Videoinsight, psicoterapia e video arte migliorano il post operatorio ortopedico (e non...

Videoinsight, psicoterapia e video arte migliorano il post operatorio ortopedico (e non solo)

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Se alla riabilitazione post operatoria si associa il metodo Videoinsight i risultati arrivano prima e meglio, lo dimostra una ricerca presentata a Firenze a settembre 2016. Ne parla a Responsabile Civile la psicoterapeuta Rebecca Russo, ideatrice del metodo.

A settembre 2016, durante il 6° Congresso Nazionale della Sigascot tenutosi a Firenze, sono stati presentati i risultati di una ricerca condotta dalla Videoinsight Foundation di Torino, secondo i quali i pazienti sottoposti al metodo Videoinsight durante la riabilitazione post operatoria raggiungono più velocemente e con risultati migliori la guarigione.

Videoinsight è un metodo nato nel 2000 ad opera della psicologa e psicoterapeuta Rebecca Russo, nonché collezionista d’arte, e da allora sono sorti la Videoinsight Foundation, pubblicazioni su riviste specializzate mondiali, trenta Videoinsight room in altrettanti ospedali di tutto il mondo e un corso di formazione post lauream presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Bologna.

Rebecca Russo
Rebecca Russo

Dott.ssa Russo, ci può descrivere il metodo Videoinsight?

Il metodo Videoinsight mira a provocare nel paziente un “insight”, una sorta di “intuizione” per superare una difficoltà psicologica o psicosomatica, attraverso la visione di opere di video d’arte contemporanea.

I video sono vere e proprie opere museali, le stesse esposte per esempio alla Biennale di Venezia o al Moma, selezionate perché abbiano caratteristiche idonee alla psicoterapia e sperimentate da me in questi anni durante il setting clinico.

Quali sono i risultati presentati in occasione dell’ultimo Congresso Sigascot?

Si tratta dei risultati della ricerca “Video-TKA” condotta nel 2013, che ha coinvolto cento pazienti anziani tutti sottoposti a protesi cementata di ginocchio, divisi ad estrazione casuale in due gruppi, uno sperimentale e uno di controllo.

Il gruppo sperimentale ha visto 4 video, prima in ospedale durante la degenza post operatoria e poi a casa tre volte a settimana durante la riabilitazione, mentre quello di controllo non ne ha visto nessuno.

I risultati sono stati strabilianti ed hanno confermato quelli già ottenuti nella ricerca precedente: il gruppo sperimentale ha lasciato la stampella un mese prima dell’altro e ha ottenuto punteggi più alti su tutti i diciassette parametri presi in considerazione dalla ricerca.

Come si era svolto il primo studio?

Nella prima ricerca i pazienti erano cento adulti (non anziani come nella seconda), tutti operati al crociato anteriore; il gruppo di controllo ha guardato dei video placebo. Anche in questo caso la stampella è stata lasciata un mese prima e tutti i parametri erano superiori nel gruppo sperimentale.

La Videoinsight Foundation sta per presentare i risultati di un nuovo studio.

Nel 2014 abbiamo condotto una terza ricerca, stavolta internazionale, che si chiama “PF Project”, che si è svolta a Minneapolis, Lione, Bologna e Kobe in Giappone. Le pazienti erano tutte donne con un problema di dolore alla rotula non operabile, quindi con effetti estremamente psicosomatici: il metodo Videoinsight è stato applicato come terapia del dolore.

I risultati li presentiamo a Roma il prossimo 3 dicembre, in occasione del 4° Corso su Femoro-Rotulea di Sigascot.

Che caratteristiche hanno questi video e come fanno a sortire questi effetti?

La video arte, grazie alla componente del movimento e della musica, permette con maggiore facilità la trasmissione dell’insight e l’immedesimazione da parte del paziente. Per questi stessi motivi è fondamentale la durata, che deve essere breve, da uno a un massimo di sette minuti.

I video sono molto semplici da agganciare da un punto di vista narrativo, possono essere visti da chiunque, non c’è bisogno di conoscere e amare la video arte e prescindono dal livello culturale dei pazienti. Inoltre non c’è dialogo, quindi non c’è il limite della lingua, e non hanno mai contenuti politici, religiosi, sessualmente violenti.

In questo caso, trattandosi di pazienti con difficoltà deambulatorie che dovevano riabilitarsi nella camminata e ridurre la paura del movimento, ho selezionato dei video che rappresentassero performance di persone che camminavano, correvano, raggiungevano il traguardo, procedevano con fiducia verso un obiettivo, proprio per stimolare l’identificazione, l’imitazione, il rispecchiamento.

Che differenza c’è con un video, ad esempio, di prestazione sportiva?

Anche il video sportivo può permettere un’immedesimazione, purché rispetti la breve durata e la musica sia incoraggiante e positiva. Un film invece è troppo lungo, racconta una storia e induce lo spettatore ad immergersi in quella particolare vicenda, non muove quel processo di insight concentrato, veloce, profondo che serve per produrre il cambiamento.

I video d’arte proposti mostrano anche delle performance prettamente sportive. Ad esempio ce n’è uno di Michael Fliri, “Let love be eternal, while it lasts”, in cui l’artista si costruisce delle ciaspole per scalare una montagna innevata. Il percorso è faticoso, inciampa, le ciaspole sono inadeguate, ma lui prosegue fiducioso fino alla vetta.

Da poco tempo sono state attivate diverse Videoinsigt room, di che si tratta?

In due anni abbiamo attivato trenta Videoinsight room in altrettanti ospedali ortopedici di eccellenza. Si tratta di stanze con dei monitor al plasma in cui vengono proiettati questi video d’arte già sperimentati nelle ricerche, dove i pazienti possono gratuitamente entrare e guardarli.

In Italia la sala è a Bologna, al Gaetano Pini.

Attualmente a quali progetti terapeutici vi state dedicando?

Abbiamo in corso diversi progetti estremamente interessanti.

Il primo è un progetto con malati di Alzheimer, corredato da relativa ricerca, attualmente in corso al Fatebenefratelli di San Maurizio Canavese in Piemonte con il dr. Pietro Secreto. I pazienti guardano dei video selezionati appositamente per questa patologia e, sebbene non ricordino nemmeno il proprio nome, ricordano i video d’arte, ne parlano e chiedono di guardarli.

Un’altra attività interessante è un progetto pilota a Sant’Agata dei Goti in Campania. In una unità di terapia intensiva e riabilitazione mostriamo i video ai pazienti, ai familiari e agli operatori sanitari che lavorano nella struttura, che sono fortemente stressati e sempre a rischio burnout.

Infine, siamo attivi a Ginevra in un reparto di terapia di dolore cronico della schiena.

La possibilità di applicazione del metodo Videoinsight è davvero vasta, nel corso delle mie ricerche ho collezionato video per le necessità più disparate, utili non soltanto come terapia del dolore.

Ersilia Crisci

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