Sanità integrativa, in Italia spesa da 4,4 miliardi

Sanità integrativa, in Italia spesa da 4,4 miliardi

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Fenomeno in crescita che interessa più di 10 milioni di persone; ma siamo ancora in ritardo rispetto agli altri Paesi europei

In Italia la spesa sanitaria intermediata dalle varie forme di sanità integrativa ammonterebbe a circa 4,4 miliardi di euro, su circa 33 miliardi di spesa sanitaria privata e circa 112 miliardi di spesa sanitaria pubblica. La stima evidenzia un fenomeno in espansione che interessa più di 10 milioni di italiani, ma che vede il nostro Paese in ritardo rispetto agli altri Paesi europei.

E’ quanto emerge da un ricerca effettuata dall’Opcs (Osservatorio Consumi Privati in Sanità) di SDA Bocconi School of Management per conto di Rbm Assicurazione Salute. Lo studio ha coinvolto i sistemi sanitari di Francia, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo e Italia, accomunati da una significativa presenza pubblica, individuando un tratto comune: la comparsa di forme di copertura privata, con presupposti e orientamenti diversi. Accanto al tradizionale modello di business, ne emerge uno alternativo che vede nell’assicurazione “un soggetto che sorregge e indirizza l’assicurato nel rapporto con i consumi sanitari”.

Molti piani privati non solo hanno inserito tra i servizi offerti forme di prevenzione e diagnosi precoce per le patologie evitabili e/o a maggiore diffusione, ma operano attivamente al fine promuovere la salute tra i propri iscritti. In Italia c’è però ‘un forte problema di sottoassicurazione’ nel campo sanitario che genera una scopertura dei cittadini di oltre il 40% rispetto alla media degli altri Paesi Europei.

L’esborso per le cure sanitarie acquistate privatamente dagli italiani ammonta in media a circa 580 euro a persona, con livelli minimi al Sud (230 euro in Campania) e massimi nel Nord Est (700 euro del Veneto). L’incidenza sulla spesa sanitaria privata della spesa sanitaria privata ‘out of the pocket’ (di tasca propria) ammonta ad oltre l’87%. Secondo Mario Del Vecchio, dell’Opcs Bocconi, “lo spostamento da out of pocket a spesa intermediata consentirebbe di abbassare il rischio residuo (rispetto al Ssn) che grava sui singoli, considerata la loro debolezza nel momento del bisogno, e di organizzare processi collettivi per consumi che rimangono fortemente segnati da asimmetrie informative”.

Secondo gli esperti occorre anche nel nostro Paese una prospettiva tendenzialmente multi pilastro. In particolare Marco Vecchietti, consigliere delegato di RBM Assicurazione Salute, sottolinea come sia fondamentale mettere a punto una nuova strategia per la Sanità in Italia che rilanci un’alleanza pubblico – privato affiancando strutturalmente al Servizio Sanitario Nazionale un Secondo Pilastro Sanitario ancillare e aperto a tutti i cittadini. “Attraverso un’intermediazione globale di una quota rilevante della spesa sanitaria privata attualmente già sostenuta dagli italiani – afferma Vecchietti – potrebbero essere recuperate per il sistema sanitario risorse aggiuntive da impiegare in innovazione scientifica, dell’accessibilità alle cure e della prevenzione”.

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