Uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association ha evidenziato un legame tra comparsa della retinopatia e scompenso cardiaco
La retinopatia è una patologia comune a numerose condizioni sistemiche. Le due più frequenti sono generalmente quelle rappresentate dall’ipertensione e dal diabete, in cui è nota la stretta correlazione tra la malattia e le alterazioni retiniche.
Per questa ragione si è ipotizzato che l’esame del fondo dell’occhio, che è notoriamente un indice prognostico efficace nel follow up di queste patologie, possa essere impiegato facilmente nello studio di altre patologie a interessamento vascolare anche in virtù della sua semplicità di esecuzione.
Uno studio pubblicato recentemente sul Journal of the American Medical Association ha approfondito la correlazione tra la retinopatia – marker riconosciuto e affidabile di malattia microvascolare – e il rischio di scompenso cardiaco in una popolazione di 11.612 soggetti di età compresa tra 49 e 73 anni, identificati nell‘Atherosclerosis Risk in Communities Study database, per ospedalizzazione e causa di morte.
Ebbene, da questa ricerca, è emerso che i pazienti con retinopatia avevano un’alta incidenza di scompenso cardiaco rispetto a quelli senza le alterazioni retiniche.
Nell’analisi dei pazienti per età, razza, precedenti malattie cardiovascolari, pressione arteriosa, diabete, glicemia, colesterolo, fumo e indice di massa corporea, la presenza di retinopatia era associata a un rischio due volte più elevato di scompenso cardiaco (rischio relativo, 1.96; intervallo di confidenza 95%, 1.51-2.54).
Nei soggetti senza preesistenti note malattie cardiovascolari, diabete o ipertensione, la retinopatia era associata a un rischio tre volte superiore di scompenso cardiaco.
In una recente rassegna pubblicata su Medicine che aveva affrontato il tema della possibile correlazione tra retinopatia diabetica e mortalità per qualsiasi causa, ictus e scompenso cardiaco, è stato evidenziato un aumento del risk ratio (RR) nei diabetici con retinopatia rispetto ai diabetici senza retinopatia sia per la mortalità per qualsiasi causa (RR= 2,33 95% CI 1,92-2,81), che per il rischio di ictus ( RR = 1.74 95% CI: 1,35-2,24) e il rischio di scompenso cardiaco (RR 2.24 95% CI 0,98-5,14, p = 0,056).
Questi risultati hanno reso evidente come la retinopatia, diabetica e non diabetica, rappresenti un marker di severità di malattia cronica, indicativa di un aumentato rischio di mortalità.
Le cause dirette che mettono in relazione la retinopatia diabetica o non diabetica allo scompenso cardiaco è un’area non ancora ben definita che è stata presa in esame da uno studio che ha preso in considerazione il calibro delle arteriole retiniche in rapporto con la presenza di scompenso cardiocircolatorio.
Le arteriole retiniche più ampie (e non quelle ristrette), erano associate significativamente e indipendentemente con lo scompenso cardiaco e questa associazione era più evidente nei soggetti diabetici rispetto ai non diabetici.
Questo tipo di correlazione era ancora maggiore prima di una stratificazione per massa corporea, ipertensione, diabete mellito, abitudine tabagica ed eGFR.
Viceversa la correlazione tra il calibro delle venule e lo scompenso cardiaco non era evidente.
Tali risultati hanno dimostrato che l’ampliamento delle arteriole retiniche può essere indicativo di una combinazione di ipossia tissutale e alterata autoregolazione vasogenica, ossia un marker surrogato di insorgenza precoce di malattia microvascolare sistemica e retinopatia.
Pertanto, è possibile considerare i primi cambiamenti nel calibro arteriolare della retina come predittivi di un incremento del carico a lungo termine sul cuore e di una compromissione della funzione cardiaca per svuotamento ventricolare e gittata.
Ne consegue che i pazienti con diabete e non, ma che presentino una microangiopatia retinica con una dilatazione del calibro arteriolare, sono i candidati a una più attenta valutazione cardiovascolare e di follow-up in virtù delle prove a favore di un aumentato rischio di scompenso cardiaco.
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