Finge di stare male per prolungare il congedo, legittimo il licenziamento

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Il venir meno del rapporto di fiducia tra dipendente e datore legittima l’interruzione del rapporto lavorativo per giusta causa

E’ legittimo il licenziamento del lavoratore che simula il proprio stato di malattia per prolungare il periodo di congedo dal lavoro. Lo ha chiarito la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 9598/2017 pronunciandosi sul ricorso proposto dal dipendente di un’azienda, a cui il datore di lavoro aveva dato il benservito dopo aver scoperto che aveva adottato la condotta richiamata.
La Corte di Appello di Brescia, riformando la sentenza di primo grado, aveva infatti rigettato l’impugnazione del licenziamento ritenendo sussistente un’ipotesi di “giusta causa” di interruzione del rapporto lavorativo, ai sensi dell’articolo 2119 del codice civile.
Il lavoratore si era quindi rivolto ai Giudici del Palazzaccio evidenziando come la Corte d’appello, a suo avviso, avrebbe erroneamente ritenuto sussistente la “giusta causa” di licenziamento che, di conseguenza doveva essere dichiarato illegittimo.
La Cassazione, tuttavia, ha rigettato il ricorso, ritenendolo infondato. Secondo gli Ermellini, la Corte d’appello aveva correttamente applicato la norma contenuta nell’articolo 2119 del codice civile, in quanto il comportamento del ricorrente aveva assunto il carattere della “gravità”, facendo venir meno il rapporto di fiducia che lega il lavoratore al datore di lavoro.
La Corte d’appello, in particolare, aveva adeguatamente argomentato circa la sussistenza della “giusta causa”, sia per quanto riguarda la contestazione disciplinare, sia per quanto riguarda l’intimazione del licenziamento, sia “sotto il profilo della lesione definitiva e irreparabile del vincolo fiduciario”.

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