Cancro al pancreas diagnosticato in ritardo, due medici a processo

Cancro al pancreas diagnosticato in ritardo, due medici a processo

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cancro al pancreas

Una donna è deceduta a causa di un cancro al pancreas diagnosticato in ritardo: per la sua morte due medici sono finiti a processo.

Un cancro al pancreas diagnosticato con sei mesi di ritardo potrebbe aver decretato la fine di una donna, deceduta nel 2015. Adesso, per quel decesso, due medici dell’ospedale di Ravenna risultano indagati con l’accusa di omicidio colposo.

Quei sei mesi di ritardo nel diagnosticare un cancro al pancreas sono stati purtroppo fatali. Con l’accusa di omicidio colposo, ieri mattina è iniziato il processo a carico di un anatomopatologo e di un medico gastroenterologo dell’ospedale ravennate.

Stando alle indagini, la condotta dei due medici avrebbe causato la morte della paziente, impedendole di ricevere cure tempestive per il cancro al pancreas che la stava lentamente uccidendo.

Forse un intervento chirurgico avrebbe potuto far aumentare le possibilità di guarigione della donna o comunque prolungarne la vita.

L’anatomopatologo, difeso dall’avvocato Giovanni Scudellari, nell’eseguire l’esame istologico dei tessuti, avrebbe lasciato intendere alla donna di non aver trovato un cancro al pancreas.

Invece, in base a quanto affermato dall’accusa, i tessuti analizzati erano però solo superficiali, e il pancreas non venne mai realmente analizzato.

L’altro medico, rappresentato dal legale Ermanno Cicognani, avrebbe invece dimesso la paziente, nonostante non vi fosse una diagnosi chiara per i suoi disturbi.

Adesso, sul caso della donna l’ultima parola spetterà ai periti delle parti.

Ieri mattina, in tribunali, c’erano tutti i testimoni sia dell’accusa che della difesa.

I legali dei medici hanno chiamato sul banco dei testimoni i medici che, in quei giorni, cercarono di curare la donna insieme ai due imputati.

Ebbene, in base alle loro testimonianze, i dottori cercarono in tutti i modi di scoprire cosa stesse affliggendo la donna, e questo prima di passare a interventi chirurgici invasivi al pancreas.

Interventi che, secondo la difesa, presentano un altissimo tasso di mortalità.

Sembra inoltre che la donna, a un certo punto, avesse deciso di non proseguire lei stessa con ulteriori esami.

“Forse aveva perso la fiducia in noi – ha dichiarato ieri uno dei medici chiamati a testimoniare – Per noi quello fu un caso terribile, lo ricordo bene. E per il quale ci siamo chiesti fino a che punto saremmo dovuti arrivare. Quando poi la signora decise di tornare da noi, dopo un po’ di tempo, ormai era troppo tardi”.

 

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