L’Azienda sanitaria, dopo una serie di valutazioni sierologiche, ha indetto giornate vaccinali straordinarie per circa 500 persone, tra adulti e bambini, per garantire il corretto svolgimento della profilassi
Avrebbe finto di vaccinare molti dei bambini che le venivano portati per la profilassi buttando via le fiale dopo aver registrato la prestazione. La vicenda risale al 2016 e ha come protagonista un’operatrice sanitaria dell’Asl Treviso 2, in servizio presso l’ambulatorio della Madonnina.
A ricostruire i fatti è la stessa Azienda sanitaria con un comunicato diramato per dare notizia della necessità di indire giornate vaccinali straordinarie per circa 500 cittadini, tra adulti e bambini, dopo “accurati accertamenti in seguito a possibili irregolarità nella condotta di un’assistente sanitaria in servizio presso il Servizio Igiene, Sanità Pubblica e Medicina di Comunità di Treviso, durante alcune sedute per la somministrazione di vaccini”.
I colleghi dell’infermiera, insospettiti per il fatto che i bambini non piangessero durante le iniezioni, avevano scoperto le fiale buttate via, dandone comunicazione ai vertici che, nel giugno 2016, verificata la fondatezza dei sospetti, avevano immediatamente denunciato il fatto ai Nas di Treviso.
Le indagini della Procura si sono concluse all’inizio del mese di marzo di quest’anno con la richiesta di archiviazione avanzata dal Giudice per le indagini preliminari. Solo allora l’Azienda sanitaria, vincolata fino a quel momento dall’obbligo del rispetto del segreto istruttorio, ha avviato una serie di valutazioni sierologiche.
Il 10 aprile, si legge nella nota, in seguito agli accertamenti svolti, “la Direzione del Dipartimento di Prevenzione riteneva di avere elementi sufficienti per ritenere che l’assistente sanitaria non aveva eseguito tutte le vaccinazioni che doveva avere effettuato, dandone segnalazione alla Procura della Repubblica e al proprio Ufficio Provvedimenti Disciplinari”, ritenendo “che si sia configurata una grave violazione dei doveri professionali e degli obblighi assistenziali”.
Contemporaneamente, il Dipartimento di Prevenzione ha ritenuto di contattare tutti i cittadini interessati per offrire la possibilità di completare correttamente la vaccinazione. “Come prevedono le indicazioni nazionali e internazionali, infatti – sottolinea l’Azienda sanitaria – se non vi è la certezza che una vaccinazione sia stata eseguita correttamente, la dose deve essere ripetuta. Ripetendo la dose, quindi, può essere garantita quella protezione elevata e a lungo termine che è assicurata da un ciclo vaccinale correttamente eseguito”.
L’infermiera avrebbe vaccinato solamente per tre mesi per essere poi trasferita ad altro incarico, al manifestarsi dei sospetti delle colleghe. La Procura starebbe valutando se riaprire o meno l’indagine a suo carico.




