Gestante muore dopo una colecistectomia, sette medici indagati a Firenze

Gestante muore dopo una colecistectomia, sette medici indagati a Firenze

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I camici bianchi, secondo l’accusa, non avrebbero somministrato alla gestante la terapia antitrombotica che avrebbe potuto salvare la vita a lei e al piccolo che portava in grembo

Sette medici in servizio all’ospedale Careggi di Firenze sono indagati per omicidio colposo nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di una gestante di 30 anni. Tra loro figurano anestesisti, gastroenterologi, chirurghi e ginecologi.

La donna, obesa e con vari problemi di salute, si era ricoverata nel febbraio del 2018 per sottoporsi all’asportazione della cistifellea. Un’operazione che i medici avevano giudicato urgente nonostante la paziente fosse alla ventisettesima settimana di gravidanza.

Dopo l’intervento, tuttavia, era sopraggiunto il decesso.  Secondo quanto appurato dall’autopsia, la paziente sarebbe rimasta vittima di un arresto cardiaco dovuto a embolia polmonare, provocata da una trombosi venosa. Assieme alla donna è morto anche il feto che portava in grembo, nonostante i disperati tentativi del personale sanitario di salvarlo.

La Pubblica accusa ritiene i camici bianchi che ebbero in cura la donna non avrebbero rispettato le linee guida relative alle procedure preparatorie all’intervento.

In particolare, come riporta la Nazione, avrebbero omesso di somministrare alla paziente la terapia antitrombotica.

Le iniezioni di eparina, in base alle perizie effettuate e discusse in occasione dell’incidente probatorio chiesto e ottenuto dal pubblico ministero, avrebbero ridotto del 60% il rischio di morte post operatoria per la gestante.

Più specificamente, gli esperti hanno evidenziato che la somministrazione di una singola dose di eparina a basso peso molecolare 12 ore prima dell’intervento, avrebbe salvato con buona probabilità  sia la donna che il suo bambino.

Sempre secondo il magistrato inquirente, inoltre, i professionisti indagati non avrebbero rispettato le linee guida della Regione Toscana. Se, infatti, avessero ritenuto corretto di non somministrare l’eparina avrebbero dovuto motivando la loro decisione con una relazione che, invece, non sarebbe stata redatta.

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