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Lecce, due medici assolti per la morte di un neonato di cinque mesi

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Il piccolo era deceduto a causa di una broncopolmonite bilaterale. Per il Tribunale di Lecce il fatto non costituisce reato

Il fatto non costituisce reato. Con questa formula il Tribunale di Lecce ha assolto due medici dell’ospedale di Galatina, in Salento. I professionisti, in servizio presso il reparto di ginecologia e ostetricia, erano finiti a processo per la morte di un neonato nel giugno del 2011. L’ipotesi di reato a loro carico era di omicidio colposo.

Il piccolo, come ricostruisce il Corriere Salentino, aveva appena cinque mesi di vita. Era deceduto a causa di una broncopolmonite bilaterale, dopo un decorso clinico causato da gravissime conseguenze di encefalopatia ipossico ischemica.

Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna di due anni per entrambi gli imputati. Secondo l’ipotesi accusatoria, infatti, i medici avrebbero agito con negligenza, imprudenza e imperizia. In particolare, al momento del parto, durante la fase espulsiva, avrebbero proceduto in maniera non corretta ad applicare per due volte la ventosa ostetrica con manovre di kristeller provocando al neonato un’ipossia asfittica. Il tutto in assenza di un corretto monitoraggio del benessere fetale.

Il Giudice monocratico, tuttavia, ha ritenuto di non aderire alle ipotesi accusatorie escludendo qualsiasi responsabilità da parte dei sanitari per il tragico evento.

Accolte quindi le tesi della difesa. I legali dei camici bianchi, nello specifico, hanno evidenziato che non poteva essere considerata un errore l’applicazione per due volte della ventosa ostetrica, come sostenuto nel capo d’imputazione, in quanto il limite previsto sarebbe di tre. Inoltre non sarebbe stato necessario un monitoraggio continuo poiché non si trattava di una gravidanza a rischio.

Peraltro, secondo i difensori, la sofferenza fetale era da attribuire al fatto che il cordone fosse troppo breve e sottile. Ciò avrebbe costretto la placenta a sopperire alla carenza di ossigeno recando danni al bambino. Una circostanza, confermata dagli esami istologici, che non era preventivamente verificabile da parte dei sanitari. Da qui la sentenza di assoluzione, di cui ora si attendono le motivazioni.

 

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