Gli lasciarono una pinza nell’addome, muore dopo due anni

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La famiglia deposita una denuncia per omicidio colposo. I legali chiedono l’esame autoptico ipotizzando un nesso di consequenzialità tra la morte e gli interventi subiti

Aveva subito un intervento all’intestino, ma i dolori all’addome continuavano a non dargli tregua tanto da spingerlo, quattro mesi dopo, a recarsi presso il Pronto Soccorso dello stesso Ospedale in cui era stato operato. Qui la radiografia evidenziava la presenza nell’addome di una pinza lunga ben 18 centimetri, dimenticata lì dall’equipe medica. Per toglierla veniva sottoposto a un secondo intervento, a seguito del quale tuttavia non si era mai ristabilito.

Dopo un calvario durata quasi due anni, è morto martedì scorso a seguito di un nuovo ricovero presso l’Ospedale pisano di Cisanello, Stefano Miniati, professionista 57enne, erede dell’archivio storico fotografico del nonno Giulio, un pezzo di storia della città di Massa comprendente oltre 8mila lastre fotografiche che rappresentano la vita della città tra il 1904 e il 1945.

Dal punto di vista giudiziario la vicenda, che aveva visto 9 rinvii a giudizio, ora si riapre con la presentazione di una denuncia per omicidio colposo, deposita alla procura apuana e a Pisa. I legali della famiglia, secondo quanto riportato da un articolo pubblicato sul Tirreno, chiedono alle due procure di aprire un fascicolo e disporre l’autopsia del corpo per chiarire le cause del decesso. In particolare chiedono di fare luce sull’esistenza di un eventuale rapporto di consequenzialità tra la dimenticanza della pinza e il successivo aggravarsi della patologia e di verificare se si possano ravvisare, nelle strutture in cui l’uomo è stato ricoverato, carenze di cure o eventuali errori.

“La dimenticanza della pinza – afferma l’avvocato della famiglia al quotidiano toscano – ha costretto Miniati a sottoporsi ad un secondo intervento, a distanza ravvicinata dal primo e noi ipotizziamo abbia contribuito all’aggravarsi delle sue condizioni di salute impedendogli anche, per un periodo, di sottoporsi a terapie”. La seconda operazione avrebbe indebolito e contribuito a peggiorare lo stato di salute del 57enne determinando una serie di ricadute che lo hanno costretto ad altri due interventi, l’ultimo dei quali per un’emorragia.

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