Perdita di chance: SOS per tutti i medici legali

Perdita di chance: SOS per tutti i medici legali

Perdita di chance: SOS per tutti i medici legali

È chiara la disuguaglianza di opinione tra i giudici sulla perdita di chance e quindi è ora che i medici legali facciano la loro parte

È evidente come il termine di perdita di chance non sia uguale per tutti e la sentenza che si allega ne è una dimostrazione. Non è raro vedere artefatte le conclusioni di un buon medico legale con la conseguenza di generare sentenze errate e certamente da appellare.

Non è la prima volta che vedo “storpiare” da alcuni giudici le conclusioni di ottimi medici legali per i quali sembra naturale come una perdita di chance dell’80% significhi mancato raggiungimento di un obiettivo di “salute” assumendo questa espressione come significato del “più probabile che non” in termini di nesso causale.

Ma essendo ambiguo giuridicamente (anche se così non è per la maggior parte dei giuristi), il termine “perdita di chance”, soprattutto quella oncologica, bisognerebbe fare attenzione ad evitare di danneggiare un paziente o i suoi legittimi eredi com’è successo nel caso rappresentato nella sentenza allegata.

In primis, ho visto frequentemente interpretare una perdita di chance quoad vitam molto superiore al 50% come una “massima sopravvivenza di 5 anni” del soggetto oncologico deceduto. Concetto della prognosi del normale follow-up veramente distorto e, senza dubbio, non raffigurante una morte certa a 5 anni.

In secundis, spesso viene meno il significato tra “possibilità” di raggiungere un risultato utile e quello di “mancato raggiungimento di un obiettivo, essendo il primo appellato come perdita di chance e il secondo come “pieno nesso di causa” tra un inadempimento e il danno lamentato.

Soprattutto quando questi due termini sono coincidenti tra di loro.

Mi spiego meglio.

Se la vita media di un soggetto è di circa 82 anni e un inadempimento di un sanitario elide ad un soggetto di 78 anni la possibilità di campare altri 5 o più anni, questa non rappresenta una perdita di possibilità di raggiungere un risultato utile, ma un mancato raggiungimento di arrivare al “regolare” fine vita.

Ergo, va pagato l’intero risarcimento.

Ma le discrasie e le soluzioni fantasiose della sentenza che si allega sono anche altre che vi invito a leggere per apprendere come un giudice senza dare una logica (e per logica intendo razionale) motivazione inventa delle procedure liquidative che non si dovrebbero mai ricordare, in quanto distorcono il significato di equità!

 

 

Dr. Carmelo Galipò

(Pres. Accademia della Medicina Legale)

 

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