Il bimbo morto in seguito alle complicanze da morbillo si è ammalato perché è venuta meno l’immunità di gregge
I fratellini non c’entrano con la morte del bimbo di 6 anni, già malato di leucemia e che nel marzo scorso aveva contratto il morbillo dal quale per ragioni mediche di immunodepressione non poteva vaccinarsi. Nemmeno i fratelli sono stati vaccinati e in un primo momento si è pensato che l’infezione fosse passata proprio attraverso le mura domestiche.
A escludere la responsabilità dei fratellini è stato il primario del San Gerardo di Monza, Andrea Biondi, dove il piccolo è stato ricoverato fin da marzo e sottoposto a cure e monitoraggi costanti.
«Il contagio è un effetto dell’epidemia di morbillo in corso in Italia e in Lombardia – ha detto il dottore – Il piccolo si è ammalato perché è venuta meno l’immunità di gregge. E se viene meno, le persone e i bambini più deboli possono pagare un prezzo più alto».
Prosegue dunque da parte del personale sanitario la campagna alla vaccinazione per tutti e che va a salvaguardare anche i soggetti che per ragioni di immunodepressione – come nel caso del bimbo leucemico che peraltro stava seguendo anche un percorso di chemioterapia – non possono vaccinarsi. In questo caso il piccolo avrebbe potuto salvarsi solo grazie all’immunità di gregge, ovvero situazione che prevede la copertura vaccinale del 95 per cento della popolazione, un dato che in Italia invece si assesta intorno all’85 per cento.
«Non scarichiamo, quindi, la colpa sui fratellini del piccolo – ribadisce il primario – È responsabilità di tutta la comunità. I fratellini —sottolinea il dottore— hanno avuto il morbillo in un secondo momento. La terapia stava procedendo bene e c’erano buone probabilità che il piccolo guarisse e diventasse un adulto con una vita normale».
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