, se si considera che a nulla possono servire interventi che si risolvono in prescrizioni esterne di tipo tecnico-comunicazionale-informativo.

In questo modo si tralasciano alcuni passaggi fondamentali che dovrebbero essere la missione per eccellenza della Scuola, consistente in una forma di educazione e formazione che produca e realizzi nel corso del processo educativo e formativo tutte le condizioni per uno sviluppo equilibrato di personalità dei bambini, ragazzi, adolescenti con tutte le implicazioni emotive, affettive, relazionali, di consapevolezza di sé, di autostima e di rispetto dell’alterità.

Le naturali ricadute di tale virtuoso processo si concretizzeranno nel raggiungimento di quello che dovrebbe essere considerato da tutti, ed ancor più dai rappresentanti del potere e delle istituzioni competenti in materia di istruzione, l’obiettivo degli obiettivi: la maturazione globale della persona e l’autonomia di decidere, di discernere di comprendere che nella più ottimistica visione al momento è relegata a funzione opzionale e solo circoscritta al settore privato della sfera personale.

La partecipazione alla vita pubblica di quelli che dovrebbero essere i cittadini del mondo di domani non può prescindere da quel tipo di processo educativo e formativo che dovrebbe rappresentare la vera e principale missione della Scuola.

Per ricollegarmi al pensiero espresso da Romano Pesavento, Presidente Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani sul quotidiano “La tecnica della Scuola” in merito alla Giornata nazionale sul bullismo e cyberbullismo: il ruolo della scuola. Riporto fedelmente un passaggio del suo articolo: “…il tema della Giornata che caratterizza l’edizione 2018 è intitolato “Create, Connect and Share Respect. A better internet starts with you” (Crea, connetti e condividi il rispetto: un internet migliore comincia con te); tale argomento risulta di prioritaria importanza, in considerazione delle scioccanti notizie di cui si rendono protagonisti alcuni adolescenti, aguzzini, in branco o individualmente, dei propri coetanei.

La scuola deve avviare tempestivamente percorsi educativi incentrati sul rispetto della persona e della legalità; non si può più, acclarata la drammaticità del fenomeno, tentennare o limitare la trattazione di problematiche così importanti a sporadiche iniziative, avulse da una traiettoria progettuale sistemica, calibrata e pervasiva.

La legge 29 maggio 2017 n. 71 recante “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” istituisce presso la Presidenza del Consiglio un tavolo tecnico per la redazione di un Piano d’azione e del monitoraggio relativo al fenomeno.”

Peccato che invece il MIUR preferisca accentrare la propria attenzione su alcuni aspetti, pur importanti, ma non fondamentali per un vero cambiamento strutturale affrontandoli con disorganizzate e sporadiche iniziative che dovrebbe adottare, come afferma il presidente Pesavento, “avulse una traiettoria progettuale sistemica, calibrata e pervasiva.” E questo non perché non esistano proposte che seguano tale impostazione, ma bensì perché evidentemente non vi è una reale volontà politica di adottare la strategia più efficace e forse, anche una non sufficiente competenza nel selezionare, meritocraticamente e senza pregiudizi, proposte adeguate a soddisfare i criteri previsti per l’emancipazione da “prove per tentativi ed errori” che hanno fino ad oggi impedito un neppur leggero miglioramento del sistema educativo. Sempre per finire di commentare l’articolo del presidente Pesavento, non è vero che non siano già disponibili piattaforme educative come quelle ipotizzate improntate a seguire “una traiettoria progettuale sistemica, calibrata e pervasiva”, che ha messo a punto “strategie didattiche funzionali all’acquisizione di una maggiore consapevolezza/correttezza da parte degli studenti”.

Un esempio è dato da un nuovo tipo di approccio, proposto a seguito di una ricerca interuniversitaria condotta sul campo insieme ad esperti e rappresentanti di varie discipline umanistiche, che attraverso la convergenza sinergica delle proprie particolari esperienze accademiche e scientifico-disciplinari, competenze professionali, soluzioni, progetti, opinioni personali, ha dato vita alla proposta finalizzata alla Formazione Integrale ed integrata della Persona fin dai banchi di scuola (FIIP), consultabile al link: https://www.assograf.it/index.php?option=com_content&view=article&id=34

Pur tuttavia, inutili sono stati i tentativi fatti presso il MIUR di creare come afferma il presidente Pesavento, “sotto l’egida del MIUR, un abbraccio dialettico tra le estreme periferie e il centro, tra il Nord e il Sud”, per allargare la condivisione ai vari istituti scolastici, ai dirigenti, ai docenti, ai genitori, questi ultimi sempre più esposti a subire il “tutto quanto fa spettacolo”, senza poter esprimere alcun consenso, che ormai domina nei modelli didattico-educativi-formativi praticati nella scuola.

E per concludere il commento di chiusura all’articolo del presidente Pesavento, per un cambiamento strutturale ed un miglioramento concreto del sistema educativo che offra davvero agli studenti la possibilità di acquisire una maggiore autonomia e consapevolezza di sé attraverso uno sviluppo equilibrato della propria personalità che li faccia sentire, non strumenti del sistema, ma cittadini artefici del proprio futuro, in relazione empatica con gli altri, non “oggetti in vetrina” per i social media, senza cervello e senza anima, ciò che va resuscitato è la capacità di discernimento fra “l’essere” e “l’avere”.

Questo dovrebbe essere il compito della Scuola che si è invece pian piano appiattita al ribasso sui modelli socialmente condivisi della contemporaneità che mostrano pienamente il livello di degrado umano a cui siamo arrivati , fatti di suggestioni e di superficialità, di esaltazione edonistica, di comportamenti disvaloriali, dove non esistono modelli positivi di riferimento con cui confrontarsi, e dove le relazioni umane sono in gran parte virtuali e sono schermate dalle barriere interattive da cui è scomparso l’elemento “personale”.

Per completare il discorso sulla scelta operata a doppia firma di Boldrini-Fedeli di avviare una crociata sul fenomeno delle fake news, concordo pienamente con quanto ha riportato anche il giornalista Del Vigo nel suo illuminante articolo, in cui egli stesso conferma che saper riconoscere le fake news è giusto. Quello che non è giusto è utilizzare la stessa modalità che si intende combattere per inculcare autoritariamente nelle menti dei bambini e dei ragazzi e per di più nei luoghi deputati all’istruzione, all’educazione, alla formazione, ciò che è ritenuto “giusto”, da chi occupa posti di potere. I luoghi di trasmissione del sapere dovrebbero respirare la neutralità che la storia impone nel suo tramandarsi di generazione in generazione e non dovrebbero odorare di ideologie particolari e di ossessioni personali dei vari rappresentanti del potere. I luoghi privilegiati in cui si esercita la trasmissione dei saperi e delle conoscenze storiche, artistiche, sociali al contrario dovrebbero essere un teatro in cui rappresentare l’immenso patrimonio culturale fatto di storia e avvenimenti politici del nostro passato storico che non hanno bisogno di essere ripuliti dalle istituzioni governative di passaggio sulla scena politica, secondo le proprie convinzioni e convenienze.

La tradizione storica, in particolare,  nel suo divenire deve conservare la massima autenticità e corrispondenza ai fatti e agli eventi verificatisi ed essere tramandata alle nuove generazioni  sospendendo i pregiudizi. L’unico tribunale di cui ha bisogno la storia deve essere costituito dalle coscienze libere dei ragazzi e degli adolescenti che saranno i cittadini del mondo di domani,  se saranno messi in grado di esercitare autonomamente la propria valutazione dei fatti e degli eventi del passato e del presente nel mondo reale e virtuale e quindi di riconoscere anche i pericoli e le opportunità ad essi collegate.  Diversamente,  si rischia di cadere nelle  trappole degli errori del pensiero unico di quel passato che i rappresentanti  delle istituzioni, a loro dire,  vorrebbero rifuggire.

 

 

Dott.ssa Mara Massai

Sociologa, Dottore di ricerca in Criminologia,

Presidente di AS.SO.GRAF.

(Associazione Culturale di Sociologia e Grafologia)

 

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