Dopo la proposta del Governatore Rossi, «Responsabile Civile» ha aperto un dibattito sulla libera professione

Ha destato molto scalpore la proposta del Governatore della Toscana, Enrico Rossi, di abolire la libera professione intramoenia. Con un post su Facebook, Rossi ha lanciato una legge di iniziativa popolare che metta fine a questo istituto che prevede per il medico l’utilizzo di strutture ospedaliere e ambulatori pubblici o privati-accreditati.

Sulla questione, «Responsabile Civile» ha aperto un dibattito, per cercare di capire pro e contro di questo istituto. Ecco cosa ci ha detto la Logopedista Monica Buscema, commentando proprio la proposta del Governatore Rossi.

«Non solo sono a favore dell’Intramoenia, ma penso che vada incrementata: abbiamo Governi, soprattutto negli ultimi anni, che tagliano sempre più risorse al servizio pubblico e, quindi, fondi per la gestione degli ospedali e Asl; assistiamo a una specializzazione sempre più alta delle professioni, che rimangono, invece, inquadrate in profili bassi e squalificanti, con corrispettivi economici veramente ridicoli rispetto a quella che è la realtà europea e non solo (e l’intramoenia potrebbe colmare in parte la diseguaglianza economica); l’intramoenia consente alle AO di essere realmente competitive con il privato, visto che garantisce al paziente la possibilità di scegliere lo specialista; le aziende ospedaliere devono trovare risorse per poter essere efficienti e autosufficienti. Considerando tutti questi aspetti ritengo che ci siano ottimi motivi a favore, se regolamentata seriamente.

Non si può prendere un caso singolo e farne una bandiera contro  un istituto che, invece, dà molte più garanzie di scelta all’utenza (che sempre più si rivolge al privato per fiducia, non solo per i tempi) e più prospettive di migliorare la sanità pubblica. Ovviamente non deve essere l’unico strumento di erogazione sanitaria, ma trovo che sia corretto che il pubblico la offra; è uno dei modi per essere competitivi con il privato (che ha metodi decisamente più discutibili di erogazione sanitaria e di trattamento del personale), con professionalità di livello; inoltre l’intramoenia è garanzia di eticità e di maggior tutela del pagante (oltre a essere stato scoperto, quel medico subirà una sanzione disciplinare, nel privato succede? Direi di no…).

Trovo che l’intervento del presidente Rossi (che per altro stimo tantissimo e che in molti ambiti mi ha dato riprova di essere persona di buonsenso e di grande capacità amministrativa nonché politica) sia fuori luogo perché in questo caso mi sembra faccia di un caso singolo una sua bandiera.

Sono dell’idea che l’intramoenia vada allargata anche alle professioni sanitarie, che sono quelle ancora più penalizzate da questa situazione di inadeguatezza economica, con carichi di lavoro da terzo mondo, in continua sofferenza organica perché non ci sono soldi per assumere; professioni sanitarie che, ormai, sono sempre più specialistiche, sempre più di alto profilo e trattate peggio degli interinali, con tutto il rispetto.

Detto tutto questo, non vi pare che l’intramoenia se utilizzata bene, non vada anche in direzione di un miglioramento della sanità pubblica? Ormai, soldi non ce ne sono più e non si può pensare che Regioni e Governi riescano a colmare l’enorme bisogno: quindi bisogna attrezzarsi, e valorizzare l’intramoenia è un modo trasparente, onesto di farlo.

Infine spendo due parole nei confronti del privato convenzionato, che in Lombardia è una realtà diffusissima: come la mettiamo? Come, il privato può accedere al pubblico, erodendo risorse per convenzionarsi, e per il pubblico, invece, è immorale accedere al privato? Stride, o no?»

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