Presunto ritardo diagnostico, quattro medici a processo in Salento

Presunto ritardo diagnostico, quattro medici a processo in Salento

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presunto ritardo diagnostico

I camici bianchi sono stati rinviati a giudizio per la morte di una donna di 68 anni deceduta per un presunto ritardo diagnostico nel 2016

Il Giudice per l’udienza preliminare di Lecce ha rinviato a giudizio quattro medici in servizio all’ospedale di Scorrano. I nomi dei  professionisti erano finiti sul registro degli indagati per il decesso di una paziente di 68 anni, morta per un presunto ritardo diagnostico. Le indagini della Procura avevano preso il via in seguito alla denuncia presentata dai familiari.

La donna, come riportato da Lecceprima, era arrivata in pronto soccorso nell’agosto del 2016 lamentando forti dolori addominali ed era stata ricoverata presso il reparto di Medicina generale.

Inizialmente le sarebbe stata diagnosticata un’infezione delle vie urinarie, nonché una microcalcolosi al rene destro. A distanza di circa un mese e mezzo, tuttavia, la donna era deceduta a seguito “del decorso post-operatorio di un intervento di resezione del sigma”. Un’operazione resa necessaria da una sepsi addominale latente che, secondo l’ipotesi accusatoria, i medici avrebbero dovuto individuare sin dall’inizio.

Il sospetto, dunque, è che la signora possa essere rimasta vittima di un ritardo diagnostico.

La tesi del sostituto procuratore è che se fossero stati eseguiti con maggiore tempestività gli esami del caso, la donna si sarebbe potuta salvare. Il riferimento, in particolare, sarebbe alla mancata esecuzione di un esame di tomografia computerizzata, che venne svolto solamente a metà settembre.

Il Gup ha quindi accolto la richiesta del magistrato inquirente, mandando alla sbarra i camici bianchi indagati. I dottori dovranno rispondere del reato di “responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario”. Il processo avrà inizio il prossimo ottobre davanti al giudice monocratico del Tribunale di Lecce. I familiari della vittima si sono costituiti parte civile, avanzando una pretesa risarcitoria pari a 1 milione e 600 mila euro.

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