Epatite C, OMCeO Torino: Stato produca farmaco generico

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La rilevanza della patologia – tra i 130 e i 150 milioni di malati al mondo – giustificherebbe lo stato di emergenza sanitaria necessario per poter forzare i detentori dei brevetti a concederne l’uso allo Stato

Sono duemila, i casi più gravi, i pazienti trattati con il superfarmaco contro l’epatite C in Piemonte; a livello nazionale beneficiano delle cure circa il 5 per cento dei malati, che superano il milione, un terzo dei quali con cirrosi. In oltre il 90 per cento dei casi la terapia ha dimostrato di essere efficace.

Sulla base di questi dati, l’Ordine dei Medici di Torino ha lanciato un appello al Ministero della Salute affinché il farmaco anti epatite, il sofosbuvir, venga prodotto come generico a un prezzo ragionevole e accessibile per tutti. Attualmente, infatti, il farmaco costa intorno ai 40mila euro a ciclo, anche se alle Regioni vengono applicati sconti nell’ambito di trattative secretate sulla base dei quantitativi acquistati; si tratta di una spesa assolutamente insostenibile, visto che, per quanto riguarda ad esempio il Piemonte, i casi trattati sono costati alle casse regionali 50 milioni di euro stimando un prezzo medio per ciclo di 25mila euro.

Per i camici bianchi dell’Ordine di Torino la tutela del brevetto, che deve ancora scadere, non rappresenterebbe uno scoglio insormontabile; le attuali norme in materia, infatti, permettono di ricorrere al meccanismo della ‘licenza obbligatoria’, in base al quale, nel caso si verifichi un’emergenza nazionale di sanità pubblica, il Governo in pratica può forzare i possessori del brevetto a concederne l’uso per lo Stato.

Per giustificare lo stato di emergenza sanitaria i medici citano i dati diramati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità le cui stime parlano di circa 130-150 milioni di persone al mondo affette da Hcv; per l’OMS l’accesso ai nuovi farmaci antivirali sarebbe un’urgenza di salute pubblica globale.

Il problema della sostenibilità del farmaco anti epatite nelle sorse settimane era approdato anche in Parlamento con una mozione presentata in Senato e diretta al Ministero di Lungotevere Ripa affinché si vari una sperimentazione utilizzando il generico acquistato da Paesi che lo producono quali, ad esempio, l’India e l’Egitto dove la terapia costa tra gli 800 e i mille euro a ciclo; prezzi che peraltro in tali Stati hanno scatenato, negli ultimi mesi, una nuova forma di ‘turismo sanitario’.

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