Il futuro della Medicina Legale? Solo nell’onesta difesa del cittadino

Il futuro della Medicina Legale? Solo nell’onesta difesa del cittadino

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A cosa serve il potere quando il fine è solo egoistico?  A cosa serve il potere a chi non ne comprende il significato? Serve davvero il potere a chi non è tecnicamente in grado di gestirlo?

Divisioni, falsità e opportunismo rappresentano ciò che non serve alla medicina legale. Chi ha sbagliato gravemente deve farsi indietro, chi non ha storia di terzietà non può tutelare il cittadino danneggiato e chi pensa che chi tratta il cittadino come strumento di arricchimento possa essere un alleato di una Medicina Legale al servizio della collettività non ha ben compreso il ruolo della stessa.

Chi vuol comprendere comprenda e si ravvedi, chi non riesce a comprendere non serve a nessuno e va “espulso”.

Mi piacerebbe poter pensare a un “potere” che si riesce a inginocchiare di fronte alle esigenze di chi soffre a causa di un evento avverso, illecito o non, come mi piacerebbe vedere la medicina legale in stretta comunione con i problemi e le esigenze del cittadino invece di lottare per una poltrona del “nulla”. Ecco questo mi piacerebbe osservare con gusto e soddisfazione nei prossimi anni della mia vita.

Se sia sogno o possibilità lo vedremo, ma bisogna cambiare registro e pensare alle cose importanti della vita dove la medicina legale può apportare seriamente il suo contributo e i compiti che rientrano nella sfera di competenza della medicina legale sono tanti e nobili.

Adesso è l’ora di riscoprire e lottare per una medicina legale intellettualmente indipendente che detta i criteri del giusto risarcimento del danno alla salute e che si occupi della personalizzazione del danno e non della tabellazione di esso in confini “obbligatoriamente” uguali, o quasi, per tutti; una medicina legale che sia il vero “notaio” del danno biologico in cui sia ricompresa la sofferenza fisica e al quale sia in grado di associare, attraverso un confronto multidisciplinare, la sofferenza psichica; una medicina legale che si riappropri del “nesso di causalità” dettando le regole per il risarcimento del danno da illecito e del danno differenziale legato all’illecito.

Insomma il sottoscritto rievoca la possibilità che il medico legale sia l’unico interlocutore tra il cittadino e la giustizia e che allo stesso tempo sia l’unico e incondizionato professionista che tuteli chi deve risarcire il danno da illecito.

Per raggiungere tale obiettivo la medicina legale, oltre a difendere i propri rappresentanti sindacalmente, deve tutta riunirsi in un grande tavolo asettico e dettare le regole “oneste” per la tutela del cittadino, delle istituzioni e delle assicurazioni sociali e non. Ovviamente, per raggiungere questo obiettivo, non si può continuare così come si sta facendo e soprattutto dovrebbero sparire molti personaggi la cui storia sia costellata da attività inutili e inconcludenti.

Una rottamazione? Forse, ma qualcosa si dovrà fare e da…subito!

Dr. Carmelo Galipò

(Pres. Accademia della Medicina Legale)

 

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