Una ricerca internazionale apre nuove frontiere per risolvere le complicanze tipiche della malattia
Cellule staminali del grasso per combattere i danni causati dalla malattia di Crohn. L’ipotesi arriva da uno studio internazionale guidato dal professor Silvio Danese, responsabile del Centro per le malattie infiammatore croniche intestinali di Humanitas e docente di Humanitas University.
La ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica The Lancet evidenzia i benefici del trattamento con cellule mesenchimali da tessuto adiposo sulle fistole perianali, causate dall’infiammazione dell’epitelio, che colpiscono i pazienti affetti dalla patologia. Si tratta di una soluzione meno invasiva rispetto a quelle utilizzate finora, come la chirurgia, i trattamenti con immunosoppressori sistemici, antibiotici oppure inibitori del fattore di necrosi tumorale (anti TNF).
La ricerca ha coinvolto circa cinquanta ospedali tra Europa, Nord America e Israele tra il 2012 e il 2015, mettendo sotto osservazione 212 malati di Crohn affetti da fistola perianale. I volontari sono stati suddivisi in due gruppi: il primo di 107 pazienti è stato trattato con cellule mesenchimali da tessuto adiposo (Cx601), mentre il secondo (105 pazienti) con placebo. Dopo 24 settimane dall’iniezione di 120.000.000 di cellule Cx601, le fistole erano completamente cicatrizzate e il trattamento risultava ben tollerato dalla metà dei pazienti del primo gruppo, rispetto al 34% del secondo.
Recentemente si era provato a utilizzare cellule staminali emopoietiche, già usate in alcune forme di leucemia, che si pensava potessero interrompere il processo infiammatorio cronico alla base delle fistole perianali e della malattia intestinale, ma questa terapia non si è dimostrata promettente.
“Con questo studio abbiamo invece dimostrato che, nonostante vi sia un buon grado di risposta clinica in alcuni pazienti, i rischi della procedura con cellule staminali emopoietiche possono sovrastare i possibili benefici – spiega il professor Silvio Danese. – Più promettente sembra invece l’uso delle cellule mesenchimali da tessuto adiposo, già da molti anni oggetto di interesse da parte dei ricercatori perché, oltre alla loro capacità di generare nuove linee di cellule di grasso, osso e cartilagine, rilasciano intorno a sé sostanze che sembrano capaci di modulare l’attività del sistema immunitario e quindi dell’infiammazione”.
La malattia di Crohn è un’infiammazione cronica dell’intestino che colpisce prevalentemente giovani adulti tra i 20 e i 25 anni, residenti in larga parte nei Paesi occidentali. In questi malati le fistole perianali sono una delle più comuni complicanze per circa un terzo dei malati e spesso sono molto difficili da curare. “Quando accade, è importante la bonifica locale effettuata dal chirurgo per rimuovere i focolai di infezione, ma poi il trattamento con i farmaci attualmente a disposizione risolve il disturbo solo in un terzo dei pazienti – precisa il professor Antonino Spinelli, responsabile della Sezione di chirurgia del Colon e del retto di Humanitas e docente di Humanitas University. – Il trattamento topico con staminali mesenchimali ha invece permesso di ottenere un beneficio che si è prolungato per un anno più che con il placebo”.




