Con una lettera, la Cao chiede modifiche sul Ddl Concorrenza per quanto riguarda i commi da 153 a 156 dell’articolo 1 del disegno di legge
La Cao chiede modifiche sul Ddl Concorrenza e, tramite il suo presidente Giuseppe Renzo, mette in guardia sui rischi per la salute dei cittadini. Lo si apprende dalla lettera che il presidente della Commissione Albo Odontoiatri ha indirizzato alla Commissione Industria del Senato chiedendo di modificare i commi da 153 a 156 dell’articolo 1 del disegno di legge.
Dopo la mozione approvata all’unanimità dal Consiglio Nazionale della Fnomceo, composto da 106 Presidenti d’Ordine d’Italia, e che invitava il Ministro della Salute “a correggere il testo del Ddl Concorrenza”, anche Giuseppe Renzo ha deciso di prendere una posizione.
Di fatto, la Cao chiede modifiche sul Ddl Concorrenza rivolgendosi ai componenti della X Commissione permanente del Senato, Industria Commercio e Turismo, allo scopo di “modificare i commi da 153 a 156 dell’articolo 1”.
Nella lettera si legge che, in merito alle disposizioni inerenti all’esercizio dell’attività odontoiatrica (art. 1, commi da 153 a 156) “la preoccupazione della Commissione Albo Odontoiatri ma anche di tutta la Federazione Nazionale per gli Ordini dei Medici ed Odontoiatri riguarda la necessità di tutelare la salute”.
Nello specifico, la lettera di Renzo sottolinea che, qualora il Ddl Concorrenza e i commi in oggetto dovessero essere approvati definitivamente “la salute dei cittadini verrebbe subordinata ad una evidente logica commerciale che avrebbe come unico obiettivo l’interesse economico delle aziende stesse con palese subordinazione dell’interesse primario alla tutela della salute” e che il testo in questione avrebbe “lo scopo di tutelare solo le logiche del capitale e non quelle della tutela della salute, quale diritto costituzionalmente garantito”.
“Il Consiglio Nazionale, massimo organo rappresentativo della Fnomceo, ha approvato la mozione – conclude la lettera – che sintetizza il pericolo dell’approvazione di un testo che avrebbe lo scopo di tutelare solo le logiche del capitale e non quelle della tutela della salute, quale diritto costituzionalmente garantito”.
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