Infortunio sul lavoro, ecco quando il datore di lavoro deve risarcire

Infortunio sul lavoro, ecco quando il datore di lavoro deve risarcire

Infortunio sul lavoro

In caso di infortunio sul lavoro, quando è che il titolare è dovuto a risarcire? Ecco la sentenza della Corte di Cassazione n. 23263/2017.

In caso di infortunio sul lavoro, quand’è che il datore di lavoro può essere condannato a risarcire il danno? Inoltre, questo eventuale risarcimento è compatibile con l’indennizzo ricevuto precedentemente dall’Inail?

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23263/2017, ha precisato che il lavoratore ha il diritto di ottenere il risarcimento del danno morale e biologico subito quando il datore di lavoro non abbia adottato tutte le cautele idonee ad evitare il danno.

La vicenda

A seguito di un infortunio sul lavoro, un lavoratore aveva chiesto alla società datrice di lavoro il risarcimento del danno biologico e morale. Mentre in primo grado la sua richiesta era stata respinta, in secondo grado la Corte di appello di Potenza aveva condannato la società.

Secondo la Corte d’appello, infatti, l’infortunio subito dal lavoratore non era stato causato dalla condotta di quest’ultimo. Durante il processo era emerso infatti che la responsabilità era del datore di lavoro, che non aveva dotato un macchinario delle adeguate misure di sicurezza.

Così i soci della società datrice di lavoro, nel frattempo estinta, avevano presentato ricorso alla Corte di Cassazione.

La sentenza della Corte di Cassazione

Gli Ermellini hanno ritenutò però di dover dare torto ai ricorrenti, e ne ha rigettato il ricorso in quanto infondato.

Osservava la Cassazione, infatti, ai sensi dell’art. 2087 c.c., che il lavoratore che abbia dimostrato di aver subito un infortunio sul lavoro riconducibile alla “nocività dell’ambiente di lavoro”, ha diritto di essere risarcito del danno subito, salvo che il datore di lavoro riesca a dimostrare “di avere adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno”.

Inoltre, la Corte precisava che a nulla rilevava che il lavoratore avesse già ottenuto, in relazione all’infortunio in questione, l’indennizzo INAIL, dovendosi escludere che “le prestazioni eventualmente erogate dall’INAIL esauriscano di per sè e a priori il ristoro del danno patito dal lavoratore infortunato od ammalato”.

Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la decisione della Corte di Appello.

 

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