Vincenzo Riboni è stato sospeso per dieci giorni; solo richiami e trasferimenti in altri dipartimenti per il personale che aveva preso parte al gioco
Alla fine a pagare sarà Vincenzo Riboni, il primario del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza che mesi fa aveva denunciato una presunta gara tra medici e infermieri a chi infilava nelle vene dei pazienti gli aghi più grossi.
La vicenda era emersa ad aprile, quando il Giornale di Vicenza aveva riportato le conversazioni del personale sanitario in una chat privata, chiamata ironicamente “Gli amici di Maria” (laddove per Maria si intende il secondo nome del primario), i cui partecipanti si assegnavano punteggi in base al diametro della cannula utilizzata.
A inizio 2016 Riboni, tornato da una delle tante missioni umanitarie all’estero che annovera nel suo curriculum, era venuto a conoscenza della chat e aveva denunciato tutto alla direzione dell’Ospedale, che aveva avviato un’inchiesta.
Ma sulla vicenda è successivamente intervenuto il Nursind, sindacato autonomo degli infermieri, denunciando a sua volta il primario in quanto aveva registrato il contenuto di una riunione convocata con il personale del reparto che avrebbe partecipato all’assurda competizione; il contenuto di tale registrazione, inoltre, non sarebbe stato corrispondente a quanto messo a verbale.
Morale, i protagonisti della gara hanno subito un semplice richiamo e sono stati trasferiti in altri dipartimenti; la loro colpa peraltro, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, si ridurrebbe a ‘uno sviamento dall’attività istituzionale e un uso improprio del telefono cellulare personale, che in costanza di servizio dovrebbe essere utilizzato solo per le emergenze e non per attività di svago, come lo scambio in una chat privata di messaggi e immagini dal contenuto futile, di dubbio gusto e e lesivo della dignità dei pazienti’. Riboni, invece, è stato sospeso dal servizio per dieci giorni senza pagamento dello stipendio. Una misura esecutiva dal 24 settembre al 2 ottobre.
Il medico vicentino tuttavia, ha deciso di sollevare la questione davanti alla magistratura; mentre, sul fronte opposto il segretario nazionale del Nursind, Andrea Bottega, ha inviato una dichiarazione al Quotidiano Sanità in cui afferma che “su questa storia, che dura da inizio anno, non c’è più nulla di nuovo da aggiungere, se non parlare del futuro del direttore del Pronto Soccorso di Vicenza che, grazie alle ferie arretrate, è praticamente già in pensione e potrà dedicarsi a tempo pieno al volontariato in Africa per il bene di tutti”.




