Cataplessia, scoperto possibile meccanismo neurologico di difesa

Cataplessia, scoperto possibile meccanismo neurologico di difesa

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Per i soggetti affetti da cataplessia basta un’emozione, come una risata, per perdere la forza muscolare e cadere. Uno studio dei ricercatori del Centro Narcolessia dell’Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna apre nuove prospettive di ricerca per la cura della patologia

Perdere improvvisamente il tono muscolare e cadere, a causa di una bella risata. È ciò che succede alle persone colpite da narcolessia di tipo 1, quella cioè che vede tra le sue manifestazioni più peculiari la cataplessia. Basta un’emozione improvvisa, come la risata appunto, e per cause ancora non note, la persona perde forza muscolare e cade. Un sintomo potenzialmente pericoloso che gli adulti, sia pure con il tempo, riescono parzialmente a prevedere e controllare. Per i bambini, invece, rimane imprevedibile e quindi non controllabile.

Ora, una nuova scoperta pare indicare una soluzione, individuando un possibile meccanismo neurologico di difesa preventiva dalla cataplessia. Uno studio effettuato a Bologna, con il coinvolgimento di 60 bambini, ha individuato infatti l’area del cervello direttamente coinvolta in questi fenomeni. Il lavoro, pubblicato su Neurology, è stato guidato da Giuseppe Plazzi e Fabio Pizza, del Centro Narcolessia dell’ISNB e dell’Ateneo felsineo. Hanno collaborato anche i professionisti del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze e di Scienze della Vita dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

La ricerca ha evidenziato che nei bambini con narcolessia nei quali, in seguito a una risata, non si innesca un attacco cataplettico, si attiva una struttura del cervello profonda, la cosiddetta “zona incerta”. Ciò non succede, invece, quando si scatena l’attacco cataplettico, e nei bambini non narcolettici. L’attivazione della zona incerta potrebbe, quindi, costituire un meccanismo di difesa innato di prevenzione delle cadute. La nuova frontiera della ricerca riguarda ora le dinamiche di attivazione della zona incerta e la possibilità di indurle farmacologicamente.

 

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