Il Bel Paese è il primo in Europa per vendite e consumi di farmaci biotech. L’Italia registrerebbe infatti un giro d’affari di 8,4 miliardi
Boom in Italia per i farmaci biotech. Dalle pillole intelligenti che rilasciano il principio attivo solo in un preciso momento alle nanotecnologie, passando per l’intelligenza artificiale, il settore dei farmaci biotech ha, nel nostro Paese, un giro d’affari di 8,4 miliardi.
E si continua a crescere, con ben 209 aziende che hanno fatto aumentare di un punto l’incidenza dell’Italia sul fatturato globale dei farmaci biotech, arrivando a quota 5 per cento.
Questa la fotografia che emerge dal “Rapporto sulle biotecnologie del settore farmaceutico in Italia 2017” presentato da Farmindustria ed Ernst &Young.
Un’industria, quella dei farmaci biotech, che produce medicinali in grado di cambiare radicalmente le prospettive di vita dei malati.
“La parola d’ordine dell’innovazione farmaceutica è ‘convergenza’ tra pharma e Information and Communications Technology – ha dichiarato Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria – puntando sulle persone e trasformando le aziende in solution companies, ovvero imprese che offrono soluzioni integrate”.
In Italia, attualmente, sono 233 i farmaci biotecnologici disponibili. E rispondono ai più diversi bisogni terapeutici.
Oltre l’80% è dedicato a malattie infettive, neoplasie, malattie autoimmuni e patologie ematiche.
“Già oggi infatti la R&S internazionale – continua Scaccabarozzi – ha una pipeline di oltre 14.000 prodotti in sviluppo, di cui 7.000 in fase clinica. In uno scenario farmaceutico che, proprio grazie alla grande innovazione, cambia rapidamente. E a ritmi vertiginosi. Tra pochi anni gli investimenti a livello mondiale in Ricerca e Sviluppo raggiungeranno i 180 miliardi di dollari”.
Un processo di innovazione che, spesso, passa da piccole e medie realtà.
A esserne convinto è Eugenio Aringhieri, presidente Gruppo Biotecnologie di Farmindustria.
“Sono queste le imprese – dichiara – che riescono più rapidamente ad adattarsi e a cogliere l’opportunità del nuovo. Perché sono dotate di una struttura snella, competenze e una forte attitudine all’innovazione”.
Un settore, quello dei farmaci biotech, dove a fare la differenza è “la capacità di innovare, saper fare meglio degli altri e portare la creatività dove c’è bisogno di risultati. E il settore biofarmaceutico in Italia è solido e continua a espandersi”.
Tra i progetti italiani più promettenti, vi è quello di un anticorpo monoclonale che ha mostrato risultati incoraggianti nel combattere la malattia di Alzheimer nello stadio precoce.
Un altro riguarda una terapia genica innovativa che, sfruttando le capacità del virus dell’Hiv di “trasportare“ il gene terapeutico nelle cellule, ha permesso a 9 bambini, affetti in fase asintomatica da leucodistrofia metacromatica, di non sviluppare la malattia a tre anni dal trattamento.
Quella dei farmaci biotech è certamente una sfida globale, nella quale però l’Italia ha tutte le carte in regola per piazzarsi bene.
Per Federfarma occorre però adeguare i percorsi formativi ai nuovi bisogni delle imprese e aumentare il dialogo tra quest’ultime e le Università. Così come è fondamentale attrarre talenti e investire, riducendo la burocrazia “con regole più moderne e attente all’innovazione”.
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