La donna, in seguito a un intervento alla testa per un tumore vicino all’ipofisi, lamenta, tra l’altro, difficoltà nella deambulazione e un danno da perdita della capacità specifica da lavoro
“Limitazioni del campo visivo di sinistra, conseguenti difficoltà nella deambulazione, soprattutto nel salire e scendere le scale, incontinenza urinaria, riduzione dell’olfatto, soprattutto un importante cambiamento sul piano cognitivo e comportamentale: rallentamento ideo-motorio, apatia, cambi di umore, sonnolenza marcata, rapido venir meno delle forze, difficoltà nella programmazione e nella conduzione delle attività intellettive, deficit di memoria, rallentamento nell’ideazione, tali da causare serie difficoltà a condurre l’attività lavorativa”. Queste le conseguenze lamentate da una 62enne di Firenze in seguito a un intervento alla testa per un tumore accanto all’ipofisi.
La vicenda, riportata dalla Nazione, risale al 2012. Alla donna venne asportata una parte, minima, del craniofaringioma. L’intervento, secondo i periti, venne eseguito con approccio chirurgico “del tutto lecito e corretto, in linea con le consuete tecniche microchirurgiche”.
Tuttavia, come sottolineato dai consulenti, vi sarebbe stato un presunto errore manuale che avrebbe provocato alla paziente delle gravi conseguenze.
In particolare, “nell’immediato, una vasta emorragia a livello fronto-temporale che poi lasciò spazio a un’ampia cavità da lesione del lobo frontale destro. In seguito, una ‘sindrome frontale’ caratterizzata da scarsa attenzione, fatuità, disturbi dell’affettività e comportamentali”
L’errore, riporta La Nazione, sarebbe stato causato verosimilmente da una “eccessiva pressione esercitata da una spatola inserita sulla base del lobo durante l’intervento chirurgico”.
La donna, fallito ogni tentativo di transazione extragiudiziale con l’Azienda sanitaria, ha avviato una causa per ottenere il risarcimento del danno subito.
Il giudice ha disposto quindi una consulenza medico legale super partes. I consulenti, spiega ancora il quotidiano toscano, sono stati chiamati, nello specifico, a rispondere a 5 quesiti. Tra questi la sussistenza di un nesso di ‘causa-effetto’ tra i trattamenti praticati, o omessi e la lesione della integrità fisica.
La pretesa risarcitoria della signora ammonta a circa 600 mila euro. Una cifra che comprenderebbe il danno biologico, il danno ‘da personalizzazione’, le spese mediche sostenute nonché il danno da perdita della capacità specifica da lavoro. Il deposito della consulenza tecnica d’ufficio è previsto entro marzo. Quindi, dopo le eventuali memorie conclusive, è prevista la sentenza.
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