Approvato in Commissione Igiene e Sanità al Senato il ddl presentato dalla senatrice 5Stelle Paola Taverna
E’ stato approvato all’unanimità in Commissione Igiene e Sanità al Senato il disegno di legge “Disposizioni in materia di accertamenti diagnostici neonatali obbligatori per la prevenzione e la cura delle malattie metaboliche ereditarie”.
Il ddl, promosso dalla senatrice pentastellata Paola Taverna, introduce gli screening neonatali obbligatori nei Livelli essenziali di assistenza. Il monitoraggio, previsto al momento solo in alcune Regioni, da ora in avanti sarà esteso a tutto il territorio nazionale e sarà effettuato “su tutti i nati a seguito di parti effettuati in strutture ospedaliere o a domicilio, per consentire diagnosi precoci e un tempestivo trattamento delle patologie”.
Gli accertamenti diagnostici riguarderanno le malattie metaboliche ereditarie per cui esistano evidenze scientifiche di efficacia terapeutica o per cui sia comprovato che una diagnosi precoce rappresenti un vantaggio in termini di accesso a terapie in stato avanzato di sperimentazione, anche di tipo dietetico.
Si tratta, sottolinea un’esultante Paola Taverna, di ‘esami fondamentali’ che vengono inseriti nei Lea e vengono estesi in ogni Regione, senza più nessuna distinzione tra nord e sud. “È una vittoria importantissima – aggiunge la senatrice – e siamo orgogliosi che la prima legge del M5S ad essere stata approvata sarà di aiuto a tante famiglie italiane e a tanti bambini che da oggi hanno una speranza di vita in più”.
Gli oneri stimati sono pari a quasi 26milioni di euro l’anno. Per il sottosegretario al Ministero della Salute, Vito De Filippo, non si tratta di un costo, bensì di un investimento per la salute, sostituendo il principio del rapporto costi-benefici on quello del costo-opportunità. “Il beneficio – afferma De Filippo – non è solo legato al paziente ed alla sua famiglia ma rappresenta una razionalizzazione nell’impiego delle risorse del Sistema sanitario, nel senso che avviare un percorso di cura prima dell’insorgenza dei sintomi è, senza dubbio, meno oneroso della gestione di un paziente con alto rischio di invalidità conseguente al ritardo diagnostico”.
Il sottosegretario si sofferma poi sull’importanza di un provvedimento che rende uniforme il sistema sull’intero territorio nazionale superando ogni diseguaglianza di accesso ai servizi sanitari delle diverse regioni
“Affinché un programma di screening sia efficace non solo dal punto di vista clinico ma anche di sanità pubblica – sottolinea De Filippo – è necessario garantire il raggiungimento e l’esecuzione del test al 100% della popolazione di riferimento, nel rispetto della tempistica che deve fornire precisi e definiti percorsi clinici, con protocolli operativi ottimizzati all’impiego delle risorse da parte dei vari operatori coinvolti nel processo: i consultori familiari, i centri nascita, il Centro screening, il Centro di riferimento clinico, il pediatria del territorio”.




